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editoriale del direttore delTg1 Augusto Minzolini èun evento senza preceden-ti perché, per la prima volta nellastoria del giornalismo persino ri-spetto agli anni più bui della Rai, viene letto un editoriale per teo-rizzare la scelta di non dare unanotizia o di relegarla tra le predi-che. Se osse una scelta del diret-tore sarebbe comunque grave, perché ciò di cui si parla - la vi-cenda di Bari - è una notizia chesta sulle prime pagine dei gior-nali internazionali e nazionali. A sinistra torna di moda la bota-nica. All’inizio era un garoano.È il 25 aprile 1974, in Portogallo,quando una donna regala il o-re a un soldato che lo inla nel-la canna del suo ucile. Quell’im-magine urla con potente bellez-za «basta» a 48 anni di dittaturasalazarista. Con l’omicidio Mat-teotti, negli anni Venti, diven-ta simbolo sovversivo vietato al-le giacche. Il “Garoano Rosso” èanche il titolo di un testo di Elio Vittorini che come Sciascia e al-tri scappa dal Partito comunista per aderire a quello radicale. Mala storia della sinistra rivoluzio-naria e non violenta si soglia an-che con petali più delicati. Siamoa Parigi tra il ’69 e il ’71 e i valoridel Socialismo europeo prendo-no la orma di una rosa. La stes-sa dell’internazionale socialista.La stessa che voleva Craxi se i ra-dicali non ossero arrivati primi.La stessa posta nel pugno del-la socialdemocrazia europea al posto della “alce e martello”. Ilgiardino delle idee socialiste hadunque radici lontane. Anche il pugno rievoca in qualche mo-do saluti comunisti, eppure sonotanti, tra Verdi, radicali, Pd delu-si e neo marxisti, che vorrebberostringersi a quel simbolo. Si trat-ta di vedere se stavolta la passio-ne riuscirà a tenere strette nel-la stessa mano diritti individua-li e i bisogni collettivi di un Paesegià soocato da crisi economi-ca e non democrazia. Un sognoin cui alle parole Sinistra e liber-tà si unisce quell’altra essenzialeche è “identità”. Se c’è un tempo per sperimentare l’utopia con-cretissima di tal rivoluzione cul-turale, il 26, 27 e 28 giugno è si-curamente quello giusto. Se poicercate anche uno spazio ideale,Chianciano Terme potrebbe un-zionare bene allo scopo. È lì che va in scena, inatti, l’Assembleadei Mille con verdi, socialisti, ra-dicali e tanta gente che per vive-re a altro dalla politica. Ma della politica torna ad occuparsi in re-azione all’assenza rappresenta-tiva della sinistra, all’emergenzademocratica, al vuoto culturaledominante in molte ormazionicattoliche e comuniste. È la re-azione giusta che in molti atten-devamo. Da quando i primi ope-rai che, di atto, inventarono larivolta non violenta intrecciaro-no le braccia davanti al padroneinteressato solo al protto. E perquesto annullavano la dimensio-ne umana di chi lavorava a duesoldi per lui. Contiamo dunquenella riuscita di questa impor-tante kermesse anché, per dir-la alla Riccardo Nencini, segreta-rio nazionale del Partito Sociali-sta, si possa mettere in campo,quanto prima, una coalizione tratutte le opposizioni riormiste alregime di Berlusconi. E deni-re così, prima dell’estate, idee e progetti tesi a rinnovare proon-damente il centrosinistra.Tutti vincitori. Come sempre.Ma il dato politico che emergedal day ater elettorale lascia duequestioni aperte: dal un lato la te-nuta della coalizione di governo
Vincerela paura
Nonosne  repressione di reie, i irnini inccinodi boccre  cchin se con un rivouzione pciic.Un Ros che  sinisr iin ende d nni
di ronte a inchieste come quelladi Bari che coinvolgono di dirittol’etica pubblica e dall’altro il utu-ro della coalizione di centrosini-stra. La realtà, intanto, nascostasotto un tappeto chiamato oraNoemi ora D’Addario, ci raccon-ta di una etta di popolazioneabbandonata nelle tendopoli eche il decreto approvato ieri allaCamera non ha tenuto in consi-derazione. Il ddl intercettazioniinsegna. E l’ecomaa ringrazia
L’intervista
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In vis de’ssebe diChincino pr EBonino, eder soric deiRdici. «Frnceschini siè rinio ’ccordo suPnne e europee. Orrccoio ue e eneriedisponibii per rincire ebie su dirii e icià»
 
Servizi ’inerno
 Vorreste vivere in un Paese così
Scenari
Non solo escort, veline e minorenni. Dopo le elezioni, l’Italia torna alla quotidianità. E non è bella
mIllE PEtalIIN UN PUgNO
L’editoriale
 
Servizi e pine
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Ambiente
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Ne cssifc si dseine
Te Economist 
 su quià de vi, ecià iine non brino.D New York  Sn Poo,ecco i esepi viruosi dicoe conciire proressoe verde nee rndi reeeropoine
Festival
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Fino  28 iuno  minoc’è i
 Ragnarock
,  rssendedic i Pesi de NordEurop. Un occhio sucuur e e sonorià diNorvei, Finndi, Svezi,Dnirc e Isnd senzdienicre  svurdide’biene.
    S   p   e    d .    i   n    A    b    b .    P   o   s   t .    D .    L .    3    5    3    /    2    0    0    3    (   c   o   n   v .    i   n    L .    2    7    /    0    2    /    2    0    0    4   n .    4    6    )   a   r   t .    1   c   o   m   m   a    1    D    C    B  -    R   o   m   a
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Le norme deontologiche della proessione giornalistica, e per-sino il contratto di lavoro, preve-dono l’obbligo per qualsiasi gior-nalista di dare tutte le notizie dirilevanza sociale. E quindi, a pre-scindere da qualsiasi altra valu-tazione, è una negazione delleregole principali della proessio-ne giornalistica; in secondo luo-go, e sarà un caso, la scelta del di-rettore corrisponde esattamentea un’esigenza che è stata manie-stata più volte dal presidente delConsiglio e dal suo servizio d’or-dine mediatico.
Si è passato il segno
Informazione
Seue  pin
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on un ume di soldi perravvivare l’economia e lasmilitarizzazione dei pa-lestinesi del presidente Abu Ma-zen, la questione mediorientalesembrerebbe avviarsi a una so-luzione. Dopo il fop negli StatiUniti, il premier israeliano Ben- yamin Netanyahu è giunto ieri aRoma per rilanciare queste duesempreverdi proposte con Sil- vio Berlusconi. Il piano Marshall per la Palestina è un progetto acui il nostro presidente del con-siglio sta lavorando da 10 annisenza successo. Il rilancio del tu-rismo nei siti religiosi della Ci-sgiordania ne è il nodo centrale,un incentivo alla ricchezza chedovrebbe dissuadere i kamika-ze dal arsi saltare in aria, men-tre non cessa né la costruzionedel muro né la tendenza espan-sionista dei coloni a oltrepassarei conni prestabiliti dello Statod’Israele. Ma almeno su questoil premier Berlusconi si è allinea-to sulla posizione del presidenteamericano, chiedendo di «bloc-care nuovi insediamenti», dan-do per scontato orse che quelli“vecchi” siano ormai acquisiti.
 Vacanze cisgiordane
Netanyahu a Roma
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I milioni di personea Nairobi chevivono in condizioniabitative inumane
Fonte: Amnesty international 
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mercoledì 24 giugno 2009 -
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utti vincitori, ovviamente,come da tradizione. Il day after delle amministrati- ve è un coro trionfalistico da en-trambe le parti: nel Pdl, dove sisottolinea il dato delle 25 pro- vince conquistate, e nel Parti-to democratico, dove l’emorra-gia di consensi rispetto alle poli-tiche del 2008 (-7%) passa in se-condo piano rispetto alla ricon-quista delle roccaforti rosse, pri-mo ipotetico segnale di un ar-retramento della coalizione del premier e dell’inizio di una nuo- va stagione di rilancio. Ma a pre-scindere dai giudizi di facciata,«vogliamo sempre perdere co-sì» ha ironizzato il Cavaliere ri-spondendo all’esultanza di Da-rio Franceschini, il dato politicoche emerge da queste elezioni la-scia due questioni aperte: dal unlato la tenuta della coalizione diGoverno di fronte a inchieste co-me quella di Bari, che coinvol-gono di diritto l’etica pubblica eche solo in un Paese come il no-stro, dove l’informazione apparesempre più un’appendice gover-nativa, il direttore del più im- portante telegiornale ita-liano potrebbe etichettarecome gossip, e dall’altro ilfuturo della coalizione dicentrosinistra, che ha di-mostrato anche in questa tor-nata elettorale, nonostante i suoilimiti, di saper ancora vincere esconggere l’incubo Berlusconiquando si presenta unita sul mo-dello dell’Unione. Con un Partitodemocratico che però ora dovràfare chiarezza, in tempi non so-spetti, sui rapporti con l’Udc, cheha subito bocciato l’ipotesi futu-ra di un Ulivo 2, e di conseguen-za con l’Idv e con i partiti alla suasinistra.Due questioni decisive che, pro-babilmente, a meno di improv- visi ribaltoni governativi, ci por-
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mercoledì 24 giugno 2009
Giuliano Malatesta
teremo avanti no alla sda perle regionali del prossimo anno,quello sì un vero banco di pro- va per capire gli umori del Pae-se. Senza dimenticare, a livellogovernativo, il futuro ruolo del-la Lega che, dopo aver dimostra-to sul campo di essere a tutti glieetti un partito di massa, cer-tamente farà sentire la sua voce,come d’altronde ha già fatto ca- pire il ministro per la Semplica-zione Roberto Calderoli: «Abbia-mo un quarto dei voti della coa-lizione, un terzo dei voti del Pdl.Quindi, se l’anno prossimo si vo-ta in 13 Regioni, ne vogliamo al-meno tre del Nord».
«Da queste elezioni emergono due
 
aspetti importanti»
, spiega Anto-nio Noto, direttore di Ipr Marke-ting: «Il primo è che tutte queste polemiche su Berlusconi hannoavuto un peso minore rispet-to al clamore dato dai media.Questo avviene perché il voto
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amministrativo, al contrario diquello politico, è meno sensibi-le a queste dinamiche». Mentreil secondo aspetto riguarda «lasituazione di caos che si è cre-ata in Italia, complice un siste-ma elettorale che produce mo-stri e che permette all’Udc dischierarsi una volta a destra euna sinistra». Per il sondaggi-sta, dunque, nel futuro prossi-mo sarà decisiva la partita dellealleanze. «Sì, questa sarà la par-tita centrale dei prossimi mesi.Ritengo che ora il partito di Ca-sini sia in una classica posizio-ne di attesa, magari aspettandoquella scissione della parte cen-trista del Pd, spesso paventata,che permetterebbe la nascita diun nuovo partito di centro. Inquesto caso una nuova alleanzasarebbe possibile, ovviamentesenza la sinistra più radicale. Incaso contrario credo che Casinisarebbe costretto a tornare a de-stra, anche perché alle regionali
La partita delle alleanze
Politica
Finita la saga dei commenti post elettorali, dove tutti vincono e nessuno perde, il dibattito si sposta oradentro le coalizioni. A destra c’è il peso sempre maggiore della Lega, a sinistra prove generali di intesa con l’Udc
Antonio Noto(Ipr): «Graziea un sistemaelettoraleche producemostri, c’è unasituazione dicaos. L’Udc puòschierarsi unavolta a destra euna a sinistra»
In più occasioni, infatti,Berlusconi, il suo bracciodestro Marcello dell’Utrie il viceministro Romani,hanno sollecitato la scom- parsa dal polo Raiset e in particolare dal servizio pubblico di tutte quelle no-tizie che loro medesimihanno denito ansiogeneo tali da fomentare la crisi,notizie che possono distur-bare. Ovviamente si trattadi notizie che possono di-sturbare un ristretto circo-lo di persone e, caso inedi-to in Europa, un presiden-te del Consiglio che è pro- prietario del più grandeimpero mediatico. Quin-di non solo è una bestialitàdal punto di vista deonto-logico ma anche dal pun-to di vista professionaleed editoriale perché corri-sponde a un comando cheè stato più volte esplicita-to. Il direttore è arrivato adire che non si occupa digossip ma di notizie fonda-mentali per i cittadini. Pec-cato che questa scelta cor-risponda alla richiesta ma-nifestata da un gruppo di potenti e non da un grup- po di cittadini. L’editorialecontiene un ulteriore ele-mento di falsità: il Tg1, in-fatti, ha negato le immagi-ni e i titoli in alcune delle principali edizioni ai terre-motati arrivati davanti al-la Camera per protestarecontro il decreto trua.Sarebbe tuttavia un errore pensare che in Italia esistasolo un caso Tg1. Nel Pa-ese c’è infatti un progetto politico esplicito e dichia-rato, e pubblicamente af-fermato dal presidente delConsiglio, che mira a met-
SI È PASSATOIL SEGNO
Informazione
Giulietti
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dalla prima
a statale 17 a L’Aquila con-tinua ad essere la via di co-municazione principale frail capoluogo e i centri della valledell’Aterno colpiti dal sisma del 6aprile. Questa è la strada che con-duce al luogo simbolo del terre-moto: Onna. Da ormai dieci gior-ni il piccolo centro è tagliato fuo-ri dalla vista di giornalisti e per-sone che non siano appartenentialle forze dell’ordine e della Prote-zione civile. Ragioni di sicurezza?Improbabile. Non c’è stato, infat-ti, nessun blocco all’accesso per più di due mesi. Ma nalmentesi sta lavorando alacremente die-tro il cordone di guardie foresta-li. Che siano le opere necessariea creare il set del “tour del dolo-re” che si sta organizzando in oc-casione del G8 di luglio? Se nona Onna, dove? Peccato che, oltrea una messa in sicurezza dei luo-ghi di passaggio, nora non siastata spostata neppure una pie-tra dalla notte della scossa. Ac-contentiamoci, almeno qualco-sa si muove. E si muove anche aBazzano. Ricostruzione h24, la-
Si approva il decreto Abruzzoe si occulta la contestazione
Terremoto
Finti allarmi black block, disillusione e proteste, sul piano locale, che esplodono d’improvviso. A L’Aquilasi attende l’inizio del G8, subendo una tensione articiale che sembra essere costruita ad arte per coprire i ritardi
Pietro Orsatti
 vori su tutte le 24 ore. Per il Pianocase, ovviamente. Bazzano è unodei siti delle cosiddette “casette”,ed è quello dove i lavori proce-dono più velocemente. Negli al-tri siti ce la si prende con calma,in alcuni i lavori non sono neppu-re iniziati. Sarà perché il cantierea Bazzano è proprio a lato dellastatale 17 e perciò perfettamen-te visibile da un eventuale corteodi “Vip” che dalla sede principa-le del G8 di Coppito arrivi a On-na? Facciamo nta di niente, an-che qui almeno qualcosa sta suc-cedendo dopo mesi di immobili-smo assoluto.
«Il G8 non ci porterà niente».
Or-mai questa convinzione ha tro- vato cittadinanza nelle tendo- poli, perno fra i sostenitori piùentusiasti del premier, incantati per mesi dalle promesse mirabo-lanti dell’esternatore a reti uni-cate (o uniche?). Promesse che -nora non si sono neppure lonta-namente realizzate, trasforman-do la ducia e l’attesa in sospettoe disillusione. Sentimenti sfocia-ti nelle ultime settimane in pro-testa. Prima a L’Aquila, poi an-che a Roma davanti a Monteci-torio durante la discussione deldecreto Abruzzo. E poi ancoraa L’Aquila, durante l’ultima visi-ta del premier. Quella che ormaitutti chiamano la “visita invisibi-le”. Nessuno lo ha visto, dall’eli-cottero non è proprio sceso -no a quando è sbarcato a Coppi-to, nella
 green zone
del capoluo-go dove nessun “speculatore suimorti” (e nessun giornalista) po-tesse intralciare il suo incederesicuro. Speculatori e provocato-ri. Ecco l’accusa a chiunque deglisfollati protesti contro le condi-zioni in cui sono costretti a vive-re e contro il decreto Abruzzo ele tante amnesie e incongruenzeinserite nel testo. E allora che sifa? Non si può certo ammettereche qualcuno documenti le con-testazioni dei cittadini de L’Aqui-la Soprattutto i media interna-zionali che hanno il brutto viziodi non appartenere alle aziendedi famiglia.
È allora ancora il G8 a venire incon-tro al premier in calo di popolari-
(in Abruzzo certamente). Intre giorni di iperattività da par-
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non ci sono i ballottaggi e rima-nere isolati equivarrebbe a sui-cidarsi».
Un messaggio chiaro, del quale è benconsapevole Antonio Di Pietro
, cheieri ha subito lanciato l’out outal Pd: «L’Idv non sta ad aspetta-re l’ultimo minuto con il cappioalla gola. Il Pd deve decidere co-sa fare da grande e deve fare del-le scelte». Diverso il discorso asinistra, dove un’alleanza conl’Udc non viene esclusa a prio-ri. Anche se, chiarisce l’esponen-te dei Verdi Paolo Cento, «è pre-maturo aprire un referendum sul partito di Casini, faremmo solo illoro gioco». L’obiettivo a medioraggio, dunque, per Cento de- ve essere quello di «lavorare peruna coalizione vincente, parten-do dalle veriche locali e da do- ve ci sono le condizioni per far-lo. L’unica cosa che non potrem-mo mai accettare saranno i vetidel’Udc».te degli u ci stampa del gover-no, ecco confezionato l’allarmeNo global. «Si sono già inltra-ti fra gli sfollati», si scrive su ungiornale locale. «Fanno nta dilavorare alla ricostruzione diqualche struttura di caratteresociale», prosegue. Bene, bra- vi, bis. Ecco il nemico. Ecco chicontesta. Gli fa eco anche unacorrispondenza de
 La Repub-blica
. Anche i migliori cadononelle trappole dell’u cio mar-keting mediatico creativo cheopera a Coppito. Peccato sial’ennesima bufala confeziona-ta dai media. Nessuna tracciadi black block tedeschi fra letende di piazza D’Armi. Gli uni-ci dall’aspetto inquietante checircolano da queste parti sonoi militanti di Casa Pound, che pur essendo stati allontanatidal campo di Poggio Picenze,hanno deciso di rimanere qui.E il decreto Abruzzo, intan-to, viene approvato denitiva-mente dal Senato. Senza che lerichieste dei terremotati venis-sero accolte. Nessuno, però, aL’Aquila si aspettava più qual-cosa di diverso.
Il sisma scuote ancoragli aquilani cheguardano con sospettol’improvvisa iperattività della Protezionecivile di immobilismoe militarizzazione
 
Villaggio
©Tachus
    ©     F    U    S    C    O    /    A    N    S    A
 
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ciopero generale ieri in Iran,ormai giunto al dodicesi-mo giorno di rivolta. Ignotal’entità delle adesioni; dall’espul-sione della maggior parte deicorrispondenti stranieri presentinel Paese, quanto accade in Iranè oscurato da un black out me-diatico che costringe la stampainternazionale ad a darsi a te-lefonate, testimonianze online,blogger e twitter. Imbavagliataanche la stampa locale. Anche le proteste sembrano frammenta-rie negli ultimi giorni.Ciò sarebbe in parte dovuto al-la dicoltà di comunicare fraoscuramento delle reti mobili,rallentamento di internet e dif-fusione di falsi appuntamenti suisocial network. Lo schieramen-to dell’esercito da parte del go- verno, in seguito all’appoggio in-condizionato fornito dalla Guidasuprema Ali Khamenei alla no-mina di Ahmadinejad, ha poi ul-teriormente scoraggiato i mani-festanti, già vessati dalle aggres-sioni dei paramilitari conserva-
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mercoledì 24 giugno 2009
    ©     S    I    L    V    I    /    A    N    S    A
La legge che affossala lotta alle ecomafie
Ambiente
Oggi in Parlamento il voto nale sul ddl sicurezza restringerà la possibilitàdi utilizzare uno strumento fondamentale per contrastare i crimini ambientali
top alle intercettazioni. Unbell’ostacolo gettato tra leruote delle indagini controle ecomae. Un ostacolo che po-trebbe portare all’inaridimen-to delle inchieste su chi giornal-mente sposta da una parte all’al-tra della penisola riuti che fannoammalare, contaminano la fal-da, ci minacciano da vicino. Og-gi al Senato, in un paio di minu-ti di votazioni blindate, si metto-no a rischio due decenni di inda-gini sui reati ambientali: in queltesto, si concedono solo 60 giorni per le intercettazioni non solo te-lefoniche ma anche ambientali atotale discrezione del magistrato.Che dovrebbe - a suo rischio e pe-ricolo - dare il via a questo siste-ma di inchiesta «quando vi sonoevidenti indizi di colpevolezza».Cioè «quando hai già fatto l’inda-gine e sei sicuro di quello che av- viene, un non senso», lo deniscela responsabile del settore legisla-tivo del Wwf Patrizia Fantilli.
Indagare sulle ecomafie senza lostrumento intercettazioni.
Non cisarebbero stati i dieci arresti peril disastro ambientale prodottodalla centrale Enel di Brindisi. IlCorpo forestale dello Stato nonavrebbe fermato il tra co di ri-uti che dall’impianto si dirige- va verso una cava calabrese persganciare il carico di mattonci-ni fatti da fanghi tossici seccati seavessero dovuto accertare in ma-niera preventiva i “gravi indizi dicolpevolezza”. Per arrivare a met-tere sul banco degli imputati au-totrasportatori, proprietari e di- pendenti dell’industria di lateri-zi che copriva il tra co e, soprat-tutto, i funzionari della centra-le di Brindisi sono stati necessa-ri «successivi sopralluoghi, acqui-sizioni documentali e intercetta-zioni telefoniche», come spiega ilCorpo forestale.Le forze di polizia e gli investiga-tori non lo dicono apertamente,nessuno al Comando ambienta-le dei Carabinieri o al Cfs azzar-da una dichiarazione, ma il suc-co è che quella norma del decre-to sicurezza che impedisce le in-tercettazioni o meglio le limita inmaniera ridicola nel tempo, è il più bel regalo che si possa fare a
Simonetta Lombardo
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quel settore che siamo abituati achiamare ecomaa.«Le intercettazioni servono ascoprire la liera criminale, sonoil mezzo investigativo che rivelale responsabilità dei colletti bian-chi e l’esistenza di una attività or-ganizzata», spiega Antonio Per-golizzi, responsabile per Legam-biente del “Rapporto Ecomae”.«Quello dei riuti è un businesscomplesso, una terra di connetra il legale e l’illegale in cui è dif-cile trovare riscontri», aggiun-ge Enrico Fontana, che prima difare il consigliere regionale dellaSinistra nel Lazio ha sostanzial-mente inventato il termine eco-mae nella sua attività di giorna-lista e di responsabile Legalità diLegambiente. «Dal 2001 a oggi,grazie al lavoro di investigazionee soprattutto alla creazione delreato penale di tra co di riu-ti, sono state emanate oltre 800ordinanze di custodia cautelare,si sono svelate situazioni gravis-sime di emergenza ambientalee sanitaria, come le riasfaltaturedelle strade con riuti altamentenocivi per la salute». E il motivo -ricorda Fontana - per cui gli am-bientalisti si batterono all’epoca per la creazione di uno specicoreato di tra co illecito di riu-ti era proprio per potersi serviredi strumenti di indagine ra na-ta come le intercettazioni telefo-niche e ambientali. A cadere nella rete degli investi-gatori, insomma, oggi potrebbe-ro essere i pesci piccoli, sottoli-nea Pergolizzi, «i pusher dei ri-uti, sicuramente non chi dentrole aziende certica la declassi-cazione». Non si aprirebbe più il processo per i riuti in Campaniache vede Bassolino tra gli imputa-ti, così come i procedimenti per larealizzazione di cave abusive nelCasertano, le indagini per smalti-mento riuti ospedalieri in Emi-lia Romagna. «Il processo sull’in-quinamento del petrolchimico diPriolo - ricorda Patrizia Fantilli -nasce da un’intercettazione chenulla aveva a che fare con quel-la vicenda, in una conversazio-ne due tecnici dello stabilimentosi dicevano: «Stanotte apriamo iltubo e scarichiamo».
Dopo la repressione Teheranporta in piazza la rivolta creativa
Iran
Proibiti i sit in, la gente si inventa nuove forme di proteste. Ecco allora la marcia in cerchio intorno a una piazzaoppure l’accensione contemporanea da parte degli automobilisti dei fari delle autovetture a orari prestabiliti
 Annalena Di Giovanni
da Beirut
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tori del Basij, virtualmente libe-ri di attaccare e sparare su chiun-que. La rivolta si fa creativa: proi-biti i sit in, la gente marcia in cer-chio intorno alla piazza, oppuredà appuntamento a tutti gli au-tomobilisti per accendere i faridella propria vettura a orari pre-stabiliti; a centinaia i resocon-ti delle reazioni dei paramilitari,dai gas urticanti ai rastrellamen-ti porta a porta. La protesta peroggi sarebbe ssata per le quat-tro locali di fronte al Parlamen-to a Teheran, per convincerne imembri a far pressioni sul gover-no e sulla Guida suprema. Anchese sembra ormai al capolinea lasperanza di un annullamentodel voto del 12: il Consiglio deiguardiani, invocato dai candida-ti scontti per indagare sulle ac-cuse di frode, ha dichiarato la vit-toria di Ahmadinejad «sbagliatanelle percentuali ma di fatto cor-retta».Lunedì il consiglio stesso ave- va riscontrato irregolarità in ol-tre 50 seggi. È spaccato il fron-te internazionale; Ahmadinejad,ormai intento alle nomine del prossimo governo, incassa l’ap-
Dal 2001 a oggi, grazieall’introduzione del reatodi traffico di rifiuti e alconseguente ricorso alleintercettazioni, sono stateemanate 800 ordinanzedi custodia cautelare
 poggio dei Paesi asiatici, di vicinistrategici come il Qatar e del po-tente alleato russo, anche se daOccidente piovono le condanne, per ora soltanto verbali. Convo-cato l’ambasciatore iraniano inFrancia, proposta l’esclusionedell’Iran dal prossimo G8 dal mi-nistro degli Esteri italiano Frat-tini, “preoccupato” Javier Sola-na, mentre il premio nobel Shi-rin Ebadi chiede sanzioni «poli-tiche e non economiche», con-tro la Repubblica islamica. Sulterritorio, molte le ambascia-te che hanno dichiarato la pro- pria disponibilità ad “accoglie-re” i manifestanti in fuga. Fra le prime, quella italiana, che tutta- via è stanziata ben lontana dallezone “calde”, Il Basij ieri avrebbetenuto un proprio sit in di fron-te all’ambasciata britannica, per protestare contro le “interferen-ze” del governo Brown sugli af-fari interni iraniani. Intanto, letv governative davano in eviden-za il “successo” delle esercitazio-ni dell’aviazione militare irania-na nei cieli del Golfo Persico. Po-co distante, la Quinta otta sta-tunitense.
Il regime staindebolendola resistenzaattraversol’oscuramentodella stampa,il rallentamentodella Rete e ladiffusione di falsiappuntamenti suisocial networkMolte ambasciatesi sono offerte perospitare i manifestantiin fuga. Fra le primeanche quella italiana,però troppo lontanadalla zona caldadegli scontri
tere sotto controllo tutte le principali piazze mediati-che e a ridurre al lumicinoanche l’esperienza di Rai-Tre e del Tg3. È un preci-so disegno politico che iochiamo la “Repubblica pre-sidenziale a reti unica-te” e che si pone al di fuoridell’ordinamento costitu-zionale. Non a caso in tuttii Paesi europei quando ci siriferisce al caso italiano, si parla di allarme democra-tico. In Italia forse non siha ancora la percezione diquello che sta accadendoe che riguarda direttamen-te l’ordinamento democra-tico e persino le modalitàdi libero esercizio del voto.Per queste ragioni sarebbeforse ora e tempo che tut-te le forze politiche di op- posizione - moderati, radi-cali, presenti o non presen-ti in Parlamento, credentio non credenti, chiunque,e persino se esiste anco-ra qualcuno nella destra -dessero vita a una grandemanifestazione naziona-le. Articolo 21 proporrà atutte le forze professionalie sindacali di promuoverequesta manifestazione inoccasione della settimanaconclusiva in Senato delladiscussione del voto sullalegge bavaglio sulle inter-cettazioni, parente prossi-mo dell’editoriale di Min-zolini. L’obiettivo è quellodi espellere dalla comuni-cazione e dalla conoscenzatutto quello che non piace.Lo si può fare con gli edi-toriali, con l’occupazionedella Rai, con la legge sulleintercettazioni. Credo sia ilcaso di passare dallo sde-gno, dalle nobili iniziati- ve individuali, dalle prote-ste di ciascuno di noi a unagrande e visibile iniziati- va nazionale capace di se-gnalare al capo dello Statoe alle autorità di garanziache si è passato il segno.
 Portavoce di Articolo 21
    ©     P    I    E    T    R    O     O    R    S    A    T    T    I
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