DOCUMENTO DI INTRODUZIONE ALLA DISCUSSIONE AMBIENTALE PREVISTA INSUBURBANA '09.Le politiche economiche ed ambientali che, su scala globale, hanno guidato il profitto fino ad ora sisono rivelate nei fatti distruttive, se non catastrofiche.In un sistema realmente democratico, l’agenda economica coincide con l’agenda politica. Quandodella prima si appropriano i sistemi di potere economico, come le multinazionali e le grandiindustrie, le scelte programmatiche per l’economia vengono prese esclusivamente nell’otticadell’incremento degli utili e a discapito dei diritti e della libertà delle popolazioni. Intanto, alla politica istituzionale collusa – mandante o succube a seconda dei casi - non resta che raccattareconsenso con la paura e il ricatto spostando l’attenzione su temi come sicurezza, occupazione, etnia,religione, ecc. che hanno nel ritorno di fondamentalismi e autoritarismi la loro conseguenzanaturale.L'uso sconsiderato di combustibili fossili ha delineato un quadro quantomeno allarmante, basta pensare all'inquinamento ad esso annesso che ha già provocato alterazioni climatiche,desertificazione ed inondazioni colossali.La politica istituzionale mondiale, guidata dalla Banca mondiale, dal Fmi e dal Wto, tuttavia, nonha mai veramente cambiato rotta, nonostante il trattato di Kyoto e i numerosi accordi continentali per l’abbattimento della produzione di CO
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.In questo scenario l'Italia è senza dubbio una delle nazioni più arretrate di Europa: di fronteall'impoverimento globale dei combustibili fossili, l'Italia proclama una politica energeticaimprontata su rigassificatori e mega-centrali termoelettriche e rilancia l'idea delle centrali nucleari,anziché puntare sulle energie rinnovabili.La dismissione delle centrali nucleari nelle altre nazioni d'Europa (una per tutte, la Francia) non èrecepita dalle leadership italiane. Anzi, si alimenta a gran voce l'idea di affrontare la questioneenergetica con centrali nucleari di IV generazione (omettendo colpevolmente che questa tecnologiasarà commerciabile, nel migliore dei casi, tra vent’anni) o di III (le stesse che si stanno costruendoin Svezia, nonostante l’annuncio di un futuro aumento del prezzo energetico, perché con i costiattuali il bilancio energetico di una centrale nucleare non è sufficiente neanche a coprire le spesse per la costruzione dell'impianto), senza alcun chiarimento su quali saranno i siti per gli impianti esulle modalità con cui verranno smaltite le scorie.Un altro tipico esempio, tutto italiano, di scelte dettate dai legami tra partiti, mafie e lobbiesimprenditoriali è dato dalla proliferazione degli impianti di incenerimento dei rifiuti, che vengono presentati come impianti per la produzione di energia alternativa, innocui se dotati delle giustetecnologie ed indispensabili per chiudere il ciclo dei rifiuti.Queste rassicuranti “informazioni istituzionali” sono state puntualmente smentite dalle varie realtà popolari nate spontaneamente nelle zone in cui si proponevano tali impianti.E’ sufficiente un’analisi molto superficiale delle proposte istituzionali per evidenziare come gliinceneritori non possano assolutamente chiudere il ciclo dei rifiuti. Anzi, scelte di questo tiporallentano di diversi anni l’instaurazione di una politica per i rifiuti realmente sostenibile, fondatasul riutilizzo e sull’uso esclusivo di materiali riciclabili, rendendo croniche le mancanze di spazi e lasottrazione di risorse pubbliche in favore di interessi privati.Dal punto di vista tecnico, inoltre, è evidente come tali impianti non siano in grado di recuperare più energia di quanta ne spendano per incenerire i rifiuti (trasformandoli in rifiuti altamente tossicidi tipo B da smaltire in discariche speciali), richiedendo quindi lauti contributi economici pubblici,
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