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In un Paese in cui non si scam-bia a cuor leggero nemmeno unfustino di detersivo, fa notiziaun’azienda, per di più pubblica,che propone ai suoi inquilini dibarattare la casa in cui vivono.L’idea è dell’
Ater
,
azienda terri-toriale edilizia residenziale
che,nata dalle ceneri del vecchio
Iacp
gestisce l’edilizia popolaretra città e provincia. Impegnatada sempre a offrire case per chinon può permettersi i costi delmercato, l’Ater ha lanciato que-sta pazza idea per venire incon-tro alle esigenze dei suoi inquili-ni.
“Pensiamo all’anziano, chevive in una casa al terzo pianosenza ascensore e vorrebbe spo-starsi a un piano terra
- dice ilpresidente Marco Tolettini -
o achi ha trovato casa a SantaBertilla ma avrebbe piacere diavvicinarsi ai figli in un altroquartiere
”.Da quando è stata lanciata, l’ini-ziativa ha visto fiorire decine diannunci nella bacheca Ater:
“Cedo bicamere secondo pianocon ascensore in zona Pomari.Cerco primo piano, anchemonolocale, tra zona Stadio eSan Pio X
”. Certo, portare atermine gli affari non è semplice:
“Un po’ tutti siamo abituati aconsiderare la nostra casa piùbella delle altre
- dice PatriziaMoretto, responsabile relazioneesterne dell’azienda -
 perciò con-cludere lo scambio in realtà èdifficile”
. Ma è l’idea che conta.Come quella, sempre firmataAter, di premiare le case piùbelle degli inquilini in affitto:
“Alla faccia di chi considera lenostre case popolari in sensodispregiativo
- spiega Tolettini -
vogliamo dimostrare che l’Aterlavora bene e realizza case diqualità. Perciò abbiamo organiz-zato il concorso, “La casa piùbella”, riservato agli inquilini,che premierà l’alloggio megliotenuto”
.E anche questo in fondo è unmodo di cambiare casa per chialtrimenti non ne avrebbe mai lapossibilità.
Nel nostro Paese vi è un filo condut-tore che lega temi e questioni tra loroenormemente distanti. Dalla riformaMoratti ai prezzi degli immobili, dalla“guerra al terrorismo” allo smantella-mento del welfare, vi è un soggettodeputato a far da ricettacolo a tutti iflussi e le tensioni mosse da mutamen-ti storici così radicali: la famiglia.Anzi, trascritto in italiano corrente: laFamiglia.Su questo nucleo storico della societàitaliana si sta giocando uno degli scon-tri politici più importanti degli ultimianni. Cerchiamo di vederlo sintetica-mente. Per tradizione, siamo un paeseincentrato sulla famiglia di cui la leg- gendaria “mamma italiana” è simbo-lo storico. Un mito tutto nostro para- gonabile all’altrettanto esclusivo“Italiani brava gente” (sempre ecomunque). Tutti i tentativi di moder-nizzazione della società del dopoguer-ra sono passati attraverso il ridimen-sionamento (o per lo meno la revisio-ne) non solo della struttura sociale checi è più propria, ma soprattutto dellasua variante più retriva, il familismo.Il berlusconismo, con la sua insoppor-tabile retorica sulla famiglia, con i suoiincentivi una tantum (i famosi 800euro a figlio), con il suo populismo ad esclusivo beneficio dei media (ché, larealtà, resta faccenda ben più compli-cata), sta operando un radicale tenta-tivo di destrutturazione di quello chela nostra società è riuscita a costruirea livello collettivo, pubblico, al difuori della cerchia ristretta dei legamifamigliari. Un esempio su tutti: lariforma della scuola che, secondo il ministro Moratti, dovrebbe regalarealle famiglie un “nuovo protagoni-smo”, consegna - di fatto - un sistemache pur con tutti i suoi limiti (dovutisoprattutto alla cronica assenza dirisorse) funziona, alla logica privatisti-ca propria del concetto stesso di fami- glia. Lo stesso dicasi del welfare. Chimai raccoglierà i cocci di uno statosociale che, taglio dopo taglio, ridurràoltre ogni limite la contribuzione sta-tale (dunque collettiva) alle compo-nenti più deboli (ma non solo) dellasocietà italiana? Risposta facile: lafamiglia.Se vogliamo, anche la mancanza diadeguate politiche del Governo rispet-to al carovita rientra nella stessa logi-ca che vuole privatizzare la società ita-liana nel suo complesso. Tanto perlegarci all’inchiesta di questo numerodi Abc, quante giovani coppie sareb-bero oggi in grado di costruire da soleil proprio percorso esistenziale (casa,lavoro) – in definitiva, una nuova“benedetta” famiglia - senza il contri-buto economico sostanziale del nucleod’origine? In questo caso, paradossi diuna volontà politica precisa, ma inca- pace ed inetta nella costruzione del  proprio progetto politico.Perfino le paure e le ansie collettive per l’instabilità generata dalla finedella logica bipolare trova – da noi – risposta adeguata (si fa per dire) soloall’interno del nucleo famigliare. Contutto il rispetto del caso, in quale paese “normale” si avrebbe così fortela percezione di una gestione delladrammatica situazione degli ostaggiitaliani in Iraq lasciata in mano - tradichiarazioni e manifestazioni - allefamiglie dei prigionieri? Certo, aquanto si dice, esiste un lavoro sotter-raneo dei nostri rappresentanti politi-ci. Ma quale credibilità possono avereviste, ad esempio, le mancate dimis-sioni del capo della nostra diplomaziaimpegnato a Porta a Porta mentreveniva ufficializzato l’assassinio diFabrizio Quattrocchi? Davvero pen-siamo che uno come Frattini possalavorare bene – con efficienza ed effi-cacia – ad una tale situazione di crisi?Infine, sulla questione della famiglia si gioca uno dei più clamorosi frainten-dimenti comunicativi di questo perio-do, incentrando il dibattito – anchecon il contributo di certa parte del mondo cattolico – su cosa sia o nonsia, culturalmente e socialmente, la“famiglia” tra vecchio ordine e coppiedi fatto, coppie omossessuali, single,ecc. E mentre ci si attarda su similiquestioni, qualcuno sta perseguendo(fortunatamente con una buona dosed’incapacità) la più clamorosa contro-riforma che la società italiana si troviad affrontare dal dopoguerra.
 Davide Lombardi
Case da matti
Il mercato immobiliare vicentino ai raggi X: chi sta speculandochi ci rimette, chi lascia fare. E peggio ancora per chi va in affitto
Inchiesta.Perchè comprare in città è diventato impossibile
Se non ci fosse la mamma,saremmo una città di eternimammoni. Non è un contro-senso: per riuscire a compera-re casa, e uscire finalmente daquella di mammà, i vicentininon hanno che una possibili-tà: ricorrere ai soldi dei geni-tori.È una delle realtà che escedalla nostra ricerca sul matto-ne vicentino. Con gli incredi-bili prezzi che corrono, se ilmercato della casa è ancoravispo lo si deve proprio allaforza del legame famigliareche - in positivo o in negativo- permette alle nuove genera-zioni di comprare ancora.Tra difficoltà del mondo dellavoro e prezzi correnti infat-ti, i vicentini attorno ai tren-t’anni potrebbero al massimopermettersi l’acquisto di ungarage.Basta scorrere i prezzi: per unmedio appartamento in uncondominio di vent’anni (trecamere, due servizi, garage) siva tranquillamente oltre i 250mila euro: mezzo miliardo divecchie lire. Roba da nababbi.E nemmeno la periferia è piùuna soluzione.Le cause: dagli
investitori
chesi sono buttati sul mattone, ecomprano a prezzi alti a dis-capito di chi ha realmentebisogno di una casa, al pas-saggio lira euro. E cercar casain affitto non è più una solu-zione: si spende più che perun mutuo.
Alle pagine 4 e 5
Per Cicero in dito medio stat virtus
L’assessore sorpreso dalle telecamere di Canale 68 mentre, nel bel mezzo di una conferenzastampa, manda inequivocabilmente a quel paese i colleghi della Libertà Dal Zotto e Pellizzari
Tanto tanto tempo fa, assume-re un ruolo sociale importante(ad esempio, dirigere unacittà), significava automatica-mente acquisire un certo stile,qualche volta perfino un’etica,che i francesi sintetizzano nel-l’efficace espressione
nobles- se oblige 
. Altri tempi, appunto.Per esempio: avevamo lascia-to l’assessore
Claudio Cicero
gongolante per il successo delsuo convegno sull’Alta Velocitàe ce lo ritroviamo, inopinata-mente, vittima di uno spiace-vole episodio. Alcuni giorni fain Comune si svolge una con-ferenza stampa presente lostesso assessore allaMobilità, quando i due consi-glieri
Dal Zotto
e
Pellizzari
hanno l’infelice idea di affac-ciarsi all’ingresso della salasede della conferenza. Giustoil tempo di dare un occhio,visto che i due non erano aconoscenza dell’evento. Unacuriosità che – chissà perché– ha parecchio indispettitoCicero. Che si è subito premu-rato di far chiudere la porta infaccia ai due intrusi rinforzan-do la propria disposizione conun ampio gesto del dito mediorivolto ai due consiglieri diForza Italia. Di qui lo spiacevo-le episodio cui accennavamo:
Canale 68
riprende tutto e,nonostante i
cortesi 
inviti delbravo assessore al camera-man, decide di diffondere ilservizio nell’edizione seraledel tg. Poi, come sempreaccade, a un episodio sincera-mente sfortunato ne segue – acascata – subito un altro. Edecco che alcuni consiglierid’opposizione firmano un’in-terrogazione al sindaco che haper oggetto
“il senso di educa- zione civica dell’assessore Cicero” 
. Davvero spiacevoli,ingiusti, sfottenti, alcuni pas-saggi dell’interrogazione:
“tale gesto, negli ambienti più ari- stocratici della politica, è noto- riamente la rappresentazione fisica del motto gentilizio ‘vaf- fanculo’. Ed esso era inequivo- cabilmente e deliziosamente rivolto verso i due consiglieri” 
.Sempre i soliti comunistisnob. Ma noi, per una volta, cisentiamo di prendere le partidell’assessore. In quest’eraberlusconiana vanno parec-chio di moda corna (anche segovernative), barzellette e pia-cevoli apprezzamenti ai didie-tro di qualche bella deputata.Che sarà mai il
piccolo dito medio 
di Cicero? In fondo, nonè certo colpa sua se, ormaisepolta la stagione in cui
noblesse oblige 
, la madre dei
parvenus
è sempre incinta.
vicenzaabc
la città a chiare lettere
SETTIMANALEDIINFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO
 Euro 0,80
venerdì 7 maggio 2004, numero 8, anno III 
Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. Spedizione in abbonamento postale 45% Comma 20/B, legge 662/96 - DCVicenzaR
 
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questa settimana
23678
 politica
Elezioni europee:occasione d’oroper la sinistra
cronaca
Centro in rivolta”No al megastore”
 personaggi
Inseparabili gemelli:insieme dalla cullaalla laurea
economia
Dainese, l’artedella protezione
cultura
Vicenza Jazz:a qualcunopiace caldo
Famigliamattonedellasocietà
Prezzi folli? E io la baratto
Strategie contro il caro alloggi.All’Ater gli inquilini inaugurano lo scambio-casaun tricamere al terzo piano a San Marco per un bicamere al piano terra ai Pomari
Via Piazzon 82/28 - 36051 Olmo di Creazzo (VI)Tel. 0444 349611 - Fax 0444 349510www.svec.it - email: svec@svec.itVia Piazzon 82/28 - 36051 Olmo di Creazzo (VI)Tel. 0444 349611 - Fax 0444 349510www.svec.it - email: svec@svec.it
Una casa Ater
 
Arriva a passo svelto per recu-perare il suo abituale ritardo.E’ vestito come sempre consemplicità, giacca vagamentesportiva e pantaloni non intinta. Si scusa del ritardo:“Abbiamo approfittato peruna piccola riunione con alcu-ni consiglieri regionali e cisiamo attardati nelle solite dis-cussioni”. Poi, dissacrante,piazza la battuta: “Chissà poiperché investiamo il nostrotempo in cose inutili come lapolitica”.
Il Massimodella schiettezza
È venerdì 30 aprile e ci sonocentocinquanta persone adaspettare Massimo Cacciariche parlerà di “Cristianesimo oEuropa”. C’è anche chi non èriuscito a entrare per la scarsacapienza dei Chiostri di SantaCorona. Poco male: fra pochigiorni sarà ancora a Vicenza.Perchè poi tanto entusiasmoper questo personaggio, vieneda chiedersi? Ex sindaco diVenezia, ex avversario diGalan in Regione, presuntoamante di Veronica Lario,moglie di Berlusconi, il “filoso-fo” risponde da solo. Mentresaliamo le scale, guarda l’orri-bile paratia provvisoria cheaccoglie i visitatori dei Chiostrie commenta: “Ma a Vicenzanon hanno ancora trovato isoldi per sistemare questosconcio?” Schietto e crudo,Cacciari parlerà magari unalingua difficile non mai il poli-tichese.Dopo l’introduzione dei suoianfitrioni, Giuseppe Pupillo eLuca Romano, Cacciari partecon la sua oratoria secca, grin-tosa, priva d’indecisioni. Lasala è avvinta: mezz’ora, un’o-ra, un’ora e mezza. Quasineanche un sospiro. Alla finel’applauso è fragoroso e con-vinto. Eppure l’argomento nonè facile: si parla di filosofia eteologia, e frequenti sono lecitazioni dei classici, i riferi-menti in greco e in aramaico.Chi ascolta non appartiene, senon parzialmente, all’ambientetradizionale della politica. Cisono professori e studenti uni-versitari, religiosi e laici, moltigiovani.
Un viaggio nel passatoper capire il presente
Cacciari parla delle culture gre-che, orientali e mesopotami-che, delle origini semitiche delcristianesimo. E va volentieri inpolemica con la cultura impe-rante. Con garbo e senza ani-mosità, ma senza mezzi termi-ni, cerca di capire la tremendasituazione in cui viviamo attra-verso la storia:
“Dov’è questoconfronto fra Occidente ed Oriente, che qualcuno si sforzacontinuamente di richiamare?La realtà è che ebraismo, cri-stianesimo e islamismo hannouna comune origine nell’areadel Mediterraneo,nella culla della cul-tura greca e latina”.
Eccolo qui “il filoso-fo”, in tutte le suesfaccettature.Fulminante, quandodefinisce il rapportocon il mondo islami-co:
“Il tratto costitu-tivo dell’Europa è nel concetto di trinità,Quello dell’Islamnella passione. La guerra santa è la guerra per creare ununico mondo protesoa credere nell’unicoDio. Per il cristianovale l’agostinianaricerca di sé stesso.Su questa distinzionefra Cristianesimo eIslam si fonda l’Europa contutti i suoi valori e anche con il  paradosso più grande:l’Europa delle strazianti guerrecivili, delle distruzioni è anchela culla della pace, perché tuttala sua cultura è basata sul motto cristiano del “De pacefidei”.
Commovente, quando parla diGiovanni Paolo:
“Un papaimmerso nella sua tragicità,apparentemente impotente,compenetrato dal male permeglio conoscerlo e per tentaredi vincerlo”.
Provocatorio, quando difendela nostra componente religiosanell’approccio con le altre cul-ture:
“Se non ci fosse avremmoil dominio di quella parte laicache manifesta la sua intolleran-za. Come la Fallaci dellaRabbia e l’orgoglio...”
Deciso, quando difende la lai-cità dello Stato:
“QuandoChiesa e politici parlano diradici cristiane a cosa si riferi-scono? Al loro senso originarioe storico o al loro senso vivo?Il dibattito politico tende abanalizzare la questione. Noncredo sia giusto inserire il rife-rimento alle radici cristiane nel nuovo statuto Europeo. Ecomunque, non farlo per unamera questione di ossequio for-male nei confronti dellaChiesa.
Appassionato, quando difendel’Europa dei valori:
“La veraEuropa è quella che riesceancora ad opporsi all’Europadel pragmatismo e del dominiomilitare, quella rappresentatadagli Stati Uniti d’America.Dove speriamo che vincaKerry”.
Perfino scortese, quando liqui-da con una battuta l’inviata delGiornale di Vicenza che glichiede un commento alla sera-ta: “Ma non hai ascoltato? “Sì,ma non sono mai stata forte infilosofia” “E allora perché tihanno mandata?”.
Impegno e passioneper vincere
La serata vicentina si concludea cena, ospiti di un imprendito-re vicentino. Quando questimostra a Cacciari la sua qua-dreria, con opere quasi intera-mente provenienti dallaRussia, lui dimostra ovviamen-te grande competenza. E com-menta tela per tela con fare daesperto. “La pittura è una dellesue grandi passioni – commen-tano alcuni ospiti – e sulleicone russe ha scritto moltiarticoli”.La politica purtroppo, pareesserlo un po’ meno. “Ho giàdato” replica a chi gli chiedeun commento sulla situazioneodierna. Ma il messaggio èchiaro: per vincere, per farvalere le proprie ragioni, civogliono impegno, passione, epoi ancora passione. Di questoha bisogno il centrosinistra. Senon ora quando?
Federico Formisano
Si conoscono, da tempo, lerisposte, allarmanti, raccolte dainchieste e sondaggi sul rappor-to tra opinione pubblica e poli-tica. La quale, purtroppo, stamolto in basso nel pensiero enella stima della gente. Senzatroppa distinzione fra la politi-ca e i suoi attori. Ce n’è abba-stanza per doverci seriamente pensare. Sempre che non si pre-ferisca mettersi sull’onda, tran-quilli o rassegnati, e accettare lefatalità della storia. Se è unafatalità che il destino del mondo sia in mano a Bush, cheil governo del nostro paeseappartenga a Berlusconi, che lanostra città sia dominio delladestra. Dove, si tratti degli sce-nari mondiali come delle nostredimensioni nazionali o locali,trova posto e cresce una culturadell’uomo, dei popoli, dei rap- porti economici e sociali che,sotto i nostri occhi, drammati-camente, rischia di cambiare inostri modelli di vita. Cosìdiventa concretamente possibileuna guerra, che i cittadini del mondo non volevano, e lohanno detto a gran voce nellestrade e nelle piazze di tutti i paesi. Perché i potenti hannodeciso, e i loro caudatari hannodetto: ci siamo anche noi. Enella guerra e nelle sue regoleorrende ci sta anche la tortura,una scoperta dolorosa, unmonito, su cui l’America demo-cratica si sta risvegliando e il mondo è chiamato perentoria-mente a riflettere.
In difesadei nostri diritti
Così è possibile, nel parlamentodi un paese civile come il nostro, l’approvazione dinorme, da un temibile amplia-mento della legittima difesa,alla ammissibilità, a certe con-dizioni, perfino della tortura,che feriscono e violano costitu-zione e umanità. E non serve,semmai è aggravante, che nontutta la maggioranza fosse d’ac-cordo, ma ha votato compatta per salvare una indegna coali-zione. E, sempre parlando diquesta deriva culturale, diventa possibile, in un comune come il nostro dove gli immigratidanno larghe testimonianze diservizio allo sviluppo economi-co e all’assistenza sociale, adot-tare nei loro confronti provve-dimenti di netta discriminazio-ne.
L’arma biancadel voto
Cosa fare, allora, davanti aqueste politiche e a queste cul-ture di governo? E’ un tema di grande attualità e delicatezza,tema prioritario per le forzeche, nel nostro paese e nellanostra città, vogliono restarefedeli ai principi e alle regoledella democrazia e della civiltà.Un compito impegnativo per-ché contrastare questa pericolo-sa deriva, nelle diverse sedi incui si sviluppa, esige di definirel’entità e la capacità di coesionedelle forze disponibili ad essere,oggi coraggiosa opposizione,domani forze di governo e dirinnovamento. E consapevoli,sempre, che l’arma fondamen-tale della democrazia, la nostraarma, resta il libero voto deicittadini e dei popoli. Il richia-mo pressante va dunque, inevi-tabilmente, al voto del 12-13 giugno, quando uno dei più grandi agglomerati umani del  pianeta, cittadini di 25 paesi, sitroveranno a votare per ununico parlamento d’Europa.E diventa stringente chiedersicome stiamo andando a questoappuntamento di massima por-tata. Sarà il modo tiepido, con-sueto finora alle campagne elet-torali europee? Incontri e dibat-titi latitanti. Manifesti formato gigante, barche di euro al vento, che non sembrano scuo-tere l’opinione pubblica. Tuttoscontato? O è necessaria e pos-sibile una forte rianimazionedella campagna elettorale? Unascelta che riguarda le forze poli-tiche di centrosinistra e insiemeciascuno di noi.
La politicaè un valore
Ritornare alla politica, riaffer-mare il valore potente della posta in gioco, in questo nostrovecchio continente. Cosa saran-no i prossimi anni dell’Europa,un passaggio che, senza ombradi retorica, segnerà la storia.Non la nostra soltanto di euro- pei, ma quella del mondo. I  prossimi anni vedranno il nuovo assetto a 25 paesi conso-lidato, capace di collegare, ren-dere compatibili, fondere inte-ressi, economie, culture. Lanuova costituzione europeadovrà vedere presto la luce perdare stabilità e regole certe alleistituzioni e ai rapporti fra glistati. Una forte Europa sarànella condizione di dare contri-buti essenziali per gli equilibrieconomici e sociali del mondo.E non abbiamo dubbi chesoprattutto qui, dentro lanostra storia e la nostra cultu-ra, potrà maturare una effettivaricerca di equilibrio di pace frale nazioni.E se queste sono scelte di cultu-ra politica e di passione per ivalori umani, e sono insiemelegittime aspettative dei popoli,il voto del 12 13 giugno non può che essere indirizzato alleforze che credono nell’Europa,nelle sue antiche e nuove voca-zioni, dove riposano le garan-zie del rispetto dell’uomo e deivalori della convivenza tra i popoli.Questo voto capace di fermarele derive della destra europea può assumere un forte significa-to anche all’interno dei singoli paesi. Un’inversione di tenden-za, uno stop che suoni alto aRoma e a Vicenza. Un votoeuropeo che può rappresentare,in casa nostra, la svolta, urgen-te e rassicurante, dopo il tempo, già infinitamente lungo,degli errori e degli inganni. Conil centrosinistra in prima lineain questa battaglia democraticadel voto.
Giorgio Sala
sette giorni di politica
Europee: un’occasione d’oroper riappassionarci di politica
Queste elezioni non sono solo un simbolo né interessano esclusivamente il Vecchio ContinenteIl centrosinistra può e deve vincere perché il mondo chiede nuovi equilibri economici e sociali
L’intervento.
Perché dal voto del 12 e 13 giugno prossimo dipendono i destini di tutta l’umanità
Cacciari, politica senza politichese
Ospite di Vicenza Riformista, il filosofo ammalia la platea, difende il papa, attacca la Fallaci
ACQUEMOSSE INLAGUNA
Ma chi l’ha detto che fare il politico inRegione è una pacchia (stipendi alti,orari elastici, ritmi di lavoro su misura,ecc.)? Dando uno sguardo alle candi-dature: quasi venti consiglieri, pratica-mente un terzo dell’intera assemblealegislativa, sono potenzialmente sulpiede di partenza. D’accordo qualcu-na potrà essere una candidatura “dibandiera” per acchiappare voti connomi noti, ma molte sono candidatureautentiche. Del resto basta scorrere lalista.Per la carica di
presidente dellaProvincia di Verona
si schiera
Gustavo Franchetto (Margherita)
exanchor man di Telearena attualmentevicepresidente del Consiglio veneto; alui ha tentato di contrapporsi
RaffaeleBazzoni
di
Forza Italia
presidentedella commissione urbanistica sem-pre di palazzo Ferro-Fini. Ha tentatoperché nel caos in cui versa la Casadelle libertà scaligera il poveroBazzoni si è visto impallinato dal fuocoamico.
Carlo Alberto Tesserin
di
Forza Italia
,presidente della commissione che staelaborando il nuovo Statuto del Venetovuole fare il
Presidente dellaProvincia di Venezia
; per la stessacarica la Lega, che notoriamente alprimo giro dappertutto si muove inproprio, sarebbe intenzionata a farpartecipare nientemeno che ilPresidente del Consiglio regionale
Enrico Cavaliere
. Una mossa di dub-bio gusto vista la carica istituzionalema così vanno le cose.E non basta.
Renzo Marangon
, capo-gruppo di Forza Italia a palazzoFerro-Fini è candidato presidente perla Provincia di Rovigo dopo che unaltro forzista si è ritirato (con i manife-sti già pronti e affissi per le strade).
Maria Pia Mainardi
consigliera della
Margherita
è invece in pista perdiventare
sindaco a Bassano
. Sempreai piedi del Monte Grappa la
leghistaMara Bizzotto
vuole essere prima cit-tadina di
Tezze sul Brenta
.
Daniele Stival
, quello che promette 5mila euro a chi fa arrestareUnabomber, è candidato sindaco a
Portogruaro
. Il consigliere
UdcFrancoBozzolin
è fino all’ultimo in forse per lacandidatura a
sindaco di Legnago
;anche in questo la presenza del con-sigliere regionale servirebbe a tagliarcorto su beghe interne alla casa dellelibertà.E veniamo a Padova.
Flavio Zanonato
capogruppo dei Ds a palazzo Ferro-Finisi candida, com’è noto, per (ri)fare il
sindaco
del capoluogo mentre
FrancoFrigo
della
Margherita
si candida per(ri)fare il
Presidente della Provincia
.Si tratta delle poste in gioco politica-mente più rilevanti. Una vittoria delcentrosinistra a Padova sarebbe unasconfitta personale di
Galan
. Per il ver-tice della
Provincia di Padova
è ainastri di partenza anche il leghista
Maurizio Conte
che attualmente pre-siede la commissione ambiente delConsiglio veneto.Sempre a Padova,
Margherita Miotto
della
Margherita
è candidata per l’Uee sembra anche che
Zanonato
incaso di vittoria l’abbia “prenotata” perfare l’assessore. Suspense dell’ulti-ma ora da parte di
A
n indecisa seappoggiare al primo turno la sinda-chessa uscente
Giustina Destro
. Incaso contrario, il candidato di AlleanzaNazionale sarebbe l’assessore regio-nale
Raffaele Zanon
.
Iles Braghetto
e
Antonio De Poli
,entrambi dell’Udc ed entrambi pado-vani, sono candidati perl’Europarlamento. Ci potranno entraresolo dopo che il capolista, il
ministroCarlo Giovanardi
, se eletto altrove sidimetterà. Classico esempio di unapoltrona per due.Obiettivo Strasburgo anche per il
verdeGianfranco Bettin
il quale peròconta di arrivarci con le proprie forzeoccupando il seggio che è stato del-l’alpinista
Messner
.
Floriano Pra,
vec-chia volpe dorotea e potentissimoboss di
Agordino e Cadore
, è candi-dato per fare il Presidente della pro-vincia di Belluno e coronare così unalunga carriera.Sempre nel Bellunese
ClaudiaCadorin
, entrata in Consiglio regionalecon
Forza Italia
e poi uscita per inven-tarsi un gruppetto “liberale-riformato-re-radicale” oggi imparentata con lalista “della bellezza” di
Vittorio Sgarbi
,si candida per diventare sindaco di
Sedico
.Punta al seggio europeo nelle liste diAlleanza nazionale anche
Maria LuisaCoppola
, rodigina di origini vicentineassessore al bilancio della GiuntaGalan.
Alla fiera del candidatoRegione a caccia di voti
2
vicenzaabc
Romano Prodi e, sotto, due padri nobili dell’Europa: De Gasperi e Spinelli
 
cronaca
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2004. Salvo approvazione della DaimlerChrysler Servizi Finanziari S.p.A.Consumo (l/100 Km.): urbano 8,3 - extraurbano 4,5 - combinato 5,9. Emissioni di CO2: 156 g/Km.
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“Uccide i nostri megozi”. “Macchè, li valorizza”. E il centro si divide
Palladio mette i jeans
Un vicentino racconta la caduta dell’ultima barriera europea tra le due Gorizie
Ho visto crollare un muro
Lo sponsor si scopreamico degli stranieri
 Nuove tendenze. Alla festa del Primo Maggio
Da sette anni, il giorno dellafesta del lavoro vede le cittadinee i cittadini migrantiriunirsi in Piazza delle Poste perfare musica, ballare e lanciarealcuni alla città. Quest’anno,per la prima volta, anche spon-sor e laboratori per bambinicondotti dal gruppo deiMediatori Culturali.Il Primo maggio dei lavoratoristranieri è l’occasione per parla-re di loro. E per parlarsi.“Stranieri che lavorano molto,talmente tanto da non avere iltempo di andare a scuola perimparare bene l’italiano” ci diceFatima Mbaye, attivissimaPresidente dell’AssociazioneDonne Immigrate in Veneto.Ma quando si fermano, notte ogiorno che sia, sanno fare festa.Festa vera, di quelle che duranofino al mattino, con cibi colora-ti e speziati e danze con unamusica che ti fa muovere i piedie pulsare il cuore anche se nonvuoi.La festa prende vita nel cuoredella città proprio perché vuolecoinvolgere la città e gli abitantiche, per caso o per scelta, si tro-vino a percorrere le vie del cen-tro storico.Fatima, proprietariadell’African Market nei pressidella Questura, è la mente e l’a-nima della festa. Fa da padronadi casa con una inimitabilemescolanza di managerialità,pragmatismo e simpatia nord-estini e senegalesi.Ringrazia gli sponsor “Novitàimportante di quest’anno - sot-tolinea - individuati con grandeabilità di marketing, perfetta-mente in linea con il target. LePoste Italiane, per esempio.Fatima spiega che la scelta delluogo, Contrà Garibaldi, meglioconosciuta come piazza dellePoste, rappresenta uno dei luo-ghi più significativi per gli stra-nieri. Tramite la posta avvienel’invio di denaro ai parenti lon-tani, e innumerevoli sono lespedizioni, in entrata e in usci-ta, con le quali i cittadinimigranti, con fatica e determi-nazione, tengono unite le lorostorie presenti, passate e future,in Italia e nel proprio paesenatio. Così è per Fatima che, sele chiedi qual è la sua nazionali-tà, ti dice Senegalese, ma è quida oltre dieci anni, e se l’Italiafosse come la Francia sarebbe atutti gli effetti cittadina italiana,ci tiene a precisare.Tra gli sponsor c’è anche unasocietà alla prima uscita pubbli-ca, almeno a Vicenza. Offre aglistranieri consulenze immobiliariper l’acquisto casa, addiritturabiglietti di aereo a rate. In Italiaè attiva da tre anni, da Milanosi è espansa in tutta Italia e nonpoteva certo mancare in unaterra così ricca di clientelapotenziale.Ma se chiedi la vera novità aibambini presenti ti dicono “ilaboratori”; quest’anno, per laprima volta, il rigido e asetticoportico di mussoliniana memo-ria delle Poste Italiane assumeun’aria allegra con bambini checostruiscono monili, maschereafricane, si fanno scrivere ilnome in cinese, intreccianobraccialetti e si lasciano dipin-gere con fiori e simboli di pacesulle braccia.A gestire i laboratori sono imediatori culturali che operanonelle scuole della città; vengonochiamati, con un contributo delComune e il finanziamentodegli Istituti interessati, in occa-sione dell’inserimento di alunniche non conoscono l’italiano eall’interno di progetti di educa-zione interculturale.Sali, diminutivo di Salamathache nella sua lingua significapace, costruisce una medagliadell’amicizia e ne mostra orgo-gliosa un’altra preparata per lasua grande amica che non èvenuta, Beatrice, che in Italianosignifica portatrice di gioia.In effetti, i grandi assenti allafesta sono proprio i bambiniitaliani. Peccato.Gli Italiani presenti osservano,incuriositi e ammirati. L’augurioè che presto non servano piùpermessi di soggiorno e passa-porti, perché l’Africa è qui,oggi.
Isabella Sala
L’ombra di un nuovo grandemagazzino di abbigliamentoaleggia su Corso Palladio e spac-ca i negozianti del centro.Da qualche temp i vicentini apasseggio lungo il Corso scopro-no che i locali dell’
ex libreriaGalla
(trasferita dal lontano1992) - tra il negozio
Pal Zileri
ela
Banca Nazionale del Lavoro
-sono stati interamente ristruttu-rati. Autore la
Incos
del gruppo
Ingui
. Fuori dalle nuove vetrine,per il momento vuote, campeg-gia la scritta
Zara
. Per chi non loconoscesse, si tratta di uno deipiù aggressivi marchi europei diabbigliamento, caratterizzato damoda giovane e prezzi bassi.Una sorta di
Benetton primamaniera
, che promette di cam-biare faccia al centro. E che haacceso, con largo anticipo, lapolemica.Polemica che ha molte ragioni.Anzitutto perché, sostengono inmolti, quel negozio non puòaprire. “C’è un conten-zioso aperto – spiega
Marino Quaresimin,
consigliere comunaledel centrosinistra – trala società che rappre-senta il gruppo e il
Comune
. Secondo lenorme tecniche vigenti(articolo 17 e 21 delleNorme tecniche diattuazione del Prg) incentro storico non èpossibile subentrare conun’attività diversa daquella precedente.Perciò Zara nonpotrebbe aprire. Ma lasocietà del gruppo spa-gnolo ha fatto ricorso al
Tar
appellandosi alleultime norme sulla libe-ralizzazione del com-mercio.”Lo scontro intanto si spostaanche al di fuori degli uffici tec-nici: molti negozianti si oppon-gono fermamente aZara perchè temonoche, a colpi di bassiprezzi, possa schiac-ciare la concorrenzadelle botteghe delcentro.Ma non è un’opinio-ne comune. Moltialtri vedono di buonocchio l’arrivo delmegastore.Dice
StefanoSoprana,
attento commerciantedel centro oltre che consiglierecomunale di VicenzaCapoluogo, che l’apertura di unpunto vendita di grande richia-mo non deve crere preoccupa-zioni. “Al contrario: è un buonsegnale. Dimostra che il centrostorico, ben lungi dall’esseremorente, è invece molto richie-sto. Zara potrebbe portaremolte persone, giovani soprat-tutto”.Diversa l’opinione di molte bou-tique del centro: “CorsoPalladio è il salotto buono dellacittà. Aprirlo a questi negozi èun errore” fanno sapere.Al negozio
Etiquette,
esattamen-te di fronte alla nuova sede diZara, la responsabile non hadubbi: “Non c’è nulla di nuovo,sono le leggi del mercato. Ma milascia perplessa la scelta diVicenza come primo negozio nelTriveneto. Anche se sono inne-gabili i suoi lati positivi:verran-no a visitarla da Verona,Padova, Bassano. Speriamo chequalcuno, con un po’ di gusto edisponibilità economica, siaccorga anche delle botteghecircostanti.”
i.t. e m.r.
In pieno Corso pronto ad aprire il nuovo megastore ZaraPolemiche per le concessioni e per l’impatto commerciale
Il confine palpabile era sparitodiscretamente qualche settimanafa lasciando agli ultimi pezzetti dimuro il compito della memoria. Èla notte del Primo Maggio: c’è unmaxischermo a dividere visiva-mente la Piazza Transalpina diGorizia e calamitare a sé glisguardi della gente. A mezzanot-te, la Slovenia fa il suo ingressonell’Unione Europea grazie alsemplice decorso del tempo, mapare incredibile. Quando il contoalla rovescia urla lo zero, questaspecie di stordimento non dimi-nuisce, aumenta. I fuochi d’artifi-cio esplodono alti riverberandosui sorrisi della folla.Forse ci eravamo illusi che i con-fini fossero un che di biologico, diinevitabile come una vetta alpina?Forse è così per noi, nati liberi egià da un pezzo abitanti di paesi“Schengen”, il confine è al massi-mo l’esibizione di un documento.L’esistenza o meno dei confini cipare una questione giuridica,quasi un cavillo da commercianti.Non è sempre stato così. Per lasignora accanto a me per esem-pio, goriziana doc, visitare lanonna da bambina era una segre-ta corsa tra le viti, sfidando lemitragliatrici delle guardieIugoslave. E’ un esempio, solo percapirci, questi dintorni di orrorene hanno visto davvero tanto.Erigere e levare confini, da questeparti ha significato sempre e solomorte. E’ per questo allora chel’abbattimento definitivo delledivisioni cui si assiste non puòconsiderarsi un fatto superficiale.Sparisce l’oggetto stesso del con-tendere lasciando nella scia, oltrea terribili ricordi, una moltitudinedi cittadini di un’Europa che sicarica di differenze, nella convin-zione di una possibile convivenza.E’ chiaro che l’Unione non è taleper magìa: ci sono voluti tempo,innumerevoli trattative, conver-genze economiche e legislativegraduali oltre a condizioni politi-che favorevoli. Ma è successo,senza cannoni. Se le divisioni diieri possono riuscirci tanto supe-rate, lontane ed inutili, se gliapplausi di questa piazza fannorumore ma non troppo, forsesiamo davanti ad un tintinnìogarbato che ci chiama ad applica-re alle guerre di oggi qualcosa diquest’insospettabile discrezionedella pace.
Michele Stratta
vicenzaabc
Le vetrine del megastore Zara in Corso Palladio. Aprira? Sotto, l’avviso della prossima apertura
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