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La tre giorni di Chianciano pro-mossa dai Radicali è stata l’occa-sione di un conronto a più vociche va ben oltre la contingenza politica, e getta lo sguardo sulleiniziative da prendere nei pros-simi mesi. Chianciano è stata unsuccesso, se si guarda alla quali-tà e quantità degli interventi.Gli interventi politici esterni, daGennaro Migliore a Cesare Salvi,da Marco Boato a Riccardo Nen-cini, tanto per citarne alcuni,hanno incrociato le grandi que-stioni che oggi si trovano di ron-te a chiunque militi in quell’areaampia che si defnisce di sinistra.Ma orse per la prima volta, inmodo così netto, i Radicali so-no apparsi indispensabili permettere in campo un proget-to di alternativa democratica.Se Chianciano 2008, l’appun-tamento dei mille subito dopole elezioni politiche dello scor-so anno, era rimasta un’inizia-tiva monca e priva di propo-ste politiche, l’edizione del 2009ne ha rilevato il limite, pro- ponendosi di dare continui-tà sia al metodo che ai conte-nuti emersi nella discussione.Sullo sondo, ancora non sciolta,rimane la questione di come su- perare le appartenenze e mesco-lare le identità. In questo senso èauspicabile che, nelle prossimesettimane, nessuno dei protago-nisti dell’assemblea toscana sug-ga dal dare una risposta chiara einequivocabile a una delle propo-ste emerse, decisiva per non ripe-tere l’errore delle elezioni euro- pee: è possibile alle regionali del2010 presentare una lista capacedi tenere insieme ecologisti, Ra-dicali, Sinistra e libertà e quan-ti si vogliano unire per sostene-re, anche sul terreno elettorale,la battaglia per la democrazia econtro il regime partitocratico?Io credo che se Sinistra e libertàsaprà riuggire dal rischio di di- ventare un partitino chiuso in sestesso, e se i Radicali eviterannola tentazione dell’autoreerenzia-lità che serpeggiava in alcuni de-gli interventi a Chianciano, que-sto tema delle elezioni regionalinon sarà una scorciatoia politi-cista, ma l’occasione per costru-ire fnalmente, partendo dal ter-ritorio, una grande aggregazionecivica, laica, di sinistra e, soprat-tutto, ecologista, di cui c’è un as-soluto bisogno.Per molti di noi Sinistra e libertàè stato solo l’inizio di questo per-corso, che ora deve trasormarsiin un cantiere aperto, dove la que-stione ecologica deve diventare,anche nella simbologia, il trat-to caratterizzante e unifcante.L’agenda politica emersa daChianciano ha dei punti di im-mediata mobilitazione comune:la lotta contro il nucleare e un piano energetico nazionale.Indicare ditte appaltatrici, date,direttori dei lavori è obbligato-rio per legge e va riportato su deicartelloni esposti all’ingresso diogni cantiere. Una rigida regola
Terminila crisi
Il più gran polo inustrial l Mriion si rma contro il piano iMarcionn. Sul ront politico, a mobilitarsi è l’Italia l 4 pr cnto.La Sinistra ripart all propost i Cianciano
ignorata a L’Aquila. Da qualchegiorno, a Bazzano, la Di Marco srlnon compare più. Si tratta delladitta il cui titolare è stato sociodi personaggi legati al tesoro diCiancimino, come scritto da
Ter-ra
la scorsa settimana. Insomma, proprio laddove ci dovrebbe es-sere il massimo della trasparenza vige una strana “anarchia”. Chenemmeno il preetto Gabrielli inun’apposita conerenza stampa èriuscito a spiegare.
Iran
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Pr l autorità l lzioniprsinziali sono vali,ma Amainja rprimancora l manistazionicontro la sua rilzion annuncia un’incistasulla mort i Na.Rilasciati 5 i 9 unzionarill’ambasciata britannica
 
Orsatti a pagina
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Sugli appalti l’ombra della censura
Post terremoto 
Dopo l’inchiesta, le reazioni. In esclusiva le foto delle manomissioni dei cartelloni nei cantieri
Le SIdedI ChIANCIANO
In fondo
Paolo Cento
 
Srvizi all pagin
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Diritti
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L’conomista rancs Jacqus Attali critica ilgovrno italiano: «Non è unasclta conivisibil qullai rifutar i accoglirintllignz  orza lavoroprovnint agli altri Stati.e il ralismo accnturàil gap tra Nor  Su»
Musica
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Ppp Voltarlli rgala a
Terra
una pagina l suoprzioso iario i viaggio.Il cantautor calabrs,ruc all at inGrmania, ripart in qustigiorni col suo tour stivo.Cantano, con rabbia ironia, l’altro Mriion
    S   p   e    d .    i   n    A    b    b .    P   o   s   t .    D .    L .    3    5    3    /    2    0    0    3    (   c   o   n   v .    i   n    L .    2    7    /    0    2    /    2    0    0    4   n .    4    6    )   a   r   t .    1   c   o   m   m   a    1    D    C    B  -    R   o   m   a
    ©     L    A    N    N    I    N    O    /    A    N    S    A    ©     d    ’    A    L    e    S    S    A    N    d    R    O    /    L    A    P    R    e    S    S    e
©BOVe/ANSA
e elezioni europee hannomostrato che il bipartiti-smo in salsa italiana nonesiste, né può essere impostocon il “porcellum” o con sbarra-menti inventati ad hoc e realizza-ti - con voto bipartisan - a pochesettimane dalla scadenza eletto-rale. Non intendo rierirmi tantoal calo di voti di Pd e Pdl, le dueorze che hanno allito l’obietti- vo velleitario di diventare i soli partiti legittimati a “interpreta-re” la politica italiana, né all’au-mento sostanziale del partitodi Di Pietro e di Bossi. Mi rieri-sco, invece, ai 17 milioni di elet-tori che non hanno espresso illoro voto e agli oltre 6 milioni dicittadini che hanno scelto di vo-tare per altre orze che non han-no trovato rappresentanza poli-tica nell’unica istituzione demo-craticamente eletta dell’Unioneeuropea. Si tratta di poco me-no della metà degli aventi dirit-to, la cui opinione non si rispec-chia in quella “politica spettaco-lo” che va in onda sulle televisio-ni e trova spazio nelle cronachedei giornali.
Ricomincio da tre
Politica
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l pallido tentativo di accre-ditarsi a livello internazio-nale, vedi il G8, come Paeseortemente impegnato nella lot-ta ai cambiamenti climatici e perla centralità delle politiche am-bientali nello sviluppo si inran-ge miseramente contro i provve-dimenti presi dal governo. Leg-gendo il libro di Al Gore
 L’assaltoalla ragione
diventa quasi natu-rale are il paragone ra le inizia-tive prese dall’ultimo Bush e l’at-tuale Berlusconi. Il tratto distin-tivo di questa politica è basata sualcuni punti: lo smantellamentodel sistema dei controlli ambien-tali, considerati un reno allo svi-luppo, una politica energetica alservizio delle lobby dei grandi produttori, la delegittimazionedegli istituti di ricerca, una vo-lontà di escludere il sistema de-gli enti locali dai processi deci-sionali. A ciò si aggiunga un mi-nistro molto incline a occuparsidei “suoi” problemi politici in Si-cilia piuttosto che delle politicheambientali nazionali con un pe-so politico all’interno del gover-no quasi irrilevante.
L’Italia guarda a Bush
Ambiente
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Umberto GuidoniAlessandro Bratti
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Il grado di aumento dellatemperatura sulle costedel Mediterraneo negliultimi 30 anni
Fonte: Greenpeace 
 Anno V - n. 147 -
martedì 30 giugno 2009 -
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www.terranews.it
giovedì 30 giugno 2009
l gruppo dirigente cheha guidato questo par-tito e che si propone diguidarlo in futuro non ha sapu-to evitare la crescita a dismisu-ra del debito pubblico, il oriredi un potere economico corpo-rativo; non ha saputo sradicarela criminalità organizzata; nonè riuscito a resistere alla tenta-zione di occupare le istituzioni; èstato incapace di regolamentarenuovi fenomeni sociali e prende-re posizione sui diritti della per-sona. La nuova classe dirigente(…) dovrà presentare volti e pro-li non compromessi con questeresponsabilità».Così scrive ieri, sulle colonnedell’
Unità
, Ivan Scalfarotto, giàcandidato alle scorse primarie,ragionando del Pd. Usa un termi-ne che potrebbe rivelarsi quali-cante per lo stile, i toni e le im-magini che aolleranno la corsaalla segreteria: “compromissio-ne”. Ovvero, l’idea che esista un passato, anche recentissimo, in-glorioso e fosco; e l’esigenza cheil prossimo leader sia a esso radi-calmente estraneo.Nel mentre, quel che si agita nel partito - lontani dalla sala dei500 del Lingotto e dalle istan-ze generazional/nuoviste - è ro-ba di tutt’altro sapore. Pochi me-si addietro un’analisi interna, ri-masta ovviamente riservata, pe-sava le aree di appartenenza deiquadri e degli eletti: ne risultavache D’Alema controllava diretta-mente circa il 40 per cento delPd. Non è di cile intuire, allora,il peso della candidatura di Ber-sani nonostante i tentativi di al-cuni (Finocchiaro, Turco) di rin- viare il congresso e la corsa perla segreteria; e magari di cam-biare statuto. Non è di cile nep- pure intuire come, in questa fa-se, il grande scontto risulti es-sere Piero Fassino: a lungo ga-rante, per conto di Franceschini,del patto di tregua con le truppedel leader Massimo, ha perso ilsuo ruolo di mediazione e buona parte dei suoi collaboratori piùstretti (Migliavacca e Sereni, percitarne un paio) e ora corre per ilDario. Il quale ha un programmaben preciso: avvalersi di partedel voto cattolico e margheritino per uscire scontto al congressoma vincente dalle primarie (Ber-sani, va da sé, coltiva l’incubospeculare). È un gioco rischiosoil suo: una svolta personalistica,
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di rottura aperta con tutti o qua-si i maggiorenti del partito, fon-data sulla convinzione di poterfare appello diretto al popolo deigazebo per sconggere il rivale.Rischiosa, questa strategia, per-ché promette di compromettereequilibri e urtare molte sensibi-lità; pare, ad esempio, che il suomessaggio di candidatura nonsia piaciuto troppo a Marini, il più dalemiano dei non dalemia-ni, che pure con Castagnetti è ilsuo sponsor principale.La situazione appare ancora u-ida e, tuttavia, su cientemen-te chiara. Sono già delineate, adesempio, le caselle che stannodietro all’ex presidente della Re-gione Emilia Romagna, al qua-le guardano anche i prodiani; eil fatto che questi ultimi possa-no correre con il candida-to dello skipper di Ikarusla dice lunga sui lororapporti con Veltro-ni. Come emblema-tico è il fatto, sin quitaciuto, che Bersaniabbia chiesto a RosiBindi di a ancar-lo nel ticket perla segreteria e che
Il programmadi Franceschiniè quello di avvalersidi parte del votocattolico emargheritinoper usciresconfitto alcongressoma vincentedalleprimarie
Un piano costruito sulla prio-rità strategica delle energie pu-lite; la rottamazione delle ca-se anti ecologiche per avviareun grande programma straor-dinario, per dotare le abitazio-ni delle nostre città di pannellisolari, realizzare il ciclo chiusodei riuti attraverso la raccol-ta dierenziata e il riciclaggio,denire una mobilità sosteni-bile capace di dare la priorità almezzo pubblico elettrico e noninquinante; una mobilitazionecomune sui cambiamenti cli-matici per la riduzione delleemissioni di CO
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e per un ruo-lo attivo dell’Italia nel verticedi Copenaghen sul post Kyoto.Sul terreno della lotta per lademocrazia e per i diritti ci- vili, l’agenda di Chianciano ciconsegna una battaglia co-mune contro il monopoliodel regime informativo Pd-Pdl e il rilancio della batta-glia per la laicità dello Stato.Molti altri i temi da approfon-dire sul fronte dell’economia,a partire dalla riforma delle pensioni e del welfare. Il 3 lu-glio, ci sarà a Roma il semina-rio promosso da Sinistra e li-bertà: personalmente mi au-guro che anche in quell’occa-sione gran parte dei contenutidell’agenda politica di Chian-ciano favoriscano il confron-to di merito. Far vivere Sinistrae libertà, dopo le elezioni eu-ropee, signica mantenere vi- va la necessità di costruire una proposta all’altezza della crisidi questi tempi, senza rinchiu-derla in un ennesimo partiti-no. Solo una Sinistra e libertàaperta, plurale, capace di con-frontarsi con gli altri sogget-ti in campo per un’alternati- va democratica potrà svolge-re quel ruolo che un milione di voti, in condizioni di cilissi-me, gli ha consegnato.
LE SFIDE DICHIANCIANO
Cento
dalla prima
l più grande polo industrialedella Sicilia, la Fiat di Termi-ni Imerese, rischia di chiude-re nel giro di due anni. Così, glioperai ieri hanno deciso di pas-sare dalle parole ai fatti. Solo po-chi mesi fa il sociologo LucianoGallino aveva parlato di «proble-mi di ordine pubblico» qualoragli stabilimenti del Sud fosserostati colpiti, ed ecco, infatti, l’ini-zio di quello che sarà un perio-do molto caldo. Blocchi sull’au-tostrada Palermo-Catania han-no mandato in tilt il traco pertutta la mattina. Gli operai dellaFiat e delle aziende dell’indottocontestano il piano di riconver-sione della fabbrica, annunciatodal Lingotto, a partire dal 2012quando dovrebbe terminare l’as-semblaggio della Lancia Ypsi-lon. Sergio Marchionne nei gior-ni scorsi aveva parlato di ricon- versione produttiva di TerminiImerese senza entrare nel detta-glio. Nelle settimane preceden-ti aveva anche chiesto agli ope-rai di continuare a lavorare sen-za nutrire preoccupazioni per il
Termini Imerese si ferma controla riconversione di Marchionne
Lavoro
Gli operai del più grande polo industriale della Sicilia respingono il piano annunciato da Fiat.Sciopero in fabbrica, occupazione dei binari della stazione ferroviaria e volantinaggio sull’autostrada Palermo-Catania
futuro. Ma ancora prima lo stes-so amministratore delegato delLingotto ha parlato di sovraca- pacità produttiva da regolare. LaFiat ha un eccesso di produzionedi 200mila vetture in questo mo-mento, un dato comune a tut-te le grandi case automobilisti-che europee. E come tutti sanno,a Torino un po’ tutto il consigliod’amministrazione Fiat vede conocchio critico Pomigliano e Ter-mini Imerese. Alla mobilitazione di ieri matti-na le maestranze hanno parte-cipato in massa e, di fronte al-lo spettro della chiusura, l’unitàsindacale non è mancata. Rober-to Mastrosime, operaio Fiat e de-legato Cgil Fiom, racconta: «LaFiat porta avanti una politica dei piccoli passi volta alla chiusuradegli stabilimenti. Cosa signicariconvertire? Possiamo credereche in soli due anni uno stabili-mento come questo possa esseretrasformato, così tanto da salva-re oltre mille posti di lavoro? Do- vremmo credere a un miracolo!La realtà è che vogliono chiude-re e basta, altro che riconversio-ne! La responsabilità di questasciagura ricade ovviamente an-che sull’incapacità della giuntaregionale siciliana, per non par-lare del governo nazionale...».Milleseicento chilometri a Nord, presso le carrozzerie Miraori,quelle che Marchionne ha deni-to «intoccabili» solo pochi giornifa, Ugo Bolognesi, rsu Fiom com-menta: «Fanno bene gli operai diTermini a lottare. Tutti qui sannoche nell’obiettivo della dirigenzaFiat ci sono sia Termini Imeresesia Pomigliano. Massima solida-rietà a chi è sceso in piazza quin-di». Ma la tentazione hobbesia-na del
mors tua vita mea
nonmanca. Sempre Bolognesi: «Cer-to, la deriva individualista pre-sente in tutti i settori della socie-tà non risparmia Miraori... Matutti dovremmo capire che Ter-mini Imerese è solo un primo passo della ristrutturazione chela Fiat vuole fare, e non esistonotempli sacri che verranno rispet-tati». I blocchi stradali sono sta-ti rimossi nel primo pomeriggio.Gli operai si sono quindi spostatidavanti al cancello della fabbricadove sono intenzionati a costrui-re un presidio permanente.
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lei, con grande probabilità, ac-cetterà l’oerta.Si apre una settimana importan-te: i due candidati attuali sarannoimpegnati a spiegare i loro proget-ti in diversi appuntamenti pubbli-ci e si attende che Veltroni, blan-damente attendista, formalizziil suo pieno appoggio a France-schini. Entro sette giorni dovreb-be sciogliere le sue riserve ancheChiamparino, attuale sindaco diTorino; su di lui si dice sia in pres-sing Goredo Bettini. È, questo,lo spariglio che può cambiare gliequilibri in campo? Ricordiamo-lo: senza il 50 per cento più unodei voti, nessun candidato esce vincente dalle primarie e la deci-sione torna all’assemblea nazio-nale. I progetti di terze candida-ture - Realacci e Marino inclusi -conteranno anche in questa pro-spettiva.
Bersani chiama Rosy 
Politica
Forte di un’analisi interna al Pd, che assegnava a D’Alema il 40 per cento del controllo del partito, l’ex ministroallo Sviluppo economico tesse la tela delle alleanze e coinvolge anche l’ex Popolare Bindi, che pare accetterà l’oerta
 Andrea BoraschiMaurizio Pagliassotti
Il progetto del Lingottopartirà dal 2012 quandodovrebbe terminarel’assemblaggio dellaLancia Ypsilon Solidarietà anche dallecarrozzerie Mirafiori:«Siamo al fianco deglioperai siciliani. Nonesistono templi sacri»
Il Gsott8 prende vita. A po-chi giorni dal G8 che si ter-rà in Abruzzo, dove i governisi confrontano con una cri-si globale alimentata da mol-te delle loro scelte, in Sarde-gna, nella zona del Parco ge-ominerario del Sulcis, dal 2al 6 luglio oltre 40 organizza-zioni nazionali e locali pro-muoveranno un grande even-to multimediale. Esperti in-ternazionali, attivisti, intel-lettuali e produttori di tut-to il mondo si riuniranno permettere a confronto ries-sioni e pratiche provenientida diverse parti del mondo eproporre alternative produt-tive, economiche, ambienta-li e sociali all’attuale modellodi sviluppo. A Carbonia, Igle-sias, Monteponi, Montevec-chio, Villamassargia, saran-no cinque giorni di dibattiti,spettacoli, visite guidate, mo-stre e laboratori. Ai lavori delGsott8 parteciperanno ospi-ti nazionali e internazionali.Si eettueranno collegamen-ti video e radio con Genova,con l’Abruzzo e, via internet,con tutto il mondo per met-tere questi preziosi saperi adisposizione di tutti.
Gsott8
In Sardegna il vertice va in miniera
In fondo
 
    ©    M    O    N    A    L    D    O    /    L    A    P    R    E    S    S    E      F    E    R    R    A    R    I    /    A    N    S    A
Villaggio
 
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Kabul
Bagdad
TbilisiBaku
Teheran
RyadDamasco
TabrizCheyanKarachiNatanzQom AbadanShiraz
BeirutGerusalemme ABUDHABI
 Mar  Nero Mar Caspio
I R A NPAKISTAN AFGHANISTAN
 A R A B I AS A U D I T A
IRAQ 
EAUKUWAITSIRIA
Kirkuk BaijiNassirya AbbasBandar-e
ISRAELE
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Transito marittimoad alto interessestrategicoBasi militari iranianeOleodottiGasdottiGasdotti incostruzionePrincipali ranerie petrolifere (più di 150.00barili /giorno)Basi militari Usa e strutturemilitari temporaneeDirettorie eventualedisimpegno militareBasi militari Usa incostruzioneBasi militari israelianeImpianti per la produ-zione nucleare civileindividuati dall’Aiea
EXIT STRATEGY 
Portaerei efregate USSSommergibilidiesel iraniani Aree in stato di guerraTensioni politicheStati con armamentinucleari
Bompan - Pravettoni_kmaps.org 2009.
 Aree operazionimilitari Usa 2008
 www.terranews.it
giovedì 30 giugno 2009
    ©     A    P    /    L    A    P    R    E    S    S    E
 Voto confermatoIn Iran è ancora caos
Teheran
Dopo il riconteggio parziale delle schede i Guardiani certicano la vittoria di Ahmadinejad. Rilasciati cinque funzionari dell’ambasciata inglese. Diplomazie al lavoro
ilvio Berlusconi non lasciamolto spazio a dubbi: «Cre-do che si andrà verso le san-zioni nei confronti dell’Iran».In un giro di telefonate pre G8 il presidente del Consiglio italia-no sembrerebbe essersi confron-tato con i suoi sette omologhi ariguardo. Verrebbe da chieder-si perché allora, dal vertice di po-chi giorni fa a Trieste che ha vistoi ministri degli Esteri delle otto potenze economiche mondiali,non sia uscito niente più che unrimprovero. A pesare quindi, piùche la vita dei manifestanti mor-ti, una su tutti la quella della gio- vane Neda, sarebbe la crisi diplo-matica aperta tra Iran e Gran Bre-tagna, giunta al culmine con l’ar-resto di nove funzionari irania-ni dell’ambasciata inglese, cinquedei quali sono stati rilasciati ie-ri. Hassan Ghashghavi, portavo-ce del ministro degli Aari esteri,nel dare la notizia del rilascio dei5 impiegati diplomatici ha dichia-rato che «l’Iran non ha intenzio-ne di chiudere l’ambasciata dellaGran Bretagna a Teheran o di ri-durre le proprie relazioni né conquesto Paese né con gli altri». Lanotizia però non sembra aver ral-legrato il premier britannico, Gor-don Brown, che ha sollecitato leautorità iraniane a rilasciare tuttigli impiegati dell’ambasciata, bol-lando il comportamento iranianocome «inaccettabile e ingiusti-cabile», posizione condivisa an-che dal segretario di Stato ame-ricano Hillary Clinton. In realtà,dopo lo scontro tra le diplomazieanglo-iraniane degli scorsi gior-ni, ora si lavora sul rareddamen-to degli animi. Intanto, sul fronteinterno in 22 distretti elettorali diTeheran e in altre province è par-tito ieri un nuovo spoglio su uncampione casuale del 10 per cen-to delle schede delle elezioni pre-sidenziali del 12 giugno scorso. A poche ore dalla conferma del-la regolare vittoria del presiden-te Ahmadinejad già dalle primeoperazioni di riconteggio, l’agen-
Susan Dabbous
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zia u ciale Irna aveva riferitoche, alla luce della nuova conta,in un distretto di Teheran il pre-sidente uscente non solo era con-fermato ma avrebbe avuto più vo-ti di quanti risultavano al termi-ne del primo spoglio. Consapevo-li di quello che sarebbe stato il re-sponso del Consiglio dei guardia-ni, i manifestanti dell’opposizio-ne si erano dati appuntamento,alle 17 di ieri, lungo la strada Vali Asr, una delle arterie principali diTeheran, per formare una catenaumana. Ma la promessa di usare il pugno di ferro contro le protestaè stata rispettata ancora una vol-ta dal ministero dell’Interno che,in previsione delle contestazioni,aveva già schierato la polizia intenuta antisommossa. Dai blog-ger, poi, giungono notizie di nuo- vi arresti, ovviamente inquanti-cabili. Dall’inizio delle contesta-zioni secondo la Federazione in-ternazionale dei diritti umani po-trebbero essere ormai arrivati aquota duemila, mentre sono 300i nominativi di persone arresta-te in possesso di Amnesty Inter-national. Ora le prigioni, soprat-tutto quelle femminili, rischianodi non riuscire a sostenere i nuoviarrivi. Sulle cifre il governo irania-no non si pronuncia ma intantoieri il presidente Ahmadinejad hachiesto alla magistratura di apri-re un’inchiesta per rintracciare icolpevoli dell’uccisione di Neda,aermando che si è trattato di unepisodio «sospetto», che «l’oppo-sizione e i nemici» hanno usato per cercare di «rovinare la puraimmagine della Repubblica isla-mica». Secondo i testimoni, tracui il medico Arash Hejazi, cheha accudito la ragazza pochi mi-nuti prima che morisse, a spara-re fu un miliziano islamico Basiji.Le autorità iraniane hanno inve-ce fornito una serie di spiegazio-ni diverse, scagionando le forze disicurezza e additando, neanche adirlo, i servizi segreti stranieri ogli stessi dimostranti.
 
Anche ieri unamanifestazione pacificaè stata dispersa dallapolizia. Troppi arresti,ora le carceri rischianodi scoppiare
I soldati americani si ritiranoGli affari delle multinazionali no
Iraq
I marines cominciano a lasciare le città, sebbene sul territorio resteranno almeno 130mila uomini no asettembre, ripiegati nelle basi e pronti a intervenire. Intanto, il business dell’oro nero continua più forte di prima
e ne sono andati in fretta,e con un giorno di antici- po, mentre un Iraq blinda-to festeggiava la “Giornata dellasovranità nazionale” per ordinedel Primo ministro Nuri al-Ma-liki. Se ne vanno come sono ar-
 Annalena Di Giovanni
da Beirut
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si sono intensicati con l’appros-simarsi della scadenza dello “Sta-tus of forces agreement” strappa-to lo scorso novembre dall’am-ministrazione Bush per permet-tere alle truppe americane di re-stare in zona almeno no all’esta-te 2009. In una settimana le auto-bombe a Baghdad hanno recla-mato la vita di decine di civili, ela situazione è tuttora esplosiva aMosul, dove ogni giorno gli scon-tri per il controllo dell’ultima areamista dell’Iraq, tuttora contesafra curdi e arabi, uccide ogni gior-no. Solo ieri due soldati irachenisono rimasti uccisi da un ordignoche ha fatto crollare un ponte su-bito fuori da Mossul. Se ne vannoin fretta, ma non no in fondo imarines di Washington: lasceran-no le città, ma sul territorio reste-ranno almeno 130mila uomini -no a settembre. Barricati nelle ba-si e pronti a “intervenire”, in casodi bisogno. L’importante è far ca- pire che con l’Iraq l’esercito sta-tunitense ha chiuso, come aveva promesso Obama. E subito. Tregiorni fa, il dipartimento di Statodava a quota 4.308 il numero deisoldati americani morti in Iraq.Una cifra traumatica. “Ritirate”u cialmente le truppe, presto laquestione irachena resterà nel-le mani dei contractor, centina-ia, che, al di fuori di ogni respon-sabilità propria alle forze armateregolari, rimarranno fra Bassorae Baghdad a sorvegliare gli aaridelle compagnie petrolifere. Mala vera faccia della sovranità na-zionale irachena oggi è solo il bu-siness: la spartizione del petrolio.Doveva cominciare oggi la Big oilcompetition, l’asta per aggiudi-carsi la gestione di sei fra i mag-giori giacimenti petroliferi e duefra quelli di gas in Iraq. A nulla è valsa l’opposizione in Parlamen-to, che da due anni blocca l’appro- vazione di qualsiasi legge che ce-da l’unica ricchezza del Paese inmano straniera: sarà il Consigliodei ministri iracheno a deciderechi e quanto si aggiudicherannofra Exxon, Total, Shell, Eni, e co-sì via. Fino a oggi le risorse ener-getiche erano rimaste un aare diStato, dalla manutenzione alla re-distribuzione dei proventi. Non acaso negli ultimi mesi il rinnovatoesercito iracheno si è concentrato proprio nella repressione dei mo- vimenti sindacali, che non han-no smesso di scioperare e mani-festare per opporsi alla cessionedei giacimenti alle multinaziona-li. Tutto questo, mentre le milizielocali continuavano indisturbatea prelevare e contrabbandare ba-rili di oro nero in giro per il Paese.Il lavoro sporco degli Stati Uniti,in Iraq, è tutt’altro che nito. Mada oggi non sarà più un problema per la Casa Bianca.
L’importanteè far capire allapopolazione che conil Paese l’esercitostatunitense hachiuso, come avevapromesso Obama.Ma il lavoro sporcodegli Stati Uniti,nella zona,è tutt’altro che finito
Chianciano è stata prezio-sa. Anzi preziosissima. Sonomoltissimi gli spunti emer-si dalla discussione. Sul pia-no delle battaglie per i dirit-ti, per la laicità dello Stato e persino sui temi ambienta-li il terreno comune è parsoampio e praticabile. Più pro-blematiche e da approfondi-re le questioni economiche,istituzionali e persino quel-le culturali. I temi del lavoro,del welfare, quello del debi-to (pubblico e privato) e delruolo dell’intervento pub-blico in economia però re-gistrano, oggettivamente,dierenze che vanno espli-citate e arontate. Possibil-mente con l’ausilio di con-tributi tecnici e accademi-ci. Nello specico il temadell’età pensionabile, quel-lo della precarietà e quellodella nanza pubblica, nel-la formulazione inevitabil-mente frettolosa della ker-messe toscana, sono di -cilmente digeribili a sinistra.Di coltà analoghe si vedo-no sul grande tema delle ri-forme istituzionali. La gran-de riforma “americana” in- vocata dai Radicali suscita più di una perplessità a sini-stra. I sistemi bipolari, peg-gio ancora, quelli bipartitici, producono tipicamente unoschiacciamento sul centromoderato. Nel contesto ita-liano attuale questo vuol di-re Casini, Rutelli ecc.Comunque. Per non perderelo slancio prezioso dell’ini-ziativa radicale,
Terra
, insie-me a tutti i media e le asso-ciazioni che vorranno farse-ne carico, da settembre si fa-rà promotrice di una serie didibattiti sui temi più contro- versi. Insomma, dopo l’esta-te, continuiamo a discutere.
CONTINUIAMO A DISCUTERE?
Dibattito
Luca Bonaccorsi
rivati: pronti o meno. Pronti se-condo il generale Odierno, chesi è vantato di fronte alla stam- pa statunitense di lasciare il Pa-ese in mano a un esercito, quel-lo iracheno, preparato e riarma-to. Meno pronti secondo i genera-li iracheni ma soprattutto secon-do i dati sul campo: gli attentati
globale
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