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il
Ducato
Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino
Quindicinale - 22 giugno 2009 - Anno 18 - Numero 9il Ducato online: www.uniurb.it/giornalismo
   D   i  s   t  r   i   b  u  z   i  o  n  e  g  r  a   t  u   i   t  a   S  p  e   d   i  z   i  o  n  e   i  n  a .  p .   4   5   %   a  r   t .   2  c  o  m  m  a   2   0   /   b   l  e  g  g  e   6   6   2   /   9   6  -   F   i   l   i  a   l  e   d   i   U  r   b   i  n  o
Corbucci e Pivato, le nuove sfide
 Le grandi opere fondamentali per lo sviluppo. L’Ateneo deve superare le angustie economiche
Il sindaco rieletto e il nuovo rettore affrontano i problemi della città e il suo futuro
Franco Corbucci e StefanoPivato si preparano alle nuovesfide. Sono i protagonisti dellavita di Urbino, in una fase in cuila città tenta di risolvere gliantichi problemi e di rilanciar-si. Corbucci è stato eletto sin-daco per la seconda volta. Ilsuo nome è uscito dalle urne alprimo turno, anche se questavolta ha sfiorato il ballottaggio.L’opposizione è arrivata al 45per cento dei voti. Le intervistedel Ducato.Dice il sindaco: “Bisogna pun-tare ancora sulle grandi opere,perché Urbino ha bisogno diuna serie di robuste infrastrut-ture”. Impegno convinto perallevare la nuova classe diri-gente. Fra i primi progetti, l’i-dea di abolire la commissioneconsiliare che si occupa di edi-lizia: “Inutile”. Il lavoro per arri-vare alla formazione della giun-ta.Dice il rettore: “C’è ancora laquestione dei finanziamenti,ma ci sono molte cose da fare”,Secondo Pivato, storico eappassionato di Medio Oriente,“gli studenti non sono clienti,devono sentirsi a casa”.Proporrà a Corbucci che unostudente prenda parte alConsiglio comunale, senzadiritto di voto. Carlo Bo? “L’hoconosciuto. Lui era un mito”.
alle pagine 2 e 3
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on c’è sirena che tenga. Con L’ “Ulisse” scolpito da Giuliano Vangi Urbino non può perdere l’orientamento.La statua in granito realizzata dal Maestro fiorentino domina, da qualche tempo, lo spazio espositivo ideatodagli stilisti Piero e Giacomo Guidi alla rotatoria tra la strada statale e viale Di Vittorio. Punto di riferimento perla scultura contemporanea, dal 2005 ha ospitato, a rotazione, le opere dei più importanti maestri del Novecento.
Ulisse sbarca alla rotonda
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uesto è un “Ducato”diverso. Di solito agiugno il giornale nonc’è. Le lezioni si interrompo-no e gli allievi lascianoUrbino per spostarsi nelleredazioni dei quotidiani, deisettimanali, delle radio edelle televisioni. Abbiamo,invece, deciso di essere pre-senti, prima dell’estate, perpartecipare a un nuovo iniziodella città che prende corpoproprio adesso. E’ statoappena eletto nuovo Rettoredell’Università StefanoPivato e i cittadini hannorimesso, con il voto, al gover-no del Comune, FrancoCorbucci. Il primo porta unprogetto di un orizzonte piùaperto. Il secondo ha la pos-sibilità di alzare l’asticella diun progetto civile. E intantospira su Urbino un ventofavorevole sotto le ali diRaffaello.Si esce dall’orizzonte dome-stico, con successo, proprioquando altrove davanti allacrisi economica ci si chiude.Mentre la cultura e il sapere,la scuola e l’università, per-dono risorse, qui si concre-tizza il contrario. E’ come seUrbino scoprisse in sé, nelproprio passato e nel propriopresente, la forza di parlarelontano. Propone un model-lo? Forse. Viene in mente losbarco della Fiatnell’America di Obama. Anche in quel caso un capo-volgimento rispetto alle vec-chie formule. Lavori in corsoper una economia diversa.Non è poi un caso se gli artico-li che leggerete in questonumero sono scritti da altrecittà italiane, da capitali esterea opera di chi si sta formando aUrbino. E a questo “Ducato”più largo hanno lavoratoanche allievi degli anni scorsiche così tracciano fili chevanno e vengono tra Urbino e icentri del giornalismo.Non sappiamo se il nuovorettore e il nuovo sindacosaranno capaci di scalare ilcielo e riportare giù, nellavita quotidiana delle perso-ne, l’utopia di Urbino. C’è unvantaggio: qui non si sogna,ma si parte dal reale. Nonappare impossibile avereuna comunità dove nessunoresta indietro e nessuno hapaura del futuro. Anche gliultimi. Certo, se questo sifarà, si potrà mostrare unastrada agli altri. Fuori daiconfini del Ducato.
direzione.ilducato@uniurb.it 
a pagina 14
Le mille facceche nascondonola Grande Mela
New York
a pagina 12 
Minigonnee Hezbollah
Beirut
a pagina 13
Mick Jagger e il tesorodel gelataio
Londra
a pagina 7 
A Fabrianol’azienda felice
Industria
a pagina 15 
Dopo-terremototra pessimismoe rassegnazione
L’Aquila
a pagina 6 
Parla MicheleAmbrosini
Banca Marche
Quando il giornalesi fa diverso
 
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o stesso entusiasmodi quattro anni fa.Quando la sua vitacambiò e smise di la-vorare per sei ore algiorno come farma-cista. Dall'estate del 2004, pe-riodo della sua prima elezione,Franco Corbucci cominciò adimpiegarsi per il doppio deltempo: "Dodici ore al giorno",come dice lui, "al servizio diuna città che amo". E la città loha ricambiato al primo turno,votandolo e riconfermandolo."Sono davvero contento per-ché questa vittoria è importan-te per tanti motivi, è un cicloche si completa". Il sindaco, gliurbinati, lo chiamano tutti pernome: Franco. Del resto lui nonsmettte di esprimere la sua ap-partenenza alla città in ognimodo: le sue passeggiate per ilcentro e quelle parole in dialet-to che si fa scappare quando sadi parlare con i suoi concittadi-ni lo rendono affabile, menodistante di altri politici."Un successo", dice commen-tando la sua rielezione. E a chigli fa notare che è arrivato a po-chi passi da un ballottaggio luireplica schietto: "Consideran-do l'arretramento del Pd a livel-lo nazionale e dovendo com-battere con una lista per cosìdire interna, questo risultato sipuò considerare ottimo". La li-sta "per così dire interna" èquella di Maurizio Gambini,che si è candidato contro di luial ruolo di primo cittadino do-po una lunga permanenza nelconsiglio comunale urbinatenelle file del Pd. Ma alla fine l'-ha spuntata lui, "Franco", cheha raccolto più della metà deivoti ancora una volta.Quando ha preso possesso del-le chiavi della città per la primavolta i suoi sogni erano le gran-di opere. Oggi di pari passo conquell'entusiasmo che dice nonessere mutato, cresce la suaconvinzione, vero punto discontro con le due liste civicheche siederanno in consiglio co-munale. "Il mio progetto èchiaro e ne sono sempre piùconvinto: le grandi opere pos-sono garantire un futuro di cre-scita per la città, quell'Urbinoche io sono orgoglioso di rap-presentare. C'è anche la pro-spettiva di dotarsi di infrastrut-ture fondamentali per l'acco-glienza dei turisti, che va di pa-ri passo con l'esigenza di unastruttura commerciale nuova.Santa Lucia, la Fornace e l'ex Consorzio agrario".La voce del sindaco si fa più de-bole quando ripete la filastroc-ca delle tre opere che per lui so-no una vera e propria missione.Lo avrà ripetuto mille volte, ilsuo slogan ed il suo sogno coin-cidono ancora con gli obbietti-vi del nuovo mandato: realiz-zare questi grandi punti ne-vralgici per la città. "All'oriz-zonte ci sono anche altre sfide,come quella che cercherò dicombattere per il migliora-mento dell'efficienza dellamacchina comunale, ci vuoledi sicuro meno burocrazia. Poi,guardando più in là, vorrei tan-to lavorare per realizzare unnuovo grande piano regolato-re".E c'è anche un primo intentopratico: "Voglio eliminarecompletamente la commissio-ne edilizia, le sue lungagginiservono obiettivamente a po-co. Il parere degli uffici può inquesti casi essere più che suffi-ciente per dirimere questioniurbanistiche, naturalmente te-nendo conto dei pareri dellasoprintendenza all'interno delcentro storico". Sulla compo-sizione del nuovo governo del-la città "ha le idee chiare", dice.Ma non fa neanche un nome,anche perché nonostante l'o-stentata tranquillità c'è un ilsolito grande trambusto attor-no alle poltrone di giunta. Sicu-ramente l'assessorato alla cul-tura e turismo, avamposto cru-ciale nelle logiche cittadine,non sarà più guidato dalla pro-fessoressa Lella Mazzoli, unicatecnica del primo governo Cor-bucci, che ha pubblicamenterinunciato pubblicamente a ri-coprire ancora questo ruolonei prossimi quattro anni. Allafine, accompagnato da un so-spiro e un tono di sollievo, ilsindaco lancia un messaggioalle nuove leve: "Il mio compi-to da oggi è soprattutto quellodi fare da traghettatore per lanuova classe dirigente dellacittà: farò di tutto per fa sì che igiovani validi emergano e lavo-rerò col cuore perché possanoassumersi responsabilità im-portanti".
 giorgiobernardini@hotmail.it 
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alce, martello e scudo crociato van-no in soffitta. Per la prima volta daldopoguerra rimangono fuori dalconsiglio comunale urbinate gli eredi di-retti dei partiti di massa della prima re-pubblica: neanche un seggio per Rifon-dazione e Pdci, stessa solfa per l’Udc.Questa la squadra del consiglio comuna-le: undici consiglieri indossano la casac-ca del Pd e compongono la maggioranzaassieme a un socialista e a un verde; l’op-posizione è composta da 4 consiglieridella lista “Per Urbino” (che raccoglie an-che il Pdl) e 3 di “Liberi per cambiare”,guidata dalla new entry del dissidente PdMaurizio Gambini. Proprio l’exploit del-la sua lista è il dato più sorprendente diqueste elezioni comunali: il 17% dei cit-tadini ha votato per una lista civica nataa pochissimi giorni dall’inizio delle ele-zioni.La lista “Per Urbino”, che raccoglieva an-che le istanze politiche della precedenteopposizione di centro-destra, si è ferma-ta poco sotto il 24%: il candidato sindacoBonelli non è comunque riuscito a por-tare Franco Corbucci al ballottaggio. Daparte sua il sindaco ha registrato il 54%delle preferenze raccogliendo i fruttidell’alleanza con Verdi, Idv, socialisti ecomunisti. Questi ultimi, PdCi e Rifon-dazione, avevano addirittura unito leforze associando i propri candidati sottoun unico simbolo. Ma non è servito a nul-la: nonostante facessero parte della co-alizione vincitrice delle elezioni il 3,4%conseguito (316 voti in totale), non è sta-to sufficiente a garantire un seggio allasinistra radicale.L’Udc correva da solo per la prima volta,ma anche al leader del centro Campo-giani non è riuscito di superare il 3,6%, ri-manendo inesorabilmente fuori dai gio-chi. Questo non impedisce a Campogia-ni di dire la sua sul futuro dell’ammini-strazione: “L’insieme delle candidaturedi opposizione sfiora il 45%, di questol’amministrazione dovrà tenere contonelle scelte del prossimo futuro”.Il leader di “Liberi per Cambiare” Mauri-zio Gambini si candida invece a l ruolo digarante: “Sappiamo che i cittadini sonocon noi, quello ottenuto è un risultatoesorbitante. E per non tradire la fiduciache la gente ha riposto in noi, ogni duemesi faremo un resoconto su ciò che nonverrà realizzato in base alle promessefatte dalla coalizione di Corbucci in cam-pagna elettorale. Sarò un notaio”. Bonel-li è laconico: “Ho contribuito a far perde-re 19 punti percentuali a questa maggio-ranza. L’opposizione, che sarà adessopiù forte, metterà il governo della città difronte a tutti i problemi”. (G.B.)
Per la prima volta fuori dal Consiglio comunale l’estrema sinistra
Franco Corbucci, rieletto sindaco, parla dei primi progetti. “Servono giovani validi”
“Sono sempre più convinto che la città abbia bisogno di forti infrastrutture”. Già al lavoro per la Giunta 
GIORGIO BERNARDINI
Il sindacoFrancoCorbuccidurantela campagnaelettorale.Ha vintoal primoturno(Foto LUCATONI)
 Bonelli: “Spingeremola maggioranza,oggi siamo più forti”
L’opposizione è più agguerrita
Il futuro nelle grandi opere
 
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PRIMO PIANO
StefanoPivatonellasua casadi Rimini.Il nuovorettore siinsedieràa ottobre
Il nuovo rettore Pivato, una vita per la storia
“Qui gli studentisi sentano a casa”
Finanziamenti e collaborazione con il Comune, queste le priorità 
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mpegnatissimo. Non-ostante al suo insedia-mento manchi ancoraqualche mese, per il retto-re Stefano Pivato il lavoroè già partito da tempo.Mentre lo intervistiamo nel suostudio, al pianterreno della casadove vive con la famiglia a pochipassi dal lungomare di Rimini,Pivato riceve diverse telefonateda Urbino. Dopo il nostro collo-quio l'ormai ex preside di Lin-gue e Letterature straniere an-drà a Pesaro per parlare, nean-che a dirlo, di università. Ci par-la delle sue passioni al di là del-lo studio, i complimenti ricevu-ti via Facebook da allievi ed ex allievi. E confessa: “Con il miopredecessore Giovanni Bogliolomi sento spesso. È normale egiusto chiedere consiglio a unuomo con otto anni di rettoratoalle spalle”.La sua visione di università, na-turalmente, è sempre quella ri-assunta nello slogan “Cambio dipasso”. Le tre parole con le qualiha convinto il 64% dei votanti ascapito del prorettore MauroMagnani. La campagna eletto-rale è finita, e si avvicina il mo-mento di trasformare le parolein fatti, le bozze in progetti con-creti.
Ora che è stato eletto, quale sa-rà il primo obiettivo che tente-rà di raggiungere?
La priorità è quella di ottenerepiù finanziamenti dallo Stato. Almeno al livello delle altre uni-versità marchigiane. Per essereconsiderati “virtuosi”, gli ateneinon possono usare più del 90%del Fondo di finanziamento or-dinario per assumere personaledi ruolo. Urbino è al 102%. Suquesto c'è ancora molto da la-vorare.
Pensa che la riforma dell'uni- versità del ministro Gelminipossa limitare ancora di più lerisorse della Carlo Bo?
In realtà è ancora presto per ca-pire quali conseguenze avrà lariforma. Spero che non sianoprevisti tagli al nostro ateneo,ma ancora non sappiamo nulla.
Come si raggiunge quella si-nergia tra ateneo, città ed Ersudi cui ha parlato così spesso incampagna elettorale?
Un buon terreno potrebbe esse-re quello dell'edilizia. Faccio unesempio: quando finiranno i la-vori di ristrutturazione, la Datadiventerà un importante centroculturale di Urbino. Perché nonriservare uno spazio anche al-l'università? Poi penso ai collegie alle sale studio, che potrebbe-ro rimanere aperte anche di se-ra per favorire la socializzazionetra i ragazzi. Con il Comune, poi,ho un paio di idee e ne sto par-lando con il sindaco Corbucci.Penso a un rappresentante deglistudenti che assista alle sedutedel consiglio comunale. Questafigura non avrebbe diritto di vo-to ma potrebbe intervenire du-rante le sedute per farsi porta-voce delle istanze degli studen-ti. Allo stesso modo penso a undelegato del Comune che si oc-cupi dei rapporti con l'universi-tà. Le due istituzioni di Urbinodevono parlarsi di più.
Negli ultimi anni il numero de-gli iscritti è calato. L'impressio-ne è che questa città non abbia più molto da offrire a uno stu-dente.
È anche una questione di men-talità. Gli universitari non de-vono essere solo “clienti” aiquali vendere prodotti e servi-zi. Chi viene a Urbino per stu-diare, spesso da città lontane,deve anche sentirsi un po' a ca-sa. Noto che il giovedì sera èsempre meno tollerato dallacittadinanza. Ma i ragazzi nonpossono solo studiare, hannoanche altre esigenze tra cui losvago.
Internazionalizzazione: un'al-tra parola chiave del suo pro-gramma. Quali strumenti uti-lizzerà?
 Anzitutto partiamo da quelloche già c'è e miglioriamolo. Iprogetti Socrates ed Erasmus,ad esempio, funzionano benema hanno bisogno di una spin-ta in più. Un buon modo per at-tirare gli studenti stranieri èquello di attivare alcuni corsi inlingua inglese. Pensiamo a unragazzo tedesco che deve sce-gliere tra Urbino, dove si inse-gna solo in italiano, e un ateneodel nord Europa, dove l'inglese èla lingua corrente.
Lei conosceva piuttosto beneCarlo Bo. Che prova, oggi, a ri-coprire la sua stessa carica?
Se mi sentissi un successore diBo commetterei un grave erro-re, un peccato di presunzione.Lui era un mito. Con lui avevo unrapporto di ammirazione manon posso negare che mi sentis-si in soggezione di fronte a lui.Sono diventato preside nel 2000e ho fatto a tempo ad assisteresolo a qualche seduta del Sena-to accademico presieduta daBo.
Dopo la sua vittoria come han-no reagito gli studenti?
Ci tenevano molto a congratu-larsi con me. Ma la cosa più pia-cevole l'ho vista su internet: al-cuni ragazzi hanno creato ungruppo su Facebook che si chia-ma “Gli amici di Stefano Pivato”e lì mi hanno scritto una cin-quantina di messaggi di compli-menti. Mi ha fatto un enormepiacere.
Quali sono gli hobby e gli inte-ressi del nuovo rettore?
Ho sempre dedicato molto tem-po allo studio e alla ricerca. Perme la storia contemporaneanon è solo un lavoro ma unagrande passione. Nei prossimimesi, comunque, penso cheavrò poco tempo per dedicarmia questa materia. Mi piace mol-to anche viaggiare. Il MedioOriente è la mia meta preferita.Israele, Libia ma soprattutto ilMarocco: uno dei pochi paesiche non mi fa sentire un turista.Non mi sono mai piaciuti i viag-gi organizzati. Quando sono aRimini, poi, amo fare passeggia-te in bicicletta.
 federico.formica@gmail.com
FEDERICO FORMICA

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