Documento accompagnatorio
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Recentemente, nel nostro paese, molti territori stanno conoscendo la stessa, progressiva edrammatica crisi economica: le produzioni si stanno ridimensionando, alcune imprese hannochiuso, altre si sono delocalizzate, altri ancora non si sono mai economicamente sviluppati. Leprospettive future non sono le migliori, né le più auspicabili, lo scenario previsto mostra unaminoranza di territori vincenti e ricchi, isole felici, in un deserto di località destinate ad un rapidodeclino e impoverimento.A riguardo c’è stata responsabilità da parte dei politici perché hanno operato con scarsalungimiranza, hanno saputo gestire, malamente, solo il presente con evidenti sprechi e scarsacapacità di cogliere opportunità. C’è stata anche responsabilità da parte degli operatori privatiperché troppo disuniti, troppo spesso caratterizzati da comportamenti da
free riders
, da incapacitàad associarsi, di creare sistema,
di costruire e preservare qualità, di produrre innovazione, diprogettare il futuro.Le politiche di sviluppo locale non possono prescindere da un disegno generale che investa tutti gliaspetti di un territorio: identità, attivazione di reti, innovazione,
governance
, capitale socialepositivo, sostenibilità, responsabilità, qualità della vita nella sua accezione più ampia, infrastrutture,sicurezza.I temi appena citati non sono certamente una novità per chi si occupa di
governance
e di sviluppolocale, essi sono stati ampliamente studiati ed anche applicati in ambito Unione Europea per lostudio e l’utilizzo dei fondi strutturali a favore delle aree rurali più marginali e arretrate dei paesiaderenti.Uno dei concetti principali che li accompagna è che le politiche di sviluppo dovrebberonecessariamente nascere “
dal basso
”; alle Istituzioni spetterebbe il compito di svolgere le funzionid’informazione, formazione, facilitazione, sensibilizzazione, coordinamento, controllo dei processi,che deve però essere condiviso con gli abitanti delle località interessate.Troppo spesso le Amministrazioni pubbliche si assumono quest’ onere pur non avendo personalecompetente e tempo a disposizione.La partecipazione dei privati resta ridotta e passa spesso attraverso le associazioni di categoriache, sovente, sono più l’espressione di correnti politiche che l’effettiva rappresentanza degliassociati. I privati partecipano talvolta ai tavoli di concertazione solo attratti dagli eventualicontributi senza che ci sia un progetto realmente condiviso.Come provocare un cambiamento? Una soluzione auspicabile potrebbe essere l’introduzione diesperti mediatori, o meglio facilitatori di processi: professionisti competenti, sopra delle parti, che sioccupino a tempo pieno di riunire i portatori d’interesse, progettare, verificare in itinere, concluderei processi di sviluppo e verificarne, a posteriori, gli effetti sociali.
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