conclusione è che i primi credentis’incontrassero come “chiesa” nelle casel’uno dell’altro; e che il membro piùricco e la casa più grande fornissero unluogo regolare per l’incontro della“chiesa intera”, suddivisa in diverse“sotto-comunità”. Questa deduzione èconfermata da vari riferimenti allechiese domestiche presenti nelle letteredi Paolo e dal fatto che l’Apostolo siriferisce a Gaio come “ospite di tutta lacomunità
[ekklesía]
” (Rm 16,23)».
L’archeologia forniscequalche dato interessantein merito a questeabitazioni?
«Fortunatamente i siti diOstia, Corinto ed Efeso cihanno lasciatotestimonianzesignificative, su cui si staancora lavorando, che ciforniscono una buonaidea delle diverse tipologiedi alloggi. L’attenzionedegli studiosi è caduta perlo più sulle proprietà deipiù agiati, cheoccupavano la maggiorparte di un piccolo isolatoall’interno di una rete distrade. Ma in alcuniluoghi – in particolare aOstia – le rovine siestendono sopra il livellodel primo piano e ciforniscono un’immaginemigliore di quelli chedovevano essere piccoliappartamenti, o di una sola stanza, neicaseggiati popolari. Nicholas Purcell,nel suo articolo in
The Oxford Classical Dictionary
, riassume così la situazione:“Nel periodo imperiale, i caseggiatipopolari a più piani, che solitamenteerano conosciuti con il nome di
insulae
, davano alloggio a tutta lapopolazione, eccettuata una minuscolafrazione da Roma e da altre grandicittà. Non tutte queste sistemazionierano di bassa qualità; alcune eranosituate in aree piacevoli, alcuni
cenacula
(appartamenti) eranosufficientemente grandi, quelli ai pianiinferiori non erano scomodi... e moltepersone di uno status socialeabbastanza elevato non potevanopermettersi di meglio”».
Da quanto ci dice, si deve ipotizzareun contesto non particolarmenteagiato e nemmeno molto ampio.Questa deduzione è corretta?
«Sì. Poiché la maggior parte dei gruppidi convertiti erano – probabilmente –di bassa estrazione sociale, privid’istruzione e quindi d’influenza (cfr.1Cor 1,26), dobbiamo supporre che sitrovassero all’estremità inferiore dellascala sociale. In altre parole, se leosservazioni di Purcell sono corrette, lamaggior parte di loro viveva incaseggiati popolari, forse di diversipiani sopra il terreno. Possiamopresumere che alcuni raduni avesseroluogo in questi “appartamenti”, oalmeno in quelli più grandi, e vicini allivello della strada. Una “chiesa”, inuna simile “casa”, era un piccologruppo composto fino a un massimodi dodici persone.Tuttavia, poiché laparola “casa” porta inevitabilmente consé la connotazione di una proprietà piùgrande, sarebbe meglio fare riferimentoa questi gruppi-cellule come a “chiese-appartamento”. Di nuovo, se Purcellha ragione, anche i relativamente agiati Aquila e Priscilla non avrebbero potutopermettersi più di un appartamentoabbastanza grande, al piano terra,all’interno di un isolato ampio. E lacasa di Filemone a Colosse potevaospitare un certo numero di ospiti,oltre ad alcuni schiavi. Forse, in alcunicasi, è possibile immaginare i cristianiche si radunano dentro abitazioni piùspaziose, complete di
atrium
e sala dapranzo (
triclinium
), ipotizzandoassemblee più grandi, ma “quanto” piùgrandi è questione dibattuta: le stimemigliori arrivano a cinquanta persone».
In questo caso, come potevanoradunarsi tutti insieme in una abitazione privata?
«S’ipotizza che, quando la chiesa siradunava per il pasto comune, nontutti fossero ospitati nel
triclinium
: unfatto che ci aiuterebbe a capire lasistemazione insoddisfacente che Paolo
I condomini a Roma,nel I secolo
N
elle sue
Satire
,il poeta
Giovenale
ci ha lasciato una vivida testimonianza diquanto fossero comuni gli edifici scadenti a Roma nella seconda metà del Isecolo.L’avidità dei proprietari,smaniosi di aumentare il più possibile gli introitiattraverso gli affitti,li spingeva a costruire le abitazioni in fretta e fin troppo alte.Una constatazione molto amara,ma,forse,ancora attuale: «Viviamo in una cittàpuntellata per la maggior parte con supporti e travi inconsistenti: questo è il modoin cui i locatari arrestano il crollo delle loro proprietà, nascondendo crepegigantesche nell’edificio sgangherato,rassicurando gli affittuari che possonodormire al sicuro,quando per tutto il tempo l’edificio resta in equilibrio come uncastello di carta. Preferisco vivere dove incendi e attacchi di panico nel cuore dellanotte non sono eventi così comuni. Quando il fumo è arrivato fino al vostroappartamento al terzo piano,mentre siete ancora addormentati, il vostro eroicovicino del piano di sotto sta urlando per avere dell’acqua e portare in salvo i suoistracci.Se l’allarme arriva dal piano terra,l’ultimo ad arrostire sarà l’affittuario delsottotetto,su,tra i piccioni che fanno il nido con nient’altro che le tegole tra lui e iltempo» (
Satire
III,193-202).
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NNO
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. 13 L
UGLIO
/A
GOSTO
2009
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