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E
DIFICARE LA 
C
HIESA 
,
COSTRUIRE LA 
C
OMUNITÀ 
Dove si radunavano i primi cristiani? James Dunn spiegala struttura delle comunità cristiane al tempo di Paolo
 J 
ames Dunn è attualmente unodegli esponenti di maggior spiccodegli studi su san Paolo, nonchéfondatore della corrente di studi detta“New Perspective”, termine da luistesso coniato nel 1983. L’approccioalle Lettere e alla vita dell’Apostoloproposto dalla New Perspective rileggein modo positivo il rapporto tra Paoloe il giudaismo, colto come preziosaeredità che egli non rigetta ma, anzi,ripropone, allacciandosi all’aperturauniversale e inclusiva tipica dellatradizione profetica d’Israele. Abbiamo incontrato il professorDunn ad Ariccia, in occasionedell’International Seminar on SaintPaul, per confrontarci in meritoall’ecclesiologia dell’Apostolo.
Professor Dunn, ci aiuti a capire“l’architettura comunitaria” delcristianesimo delle origini.
«Probabilmente non è necessario farnotare che, quando Paolo parla deicredenti corinzi che “si radunano inchiesa” (1Cor 11,18:
en te ekklesía
) nons’intendeva la “chiesa” come edificio,ma piuttosto come persone che siradunavano per
essere 
chiesa,
come 
chiesa
[giustamente la traduzione CEI e la Nuovissima Versione traducono qui 
ekklesía
con “assemblea”, NdR] 
.Considerate le connotazioni che piùtardi sono venute ad accompagnarsi a“chiesa” (= “edificio”), potrebbe crearemeno confusione usare parole come“adunanza”, “riunione”, “incontro”,assemblea”. Detto ciò, è importantechiedersi: dove si radunavano i primicredenti nelle città della missione egea?E di che sistemazione facevano uso? Apriamo una parentesi: poiché lamissione paolina cominciava, di solito,dalle sinagoghe della città in cuil’Apostolo era entrato, è utile notarequanto sappiamo sulle sinagoghe del Isecolo nella diaspora occidentale.L’archeologia ha riportato alla lucediversi edifici sinagogali di quest’epocain Italia,in Grecia e nell’Asia Minore, peresempio, a Ostia, il porto di Roma; aStobi, in Macedonia; nell’isola egea diDelo; e a Priene, tra Efeso e Mileto. Inmolti casi, dove vi era una comunitàgiudaica significativa, venivano allestitecome sinagoghe alcune
case private 
».
Quindi anche i primi cristiani,quando si allontanarono dalla sinagoga, cominciarono a incontrarsipresso case private?
«L’archeologia non ha riportato allaluce alcuna struttura identificabilecome “chiesa” e databile con sicurezzaprima di un secolo o più dopo Paolo.Così dobbiamo supporre che i primicristiani s’incontrassero o in caseprivate o in locali più grandi, presi inaffitto per l’occasione. Nessuna dellenostre fonti indica che la secondaalternativa sia la più realistica: il costodi una prenotazione sarebbe stato di làdelle possibilità economiche dei primipiccoli gruppi di credenti. Inoltre, èdifficile che le associazioni localigradissero la presenza di “concorrenzanei propri ambienti: difficile, adesempio, che la proprietà di untempio favorisse un radunocristiano. La sola, ovvia
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conclusione è che i primi credentis’incontrassero come “chiesanelle casel’uno dell’altro; e che il membro piùricco e la casa più grande fornissero unluogo regolare per l’incontro della“chiesa intera”, suddivisa in diverse“sotto-comunità”. Questa deduzione èconfermata da vari riferimenti allechiese domestiche presenti nelle letteredi Paolo e dal fatto che l’Apostolo siriferisce a Gaio come “ospite di tutta lacomunità
[ekklesía] 
” (Rm 16,23)».
L’archeologia forniscequalche dato interessantein merito a questeabitazioni?
«Fortunatamente i siti diOstia, Corinto ed Efeso cihanno lasciatotestimonianzesignificative, su cui si staancora lavorando, che ciforniscono una buonaidea delle diverse tipologiedi alloggi. L’attenzionedegli studiosi è caduta perlo più sulle proprietà deipiù agiati, cheoccupavano la maggiorparte di un piccolo isolatoall’interno di una rete distrade. Ma in alcuniluoghi – in particolare aOstia – le rovine siestendono sopra il livellodel primo piano e ciforniscono un’immaginemigliore di quelli chedovevano essere piccoliappartamenti, o di una sola stanza, neicaseggiati popolari. Nicholas Purcell,nel suo articolo in
The Oxford Classical Dictionary 
, riassume così la situazione:“Nel periodo imperiale, i caseggiatipopolari a più piani, che solitamenteerano conosciuti con il nome di
insulae 
, davano alloggio a tutta lapopolazione, eccettuata una minuscolafrazione da Roma e da altre grandicittà. Non tutte queste sistemazionierano di bassa qualità; alcune eranosituate in aree piacevoli, alcuni
cenacula
(appartamenti) eranosufficientemente grandi, quelli ai pianiinferiori non erano scomodi... e moltepersone di uno status socialeabbastanza elevato non potevanopermettersi di meglio”».
Da quanto ci dice, si deve ipotizzareun contesto non particolarmenteagiato e nemmeno molto ampio.Questa deduzione è corretta?
«Sì. Poiché la maggior parte dei gruppidi convertiti erano – probabilmente –di bassa estrazione sociale, privid’istruzione e quindi d’influenza (cfr.1Cor 1,26), dobbiamo supporre che sitrovassero all’estremità inferiore dellascala sociale. In altre parole, se leosservazioni di Purcell sono corrette, lamaggior parte di loro viveva incaseggiati popolari, forse di diversipiani sopra il terreno. Possiamopresumere che alcuni raduni avesseroluogo in questi “appartamenti”, oalmeno in quelli più grandi, e vicini allivello della strada. Una “chiesa”, inuna simile “casa”, era un piccologruppo composto fino a un massimodi dodici persone.Tuttavia, poiché laparola “casa” porta inevitabilmente consé la connotazione di una proprietà piùgrande, sarebbe meglio fare riferimentoa questi gruppi-cellule come a “chiese-appartamento”. Di nuovo, se Purcellha ragione, anche i relativamente agiati Aquila e Priscilla non avrebbero potutopermettersi più di un appartamentoabbastanza grande, al piano terra,all’interno di un isolato ampio. E lacasa di Filemone a Colosse potevaospitare un certo numero di ospiti,oltre ad alcuni schiavi. Forse, in alcunicasi, è possibile immaginare i cristianiche si radunano dentro abitazioni piùspaziose, complete di
atrium
e sala dapranzo (
triclinium
), ipotizzandoassemblee più grandi, ma “quanto” piùgrandi è questione dibattuta: le stimemigliori arrivano a cinquanta persone».
In questo caso, come potevanoradunarsi tutti insieme in una abitazione privata?
«S’ipotizza che, quando la chiesa siradunava per il pasto comune, nontutti fossero ospitati nel
triclinium
: unfatto che ci aiuterebbe a capire lasistemazione insoddisfacente che Paolo
I condomini a Roma,nel I secolo
elle sue
Satire 
,il poeta
Giovenale
ci ha lasciato una vivida testimonianza diquanto fossero comuni gli edifici scadenti a Roma nella seconda metà del Isecolo.L’avidità dei proprietari,smaniosi di aumentare il più possibile gli introitiattraverso gli affitti,li spingeva a costruire le abitazioni in fretta e fin troppo alte.Una constatazione molto amara,ma,forse,ancora attuale: «Viviamo in una cittàpuntellata per la maggior parte con supporti e travi inconsistenti: questo è il modoin cui i locatari arrestano il crollo delle loro proprietà, nascondendo crepegigantesche nell’edificio sgangherato,rassicurando gli affittuari che possonodormire al sicuro,quando per tutto il tempo l’edificio resta in equilibrio come uncastello di carta. Preferisco vivere dove incendi e attacchi di panico nel cuore dellanotte non sono eventi così comuni. Quando il fumo è arrivato fino al vostroappartamento al terzo piano,mentre siete ancora addormentati, il vostro eroicovicino del piano di sotto sta urlando per avere dell’acqua e portare in salvo i suoistracci.Se l’allarme arriva dal piano terra,l’ultimo ad arrostire sarà l’affittuario delsottotetto,su,tra i piccioni che fanno il nido con nient’altro che le tegole tra lui e iltempo» (
Satire 
III,193-202).
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NNO
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N
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UGLIO
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GOSTO
2009

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