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Guardando a ovest

Guardando a ovest

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ASPENIA
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Published by: STEFAN MEDO VLAHOVICH on Sep 12, 2013
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12/18/2013

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Charles A. Kupchan
Guardando a ovest inun mondo di nessuno
 L’Occidente sta rapidamente perdendo potere – sia economico che politico – a vantaggio dei paesi emergenti: il mondo prossimo venturo avrà molte- plici centri di potere, ondati su modelli alternativi. Questa transizione puòavvenire in modo più ordinato e pacifco se l’Occidente recupererà un ruolodi leadership: per arlo dovrà rilanciare la sua economia e le sue istituzionidemocratiche.
La distribuzione globale del potere sta rapidamente cambiando. Europa e Stati Uniti,che per circa due secoli hanno dominato insieme la scena internazionale, stanno ce-dendo potere e inuenza a Cina, India, Brasile e altri paesi emergenti.Le conseguenze di questo riassetto saranno amplif-cate dal atto che le nazioni in ascesa stanno svilup-pando i loro peculiari modelli di governo e di econo-mia capitalistica, che non corrispondono ai criteripolitici ed economici occidentali.Il
xxi
 
secolo non apparterrà all’Europa, agli StatiUniti, alla Cina o ad altre potenze: sarà un mondo di nessuno.
COME CAMBIA LA DISTRIBUZIONE GLOBALE DEL POTERE.
Le demo-crazie occidentali si trovano dunque di ronte alla prospettiva di un mondo ben diversoda quello che conoscevano. La loro inuenza è in declino; e la loro versione dellamodernità – democrazia liberale, capitalismo industriale, Stato laico – dovrà misurar-si con altri modelli politici ed economici, tra cui il capitalismo di Stato in Cina e inRussia, l’Islam politico in Medio Oriente, e il populismo di sinistra in America Latina.Per adattarsi a questi rapidi sviluppi della situazione internazionale, l’Occidente dovrà
Charles A. Kupchan è docente di Relazioniinternazionali alla Georgetown University e Whitney Shepardson Senior Fellow presso ilCouncil on Foreign Relations.
 
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ritrovare il suo slancio economico e recuperare la sua vitalità politica: compiti nonacili nel momento in cui l’Europa subisce pesantemente l’impatto della crisi del de-bito e gli Stati Uniti sono quasi paralizzati dall’aspro conitto ra i partiti.Nei prossimi decenni assisteremo a un totale stravolgimento dell’ordine gerarchicoglobale. Ai tempi della guerra redda, gli alleati occidentali producevano oltre dueterzi della ricchezza mondiale; oggi ne producono circa la metà e ben presto scende-ranno molto al di sotto di questa soglia. Ancora nel 2010 Stati Uniti, Giappone, Ger-mania e Francia erano tra le cinque principali economie del mondo. Fra i paesi in viadi sviluppo, solo la Cina era giunta in vetta, piazzandosi al secondo posto. Entro il2050, secondo le proiezioni di Goldman Sachs, quattro delle cinque principali potenzeeconomiche del mondo saranno paesi emergenti: India, Cina, Brasile e Russia. Fra ipaesi oggi più avanzati, solo gli Stati Uniti rientreranno in questa classifca, ma saran-no al secondo posto e la loro economia sarà quasi la metà rispetto a quella della Cina.Questo nuovo scenario è destinato a prendere corpo in tempi molto rapidi. La Bancamondiale prevede che il dollaro perderà la sua egemonia internazionale entro il 2025:la moneta americana, l’euro e il renmimbi cinese acquisteranno pari importanza in unsistema monetario basato su più valute. Entro il 2032 – sempre secondo GoldmanSachs – l’output economico complessivo dei primi quattro paesi in via di sviluppo(Brasile, Cina, India e Russia) eguaglierà quello dei paesi del
G7
.Questa ridistribuzione della ricchezza mondiale deriverà principalmente dall’ascesadi altri paesi, non dal declino assoluto dell’Occidente. Anzi, grazie alla capacità diripresa della sua economia e alla sua superiorità militare, l’America resterà al verticeo comunque ai primissimi posti nella gerarchia negli anni a venire. E fntanto chel’Unione Europea rimarrà unita, continuerà a essere uno dei principali poli commer-ciali e di investimento nel prossimo uturo.Ciò nonostante, l’Occidente sta indubbiamente perdendo la sua posizione egemonica.La storia insegna che questi cambiamenti della distribuzione del potere globale sonopericolosi e creano di solito instabilità provocando, non di rado, guerre ra grandi po-tenze. Una delle principali sfde strategiche di questo secolo sarà quella di riuscire agovernare questa ase di transizione garantendo che si svolga pacifcamente.
MODELLI ALTERNATIVI DI MODERNITÀ.
L’Occidente dovrà adattarsi allaperdita non solo del suo primato materiale, ma anche della sua egemonia ideologica.I paesi emergenti non seguono più i suoi modelli di sviluppo, accettando passivamen-te il ruolo loro assegnato nell’ordine internazionale liberale costruito dalle democrazie
 
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nel dopoguerra: quei paesi stanno costruendosi le loro proprie versioni della moderni-tà e respingono i modelli ideologici dell’Occidente. La gestione dei nuovi scenariglobali dovrà dunque are i conti con un mondo sempre più diversifcato e sempremeno malleabile.Se i leader occidentali non ne prenderanno atto, se continueranno a pretendere che glialtri si conormino ai loro valori, non solo non riusciranno a capire le potenze emergen-ti ma si alieneranno anche molti paesi stanchi di vedersi imporre gli standard di
 gover-nance
occidentali, che stanno rapidamente acquisendo i mezzi economici e politici per consolidare le proprie versioni della modernità alternative a quella occidentale.Negli ultimi trent’anni, per esempio, la Cina ha seguito un percorso di sviluppo com-pletamente diverso da quello dell’Europa e del Nord America, la cui ascesa era stataguidata, politicamente ed economicamente, dalla borghesia. In Cina, invece, ha pre-valso lo Stato autoritario che ha conquistato il consenso della classe media, con buoneragioni: la sua economia è oggi più produttiva di quella dei paesi occidentali, sta ar-ricchendo la borghesia emergente e ha atto uscire dalla povertà milioni di cittadini.Inoltre, in un’economia globale uida e veloce, il controllo esercitato dal capitalismodi Stato ha i suoi palesi vantaggi. La Cina – in buona parte proprio perché detiene ilcontrollo di quegli strumenti politici che sono stati abbandonati dagli Stati liberali –ha dimostrato una grande capacità di sruttare i benefci della globalizzazione, limi-tandone al tempo stesso i costi. Non sorprende perciò che la Russia, il Vietnam e altripaesi seguano il suo modello.Anche il Medio Oriente è destinato a deludere chi si aspetta che si adegui ai modellioccidentali. La partecipazione alla vita politica è certamente cresciuta, ma la maggior parte del mondo islamico non ammette distinzioni tra la sera religiosa e quella laica:la moschea e lo Stato sono inseparabili, garantendo così l’ascesa dell’Islam politicoquando i regimi autoritari crollano. La primavera araba ha dimostrato che la democra-tizzazione non coincide con l’occidentalizzazione, e che è ormai tempo che Europa eStati Uniti rivedano la loro tradizionale alleanza con i partiti laici della regione.È vero che potenze emergenti come l’India e il Brasile sono democrazie stabili e laicheche sembrano aderire al modello occidentale: ma le loro popolazioni sono composteprevalentemente da masse urbane e rurali povere, non da classi medie. E questo haalimentato l’espansione di un populismo di sinistra ostile al libero mercato e a istitu-zioni rappresentative che sembrano orire vantaggi solo a un’élite privilegiata.Le nuove democrazie seguono una propria via autonoma anche nel campo della poli-tica estera. L’India, per esempio, ha accolto con una netta ambivalenza i tentativi degli

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