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I Popoli Del Mare

I Popoli Del Mare

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Published by Pietro Viviani
Dal libro Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II di Fernand Braudel
Dal libro Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II di Fernand Braudel

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Categories:Types, Research, History
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I popoli del mare
I mari stretti del Mediterraneo hanno dato origine al costume tradizionale dei popolimarittimi
Il Mar Mediterraneo non è da considerarsi un unico mare poiché esso è una successione di litorali estretti mari che comunicano tra loro attraverso stretti e porte. Ciascuna di queste parti particolari ha propri caratteri e usanze che, in alcuni casi, si sono tramandate fino ad oggi, soprattutto per quantoriguarda la pesca e in alcuni casi si è mantenuta lo stesso tipo d’imbarcazione.Come accade:
“A Sfax, il Mare delle Sirti, con le sue maone dalle vele triangolari,
[dove]
le barchedei pescatori di spugne, i kamaki con l’equipaggio di uomini di Gerba e di Kerkenna, che praticanola pesca con la fiocina.”
La vita marina del Mediterraneo è dunque principalmente sviluppata in queste sezioni di marestrette e poco profonde che si presentano pressochè perfette per tracciare rotte per navi mercantilileggere e tracciati da seguire dai pescatori del luogo.All’interno di questi stessi mari se ne potrebbero ancora distinguere altri più piccoli: nelMediterraneo non c’è golfo che non sia una piccola patria.
I Portoghesi: grandi esploratori e solcatori dei mari
L’arte della navigazione portoghese non deriva certamente dalla loro posizione geografica poichéessi, trovandosi confinanti solo con l’Oceano Atlantico, non hanno avuto modo di svilupparsicommercialmente in modo ampio, la vicinanza dell’oceano procurava loro disguidi, come per esempio le tempeste, le mareggiate e i frequenti banchi di nebbia che invadono il mare. Seppuretrovandosi di fronte grandi ostacoli imposti dalla natura, i Portoghesi hanno saputo svilupparecomplicate tecniche di navigazione in momenti critici, ma soprattutto si sono sviluppati nel campodella carpenteria navale. Con l’introduzione delle caravelle, particolari navi leggere che potevanoessere utilizzate come navi mercantili o come perfette navi da esplorazione. I Portoghesi in brevetempo controllavano i traffici commerciali di tutto il bacino orientale e le loro caravelle cheinizialmente trasportavano cuoi imbarcati a Lisbona, si svilupparono in “caravelle grosse”aumentando notevolmente di stazza per rispondere alle esigenze di tutto il Mediterraneo.Verso la metà del XVI il commercio portoghese è senza dubbio in declino, poiché molte navi datrasporto e molti marinai hanno offerto i loro servizi ad altri paesi, soprattutto agli Inglesi checompravano le caravelle portoghesi per trasformarle in navi corsare o in navi mercantili.Abbiamo la testimonianza offertaci da Braudel:
“A Marsiglia, il 15 gennaio 1536, un mercante inglese acquista la propria nave dal portoghese Jean Ribere.”
 L’introduzione delle caravelle ha spinto alcuni marinai a navigare in alto mare nell’Atlantico cheera una novità assoluta che comunque si sentirono più sicuri soprattutto per la loro esperienza e per i loro straordinari velieri. I Portoghesi furono i primi ad esplorare la costa occidentale dell’Africa,sotto la guida di Enrico il Navigatore che riuscì a spingervi una piccola flotta formata principalmente da cabotieri inquieti e paurosi, privi della minima audacia marina.
Costantinopoli ha il dominio sul Mar Nero
La zona che comprende il Mar Nero è sempre stata abitata da popoli barbari che praticavano inmodo rozzo la navigazione, soprattutto dandosi alla pirateria.Tra questi popoli spicca quello Bizantino, per la sua ricchezza e la sua magnificenza checomprendeva Costantinopoli, il fulcro del commercio del Mar Nero che controllava e accaparravamolti prodotti locali.
“Per l’enorme città, il Mar Nero, facilmente raggiungibile, è la zona alimentatrice, senza la qualeessa non potrebbe vivere.”
A Costantinopoli arrivavano le grosse navi ragusane provenienti da Varna che trasportavano dai cibi prelibati, come bottarga e caviale, alle materie prime come ferro fornito dalla Mingrelia e legname.Da Costantinopoli venivano inoltre trasmessi prodotti che venivano caricati su carovane cheavevano il compito di trasportarli sia verso Occidente che verso Oriente.1
 
Con la conquista turca di Costantinopoli avvenne un cambiamento radicale per quanto riguardal’economia, si interruppero i contatti con i porti del Mediterraneo ma si rafforzarono i contatti conl’Oriente e seguì un rimaneggiamento delle strade terrestri verso il mare. I Turchi introdussero aCostantinopoli un cibo molto importante per l’alimentazione: il grano, da questo momento lagrande città e la zona del Mar Nero divennero i granai ufficiali dell’impero turco.
I Normanni e i Bretoni nel Mediterraneo
I Normanni e i Bretoni, seppure il loro territori si trovino in luoghi isolati e dal clima rigido hannodato prova di essere eccellenti navigatori. Essi arrivarono molto presto sulla costa atlantica diSpagna e Portogallo, fin dal 1466 ci fu un quartiere bretone a Sanlùcar de Barrameda.Inizialmente i nordici assumono un atteggiamento ostile poiché si danno solo alla pirateria senzasviluppare un commercio regolare.
“Nel gennaio 1497, certe navi bertone si danno ad atti di pirateria intorno a Maiorca.”
In modo pressochè casuale i bretoni si ritrovarono a passare lo stretto di Gibilterra comeconseguenza di una forte folata di vento e per via delle correnti marine dello stretto. Nel 1509 velieri normanni vanno regolarmente a caricare in Mediterraneo gli allumi, minerali particolari utilizzati in ambito tessile, disponibili nelle zone estrattive laziali dello stato pontificio, per il cui carico si utilizzava il porto di Civitavecchia.Questa escursione normanna fino in Italia è documentata dal fatto che nei registri portuali diCivitavecchia compaiono numerosi piccoli velieri riconoscibili come appartenenti ai Normanni.I Normanni prolungarono la loro presenza in questa città che offriva molto lavoro ai marinainormanni e molti di loro fecero parte di lunghe escursioni commerciali:
“Il 4 gennaio 1574 la nave Le Coq, capitano Le Prieur, con a bordo piombo, barili di aringhe,cuoi, stagno, alcuni carise e 20880 ceppi di legno del Brasile.”
I Normanni, seppure arrivati relativamente tardi nel Mediterraneo, lasciarono la loro traccia daesperti navigatori.
Gli Inglesi: dai primi velieri alla prosperità del 1511
I processi inglesi, per quanto riguarda il commercio e lo sviluppo sul mare, furono lenti.Inizialmente le navi da carico inglesi non traevano molta ricchezza dal commercio dato chetrasportavano materie grezze come la lana dunque alcuni capitani iniziarono ad utilizzare i lorovelieri per traghettare pellegrini diretti in Terrasanta dall’isola. Braudel ci propone un’impresa diRobert Sturmy, mercante di Bristol, nel 1446:
“La Cog Ann, da lui noleggiata, trasportava 160 pellegrini in Terrasanta, oltre un carico di merci:lana, drappi, peltri. Essa raggiunse Giaffa e vi sbarcò i pellegrini, che fecero il viaggio di ritorno o per terra o a bordo di un’altra nave.”
Solo con l’inizio del XVI iniziano a diffondersi le loro merci in grandi quantità:piombo, stagno, pesce secco, panni rustici.Gli Inglesi divennero in breve tempo più ricchi e grandi produttori, spesso essi caricavano le loromerci su galeazze veneziane, spagnole e portoghesi. Avevano stabilito un punto d’incontro all’isoladi Chio, all’altra estremità del mare, da dove gli inglesi vendevano la loro merce e potevanoattingere a basso prezzo spezie, sete, pepe, cotone, tappeti, oli. In breve tempo l’isola divenne unodei centri più attivi d’Oriente, l’unico problema per gli inglesi era la lunghezza del viaggio.
“John Williamson era ingaggiato come bottegaio a bordo del Matthew Gonson di Londra nel 1534. Il suo bastimento (300 tonnellate e 100 uomini a bordo) passava allora per un bastimentoimportante e viaggiò in compagnia del Holy Cross,uno short ship di 160 tonnellate. Ambedueritornarono dal lungo viaggio in capo a un anno, con olio e vino in barili così malandati chebisognò travasarli prima dello sbarco. Ma la merce era eccellente, specialmente un certo malvasiarosso, di cui sino allora raramente si era visto l’eguale in Inghilterra. Inoltre, tappeti turchi, spezie,cotone…Il Holy Cross era stato talmente sballottato lungo il viaggio che fu lasciato in scalo, amarcire”
Questa testimonianza ci fa notare come i viaggi in mare potevano essere interminabili e difficili dasopportare, pure per le grosse imbarcazioni che venivano sottoposte a un’enorme usura.2

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