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Comando generale Ezln, Municipio autonomo ribelle Ricardo Flores Magón,Comandante Esther, J. Elorriaga Berdeguè, H. Bellinghausen, P. Gonzàles Casanova,C. Montemayor, S. Rodríguez Lascano, B. Duterme,
 
Y. Le Bot, J. Podur, J. Cason, D. Brooks, D. Pignotti
CARACOLES
 Dieci anni di comunità zapatiste in lotta
DATANEWS
 
Indice
IntroduzioneDOCUMENTI INTRODUTTIVI
 Alcuni estratti 
Comando generale Ezln,
 
Oggi diciamo basta!
Municipio autonomo ribelle
 
Ricardo Flores Magón,
La negazione e l’oblio
Comandante Esther,
Donne zapatistePRIMA PARTE
 L’adesione indigena
Javier Elorriaga Berdeguè,
Dall’adesione alla costruzione
Hermann Bellinghausen,
Postazioni contro l’Ezln
Pablo Gonzàles Casanova,
Una nuova forma di pensare e fare
Carlos Montemayor,
Il sorgere dell’alba…
Adelfo Regino Montes,
20 e 10, il fuoco e la parolaSECONDA PARTE
Oltre la Selva
Sergio Rodríguez Lascano,
La “logica paradossale” dello zapatismo
Bernard Duterme,
Dieci anni di orgoglio senza volto
Yvon Le Bot,
Quale futuro per lo zapatismo?
Justin Podur,
Dalle Aguascalientes alle Caracoles
Jim Cason, David Brooks,
Quando l’Ezln sfidò l’Impero
Dario Pignotti,
A dieci anni dal “levantamientozapatista, continua la lotta ma anche larepressioneCRONOLOGIA
 Dieci anni di lotta
2
 
Introduzione
La storia di questo libro inizia con il viaggio in Chiapas di alcuni membri italiani di ZNet, rete web dicontroinformazione e attivismo mediale. Attratti soprattutto dal ribaltamento della logica politica operatodall'Ezln con l’affermazione del principio del
comandare obbedendo
, del diritto alla revoca immediatadel portavoce e, in generale, delle nuove forme di democrazia sperimentate dagli zapatisti (che tantohanno influenzato il movimento “altromondista”), abbiamo sfruttato l’occasione offerta dallecelebrazioni nel decimo anniversario dell’insurrezione per recarci, dopo essere entrati in contatto convarie associazioni chiapaneche impegnate nel campo dei diritti indigeni, in una comunità zapatista inqualità di osservatori internazionali.Un doppio anniversario, per la verità: dieci anni da quel fatidico primo gennaio 1994 quando losconosciuto Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale occupò in armi sette città del Chiapas, e ventianni dalla formazione dello stesso esercito, avvenuta il 17 novembre 1983.Per ricordare i due anniversari, ma anche per evidenziare come alla lotta armata si sia sostituita la lottacivile sia dell'Ezln sia, soprattutto, delle comunità indigene, le celebrazioni sono state chiamate “20 e 10il fuoco e la parola”, ad indicare il passaggio dal tempo della guerra al tempo della parola. Asottolinearlo, nei
caracoles
stupiva la completa assenza fisica dell’Ezln, che lasciava spazio ai membridelle comunità, unici protagonisti delle celebrazioni. Nei giorni trascorsi a "non far nulla" negli spazi a noi destinati, non abbiamo visto in azione l’Ezln nésperimentato il controllo capillare del territorio che questo mantiene, né ascoltato i racconti onirici,appassionati e romantici del sup. Abbiamo invece visto donne scalze affaccendarsi intorno al fuoco, coni figli legati sulle spalle o in stato di gravidanza. Abbiamo viaggiato per ore su mulattiere dissestate, chedi strada hanno solo il nome. Li abbiamo visti ripulire, dalla folta vegetazione della giungla, poche are diterra da mettere a coltivazione. Ma anche attuare nuove forme democratiche per la realizzazione di progetti di sviluppo sui temi comuni della sanità, dell’istruzione e della giustizia. Progetti il cui consensosi va lentamente estendendo, pur tra mille difficoltà, ripensamenti e ostacoli governativi, al di fuori dellecomunità zapatiste stesse.Tuttavia, il contatto diretto con i membri delle comunità è stato spesso debole. Le poche personeincontrate sono estremamente riservate, diffidenti, molto reticenti a parlare, soprattutto se l'argomento èlo zapatismo. Come potrebbe essere altrimenti? Chi gli assicura che la permanenza degli osservatoriabbia il solo scopo di tenere un po’ lontani i militari, da cui anche noi siamo stati fermati e perquisiti?Sono delle elementari norme di sicurezza che hanno dovuto adottare, come il ritiro dei passaportiall'ingresso di una comunità. La guerra a bassa intensità ha provocato centinaia di vittime civili.Rientrati in Italia, ci siamo ritrovati con il desiderio di approfondire la conoscenza di una realtà cheabbiamo conosciuto soltanto sfiorandola in superficie. Tra i tanti progetti di ZNet, da sempre fortementeimpegnata sui temi dei diritti umani e della giustizia sociale, uno è la traduzione di materiali daimportanti fonti di informazione alternativa internazionali. La nostra attenzione si è focalizzata allorasulla questione indigena e sui diritti rivendicati dai popoli indios, pur mantenendo sullo sfondo il nuovo processo democratico zapatista. A tale scopo abbiamo recuperato e tradotto articoli di autori e fontilocali, spesso non conosciuti in Italia. L'adesione a questa iniziativa, che nello spirito di ZNet.it è stata portata avanti con modalità partecipative estese a tutti i membri, è cresciuta a tal punto da convincerci arealizzare una sorta di “speciale”, una sezione riservata allo zapatismo, scorporandola dall'osservatoriolatino-americano.Da quello “speciale” nasce l'idea di questo libro, propostoci dall'editore Datanews, e i cui proventi deidiritti di traduzione saranno tutti destinati direttamente a una
 junta del buen gobierno
.La raccolta degli articoli qui presentati si divide in due parti.
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