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STORIE DI BRIGANTI, MALANDRINI, FRODATORI ECONTABBANDIERI IN VAL TIDONE E DINTORNI TRA 1530 E 1900
Elvy Costa ClericiCon il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune didi Caminata Val Tidone
 
 
Dedico questa ricerca alla memoria di Enrichetto Viganego (Genova 1868 –1945), piacentino di origine, personaggio eclettico, giornalista, insegnante,impresario teatrale, attore per diletto col suggestivo nome d'arte di “Nelson leFollet”, viaggiatore per passione, attraversò la Russia con la miticaTransiberiana, agli albori del '900 si spinse in America del sud dove lavorò al Theatre Royal di Buenos Aires.
 
 
 
STORIE DI BRIGANTI, MALANDRINI, FRODATORI
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ECONTRABBANDIERI IN VALTIDONE E DINTORNI TRA 1530 e 1900
Una pergamena redatta tra il 912 e il 915 a beneficio del suddiacono Giacomo ci riportaal tempo in cui gli abitanti dell'Oltrepò pavese e piacentino cominciarono a fortificare iloro villaggi, la stessa ci ricorda che a causa del terrore ungarico venne chiesto aBerengario di erigere un
“castellum” 
in Media Val Versa. Dalla storia sappiamo che lerazzie degli ungari si erano verificate un decennio prima, ma per tutto quel periodo el'immediato successivo, il territorio dovette sottostare a scorrerie e scorribande dirazziatori non solo venuti da lontano, ma gruppi italici, addirittura locali, noti come
“mali Christiani” 
che vivevano rapinando le comunità rurali indifese, considerate loro predenaturali. I boschi e le foreste, per tutto l'Alto Medio Evo erano il luogo dove l’uomosvolgeva la sua attività agro pastorale, la caccia e l'allevamento e vi trascorreva tutta lasua vita, i pastori e i taglialegna avevano lì il loro ambiente naturale, in questo stessomomento erano attraversati da bande di predoni e turbe di invasori che calavanodall'oriente dell'Europa. È a questo periodo che facciamo risalire la prima apparizionedella famigerata figura del bandito nelle corti piacentine. Attorno all’anno Mille, quandoil fenomeno dei pellegrinaggi assunse proporzioni notevoli e sorsero difficoltà oltre ched'igiene anche d'ordine pubblico si fondarono gli xenodochia
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, dove pellegrini emercanti potevano trovare cure e protezione. Gli spostamenti di queste masse migrantiche aveva con sè il denaro per i lunghi viaggi, avvenivano quasi sempre a piedi, a cavalloo in carretta, lungo percorsi devozionali quali la via Francigena, la Strata Romea, la viadegli Abati, e in Val Tidone la Via della Costa, tortuosi e con passaggi obbligati doveerano attese dai
“latrones” 
. Questi avvenimenti non ci devono stupire se perfino aquell'ascetico personaggio che era San Colombano avvenne di inoltrarsi nei boschi di Annegray per pregare ed abbia dovuto affrontare bande di briganti, orsi e lupi affamati,dove il cronista, Giona,Vita 9, accomuna i briganti alle fiere. A Zavatterello luogo prospicente la valle del Tidone, nel secolo XII i Cistercensifondarono un convento, essi conducevano una vita povera e sceglievano di edificare iloro monasteri nei luoghi più impervi, proprio dove si erge la chiesa di San Roccoavevano disboscato e coltivato quel poco per loro e per i loro beneficati, presso la lorobadia vi era anche l'ospedale per i poveri, gli ammalati e i pellegrini che lì giungevano dalBasso Tidone per avventurarsi verso il Penice e il passo del Calenzone e poi nelgenovesato. La vox populi ci informa che alcuni fra i più forti e vigorosi scelti fra i
“monaci bianchi” 
avevano il compito di scortarli e proteggerli armi alla mano, da possibilibrutti incontri. Sempre a Zavattarello, sul portale cinquecentesco d'ingresso al Castello viè un affresco raffigurante un drago legato all'albero di mele, sovrastato da un'aquila conle ali aperte, pronta all'attacco, vi si legge:
“Praeda vilis vigilataque poma” 
con queste parole e il forte simbolismo delle immagini si vogliono diffidare aggressori eladroni.Per inciso, Zavattarello fino all'Unità fu terra di frontiera, a Moline vi era l'ufficio didogana, ancor oggi due vecchi edifici all'estremità della frazione sono chiamati
“la caserma” 
e il
“dazio” 
, fu soppresso solo nel 1854, qui, le avverse condizioni di vita, ledifficoltà delle comunicazioni dovute all'asprezza del territorio, incoraggiarono il
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