a Gran Bretagna ancorauna volta ha deciso dinon fare un passo avanti verso il suicidio assistito.Messo di fronte allapossibilità di cambiareuna legge e permettere aifamiliari di aiutare un malatoterminale a morire, Westminster ha dettochiaramente di no. La legge,hanno votato 194 Lord contro141, rimarrà tale e quale acom’è ora e chi assisterà unapersona al suicidio rischieràcome sempre fino a 14 anni diprigione. Il dibattito sulsuicidio assistito si è infuocatoin Gran Bretagna negli ultimidue anni in seguito ad alcunicasi di persone malateterminali che hanno chiestoall’Alta Corte e a quella di Appello di sollevare daincriminazioni gli amici e ifamiliari che li avrebberoportati a morire all’estero, nellamaggior parte dei casi allaclinica svizzera Dignitas. Laquestione ha raggiunto prioritàalla Camera dei Lord quandoLord Falconer ha deciso dichiedere un voto e mentre sicontavano i casi di persone chesi sono recate alla clinicaDignitas e di quelle in listad’attesa. Fino a oggi sonoinfatti 115 i britannici mortinella clinica privata elvetica epiù di ottocento sono quelliche aspettano di farlo. Ha fattoinoltre discutere qualchegiorno fa la lista pubblicata dal
Guardian
delle personesuicidatesi in Svizzera, con lerelative malattie: su 115, 36erano affette da diverse formedi cancro; 27 da Sclerosilaterale amiotrofica e 17 dasclerosi multipla. Gli altridenunciavano malattie graviche richiedono la dialisi o iltrapianto di organi.eri il vescovo anglicano diExeter, Michael Langrish, cheha una figlia con sindrome didown, ha detto ai Lord che unemendamento all’attuale leggerappresenterebbe «un passogigantesco verso l’introduzionedel suicidio assistito in GranBretagna». Qualche anno fa unaltro membro della Camera deiLord, Lord Joffe, aveva tentatodi aprire la porta al suicidioassistito, ma senza successo.Per la prima volta, nel 2002,Joffe propose di cambiare lalegge e permettere a «un adultocompetente che soffre in modoinsostenibile di ricevereassistenza medica per morire,se lo richiede». Più tardi lostesso Joffe cercò di nuovo dipresentare la sua proposta daltitolo «Assisted Dying for the Terminally Ill Bill» ai Lord, maanche quella volta fu bloccata.La necessità di cambiare lalegge, spiegò allora il Lord, èconfermata dai casi di malati
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Avvenire
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Giovedì, 9 luglio 2009
Suicidio assistito, Londra si ferma. Per ora
di
Elisabetta Del Soldato
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erminali che decidono di farsiaccompagnare a morire inPaesi come la Svizzera e sirivolgono ai giudici per sollevare da incriminazioni iloro cari disposti ad aiutarli. Laprima persona a presentarsiall’Alta Corte fu Debbie Purdy,una signora di 45 anni malatadi sclerosi multipla chechiedeva che il marito nonfosse incriminato qualoral’avesse portata inSvizzera. La volontàdella donna è statarespinta anche inappello, ma la Purdy continua la suabattaglia e pochesettimane fa il suocaso è stato discussoanche dalla Cameradei Lord. Nel riferireil verdetto alla Purdy il giudice della corted’appello avevamenzionato il caso diDan James, un ragazzo di 23anni, giocatore di rugby rimasto paralizzato dopo unincidente in un allenamento,morto l’anno scorso pressoDignitas. I genitori del ragazzo,Mark e Julie, hannoaccompagnato il figlio inSvizzera e quando sono tornatiin Gran Bretagna sono statifermati dalla polizia einterrogati ma non sono statiincriminati. In questo caso ilgiudice aveva sottolineatol’importanza dellacompassione.nche il premier GordonBrown ha ribadito in più diun’occasione la suacontrarietà a cambiare unalegge che funziona per proteggere i soggetti più debolidalle pressioni dei familiari edella società. «L’ultima cosache desidero – ha dichiaratoBrown qualche mese fa – èquella di far credere allepersone malate e vulnerabiliche sono un peso. Sono inveceuna ricchezza». È moltoprobabile, ci spiegava ieri Peter Saunders di Care Not Killing,un’associazione che promuovele cure palliative e si batte
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contro l’eutanasia e il suicidioassistito, che la lobby pro-eutanasia non si fermerà qui.Prima Lord Joffe e ora LordFalconer. Gli interessi coinvoltisono enormi, come il poter sollevare ospedali e famiglie dacure lunghe, impegnative esoprattutto molto onerose.Non credo che arriveremopresto a questo punto, ma laproposta di Lord Falconer èpericolosa perché mette arischio una vita che potrebbeessere vissuta diversamente secustodita da cure e affetto.Sono convinto che molte dellepersone che ha scelto di morireall’estero non l’avrebbero fattose non si fossero sentite unpeso per la società e lafamiglia».
f u o r i p o r t a
Di fronte alla possibilitàdi cambiare l’attuale legge,permettendo ai familiaridi aiutare un proprio caroa suicidarsi, i Lordshanno risposto piccheChi proverà a farlorischierà ancora finoa 14 anni di prigioneSinora sono 115i britannici che si sonorecati a morire in Svizzera,nel centro Dignitas di Zurigo, ma più di 800 sarebbero quelli cheaspettano di farlo
Alla conquista della «Porta Pia bioetica»
iù che di per sé [...], ilcaso Eluana è impor-tante per il suo signifi-cato simbolico». È que-sto il distillato di annidi battaglia giudiziariache Maurizio Mori presenta nel suolibro
Il caso Eluana Englaro. La PortaPia del vitalismo ippocratico, ovvero per-ché è moralmente giusto sospendere ogni intervento
, edito daPendragon, finito di stampare tre mesi prima della morte diEluana. Un significato simbolico di una portata tale da po-ter dare il via, secondo Mori, a una vera rivoluzione cultu-rale e filosofica. Se infatti l’introduzione del libro è dedica-ta ai fatti che hanno visto protagonisti Beppino Englaro, Car-lo Alberto Defanti, Amedeo Santosuosso e lo stesso Mori apartire dal 1995, le pagine successive conducono a teoriz-zare un vero e proprio sovvertimento morale.difficile non essere sfiorati dall’idea che la vicenda En-glaro sia stato ciò che serviva alla Consulta di bioetica,oggi presieduta da Mori e fin dal 1990 impegnata per la legalizzazione dell’eutanasia, per passare dalle parole aifatti e far sì che sui media italiani cominciassero a circolarele idee che animano l’attività della stessa Consulta. Opera-zione in atto da molto tempo, se si considera che già nel 1993,il 27 febbraio, il
Corriere della Sera
dava risalto alla tesidell’«organismo di estrazione laica» secondo il quale «è un’a-zione moralmente lecita quella del medico che procura unamorte senza dolore a una persona che ne fa richiesta, ripe-tutamente e senza incertezze, per porre fine a un’infermitàinguaribile e a una situazione degradante per la propria di-gnità». Detto meno elegantemente, eutanasia.
a è con il susseguirsi delle sentenze sul caso Englaro chegli organi di informazione hanno dato sempre più am-pio spazio a questo tipo di considerazioni: il
Manifesto
del 17 ottobre 2007 pubblicò un’intervista a Stefano Rodotà,dove l’ex garante della privacy commentava la sentenza delgiorno precedente con la quale la Cassazione sosteneva lapossibilità per il giudice di autorizzare il distacco del sondi-no, rinviano la decisione ultima alla Corte d’Appello. Secon-do Rodotà la sentenza sanciva il «riconoscimento pieno deltestamento biologico», recependo «correttamente l’indica-zione costituzionale dell’articolo 32». E’ interessante notarecome, a supporto di queste tesi, Rodotà citasse il parere dellaCommissione Oleari, l’organo voluto nel 2001 dall’allora mi-nistro della Sanità Umberto Veronesi per occuparsi di «nutri-zione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdi-ta della coscienza». Lo stesso Mori, nel suo recente libro, men-ziona la Commissione, respingendo le accuse di chi sostieneche siano stati proprio i testi elaborati da quel gruppo a pre-parare il terreno per le successive evoluzioni del caso Engla-ro. Tesi sostenuta anche da Defanti che, sul
Corriere della Sera
del 3 agosto 2008, prendeva le parti della Commissione.
ndubbiamente tra le conclusioni dei lavori di quest’ultimaalcune sembrano cucite su misura per il caso Englaro, co-me ad esempio quella che stabilisce che «l’idratazione e lanutrizione artificiali degli individui in Stato Vegetativo Per-manente possono essere interrotte dopo che la Commissio-ne medica abbia accertato la condizione di irreversibilità». Enon si può fare a meno di notare che della Commissione O-leari faceva parte Santosuosso, mentre tra gli esperti consul-tati figurava Maria Cristina Morelli, primo avvocato di Bep-pino Englaro. Proprio la Morelli (
Repubblica
, 14 giugno 2000)spiegava che l’idea portante dell’iter giudiziario consistevanell’affermazione che «una persona minorata non gode deldiritto di esprimere il consenso informato alle cure che spet-ta a tutti i cittadini, e che tale sperequazione va colmata conla nomina, appunto, di un tutore», individuato in Beppino.n quello stesso articolo si affermava che per Eluana «nonc’è speranza che torni tra noi» e che a Beppino la legge im-pediva di sublimare nel lutto la perdita «già avvenuta» del-la figlia. Concetti giunti fino a oggi, se è vero che Amato DeMonte, l’anestesista che si è occupato di Eluana negli ultimigiorni a Udine, ha dichiarato che la donna era morta 17 an-ni prima. Forse De Monte si riferiva alla presunta fine della«vita biografica», la cui distinzione da quella «biologica» èconcetto cardine delle tesi di Mori. La prima «è buona se esolo se il soggetto interessato ha esperienze positive», men-tre la seconda «non ha alcun valore intrinseco». Del resto,sostiene Mori, la vita non è più un mistero. L’impressione èche la spiegazione della vita sia un’esclusiva della Consulta.
IIM’E
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er opporsi alla legge sulleDichiarazioni anticipate ditrattamento, il cui esamedoveva riprendere ieri allaCamera, l’associazioneLuca Coscioni ha indettoper questo fine settimana unamobilitazione per aprire in tutti i Comuni i registridei testamenti biologici prima dell’approvazionedella legge nazionale. «Contemporaneamentecontinuiamo – ha dichiarato Marco Cappato,segretario della Cosconi –, assiemeall’associazione "A buon diritto", araccogliere i testamenti biologici deicittadini italiani».ià 8 Comuni hanno deliberatol’istituzione di un registro deltestamento biologico», fasapere un comunicatodell’associazione Coscioni; «in altri 5 sono statepresentate proposte nel Consiglio comunale, e in 8Comuni, tra i quali Torino, oltre alla stessa Roma,sono state raccolte le firme per proposte di deliberedi iniziativa popolare comunale. A Salerno, Avellinoe Caserta ci si sta già muovendo per la convocazionedi referendum comunali. Il valore di questeiniziative è straordinario: si responsabilizzal’amministrazione pubblica nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti al livello più vicino al cittadino; si manda un messaggio moltochiaro ai parlamentari che lavorano per l’abrogazione di questo diritto». Una ripresa ingrande stile dell’iniziativa radicale su uno dei lorocavalli di battaglia, ovvero il «dirittoall’autodeterminazione».a è davvero «straordinario» il valore di questeiniziative? «Niente affatto – commenta Filippo Vari, docente di Diritto costituzionaleall’Università Europea di Roma –, che i Comuni simettano a istituire registri del genere mi pare al difuori del principio di legalità. Sono iniziative nonconsentite dall’ordinamento, in quanto per avereregistri per il testamento biologico è necessaria unalegge». Qualcosa del tutto simile, vien da pensare, aifamosi registri per le coppie di fatto, quelli creati neltempo da una manciata di Comuni in Italia e che,anche per la loro inutilità, si sonorivelati un flop nonostante la grandepubblicità che hanno ricevuto. Eppurec’è chi sostiene, come Cappato, checosì facendo, «se il Parlamentoinsisterà ad approvare normeanticostituzionali i cittadini che sisaranno nel frattempo rivolti ai registricomunali, ai notai o alle associazioni,potranno almeno sperare nella magistratura per veder affermati i propri diritti».nche qui – chiosa Vari – c’è un problemacruciale di certezza giuridica. Se questa èessenziale per quanto riguarda la gestione, la vendita o il lascito ereditario di beni immobiliari,non si capisce a cosa mai possano servire delledisposizioni addirittura sulla propria vita rilasciate inregistri che non hanno alcun valore legale. Del resto,se non fosse così, e se di questo non fosseroconsapevoli anche i fautori di tali iniziative, non sicapirebbe la pressione fortissima che c’è stata per arrivare a una legge e poi lo scontro, tuttora in atto,per vederla approvata secondo il proprioorientamento».
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Biotestamento fuori registro
INSINTESI
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«L’ultima cosa chedesidero – hadichiarato GordonBrown qualche mese fa– è quella di farcredere alle personemalate e vulnerabili chesono un peso. Sonoinvece una ricchezza»
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È molto probabile,spiega Peter Saundersdi Care Not Killing, chela lobby pro-eutanasianon si fermerà qui. Gliinteressi coinvolti sonoenormi, come il potersollevare ospedali e famiglie da curelunghe, impegnative esoprattutto moltoonerose
La mobilitazioneper istituire nelle città gli appositi albiVari: «Ci si muove fuori dalla legge»Libri, articoli, convegni: così la Consulta guidata da Maurizio Mori, e prima di lui daCarlo Alberto Defanti, si batte per legalizzarel’eutanasia puntando a ottenere successi simbolici e usando i media come megafono
Arezzo
Fine vita, volontàin Comune
na scelta destinataa spaccare un con-siglio comunale eforse un’interacittà. È la propostacontenuta nell’at-to d’indirizzo, presentatadal consigliere di maggio-ranza del Comune di A-rezzo, Marco Tulli (Sini-stra). Di cosa si tratta? I-stituire un registro comu-nale nel quale conservarele dichiarazioni volontarieriguardo al trattamento sa-nitario di fine vita. A far discutere, in modo parti-colare, un passaggio dellaproposta nel quale si leg-ge che il documento ser- virà come prova «contro e- ventuali contestazioni,della volontà di chi sì è re-gistrato di non essere sot-toposto a ventilazione o a-limentazione forzata nelcaso di una malattia o diun incidente che compor-ti lo stato vegetativo».ome può sapere u-na persona – sichiede Scienza & Vi-ta di Arezzo – come potràreagire alla malattia traqualche anno? Da giovanipensiamo all’infermità co-me qualcosa di doloroso einsuperabile, e dopo diecio quindici anni magari ab-biamo maturato una po-sizione psicologica diver-sa. Per questo ritengo que-sta proposta inutile, ancheperché se ne sta discuten-do proprio in questi gior-ni in Parlamento». L’attodi indirizzo è all’ordine delgiorno per il consiglio co-munale di mercoledì 15luglio, «anche se – spiegaMarco Donati, del Partitodemocratico aretino, la vo-tazione è con ogni proba-bilità destinata a slittareperché nella seduta del 15non ci sarà materialmenteil tempo di prendere in e-same la proposta».on abbiamo anco-ra elaborato unaposizione ufficialein merito – spiega Donati–. In ogni caso la mossa di Tulli non è piaciuta a mol-ti sia per il merito che per il metodo con cui è statapresentata. Nella propostasi entra nell’ambito di que-stioni specifiche, come per esempio l’alimentazione,che vanno approfonditeaccuratamente e che nonè giusto affrontare a livel-lo comunale». Netta la po-sizione di Francesco Fran-cini del gruppo di opposi-zione del Pdl. «Si tratta diuna provocazione, unaforzatura, in un momentoin cui, dopo il tragico ca-so Englaro, il Parlamentosta discutendo proprio diquesti temi. In ogni casosono certo che, anche se venisse approvato, l’attod’indirizzo non avrebbecomunque alcun peso, an-che perché non è vinco-lante».
Lorenzo Canali
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on convince le famiglie ita-liane la campagna per la vac-cinazione delle dodicennicontro il papilloma virus, re-sponsabile del cancro al collodell’utero, che ogni anno causamille vittime nel nostro Paese.Dopo un intenso sforzo comu-nicativo con l’invio di lettere acasa per informare i genitori del-la possibilità di vaccinare la figliaadolescente prima dell’ipotizza-to inizio della sua vita sessuale (la via attraverso la quale si attiva il virus è proprio quella sessuale),i promotori dell’iniziativa de-nunciano che si è arrivati solo al57% di ragazze "coperte" dal vac-cino. In realtà, sono numerose lequestioni ancora aperte: è dimo-strato che il vaccino non contra-sta tutti i ceppi del virus, la suadurata è di pochi anni, esistonoesami come il Pap Test che – con-dotti con regolarità – assicuranouna prevenzione sicura. La do-manda che però molte famigliesi pongono è di carattere etico ededucativo: la vaccinazione cosìcome viene proposta appare in-fatti a molti come un sostanzia-le via libera all’attività sessualeprecoce, una resa educativa che e- videntemente non persuade.
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Papilloma virus: la campagna non convinceVaccinato solo il 57% delle dodicenni italiane
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