n dialogo tra il medico eil malato. Necessario,fondamentale per poter costruire una buonarelazione che sfoci nellacosiddetta "alleanzaterapeutica". Alla vigilia ormaidell’inizio della discussione allaCamera – prevista per mercoledìprossimo in commissione Affarisociali – del disegno di leggeCalabrò sulle direttive anticipatedi trattamento nella formulazionelicenziata dal Senato, i medicifanno il punto su alcuni articolidella legge che riguardano più da vicino l’aspetto della relazionecon la persona malata. E rifiutanol’idea unilaterale di volontà delpaziente che vorrebbe il medicomero esecutore di quello chediventerebbe un vero diktat.l ddl parla all’articolo 2 diconsenso informato e afferma alcomma 1 che «salvo i casiprevisti dalla legge, ognitrattamento sanitario è attivatoprevio consenso informatoesplicito e attuale del paziente,prestato in modo libero econsapevole». Al comma 3 poi faproprio riferimento all’«alleanzaterapeutica costituitasi all’internodella relazione fra medico epaziente che si esplicita in undocumento di consensoinformato, firmato dal paziente, ediventa parte integrante dellacartella clinica». E poi, ancora,all’articolo 7 comma 2 si dicechiaramente che «il medico nonpuò prendere in considerazioneindicazioni orientate a cagionarela morte del paziente ocomunque in contrasto con lenorme giuridiche o ladeontologia medica. Leindicazioni sono valutate dalmedico, sentito il fiduciario, inscienza e coscienza, inapplicazione del principiodell’inviolabilità della vita umanae della tutela della salute, secondoi princìpi di precauzione,proporzionalità e prudenza».uella di costruire una buonarelazione tra medico epaziente è per GiorgioFossale, presidente dell’Ordine deimedici di Vercelli e medico difamiglia, una «vera e propriasfida» che ha come finalitàprincipale quella di «uscire dallaburocratizzazione». Perché la volontà del paziente non è altroche un «continuum» che «emergedal rapporto tra lui e il medico» eche può essere «allargato ancheall’ambiente familiare». Sta infattial medico, sempre secondoFossale, fare un adeguato«discernimento della situazioneche ci si trova di fronte, caso per caso. Sta dunque a noi essere finoin fondo veri e propri mediciippocratici».i autentico squilibrio da partedi chi vorrebbe che la volontàda tenere in considerazione
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Avvenire
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Giovedì, 2 luglio 2009
Tra medico e paziente c’è di mezzo Ippocrate
di
Francesca Lozito
fosse solo quella della personamalata – un modo di ragionare«non ancorato alla realtà» – parlaStefano Ojetti, medico chirurgoad Ascoli Piceno. L’alleanzaterapeutica – spiega – ci apre allapossibilità di percorsi condivisiche possano superare sia ilpaternalismo chel’autodeterminazione. Questaalleanza deve essere permeatadall’esperienza del medico perchéil paziente non puòsapere tutto sullamalattia e le terapiepossibili, e può anchesbagliare nel dire chenon vuole esseresottoposto a unadeterminata cura chepotrebbe darglisollievo». Per questooccorre che il pazientepossa «beneficiare dellaconoscenza delmedico». Un sapere,quello del curante, chedeve essere sempre messo alservizio di chi ha bisogno diessere curato: è questo uno degliobiettivi più alti della medicina,che si concretizza sia nelmomento in cui è possibile unaprospettiva di guarigione siaquando è immaginabile solo unpercorso di cura eaccompagnamento.econdo Nunzia D’Abbiero,che lavora a Reggio Emiliaall’Arcispedale Santa MariaNuova e ha l’incarico di altaspecialità per le cure palliative inradioterapia, «l’esercizio dellamedicina è tutto racchiuso nelrapporto tra due persone, e lanorma deve garantirlo. Occorretutelare la volontà del malato, maanche salvare la libertà delmedico – aggiunge – perché nonè una persona qualunque ma unprofessionista». Che, se proponeun determinato intervento dicura, lo fa con cognizione dicausa. Ma anche quando si trattadi cessare dall’azione limitandosiad accompagnare verso la finedella vita la D’Abbiero è convintache «è giusto conoscere le direttiveanticipate di un paziente perchénon si manifesti la violenza diuna medicina "guerriera"» che
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talora capita di vedere in azione.ietro questa metafora sinasconde la problematica dichi continua a proporre aimalati terminali chemioterapie einterventi anche quando nonservono più e causano solo effetticollaterali. La dottoressa emilianaparla dunque di «rispettoreciproco tra la libertà del medicoe quella del paziente: non ci può
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essere forzatura e nemmenocoercizione, ma se i malaticontinuano a fidarsi vuol dire chec’è in campo una competenza. Anche perché come medico sonosempre tenuta a dare conto dellescelte che faccio». All’orizzonte ilpericolo è dunque quello di una«medicina cautelativa» che nonrappresenterebbe secondo laD’Abbiero «un reale progresso,ma una sconfitta per tutti».
f i n e v i t a
Alla vigilia dell’«esordio»a Montecitorio, dopo il varodel Senato, c’è chi ipotizzaaddirittura un azzeramentodel testo. Ma il lavorodi Palazzo Madama haprodotto un consenso ampioattorno ad alcuni punti fermi, sui quali non si puòrecedere: l’alimentazioneassistita come sostegnovitale non sospendibile,e un rapporto equilibratotra chi cura e chi è curatoCome ci ricordano gli stessi professionisti
«Fragili» discriminati: la legge può evitarlo
n prospettiva delprossimo avvio incommisione Affarisociali della Cameradel disegno di leggesul fine vita approva-to al Senato, il tema dellibro di Paola Binetti,
Lavita è uguale per tutti
, pre-sentato ieri a Roma, ri-porta al centro dell’attenzione il rispetto diogni esistenza umana e il diritto-dovere di so-lidarietà anche nella cura di ogni età o con-dizione di salute. Erano presenti parlamen-tari di diversi schieramenti, e anche il mini-stro del Welfare, Maurizio Sacconi, i sotto-segretari Gianni Letta ed Eugenia Roccella.a vita è uguale per tutti», è un fatto ov- vio, ha osservato monsignor Rino Fi-sichella, rettore della Università Late-ranense e presidente della Pontificia accade-mia per la vita, tuttavia oggi è necessario e- videnziarlo. «Dinanzi alla vita umana non èpossibile nessuna forma di discriminazio-ne», ha spiegato l’arcivescovo, che citandoper intero l’articolo 32 della Costituzione hasottolineato il primo comma spesso dimen-ticato: «La Repubblica tutela la salute comediritto fondamentale dell’individuo e inte-resse della collettività, e garantisce cure gra-tuite agli indigenti». Una formulazione cheevidenzia una concezione relazionale dellapersona inserita nella sua comunità. In que-sto senso la dignità della persona non puòessere separata «dalla relazione, dalla soli-darietà» degli altri.n questo quadro il presule ha invitato i le-gislatori a tener conto di un fattore «deter-minante»: una norma di tale valenza chetocca temi etici come il fine vita «crea una cul-tura consequenziale». La responsabilità for-mativa non può essere chiusa in comparti-menti stagni, chiama in causa anche le isti-tuzioni.«Prendersi cura di tutta la persona implica cheessa non è mai solo identificabile con il suosolo corpo – ha precisato l’arcivescovo – nécon la sua sola attività di pensiero, ma conla sua esistenza segnata fin dall’inizio come vita umana e come tale merita di essere ri-spettata e accudita sempre». Più cresce la re-sponsabilità sociale, più si affina la capacitàdi prendersi cura del «disabile». «La societàinsomma – ha concluso monsignor Fisichella– deve sentire forte su di sé il richiamo per-ché nessuno subisca un trattamento discri-minatorio e ingiusto per il solo fatto di es-sere inabile». Al contrario essa dovrà «rendereognuno realmente in grado di vivere la pro-pria esistenza conforme alla natura che lo hagenerato».a Binetti ha ricordato il parere del Comi-tato nazionale per la Bioetica del 2005 cheha considerato alimentazione ed idrata-zione sostegni vitali. Questo il cuore dellalegge per cui si preannuncia «una battaglia»non facile a Montecitorio. Per questo ha ri-chiamato il bisogno di un sostegno cultura-le, per diffondere una antropologia relazio-nale e una solidarietà generazionale. Anche Elvio Covino, preside della facoltà dimedicina del Campus Biomedico, ha evi-denziato la necessità dell’aspetto formativonel curriculum universitario dei medici. Nelricordare il contenuto del giuramento di Ip-pocrate, ha citato la sua esperienza trenta-cinquennale di cardiochirurgo: «Non mi èmai accaduto che una persona si sia rivoltaa me, se non per chiedermi di guarire».
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tre il diritto all’autodeterminazionec’è anche il diritto alla vita», ha osser- vato Paola Bilancia nel corso di un pre-ciso esame del dettato costituzionale. La do-cente di diritto pubblico all’Università di Mi-lano ha invitato il legislatore ad «un sapien-te bilanciamento», perché i fatti recenti mo-strano come la norma può essere interpreta-ta dalla magistratura.
A questo proposito, la Binetti ha fatto l’esempiodella legge 40 sulla procreazione assistita, osser- vando che «proprio la sentenza prima della Cor-te Costituzionale e ora quella del tribunale diBologna ci rende tutti particolarmente attenti alegiferare per essere certi che il valore della vitasia sempre difeso in se stesso». «Non è positiva»,ha detto a commento del pronunciamento deltribunale del capoluogo emiliano, che consentela diagnosi preimpianto. Secondo la deputatadel Pd «la scienza ci dovrebbe dare tutti gli stru-menti per curare e non per selezionare e in qual-che modo cancellare alcune persone». «La dia-gnosi preimpinato porta inevitabilmente ad u-na soluzione eugenetica», ha aggiunto monsi-gnor Fisichella, mettendo in evidenza che «mol-te malattie sono state curate o vengono ora cu-rate intervenendo sulla cellula e non sull’em-brione». Quindi «bisogna avere pazienza perchéla scienza faccia i suoi progressi», d’altronde so-no cose che non si possono «risolvere con inter- venti continui della magistratura».
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l e t t u r e
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P i e r L u i g i F o r n a r i
n merito alle Dichiarazionianticipate di trattamento(Dat), un’obiezione che sisente spesso è la seguente. Ilmedico, di fronte al rifiutodi cure espresso da unpaziente cosciente e capace diintendere e volere, deve attenersialle volontà di questi; perché invece di fronte al rifiutodi cure contenuto nelle Dat il medico non ha ilmedesimo obbligo? Proviamo a rispondere. Lostrumento delle Dat è viziato per suastessa natura da due difetti i quali fannosì che il medico non debba essere vincolato a esse. L’inattualità delle volontà del dichiarante e la lacunositàinsuperabile delle dichiarazioni scritte.inattualità della volontà: il decidere"ora per allora" espone ildichiarante a rischi che vannocontro il suo stesso bene. Una cosa èdecidere della propria sorte quando sei sano, un’altraquando sei malato. Quando siamo in salute ciripugna l’idea di essere in futuro attaccati a macchineper la respirazione e sondini di vario genere, perlopiùin stato di incoscienza. Ma allorché ci diagnosticanouna malattia grave siamo disposti a sopportare ditutto a patto di poter vivere. Questo per dire che conbuona probabilità molti di coloro che nelle Dat scriverebbero nero su bianco di voler staccare la spina,se fossero coscienti potrebbero cambiare idea. Infattisono i sani a voler l’eutanasia, non i malati.Riportiamo, tra i moltissimi riscontri scientifici ariguardo, un’indagine del 2007 dell’Unità di curepalliative dell’Istituto dei Tumori di Milano. In 25anni di attività su 40 mila pazienti solo quattro hannochiesto di morire. Di questi, tre hanno cambiato ideadopo le opportune cure.n opposizione a questi argomenti si potrebbeobiettare: allora ammettiamo la vincolatività dellaDat perlomeno nei casi di malattia a esito infaustogià conclamata. Si può rispondere affermando che sedecidi quando sei malato (tumore, Aids...) la tualibertà è condizionata dal dolore e dalla paura dellamorte e non puoi decidere sul tuo miglior bene. Inmerito poi alla inevitabile lacunosità delle Dat, èimpossibile prevedere nel concreto lapatologia letale da cui sarò affetto e lerelative cure che vorrò rifiutare.aradossalmente allora le Dat bloccano la mia libertà proprioperché non la attualizzano nelpresente. Cristallizzano e congelano lamia libertà nel passato a danno propriodella tanto invocata autodeterminazionedel paziente. L’articolo 9 dellaConvezione di Oviedo in merito alle Dat parla didesideri scritti, e il desiderio non può essere cosaimposta a terzi. Il Rapporto esplicativo sull’articolo 9 èpoi chiarissimo: «Tenere in considerazione i desideriprecedentemente espressi non significa che essidebbano necessariamente essere eseguiti. Per esempio, se i desideri sono stati espressi molto tempoprima dell’intervento e la scienza ha da allora fattoprogressi, potrebbero esserci le basi per non tener inconto l’opinione del paziente». Detto in altri termini:cure che oggi sono inefficaci e che potrebberoconfigurare accanimento terapeutico, perciòrifiutabili, domani ti potrebbero salvare la vita. Sìquindi alle Dat con valore consultivo e orientativo per il medico, no alle Dat a carattere vincolante.
PI’L
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La vera libertà? Di curare
INSINTESI
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«Il medico non puòprendere inconsiderazioneindicazioni orientate acagionare la morte delpaziente o comunque incontrasto con le norme giuridiche o ladeontologia medica».Ragionevole, no? Lo diceil ddl Calabrò sul fine vita approvato al Senato.E dire che c’è chi lo vorrebbe smontare...
2
«La volontà delpaziente – dicono imedici – è undiscernimento sullapropria situazione fattoinsieme al medico e ai familiari».
Londra
Suicidiassistiti:c’è la "lista"
braccio di ferro inGran Bretagna tra lalobby pro eutanasiae coloro che la av- versano. Il dibattitosi è infiammato do-po l’appello dei tre leader religiosi più influenti dellaGran Bretagna, il cattolico Vincent Nichols, l’anglica-no Rowan Williams e il rab-bino Johnatan Sacks, perchésia respinta una proposta dilegge a favore del suicidioassistito. Un esponente del-la Camera dei Lord, Falco-ner, sta spingendo in Parla-mento un emendamento al-la legge "Justice and Coro-ner Bill", che solleverebbeda ogni incriminazione chiaccompagna familiari o a-mici malati a togliersi la vi-ta in cliniche estere dove ilsuicidio assistito è legale, co-me la Dignitas in Svizzera.Un tentativo di cambiare lalegge a favore del suicidioassistito era già stato avan-zato in passato da Lord Jof-fe ma era stato bocciato. O-ra la lobby pro-eutanasia, haspiegato ieri Peter Saundersdi Care not Killing, «sta ten-tando nuove vie, come per esempio l’emendamento alJustice and Coroner Bill. Lalegge attuale protegge i vul-nerabili, punisce chi aiuta alsuicidio con la reclusione fi-no a 14 anni, ma nessunoancora è stato incriminatoper aver accompagnato i fa-miliari a morire all’estero.La giustizia riesce a dare u-no sguardo di compassioneai casi che la richiedono.Quale sarebbe dunque lanecessità di modificare lalegge? Mi pare piuttosto chequesto emendamento ren-derà ancora più dure le sof-ferenze dei malati termina-li che già si sentono un pe-so per i familiari e le strut-ture che li hanno in cura».ualche giorno fa un’in-chiesta ha rivelato chenon tutti i britanniciche si sono recati inSvizzera da Dignitas a mo-rire – finora sono stati 115ma in lista d’attesa ce ne so-no più di 800 – erano ma-lati terminali. Trentasei ave- vano un tumore, 27 soffri- vano di "motor neurone di-sease" e 17 di sclerosi mul-tipla, ma altri avevano con-dizioni come il "Crohn’s di-sease", la tetraplegia, l’artri-te reumatoide o malattie alfegato che possono esserecurate con la dialisi o un tra-pianto.Steve Field, presidente delRoyal College of GeneralPractitioners, un ente cheraccoglie i medici di fami-glia del Regno Unito, ha det-to di essere scioccato dalla li-sta. «Sono preoccupato per-ché vedo che alcuni pazien-ti nella lista di Dignitas sof-frono di malattie curabili e,se opportunamente assisti-ti, sono in grado di condur-re una vita produttiva e pie-na di significato».
Elisabetta Del Soldato
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È
nizierà mercoledì 8 luglio ladiscussione in Commissioneaffari sociali alla Camera delddl Calabrò sulle direttiveanticipate di trattamento. Dopoil via libera del Senato, in marzo,ora si riprenderà il testo articoloper articolo. Relatore saràDomenico Di Virgilio (Pdl): «Miadopererò per ascoltaremaggioranza e opposizione,senza alcun preconcetto – hadichiarato ieri –. Spero che su untema così delicato ci sia un filoconduttore comune che diaspazio a un ampio dibattito».L’auspicio è che il testo possauscire dalla Commissione primadella pausa estiva, per approdarein Aula subito dopo l’estate.Secondo Paola Binetti (deputatodel Pd) sulla volontà delpaziente «occorre che lamedicina resitituisca al consensoinformato il valore di
medicaleducation
: il paziente deveesprimere la sua volontà conricchezza e partecipazioneemotiva, ma la sua decisionenon può essere vincolante per ilmedico, che deve impiegare lasua formazione per stabilire ciòche è bene per il paziente».
(F.Loz.)
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Mercoledì 8 il disegno di legge Calabròinizia l’iter alla Camera. Di Virgilio il relatore
d i r i t t o & s a l u t e
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T o m m a s o S c a n d r o g l i o
«La vita è uguale per tutti»:un principio che finirebbe disatteso se si desse retta a chi vuole aprireil varco all’eutanasia riducendo le garanzie della norma sul fine vita Attorno al libro-denunciadi Paola Binetti dibattito a Romacon monsignor Rino FisichellaI desideri del pazientenon possonoessere imposti a terziné per forza eseguitiSoprattutto se essi sono "datati"
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