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©2009 Neuroscienze.netJournal of Neuroscience, Psychology and Cognitive Science
On-line date: 2009-04-17
Modelli di Attaccamento come Strategia di Regolazione Affettiva
di Emanuela Laquidara
Keywords:
Modelli Operativi, Strange Situation, AAI, Adult
Permalink:
Il concetto di funzione regolativa
 Nel valutare in che modo svariati fattori possono condurre o in altro caso mettere al riparodall'insorgenza di una psicopatologia nell'infanzia o in età adulta, risulta fondamentale chiedersiattraverso quali meccanismi i modelli di attaccamento dell'infanzia influenzano i percorsi evolutivi,in altri termini in che modo questi ultimi possono essere considerati come fattori protettivi o dirischio. I modelli di attaccamento sono considerati delle strategie di regolazione affettivaparticolarmente efficaci in cui le emozioni assolvono la funzione di valutare contemporaneamentel'ambiente circostante, lo stato dell'organismo, la disponibilità delle figure di attaccamento el'eventuale successo del comportamento di attaccamento nel mantenere un senso di sicurezzainterno. La fuzione regolativa si svolge ad un livello di base, in cui le emozioni attivano il sistemadi attaccamento comunicando al
caregiver 
bisogni, e a un livello superiore in cui le emozionirestituiscono informazioni al bambino circa il successo dei suoi tentativi di ottenere conforto estare nella relazione. Nel modello di attaccamento sicuro questi due livelli operano in manieraintegrata e consentono al bambino di ripristinare il senso di sicurezza. Nel caso di attaccamentoinsicuro invece, i due modelli producono un conflitto o una dissociazione, il bambino nonsperimenta un senso di sicurezza in quanto non viene data una risposta adeguata all'espressioneemozionale dei suoi bisogni, nel caso di attaccamento ambivalente perché la risposta èdiscontinua, nel caso di attaccamento evitante perché non c'è risposta. In questi casi il bambinotende a sviluppare delle strategie alternative come quelle di distanziamento e inibizionedell'espressione emotiva, per ridurre l'indisponibilità della figura di attaccamento ed aumentare ilsenso di sicurezza. La strategia evitante può diventare col tempo un meccanismo anticipatorioche sposta l'attenzione del bambino dagli stimoli in grado di attivare l'attaccamento verso gli
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oggetti inanimati, consentendo di mantenere un'organizzazione flessibile del comportamento euna vicinanza accettabile con il
caregiver 
(Main, Weston, 1982). L'imprevedibilità della rispostamaterna che viene sperimentata nei casi di attaccamento ambivalente favorisce l'emergere di unastrategia in cui le espressioni emozionali risultano esagerate allo scopo di ottenere più facilmenterisposta. I diversi stili di regolazione emozionale tendono a perdurare nel tempo influenzandol'adattamento sociale nelle varie fasi evolutive, contribuendo allo sviluppo di comportamentiinternalizzanti o esternalizzanti, responsabili di successive alterazioni psicopatologiche. Negliultimi anni gli studi relativi allo sviluppo emotivo fanno coincidere con sempre maggiore frequenzatale sviluppo non solo con l'acquisizione delle capacità di comunicare a livello emotivo,riconoscendo le emozioni altrui ed esprimendone di proprie, ma anche con quelle di regolare laloro intensità anche a fronte di stimoli particolari, quali eventi nuovi o stressanti. Molto chiaro aquesto riguardo risulta essere il modello proposto da Sroufe (1995) che descrive la regolazioneemotiva da parte del bambino come la capacità di mantenere l'organizzazione comportamentaledi fronte a elevati stati di tensione, concepita in una successione temporale ben definita in cui ècentrale il ruolo svolto del
caregiver.
Le prime forme di regolazione emotiva nascono nell'ambitodella relazione diadica con il
caregiver 
; dopo una prima fase (0-2 mesi) in cui la regolazione dellatensione avviene in modo fisiologico nell'ambito dell'accudimento, s'identifica una seconda fasedella "regolazione guidata" ( 3-6 mesi di vita) nel corso della quale il
caregiver 
svolge un ruolofondamentale, aiutando con suoi interventi specifici il bambino a modulare la sua tensione afronte di emozioni intense sia negative che positive. Tale funzione è ben evidenziabile nei giochifaccia-a-faccia caratteristici di questa fase, centrati sulla continua alternanza tra incremento edecremento della tensione emotiva tra i due protagonisti della relazione. La fase che segue,definita da Sroufe della "regolazione diadica", coincide con il secondo semestre di vita e con ilconsolidarsi di specifici legami di attaccamento. In questa fase il bambino diventa in grado dirichiedere intenzionalmente all'adulto interventi regolatori e al contempo inizia a formarsi schemicognitivo-affettivi di tali esperienze che faranno da guida nelle sue successive relazioni. Inquest'ottica i tipi di attaccamento sicuro e insicuro, osservabili al compimento del primo anno divita con la
Strange Situation 
sono leggibili come specifici indicatori delle competenze regolatorieche il bambino si sta formando nell'ambito delle sue relazioni diadiche. Il legame di attaccamentoemergente nel corso del primo e del secondo anno di vita costituisce l'apice della regolazioneemozionale diadica raggiunta (Sroufe, 1995).
Evidenze empiriche
 Interessante a questo riguardo è il recente lavoro di Kochanska (Kochanska, Coy e Murray, 2001)che studia l'emergere nel periodo che va dai 14 ai 45 mesi delle prime forme di regolazioneautonoma del comportamento infantile, rappresentate, tra l'altro, secondo la ricercatrice, dallacapacità del bambino di aderire (
compliance 
), in un tempo successivo e senza il controlloesterno, alle richieste esplicitate dell'adulto. Nel suo studio considera le richieste che l'adultorivolge al bambino sia in riferimento al mantenimento di attività tediose (
Do context 
) che allasoppressione di attività piacevoli (
Don't context 
), avanzando l'ipotesi che le differenze diregolazione riscontrate nei comportamenti dei bambini e per ciascun bambino nei diversi contesti,siano da collegarsi ad aspetti disposizionali della emozionalità infantile, tra i quali spiccano quellilegati alla paura, oltre che al tipo di relazioneintrattenuta con il
caregiver 
. L'analisi delle relazionitra regolazione emotiva e regolazione del comportamento da parte del bambino ha aperto lastrada allo studio del rapporto esistente tra emozionalità, regolazione emotiva e comportamentalee successivi problemi di adattamento. Tronick (Tronick, 1989) e Izard e Kobak (1991),evidenziano l'esistenza di competenze autoregolatorie molto precoci nel bambino, in parteindipendenti dal ruolo svolto dal
caregiver 
. Tale competenza sarebbe parallela all'organizzazionealtrettanto precoce delle emozioni in emozioni discrete e differenziate presupposta dagli stessi
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