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Terra
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domenica 5 luglio 2009
oci, commenti, dichiara-zioni e congetture ieri con-tinuavano a ruotare intor-no alla notizia del momento incasa Pd: la candidatura di IgnazioMarino alla segreteria. Ne abbia-mo parlato con il senatore Vin-cenzo Vita, l’illustre e pugnaceesponente della sinistra Pd.
Cosa ne pensa della novità?
È una candidatura interessante.Io l’ho visto all’opera. È un uomo preparato, laborioso e politica-mente determinato non solo suitemi della bioetica, che lo hanno
Attualità
La Croce Rossa li vuoleancora con sé, ecco per-ché ha appena chiesto di prorogare
no a
ne ottobre illavoro di tre detenuti attual-mente responsabili del servi-zio cucina nel campo base diL’Aquila Ovest.È dal 14 giugno, infatti, chePasquale, Gianpiero e Lucia-no coordinano una dozzinadi volontari nella preparazio-ne di circa 1.500 “giornate ali-mentari”, per i terremotati e per le forze della Croce Rossaimpegnate nel territorio. «Èstata una bella scommessa esta andando tutto bene», con-fessa Alberta Ianni di e-Team,che insieme all’altra coopera-tiva Men at work gestisce dasei anni il progetto di ristora-zione nella Casa circondaria-le Rebibbia nuovo complesso,dove prima erano impiegati idetenuti.Ma a puntare su di loro sonostati, prima di tutti, loro stes-si, che subito dopo l’emergen-za hanno messo in atto congli altri detenuti di Rebibbiadiverse iniziative, tra cui unaraccolta fondi. Poi hanno de-ciso di proporsi in prima lineacome volontari nelle menseallestite nel campi. A questarichiesta è stata data attuazio-ne nel tempo record di quat-tro giorni, grazie alla mobili-tazione delle due cooperativee all’appoggio della Direzionedel carcere e del Tribunale disorveglianza.Così, dal 18 aprile, Pasquale,Gianpiero, Luciano e un altrodetenuto oggi in semiliber-tà hanno deciso di rinunciarea quasi due settimane di per-messi con parenti e amici perimpiegarli come volontari nel-la mensa. L’aiuto apportato alcampo è stato tale che il pro-getto è continuato, ma sot-to un’altra forma: ora i tre de-
L
tenuti sono non solo soci del-la cooperativa Men at work,da cui vengono regolarmen-te stipendiati, ma veri e pro- pri responsabili della cucinadel campo, dove si recano tut-ti i giorni partendo alle sei daRebibbia e rientrando in cel-la alle undici di sera. Questa possibilità gli è stata data gra-zie all’articolo 21 dell’Ordina-mento penale, che prevede la possibilità di uscire dal carce-re per lavorare.Il progetto, che ha rischiatodi chiudere a
ne giugno permancanza di fondi, sembrainvece destinato a protrar-si di due mesi in due mesi,
-no a quando il disagio non sa-rà passato. «Adesso sono di- ventati indispensabili - com-menta Alberta Ianni -. Per lo-ro è una forma di riscatto mol-to forte - spiega - perché nonsolo si sono impegnati, e bene,ma lo hanno anche fatto in unmomento e in un posto dovec’è stata una forte esigenza. Ilriscatto sociale di chi ha scon-tato con dignità una pena staanche in questo: poter resti-tuire qualcosa alla società». Ilclima vissuto nel campo faci-lita molto i rapporti con i tredetenuti, in quanto di fronteall’emergenza e al disagio ogninuovo aiuto è accolto con gio-ia e ringraziamenti, indipen-dentemente dalla loro condi-zione di detenzione.«Io non me l’aspettavo - con-fessa Pasquale, un detenuto-, qui è tutto unito, non con-ta da dove vieni, chi sei o cosahai fatto. Questa è stata la co-sa più bella».Gli eventuali pregiudizi sem-brano aver lasciato postoall’esperienza vissuta. «Gli al-tri volontari neanche ci hannochiesto del nostro passato», prosegue Pasquale, «e anchequando qualcuno ce l’ha chie-sto, ha detto “non sembrate proprio”».
La militarizzazioneche arriva dal Vertice
L’Aquila
Al controllo del territorio imposto da Bertolaso, si aggiunge ora quello in vista del G8. E tra zone rosse, accampamenti recintati e macerie arrivano i militari
empi sempre più duri peri residenti nelle zone ter-remotate. Alla militariz-zazione del territorio impostadal commissario di governo Ber-tolaso, si è aggiunta ora quelladel summit del G8. E gli e
etti sulterreno e sulla vita delle popola-zioni colpite dal sisma sono piùche evidenti. In questi mesi, oltreai disagi provocati dall’emergen-za, gli sfollati hanno vissuto sullaloro pelle una progressiva limita-zione delle libertà personali. Alle prime timide manifestazioni deiterremotati per una ricostruzio-ne che non parte, la Protezionecivile ha risposto con un’ulterio-re giro di vite nelle tendopoli: ac-cesso solo per i residenti, no alleassemblee o ai volantinaggi, ge-stione dei pasti e degli aiuti usa-ta come elemento di pressione,divieto di distribuzione di ali-menti “eccitanti” (vino, ca
è, co-ca-cola, cioccolata…). Il tutto inun territorio in cui lo Stato di di-ritto, almeno per come lo abbia-mo conosciuto
no a oggi, sem-bra sospeso: economia in ginoc-chio, enti locali esautorati dei lo-ro poteri, istituzioni statali e for-ze dell’ordine disarticolate nel-le loro attività, segnali di pene-trazione criminale nella gestio-ne dell’emergenza e della rico-struzione. Per
no all’informa-zione la Protezione civile ha im- posto il “modello Baghdad”: co-me abbiamo denunciato ancheieri, per documentare le assem-blee che Bertolaso tiene da gior-ni con i residenti delle tendopo-li, è vietato l’accesso ai giornalistie si mettono “gentilmente“ a di-sposizione le immagini girate daun solo operatore al seguito diBertolaso. Con l’avvicinarsi delG8, anche il paesaggio muta ed èsempre più simile a quello dellearee di guerra e la vita degli sfol-lati somiglia sempre più a quelladei campi profughi. Zone rosse,accampamenti recintati e mace-rie erano già ovunque, ora con ilG8 arrivano i corpi speciali de-gli apparati di sicurezza e dei mi-litari con il loro armamentarioleggero, pesante e da guerra elet-tronica. Nelle scorse settimaneerano evidenti solo i lavori sce-nogra
ci: ristrutturazione dellaScuola di Finanza (sede del sum-mit), ampliamento dell’aeropor-to e della viabilità, ritmi freneti-ci nei primi due cantieri del Pia-no case,
no ad arrivare ad aiuo-le e marciapiedi, alla militarizza-zione di discariche e centri ur-banistici, all’occultamento del-le macerie e alla riduzione delletendopoli. Poi sono comparsi gliuomini della sicurezza e i profes-sionisti delle forze speciali: co-
Pietro Orsatti e Angelo Venti
sì agli improbabili ciclisti e ma-ratoneti muniti di auricolare sisono a
ancati anche cecchini,carri armati e batterie di missi-li terra-aria.
Quasi 15mila gli uo-mini mobilitati, un apparato im- pressionante calato su una ter-ra già martoriata dal sisma e chesta causando non pochi problemiai residenti, i quali per una setti-mana vedranno ridursi ulterior-mente le possibilità di movimen-to e di comunicazione. Una scel-ta, quella di L’Aquila come sededel G8, davvero infelice. E ora au-menta la preoccupazione per lemodi
che al programma a causadelle scosse che da alcuni giornicrescono d’intensità e che stannomettendo a rischio lo svolgimen-to dello stesso vertice.
Quasi 15milagli uomini mobilitati.Un apparatoimpressionantecalato su una terra giàmartoriata dal sisma
Tre detenuti cucinano per i terremotati delcampo base della Cri
Solidarietà
Dal 14 giugno Pasquale, Gianpieroe Luciano coordinano l’attività di dodici volontari
Claudia Farallo
T
«Marino? Una candidatura alta»
Democratici
Vincenzo Vita, senatore della sinistra Pd, commenta l’entrata in gioco del chirurgo divenuto noto perle battaglie laiche: «Io non ho ancora deciso. Voterò il candidato che garantirà l’esistenza della sinistra nel Pd»
V
Luca Bonaccorsi
reso noto mediaticamente. Io pe-rò vengo da un’altra storia, dallascuola politica di partito classica,e forse per questo ho qualche dub-bio sulla sua capacità di risolvere i problemi del Pd, che è un proget-to da reinventare. Ma in fondo lodico con una punta di invidia per-ché è un’ottima candidatura.
Perché invidia?
Perché a me ne sarebbe piaciutaun’altra, che non c’è stata: quelladi Anna Finocchiaro. Lei però ha preferito non presentarsi. Forseha temuto che la dialettica a due,tra Bersani e Franceschini, fosseandata ormai troppo avanti.
Chi voterà allora?
Non ho ancora deciso. C’è un pez-zo di me in ogni candidato. Mol-te delle idee presentate da Bersa-ni sono assolutamente condivisi-bili. Eppure mi sembra che il te-ma a me caro, quello dello sguar-do a sinistra, sia messo sullo stes-so piano del rapporto con l’Udc per esempio. Che sia, cioè, unaquestione tattica e non di cultura politica. In Franceschini, invece, vedo una gran brava persona, cheha fatto molto bene in questi me-si di
cili. Ma la sua candidaturaha una cifra moderata che non miconvince.
Dovrà decidere.
L’associazione “A sinistra”, di cuifaccio parte, non ha preso una posizione. Decideremo sulla ba-se delle risposte dei candidati alledomande contenute in un nostrodocumento nel quale chiediamo,essenzialmente, quali spazi so-no previsti per la sinistra nel Pd.In un’ottica, mi spingo a dire, qua-si “federata”. Chiederemo ai can-didati: può esserci nel Pd una si-nistra “autonoma”, che fa da pon-te con ciò che è fuori dal Pd? Non parlo di cortesie personali, chenon sono mai mancate, o di ele-mosine, ma di un ruolo politicoriconosciuto.
Franceschini ha fatto un gran parlare della mescolanza distorie nel Pd. Ma queste nonsono due classiche candidatu-re Ds e Margherita?
Formalmente no. In realtà sì. Enon va bene.
La voce di corridoio è che sele primarie saranno vere vinceFranceschini, se invece parte la
© M E R L I N I / L A P R E S S E
guerra delle tessere vince Ber-sani che controlla il partito sulterritorio. È d’accordo?
Le primarie sono imprevedibili, può partecipare chiunque. Pos-sono essere l’epifania della demo-crazia partecipata o la conta dellecorrenti organizzate. Io credo chei due siano alla pari. Ora però c’èMarino che scompagina molto glischemi. La sua è una candidatu-ra alta, che può raccogliere il dis-senso, una vera terza candidatu-ra. Credo però che Marino peschi più nel campo di Bersani.
Il Pd dibatte mentre Napolita-no frena Alfano e la crisi di Ber-lusconi si acuisce.
Non dobbiamo confondere la cri-si di Berlusconi, legata ad anoma-lie di comportamento davvero ec-cessive, con quella della destraitaliana, che ha invece un retro-terra solido. Il fatto che a destranon emerga una leadership alter-nativa è preoccupante, allude a ri-schi autoritari. Per questo il dialo-go a sinistra del Pd è fondamen-tale. Non per le alleanze elettora-li ma per la salute democratica diquesto Paese.
© F U S C O / A N S A
©Tachus
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