Producono però anche sostanze antibiotiche che, diffe-rentemente, agiscono invece a svantaggio di specie diffe-renti da quelle che le hanno prodotte. In questo modo,nessuna delle specie riesce a prendere il sopravventosulle altre e il sistema resta bilanciato. Ovviamentel’ingresso dei patogeni ha come effetto quello di ‘sbilan-ciare’ tale bilanciamento che, nell’individuo sano, prestoviene contrastato e difficilmente conduce ad infezioneconclamata.La microflora è infine fondamentale da un punto di vistatrofico: tramite la produzione di enzimi regola il metabo-lismo delle sostanze esogene e contribuisce anche a man-tenere la struttura e la motilità del tubo digerente e aregolare la composizione dei gas intestinali e delle feci.Partecipa inoltre alla regolazione del pH dell’ambientegastroenterico, alla sintesi delle vitamine (soprattutto K eB12) e al metabolismo dei farmaci.
Alterazione della microflora
(
9-10
) Numerose sono le situazioni che possono condurre aduna alterazione qualitativa e quantitativa della microflo-ra: antibiotico-terapia, fenomeni diarroici, sbilanciamen-to dietetico, dispepsia, malassorbimento, colite, stress,
etc
. Questa alterazione, riportata come dismicrobismo odisbiosi, tende a manifestarsi con meteorismo, gonfioreaddominale, stipsi, diarrea, alvo alterno, dolore intestina-le,
etc
. Nella letteratura clinica si riscontrano, ormai da quasidue decadi, numerose relazioni sui trattamenti mirati a base di probiotici o prebiotici (o simbiotici) nella ricosti-tuzione della microflora cosiddetta ‘alterata’. Nel casodel trattamento probiotico, si utilizzano ceppi selezionatiin base, oltre che all’origine, alla capacità:•di resistere agli acidi gastrici e ai succhi biliari,•di adesione all’epitelio intestinale,•di proliferazione,•di produrre batteriocine,e alla non presenza di antibiotico-resistenza trasferibile e,quindi, tipizzati e depositati presso qualche ‘ceppoteca’internazionale.Funzionale e promettente, il trattamento probiotico ha però nella vitalità dei ceppi impiegati nel formulato finitoil suo più grande problema. Nel caso del trattamento prebiotico, si utilizzano fibre‘indigeribili’ per l’organismo umano ma assolutamente‘digeribili’ da microrganismi, come i lattobacilli e i bifi-dobatteri, commensali piogeni intestinali, che le ‘impie-gano’, fermentandoli ad acido lattico, acetico, propionicoe butirrico, come substrato nutritizio per il loro sviluppo proliferativo.Il trattamento prebiotico ha i suoi limiti sia nell’azionenon ‘genere/specie/ceppo-specifica’ che nel rischio, piut-tosto comune, di induzione di fastidiosi effetti collaterali,quali il meteorismo e la flatulenza.Il terzo approccio, il trattamento con simbiotici, si attuaattraverso la somministrazione ‘miscelata’ di entrambe letipologie di ingredienti e unisce quindi i vantaggi e glisvantaggi degli approcci probiotico e prebiotico.
SVILUPPO DI UN PREBIOTICOAD ELEVATA SPECIFICITÀPER LATTOBACILLI E BIFIDOBATTERI
Per quanto concerne il trattamento prebiotico, è poten-zialmente possibile costituire uno strumento preventivo-terapeutico per le disbiosi in genere, tenendo in attentaconsiderazione i rapporti quantitativi tra bifidobatteri e batteri lattici che, nel loro insieme, sono il reale bersagliodel trattamento prebiotico.Largamente riconosciuti dalla comunità scientifica comein grado di influenzare positivamente il benessere intesti-nale inteso come capacità immunologica, digestiva, ditransito, anti-stipsi, anti-diarroica e di assorbimento deinutrienti, bifidi e lattobacilli possono essere infatti ‘ali-mentati’ ricorrendo all’uso di fibre prebiotiche, costituen-do queste un vero e proprio substrato nutritizio solo per queste due specie batteriche.Secondo la definizione del Ministero della Salute ‘lefibre prebiotiche sono sostanze non digeribili di originealimentare che, quando assunte in quantità adeguata,favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o che vengo-no assunti insieme al prebiotico’.Fibre prebiotiche scientificamente documentate, e quindiimpiegabili in sicurezza, per uso umano sono: l’inulina, igalatto-oligosaccaridi (GOS), i frutto-oligosaccaridi(FOS), il lattosaccarosio, le pirodestrine, i soia-oligosac-caridi, i trans-galatto-oligosaccaridi, gli isomalto-oligo-saccaridi, il lattilolo, il lattulosio, gli xilo-oligosaccaridi eil polidestrosio.
Fibre bifido-specifiche
(
11-16
)L’
inulina
, o le inuline secondo alcuni Autori, è una misce-la di oligosaccaridi caratterizzata dalla presenza di frutto-sio polimerico a 10-12 subunità (legame beta-2-1-glucosi-dico); è presente in natura e rintracciabile, ad esempio,nella radice di
Cichorium intybus
(la comune cicoria) e inaltre specie vegetali. L’inulina è una fibra bifido-specifica.I
GOS
sono invece oligomeri del galattosio (epimero delglucosio), ma anch’essi mostrano elevata ceppo-specifi-cità verso i bifidobatteri.I
FOS
sono polimeri a corta catena, contenenti alternanzadi D-fruttosio e D-glucosio (3-5 subunità). Anche i FOSsono fibre bifido-specifiche.Il
lattosaccarosio
è un trisaccaride costituito da D-galat-tosio, D-fruttosio e D-glucosio. E’ considerata una fibraessenzialmente bifidogenica.Le
pirodestrine
sono prebiotici costituiti da D-glucosio ederivati dall’idrolisi dell’amido. Sono fibre fortemente bifido-specifiche.I
soia-oligosaccaridi
sono prebiotici ottenuti principal-mente da soia e leguminose in genere. Chimicamentesono costituiti dal trisaccaride raffinosio e dal tetrasacca-ride stachiosio, entrambi bifidogenici.I
trans-galatto-oligosaccaridi
sono prebiotici ottenuti per via enzimatica contenenti D-galattosio e D-glucosio.Anch’essi sono bifidogenici.
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INTEGRATORE
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UTRIZIONALE
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