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14STAFFETTA QUOTIDIANA – 27 GIUGNO 2009 – N. 122
Dopo quello della Rose Mary Dopo quello della Rose Mary Dopo quello della Rose Mary Dopo quello della Rose Mary Dopo quello della Rose Mary  , la vera storia dell’af  , la vera storia dell’af  , la vera storia dell’af  , la vera storia dell’af  , la vera storia dell’af fare Miriella fare Miriella fare Miriella fare Miriella fare Miriella 
Le peripezie della Supor per superarLe peripezie della Supor per superarLe peripezie della Supor per superarLe peripezie della Supor per superarLe peripezie della Supor per superare il blocco del petre il blocco del petre il blocco del petre il blocco del petre il blocco del petrolio persianoolio persianoolio persianoolio persianoolio persiano
Dopo il resoconto inedito dell’affare Rose Mary di cui fu protagonista nel 1952 Ettore della Zonca 
(v. Staffetta 6/6)
 , una serie di carte ritrovate da Stefano Casertano Stefano Casertano Stefano Casertano Stefano Casertano Stefano Casertano riportano alla luce un altro caso, quello della petroliera Miriella e della Supor, che all’inizio del 1953 ebbe maggior suc- cesso del primo nel forzare il blocco del petrolio persiano. Di questo caso, fino ad oggi era passata solo la versione data nel 1966 da Paul Frankel nel libro su Mattei, perché nessuno dei successivi biografi del fondatore dell’Eni ha mai cercato di verificare come si fossero svolti effettivamente i fatti. Casertano 
(www.stefanocasertano.it)
è autore di “Sfida all’ultimo barile - Russia e Stati Uniti per il dominio dell’energia” edito da Francesco Brioschi 
(v. Staffetta 13/6),
che verrà presentato a Roma il 7 luglio presso la Fondazione Ugo La Malfa (ore 18, Via S. Anna 13 nei pressi di Largo Arenula),dove si parla di queste vicende nel primo e nel secondo capitolo (o scenari come lui li chiama).
A chi poteva venire in mente di met-tere in piedi dal nulla un sistema perimportare il petrolio dall’Iran sotto em-bargo? Viene da lontano la storia dellaSuporSuporSuporSuporSupor, la piccola azienda italiana che sfi-dò la Marina Britannica nel Golfo Persi-co, da sola, a bordo di una piccola mo-tonave. E’ una storia così particolare chenessun libro sul petrolio è mai riuscita aricostruirne esattamente le vicende. Cisono incertezze perfino sul nome dellacoraggiosa motonave: c’è chi scrive chesi chiamava Mirella, altri riportano Ma-riella, ma solo pochi citano quello esat-to,MiriellaMiriellaMiriellaMiriellaMiriella.Che poi, in realtà, Miriella non eraneanche sola. La sua rotta venne segui-ta da altre motonavi targate “Supor”:“Alba”, “Brezza” e “Salso” e altre anco-ra. E tutte sfuggirono agli incrociatori diSua Maestà. Follia o genio, si vedrà; cer-to è che tutto nasce da lontano, e cheforse del tutto “italiano” non è, come siè creduto finora.La famigliaSoubotianSoubotianSoubotianSoubotianSoubotian aveva dovu-to lasciare la Russia nel 1917, poco pri-ma che il Paese cambiasse ufficialmen-te nome in Unione Sovietica. Non erafacile scappare per una famiglia ben invista come quella, e fu solo grazie all’in-tercessione dell’ambasciatore persianoa Mosca, che tutti i Soubotian ricevet-tero un passaporto con lo stemma diTeheran, e si trasferirono in Germania.Non che stessero poi così male: trasloca-rono in uno dei loro possedimenti esti-vi. Tra tutto il gruppo Soubotian, il piùirrequieto era taleNikolaiNikolaiNikolaiNikolaiNikolai, che fu invia-to a completare i suoi studi in Francia,come usava l’alta borghesia russa di untempo. Fu qui che Nikolai francesizzò ilsuo nome in “Soubotian”, poiché finoallora la desinenza virava in uno slavis-simo “kov”.Terminati gli studi, Nikolai si ritrovòcon una laurea da medico in una tasca;nell’altra, un po’ invecchiato, aspettavaancora il passaporto persiano, ormai di-ventato “iraniano” da quando anchequest’altro Paese aveva cambiato nome.Tra tutte le prospettive che si aprironocol tempo, una delle più interessanti sem-brò essere quella di fare il medico perl’ambasciata iraniana a Roma, e Nikolaiaccettò. Ma è chiaro che la vita da dotto-re non poteva essere una realizzazioneper Nikolai Soubotian. Egli poteva con-tare su una fitta rete di contatti, nonchésulle stesse amicizie che prima gli aveva-no procurato un passaporto verso la li-bertà, e adesso gli avevano procurato unlavoro all’ambasciata: giova sottolinea-re che lui, in Iran, non c’era mai stato.Però ne aveva sentito parlare, e sapevache nel Paese mancavano tante cose, tracui negli ospedali le medicine. Lui ades-so era in Italia, dove di medicine ce n’era-no tante. Nikolai si diede da fare.La prima incarnazione di “Supor”fondata da Nikolai aveva ben poco a chefare con il petrolio e le motonavi. Il suoscopo era “l’importazione ed esporta-zione di materie prime, prodotti e spe-cialità chimiche e farmaceutiche”, inparticolare i prodotti dellaCarlo ErbaCarlo ErbaCarlo ErbaCarlo ErbaCarlo Erba.Almeno questo era nelle prime inten-zioni; ma il mondo negli anni Cinquan-ta era un continuo di opportunità egrandi occasioni, che nel caso di Nikolaipresero le sembianze della nazionaliz-zazione petrolifera iraniana. Il premierMossadeqMossadeqMossadeqMossadeqMossadeq, in aperta opposizione con ilgiovane Scià, e dopo l’uccisione a bru-ciapelo di un altro primo ministro, ave-va attirato abbastanza consenso percalamitare a suo piacimento i favori delMajlis. Si trovò nella posizione di poterespropriare le attività petrolifere britan-niche nel Paese. L’Anglo Iranian OilAnglo Iranian OilAnglo Iranian OilAnglo Iranian OilAnglo Iranian OilCompanyCompanyCompanyCompanyCompany era malvista da tutti i cittadi-ni: si sospettava che facesse sparire uti-li, e si era certi che trattasse molto malei dipendenti iraniani.La legge di nazionalizzazione petro-lifera fu firmata il1° maggio 19511° maggio 19511° maggio 19511° maggio 19511° maggio 1951. Erachiaro che Nikolai doveva avere più diun qualche vago contatto con Teheran,se già una settimana dopo i fatti iranianiera seduto a un tavolo con un notaio diRoma a far ampliare l’oggetto sociale diSupor per includere “il commercio, l’im-portazione e la esportazione ed il tras-porto di petrolio e di prodotti petrolife-ri, sottoprodotti, derivati ed affini sia inproprio che per conto terzi”. In cassa ven-nero messe 300.000 lire. L’impegno ven-ne preso quando la nazionalizzazioneera poco più di un pezzo di carta: è soloin giugno che Mossadeq avrebbe invia-to quattro deputati nella regione delKuzhestan, al confine con il Kuwait(quando ancora faceva parte dell’Iraq),per fare in modo che la legge sulla na-zionalizzazione venisse applicata.E’ però solo l’anno dopo che Suporriuscì a concludere un accordo petrolife-ro con l’Iran. Nel corso dei dodici mesi,gli inglesi avevano avuto tutto il tempodi levare le tende e indire un embargocontro l’Iran, piazzando una serie di in-crociatori al largo delle coste persianeper impedire che anche una sola gocciadi greggio lasciasse il Paese. Il contrattoera permeato da un ottimismo che nonveniva minimamente scalfito dalle con-tromisure inglesi.L11 maggio 195211 maggio 195211 maggio 195211 maggio 195211 maggio 1952 l’accordo chiusoda Nikolai con gli iraniani prevedeva chelaNational Iranian Oil CompanyNational Iranian Oil CompanyNational Iranian Oil CompanyNational Iranian Oil CompanyNational Iranian Oil Company (dac-ché “Anglo” era stato fatto fuori) avreb-be venduto a Supor 6.500.000 tonnel-late di greggio in cinque anni.Il1° giugno 19521° giugno 19521° giugno 19521° giugno 19521° giugno 1952 un’altra aziendaitaliana, l’Ente Petrolifero Italia Medio-Ente Petrolifero Italia Medio-Ente Petrolifero Italia Medio-Ente Petrolifero Italia Medio-Ente Petrolifero Italia Medio-Oriente (Epim)Oriente (Epim)Oriente (Epim)Oriente (Epim)Oriente (Epim) era riuscita nell’impre-sa di caricare greggio iraniano presso laraffineria di Abadan, ma fu presto piz-zicata dai marinai di Londra: la mo-tonaveRose MaryRose MaryRose MaryRose MaryRose Mary venne dirottata ver-so il porto coloniale di Aden, in Yemen.Un rapido processo sancì l’illegalità delprelievo e la costrinse a ripartire con lalinea di galleggiamento ben più alta diquella mostrata all’attracco: le stive era-no vuote.Ma evidentemente gli uomini di Su-por si sentivano superiori a quelli diEpim. Il 2 giugno del 1952 ilConsorzioConsorzioConsorzioConsorzioConsorzioCarbonifero ItalianoCarbonifero ItalianoCarbonifero ItalianoCarbonifero ItalianoCarbonifero Italiano acquistò Supor“con annessi diritti di ogni genere sulpredetto contratto con la Snip [tradu-zione italiana di Nioc, nda]”, per la som-ma di L. 30.000.000 (trentamilioni). Inol-tre si impegna a corrispondere al Dr.Soubotian una provvigione del 3 (tre)per cento per ogni tonnellata (precisa-mente sul costo FOB di ogni tonnellata)di prodotto greggio o raffinato impor-tato dalla Supor in base al predetto con-tratto con la Snip”. Sugli utili, Soubo-tian avrebbe avuto il 15% sul primo mi-lione, e il 10% sugli utili successivi. Alladata della cessione i libri di Supor era-no ancora bianchi, al di fuori di quellodei soci: non era stata svolta nessuna at-tività. Il nome “Supor” viene finalmen-te spiegato comeSocietà Unione Petro-Società Unione Petro-Società Unione Petro-Società Unione Petro-Società Unione Petro-lifera con l’Orientelifera con l’Orientelifera con l’Orientelifera con l’Orientelifera con l’Oriente, quando all’inizioera solo un gioco di iniziali con il nomedi Nikolai e altro ancora.Il Consorzio Carbonifero Italianoaveva dietro sé due personaggi leggen-dari dell’Italia del boom: il comm.ArArArArAr-----naldo Bennatinaldo Bennatinaldo Bennatinaldo Bennatinaldo Bennati e il comm. gr. uff.Clau-Clau-Clau-Clau-Clau-
 
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dio Jean Culiolodio Jean Culiolodio Jean Culiolodio Jean Culiolodio Jean Culiolo. Gestivano tante atti-vità, ma forse le più popolari erano ilpatronato rispettivamente del Veneziae del Genoa Calcio. I due cumenda im-posero subito un nuovo amministrato-re delegato al posto del medico, taleFrancesco MortillaroFrancesco MortillaroFrancesco MortillaroFrancesco MortillaroFrancesco Mortillaro; Nikolai venne in-caricato di attivarsi direttamente aTeheran e di mettere su un ufficio di col-legamento per gestire i milioni che di a poco sarebbero iniziati a fluire.Anche Mortillaro decise di interve-nire in prima persona in Iran. Il5 giu-5 giu-5 giu-5 giu-5 giu-gno 1952gno 1952gno 1952gno 1952gno 1952 richiese il visto per l’Iran. Lasua nomina avvenne il 7 giugno, lo stes-so giorno in cui partì per Teheran con le“Linee Aeree Svedesi”, per andare achiedere alcune modifiche al contrattostipulato da Soubotian. Tra i desidera-ta, da una lettera di Mortillaro ricavia-mo un utopico “ottenere l’obbligo del-l’Iran di restituirci l’importo in caso disequestri e interventi di altre potenze”,che chiaramente gli iraniani si guarda-rono bene dal contrarre.Seguì un periodo di trattative, fino almiracoloso viaggio di “Miriella”, moto-nave affittata dalla Compagnia ItalianaTrasporti Marittimi(Citmar)(Citmar)(Citmar)(Citmar)(Citmar) e comanda-ta dal capitanoMazzeoMazzeoMazzeoMazzeoMazzeo. Citmar era sta-to di fatto l’unico armatore disposto amandare una nave allo sbaraglio controi cannoni inglesi, per latitudini pericolosee militarizzate. Fu una vicenda tanto av-venturosa che una società cinematogra-fica voleva farci un film, ed è proprio daun soggetto scritto per l’occasione chepossiamo ricostruire cosa avvenne.Passato il porto di Aden, Mazzeo or-dinò che la radio fosse usata solo “incaso di pericolo”, per ascoltare le comu-nicazioni inglesi e per capire la posizio-ne delle loro unità navali. Poco prima divirare a Nord per il Golfo Persico, si av-vicinò alla nave un incrociatore britan-nico, chiedendo nome e destinazione delbattello. Mazzeo diede ordine di ris-pondere alla prima domanda, e di men-tire sulla seconda. L’incrociatore sembròsoddisfatto e lasciò passare Miriella.Ma all’imboccatura del Golfo, la mo-tonave era attesa da un’altro incrociato-re britannico. Mazzeo sapeva che nonpoteva più mentire sulla destinazionee giocò d’astuzia: non appena scorse lanave da guerra comparire all’orizzon-te, virò di 180 gradi. Si fece raggiunge-re dagli inglesi, che poterono rilevaresolo la presenza di una nave italiana di-retta fuori dal Golfo senza alcun carico.Quando gli inglesi riguadagnano l’oriz-zonte, Mazzeo virò di nuovo e potè rag-giungere Abadan. E lì ci fu una festa me-morabile, a cui parteciparono Mossadeqe lo stesso Nikolai Soubotian, giunto inaereo. Mazzeo prese a raccontare allafolla il racconto della sua traversata, initaliano; Nikolai lo tradusse in francesea un’incantevole ragazza presente,So-So-So-So-So-rayarayarayarayaraya, che sarebbe diventata sua moglie.Il28 gennaio 195328 gennaio 195328 gennaio 195328 gennaio 195328 gennaio 1953 Miriella fece rot-ta per Venezia e lì trovò ad aspettarlagli ufficiali giudiziari che posero il cari-co sotto sequestro. Supor era stata in-fatti denunciata dagli inglesi per appro-priazione indebita. La vertenza vennerisolta a favore di Supor con sentenzadel tribunale di Venezia già l’11 aprile11 aprile11 aprile11 aprile11 aprile19531953195319531953; nel frattempo, Miriella aveva fat-to un altro carico, seguita poi dalla mo-tonave “Alba”. Miriella aveva caricatonel suo primo viaggio 4.562 tonnellatedi fuel oil, e 4.848 nel secondo; Alba ave-va caricato oltre 10.000 tonnellate digreggio. Dopo la sentenza, prendono illargo e tornano a casa la nave “Brezza”(10.150 tonnellate di greggio), di nuo-vo Alba, e poi la “Salso” (8.973 tonnel-late di greggio).Sarebbe stato logico aspettarsi checon la caduta di Mossadeq, il19 agosto19 agosto19 agosto19 agosto19 agosto19531953195319531953, il commercio si arrestasse. Eppu-re non fu così. Se un Soubotian preoccu-pato mandava da Teheran report su re-port parlando dell’incertezza della si-tuazione, le esportazioni continuaronotranquillamente fino al 1955, per un to-tale di 47 viaggi e oltre 420.000 tonnel-late di greggio.Il problema di Supor risiedeva nell’al-tra parte del business: la vendita. Si èdetto che le “sette sorelle fecero cartellocontro Supor”, e si rifiutarono di acqui-stare il suo petrolio. A guardare i docu-menti, non fu proprio così. L’ingleseAiocAiocAiocAiocAioc, che sarebbe diventata BP, non sirassegnò alla sentenza di Venezia, econtinuò la sua battaglia legale. Avviòpoi un’intensa attività di minacce a tut-ti gli operatori petroliferi del continen-te, asserendo che se avessero acquista-to il petrolio di Supor sarebbero statidenunciati. Non ci fu quindi un cartel-lo: si trattava di aperte minacce, per lequali Aioc fu anche querelata da Supor.Ai fatti, l’azienduola italiana ebbe diffi-coltà a trovare depositi costieri dispostia prendere sempre nuovi carichi dellesue navi, viste le migliaia di tonnellategià in giacenza. Aioc arrivò perfino apubblicare un annuncio su una rivistaspecializzata svizzera per comunicare atutti la propria posizione in merito alpetrolio di Supor.Il fatto che non ci fu un cartello daparte delle “sette sorelle” è conferma-to dall’esistenza di un documento da cuirisulta che Supor chiuse dei contratticommerciali con Esso, Socony, Shell e labelga Purfina. Il documento testimoniaun “accordo di ripartizione” datato1818181818febbraio 1955febbraio 1955febbraio 1955febbraio 1955febbraio 1955, secondo il quale il tota-le complessivo dei trasporti da partedelle aziende citate era di 217.499 ton-nellate di greggio. Sono presenti negliarchivi della società anche diverse let-tere indirizzate aVVVVVincenzo Cazzanigaincenzo Cazzanigaincenzo Cazzanigaincenzo Cazzanigaincenzo Cazzaniga,presidente della Esso Standard Italiana,per la definizione di vari contratti. Inol-tre, Supor fu in grado di vendere petro-lio ad aziende greche, giapponesi, ame-ricane indipendenti. Peraltro, con Essoun contrasto c’era, ma era interno al-l’Iran: al ritorno dello Scià, laStandardStandardStandardStandardStandardOil of New JerseyOil of New JerseyOil of New JerseyOil of New JerseyOil of New Jersey fece di tutto per farfuori Supor, e di fatto ci riuscì.Il problema di Supor fu che, alla ria-pertura del mercato dopo la sentenza,la sua situazione finanziaria era giàcompromessa. Da un lato, gli iraniani,passati sotto la protezione anglo-ameri-cana (e di Standard Oil), tentavano con-tinuamente di invalidare il contratto difornitura. Dall’altra, Supor aveva subitoperdite enormi per le giacenze, a parteil deterioramento fisico del petrolio.Ma Supor non poteva fallire: il con-tratto petrolifero era basato su un si-stema “merci contro petrolio”, che ave-va legato ai suoi destini quelli dei paga-menti ad aziende qualiFiatFiatFiatFiatFiat, Carlo Erba,Boldrini,AnsaldoAnsaldoAnsaldoAnsaldoAnsaldo,IlvaIlvaIlvaIlvaIlva. Per intercessio-ne diGiulio AndreottiGiulio AndreottiGiulio AndreottiGiulio AndreottiGiulio Andreotti, allora Ministrodelle Finanze, che avrebbe sondato an-cheMatteiMatteiMatteiMatteiMattei, Supor fu acquistata dalde-de-de-de-de-manio pubblicomanio pubblicomanio pubblicomanio pubblicomanio pubblico, per tentare di realiz-zare il realizzabile. Da una lettera dicontestazione a un accertamento fisca-le, si rileva che nel 1957 era possedutadallaS.A. Fertilizzanti Naturali ItaliaS.A. Fertilizzanti Naturali ItaliaS.A. Fertilizzanti Naturali ItaliaS.A. Fertilizzanti Naturali ItaliaS.A. Fertilizzanti Naturali Italia,un’azienda statale. Vivacchiò fino ai pri-mi anni Settanta, quando venne sciol-ta. Per un periodo passò anche sottol’Ente TEnte TEnte TEnte TEnte Tabacchiabacchiabacchiabacchiabacchi.Supor non ebbe successo a causa diun errore di calcolo politico. Mattei nonaveva petrolio, ma aveva protezione po-litica: l’Eni sopravvisse all’impatto conle grandi. Supor aveva petrolio, ma poli-ticamente era scoperta. Eppure Suporrappresentò qualcosa di importante:nella sua romantica impresa, che permolti aspetti richiama quella dell’Epim,aveva aperto il commercio tra l’Italia el’Iran. Se il contratto petrolifero fu di-sciolto, camioncini e medicine continua-rono a esser spediti. Si può dire che gra-zie a Supor l’Italia è oggi primo partnercommerciale dell’Iran, per quanto laGermania potrebbe presto prendere ilsuo posto.In tutta la storia di Supor, Mattei eb-be molta meno importanza di quantonon si sia considerato finora. All’epocaesistevano interlocutori molto più im-portanti diEniEniEniEniEni, fondato solo nel 1953:basare una strategia commerciale sola-mente sul contatto con l’azienda italia-na sarebbe stato insensato. E’ vero: ilprimo viaggio di Miriella terminò a Ve-nezia, dove c’era la raffineriaIromIromIromIromIrom con-trollata da Eni; ma il partner di Eni inquesta raffineria era proprio Aioc, cheper l’appunto denunciò Supor non ap-pena la motonave attraccò a Porto Mar-ghera.Mattei nei mesi precedenti non ave-va mai dimostrato un particolare interes-se per il petrolio di Mossadeq: era statosolo dopo grandi pressioni diplomaticheche aveva accettato di incontrare dei rap-presentanti del Primo Ministro iraniano.Dalle carte di Supor non emergono par-ticolari questioni concernenti Mattei: an-cora al 1955, quando Supor era stata na-zionalizzata, le raffinerie a cui si puntasono “API, Sarom, Aquila e Permolio” equella di Napoli della Socony Vacuum.Porto Marghera era off-limits perché par-tecipata da Aioc, con vertenze ancora incorso. Le raffinerie di Bari e di Livornofacevano capo aStanicStanicStanicStanicStanic partecipata daAnic ed Esso. Come si è visto, la Esso ac-cettò di prendere carichi di Supor.E’ suggestivo ritenere che Mattei si
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