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l'Unità del 7 settembre 2013

l'Unità del 7 settembre 2013

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Published by: Fondazione Gianni Pellicani on Sep 13, 2013
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La politica necessaria
intervista a Massimo Cacciari, a cura di Bruno Gravagnuolo
in “l'Unità” del 7 settembre 2013
«C'è bisogno di politica. Anzi di grande politica e grandi leader, non di occasionalismo eimprovvisazioni, in un mondo dove la Germania monetarista taglia il ramo dove è seduta e gli statiche contano si fronteggiano come imperi
».
Messaggio forte e «classico» quello di Massimo Cacciari (geofilosofo, studioso di teologia politica, pensatore della «Krisis») dal «Festival della Politica» di Mestre, rassegna della FondazionePellicani che chiude domani (con Carlo Sini, Gustavo Zagrebelski, Giulio Giorello, Ilvo Diamanti,Marco Revelli, Tito Boeri e tanti altri). E il cuore del messaggio - inatteso, visto il recente rifiutodella parola «sinistra» da parte del filosofo - è appunto: restituire al Politico la sua «autonomia». Mainnervata su organizzazioni di massa, fatte di interessi, valori e competenze. Dunque, niente populismi e logiche di marketing («Renzi è bravo e piace - dice Cacciari - si è fatto da sé, ma non sicura del partito, il che è pazzesco. Né si capisce che paese ha in mente...»). Niente populismi. Eniente «nostalgie». Sentiamo:
Cacciari, il destino della Politica è ormai segnato, nella tenaglia di populismo, economiaglobale e fondamentalismi?
«No, la Politica è ancora centrale e irrinunciabile nel mondo globale. Purché si torni a pensarlacome fulcro autonomo di una complessità più vasta. Come sintesi di sistema. Il vero punto è unaltro. È il Potere, divenuto poroso e inafferrabile, sfuggente. Fatto di mille variabili e interessi. Ma è proprio per questo che c’è bisogno di politica, anzi di Grande Politica, guidata da grandi leadeall’altezza della complessità e degli interessi in gioco».
Lei parla di «leader». Ma, oltre i sogni di MaxWeber, ne abbiamo visti tanti e sempre votati alpopulismo, feroce oppure light...
«Leader e leaderismo possono essere regressivi e spoliticizzanti. È stato spesso così nel ‘900. Ma ilvero leader non è uomo solo al comando, bensì il capo di un’organizzazione, che a sua volta èinvolucro di interessi e valori. Obama e Blair non sono stati dei simulacri di opinione. Si sono fattistrada dentro un apparato di partito. E se ne sono impadroniti con battaglie politiche fortissime.Sono il frutto di una dura selezione»
Ceti, classi e interessi materiali restano essenziali per animare un «partito»?
«Il dato materiale degli interessi è cruciale, come base concreta e criterio di orientamento in avanti: per spostare le compatibilità date un partito è una parte, capace di orientarsi verso il tutto. E ingrado di trasformare i suoi ancoraggi materiali in punti di vista generali e praticabili. È un’attitudineche un tempo si chiamava egemonia, ma sembra dissolta».
Come è possibile far valere un’egemonia dei dominati quando il vincolo finanziario e dimercato è l’imperativo chiave, pena la catastrofe?
«Quel vincolo c’è sempre stato, ma la sua cogenza non è mai stata assoluta. Ci sono faglie econtraddizioni da percorrere. E alleanze da tessere. Ecco quel che dovrebbe saper fare un partitocon visione ampia. Altrimenti si ricade in uno gnosticismo da bottega: il bene contro il male, agiochi chiusi e impenetrabili. Viviamo invece in un mondo policentrico, non diviso tra unamoltitudine sfruttata e indistinta, e un capitale finanziario altrettanto indistinto e invincibile. La politica di massa dovrebbe avere un punto di vista scientifico, strategico. E un partito devefunzionare come una multinazionale economica, che sa dove investire e come».
La sinistra - che lei non ama più chiamare così - schiacciata da mercatismo, edonismo,«valori» e «diritti», è priva di protagonismo e soggettività...
«Sì, ma perché? Perché è saltato il nesso tra la parte e il tutto, fra interessi da privilegiare e valori da propugnare. Tra particolare e generale. Alla fine la sinistra si è dissolta nel cielo dei dirittiindividuali. Vero: non amo più la parola sinistra. Evoca uno smottamento, un fallimento. Unvecchio blocco sociale. La vecchia sinistra non c’è più, quel mondo non c’è più. Il nome evoca

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