Quando era poco più che un ragazzo, Roberto Re leggeva i libri di Napoleon Hill, il padre dellafilosofia della motivazione. Come me. Poi quelli di Anthony Robbins, Deepak Chopra, WayneDyer. Come me. E ne ha applicato gli insegnamenti su se stesso. Come me. Le analogiefiniscono qui. Io sono diventato un giornalista, lui uno straordinario motivatore. Io pensavo chequeste teorie, sviluppate negli Stati Uniti, difficilmente avrebbero potuto essere applicate nellascettica Europa e, men che meno, nella sospettosa Italia. Roberto, invece, era persuaso delcontrario, sin da quando, sbarbato studente universitario, batteva la Liguria e il Piemontetentando di far proseliti, spinto da una convinzione profonda, quasi una vocazione.Oggi sono felice di poter dire: mi sono sbagliato. Ha avuto ragione lui. In Italia migliaia dipersone frequentano corsi di motivazione. E il numero uno del settore è proprio Roberto Re.Sbarbato non lo è più, ma è ancora incredibilmente giovane (ha meno di quarant’anni). Èaffermato, benestante, felicemente sposato con Roberta, che lo affianca nella conduzione diFIRD Training Group. Potrebbe appendere le sue mitiche bretellone nere al chiodo, godersi lavita, imborghesirsi. Ma, conoscendolo, sono certo che non si lascerà tentare.Non chiedetemi dove andrà Roberto Re, né che cosa farà. Mi giurava che non amava scrivere.E ha scritto un manuale che si legge facile facile fino alla fine. L’unica certezza è che mi (e Vi)sorprenderà ancora e che non tradirà mai quelli che considera i segreti del successo: la fiduciain se stesso e negli altri, l’onestà, il lavoro di squadra, la perseveranza, l’ottimismo,l’intraprendenza. Segreti che — Roberto ne è convinto — valgono per tutti, a con dizione divolerlo intensamente e di non mollare mai. Anche a fronte delle difficoltà e della diffidenza.E di diffidenza Re ne ha dovuta superare tanta. Ancora oggi chi lo critica ricorre a unaprevedibile etichettatura: «Le sue sono americanate, nient’altro che americanate».Effettivamente questo era il rischio che correva Roberto quando intraprese la strada dellamotivazione: quello di limitarsi a replicare — o, peggio, a scimmiottare — tecniche e stili«made in Usa». Sarebbe stata la soluzione più semplice, ma anche la meno saggia. Re hasaputo trasformare questo rischio in un’opportunità. Il suo piccolo capolavoro è chel’<americano» Roberto è rimasto «italianissimo» nella vita di tutti i giorni, nella vita in famigliae, soprattutto, quale allenatore dei cuori e delle menti. È questa la sua forza, questa la suapeculiarità: ha integrato gli aspetti migliori e universali della cultura del «self improvement»con la caotica, creativa, umana genialità degli italiani, aiutando i suoi allievi a migliorarsi senzastravolgere la propria identità.Tutto questo emerge dalle pagine di Leader dite stesso. Chi ha già seguito Re leggendo questolibro rivivrà l’atmosfera dei suoi corsi, trovando, al contempo, nuovi stimoli e nuove riflessioni.Chi invece ancora non lo conosce avrà un’opportunità per cresce re, per scoprire, dentro di sé,un altro mondo.Buona lettura. E buona fortuna, soprattutto a voi lettori. Roberto dei miei auguri non ha piùbisogno.Marcello FoaCapo Redazione Esteri del «Giornale»
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