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n quale fase dellaprocreazione assistitasorgono i rischi per l’embrione? Stando alleconoscenze attuali, lapericolosità è della Pdg in séma più ancora «dellecomplicanze insite nellaprocedura del concepimentoin vitro», commenta BrunoDallapiccola, ordinario diGenetica Medica presso LaSapienza di Roma. «Miriferisco sia alla massicciastimolazione ormonalesubìta dalla donna, che va aincidere sulla regolazionedei geni, sia alle primesettanta ore di vita inprovetta dell’embrione, sia aigameti maschili, di scarsaqualità, forniti dall’uomoche produce poco liquidoseminale». Dallapiccolaprecisa che «il rischiorelativo di malformazionitrattati con Pdg è dal 30% al40% in più rispetto allecoppie che hanno seguito la via naturale».essuno dice però che la diagnosi pre-impianto, che analizza le qualitàgenetiche degli embrioni primadell’impianto in utero, non può essereconsiderata come un’operazione senzaeffetti collaterali. «Prelevare una o duecellule dalle 8 che formano l’embrione(blastomeri), al fine di eseguire la diagnosipre-impianto, è un’operazione significativa,dal momento che può provocareun’alterazione nel successivo sviluppodell’embrione», spiega Patrizio Calderoni,ginecologo all’Ospedale Sant’Orsola diBologna. Le cause dei documentati rischi dimalformazioni «potrebbero essere lalimitazione naturale dei genitori, la scarsaqualità dei loro gameti, ossia la loroinfertilità, che è un fatto naturale quanto loè la fertilità», dichiara Eleonora Porcu,responsabile del Centro di Fecondazionedell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna,sottolineando che «selezionare l’embrionemigliore, eliminando quello non perfetto,significa temere così tanto che nella nostra vita si presenti la disabilità da arrivare ascartare un embrione perché potrebbediventare un figlio con qualche problema».Presi da tanto entusiasmo per il «figliosano», si ricorderanno di dirci cheselezionare l’embrione allo stadio di 8cellule non dà l’assoluta garanzia di unbambino perfetto?
IN
il caso di dirlo: il Tribunale si èsostituito al Parlamento, anchein tema di legge 40. La recenteordinanza di Bologna ha infattistabilito che le tecniche diprocreazione assistita potrannoessere applicate a coppie affette da patologiegenetiche. L’ordinanza, in pieno contrastocon la legge, ha legittimato una coppiafiorentina ad avere un secondo figlio "sano"mediante la selezione (eugenetica)dell’embrione. Alla coppia – che si erarivolta a un centro di Bologna per avere unaltro figlio dopo il primo, affetto da distrofiadi Duchenne – sarà quindi permessa ladiagnosi pre-impianto «su un numerominimo di sei embrioni», in modo daselezionare l’embrione migliore per l’impianto. Così la volontà dei futurigenitori legittima l’idea che ci siano viteumane cui è vietato venire al mondo –quelle degli embrioni scartati perché risultatidifettosi al microscopio del centro diprocreazione assistita.a sorpresa è che chi desidera creare in vitro un figlio "sano" sfida non solol’etica – almeno quella rispettosadell’uomo – ma anche la scienza. È lascienza che ha sempre documentato che lafecondazione in vitro impone alla mammaprima e al concepito poi non pochi rischiper la salute. Almeno dal 2002 a oggi lamigliore stampa scientifica internazionale loha detto e ridetto: i bambini nati con lafecondazione in vitro hanno 30% dipossibilità in più rispetto a quelli concepitiper vie naturali di soffrire problemi di salute.Purtroppo un’informazione a senso quasiunico ha confuso le idee a molte coppieconvincendole che la provetta sia lasoluzione che scongiura il pericolo di unfiglio affetto da malattie genetiche.
ppure le riviste scientifiche l’hannoampiamente documentato: «I bambininati con fecondazione in vitro (Fiv)hanno un rischio più elevato, rispetto aquelli concepiti naturalmente, disviluppare problemi cerebrali, inparticolare paralisi» (
Lancet 
, 2002). Non ètutto: «I bambini concepiti mediante Icsi(iniezione diretta dello sperma nelcitoplasma) rischiano doppiamente,rispetto alle gravidanze normali, dipresentare un difetto alla nascita» (
 NewEngland Journal Medicine
2002). E ancora:«L’Icsi può aumentare il rischio di deficit dell’imprinting», hanno scritto duericercatori della John Hopkins University,precisando che «il 4,6% dei loro pazienticon sindrome di Wideman-Beckwitt eranostati concepiti con Fiv» (
 American Journal of 
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Giovedì9 luglio 2009
embrioni2
Staminali, la ricercafinisce in tribunale
 fine vita3
Suicidio assistito:Londra si ferma. Per ora
dibattiti4
 A scuola di sensoe non (solo) di sesso
Diagnosi sugli embrioni, la grande illusione
di
Luisella G. Daziano
Selezionareil bambino«perfetto»in provetta nondà la certezzadel figlio sano Anzi. Studi scientifici spieganoche gli esami per  sceglierel’embrione«giusto» causanoproblemidocumentatiE la stessa fecondazioneartificialeè tutt’altroche sicura...Le veritàtaciute dopol’ordinanzadi un tribunaleche autorizzalo «scarto» dellavita malriuscita
GLOSSARIO
Diagnosipreimpianto.
È unatecnica invasivaper la ricerca dieventuali difettinell’embrioneconcepito in vitroe destinatoall’impianto inutero. Si preleva esi esamina una opiù celluledell’embrione, conconcreti rischi peril suo sviluppo.
opo altri giudici, an-che il Tribunale di Bo-logna è intervenutosulla legge 40, ri-spondendo alla ri-chiesta di una coppiaportatrice di una grave malat-tia ereditaria. Il dispositivo della sentenza prevedela produzione di sei embrioni tra i quali si dovràtrovare quello o quelli sani che si potranno poi im-piantare nell’utero della donna. L’intervento si po-ne sulla linea di altri tentativi fatti da altre istanzedella magistratura per cambiare per via giurispru-denziale una legge dello Stato.
n primo luogo va posta l’ovvia considerazioneche in tal modo si delegittima l’operato dellamagistratura, perché pur conoscendo qual è l’in-tenzionalità profonda della legge, appurata al dilà di ogni dubbio nel dibattito pre-referendario, al-cuni giudici si ostinano a darne una lettura
contralegem.
Ogni volta che si ha notizia di genitori chepossono trasmettere una grave malattia ai proprifigli si prova una vera pena e un senso di vicinan-za umana per queste persone e per l’eventuale fi-glio già nato con la malattia. Ma allora questi sen-timenti ci devono spingere a concordare con i ten-tativi di selezione genetica degli embrioni primadell’impianto nell’utero che alcune di queste cop-pie fanno o vorrebbero fare, con l’intenzione di a- vere un figlio sano?
a risposta non può essere positiva. La ragionedell’inammissibilità della diagnosi genetica ri-siede nella stessa motivazione di vicinanza u-mana per cui si solidarizza con la coppia sofferen-te. Infatti lo stesso sentimento che si prova verso igenitori deve essere applicato a tutte le nuove viteche vengono prodotte. Non c’è una vita che valga me-no di un’altra. Non c’è un embrione che sia "menofiglio" di un altro. Se qualcuno di essi si dovesse per-dere per motivi naturali si rimarrebbe giustamenteaddolorati. Per questo motivo la legge 40 prevedecorrettamente che si producano gli embrioni stret-tamente necessari all’impianto e non un numero in-definito, finalizzato a una eventuale analisi geneti-ca con conseguente scarto degli embrioni portatoridi malattia. Quindi nei confronti dei genitori chehanno questo grave problema non c’è alcuna formadi crudeltà. Al contrario, c’è la valorizzazione dellapersona umana, di ogni persona umana, che gli stes-si genitori dovrebbero essere i primi a sostenere.l criterio che non ci sono vite scartabili deve re-golare anche il desiderio della generazione, il qua-le per essere autenticamente umano non può sor- volare su tutti i problemi etici che la generazionepuò comportare. Non si può generare distruggen-do la vita. Se questa fosse l’unica possibilità si de- ve rinunciare a generare e prendere la via dell’ado-zione che, oltretutto, è via di altissimo valore etico.
ulla generazione umana occorre dire ancorauna cosa: la nascita di un figlio ha un eviden-te profilo personale e di coppia che è inutilesottolineare. Ciò che invece deve essere ricordatocon forza è il profilo morale e sociale della nasci-ta di una creatura. Essa è una persona umana chenon appartiene ai genitori, non è un oggetto di lo-ro proprietà: infatti è un essere umano con paridignità rispetto a tutti gli altri e non può essere stru-mentalizzato, neppure per le finalità più nobili.Perciò la sua protezione è affidata alla società e al-la legge. Ed è proprio ciò che fa la legge 40, quan-do vieta la diagnosi distruttiva degli embrioni e laloro selezione, con la successiva distruzione diquelli malati. Siamo quindi siamo nel campo del-la protezione di valori essenziali e non dei divie-ti insensati.
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Test genetico a tappetoE l’eugenetica accelera
n test genetico che può individuare quasi ognimalattia ereditaria sarà offerto nel giro di pochimesi ai genitori britannici che lo desiderano.La nuova tecnica proviene da un gruppo diricercatori del Bridge Centre di Londra ed è statapresentata all’ultima conferenza dell’associazioneeuropea per la riproduzione umana el’embriologia che si è tenuta nei giorni scorsi ad Amsterdam. Si chiama «karyomapping», e consistenel visionare i geni di un embrione prima chequesto venga impiantato nella donna tramite lafecondazione artificiale. Il test è stato aspramentecriticato da diverse associazioni per la vita, dallaChiesa cattolica e anglicana e da parte del mondomedico e scientifico che ne hanno indicato i rischi.«Questo metodo – spiega ad
 Avvenire
un portavocedell’associazione Pro-Life – incoraggerà i genitori adecidere su questioni genetiche minori e generarebambini su misura. Spingerà a inseguire laperfezione e a eliminare vite umane che avrebberopotuto essere perfettamente felici anche coninvalidità o difetti estetici».
(E.D.S.)
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L’idolatria di Prometeouna tentazione da arginare
 Non è mai tempo perso sfogliare i quotidiani ingle- si o consultare i loro siti: quasi ogni giorno viene da-to risalto a una notizia bioetica, tanto da far sorgereil sospetto che le grandi questioni sull’alba e la finedella vita siano ormai da annoverare tra le passioninazionali. Di alcune di queste notizie diamo oggi con-to nelle pagine di «è vita». La realtà è che l’Inghil-terra di questi anni sintetizza alla perfezione ciò cheil Papa scrive nella «Caritas in veritate», quando af- ferma che alle ideologie sembra sostituirsi l’idolatriadella scienza e della tecnica, espressioni di quell’au-tonomia umana che si pretende assoluta. È la ten-tazione prometeica, alla quale troppe voci di casa no- stra vorrebbero farci assoggettare.
Dalla «salute della donna»un conflitto con il più fragile
omincia a diventare tristementenota l’ordinanza del tribunale diBologna che qualche giorno fa haconcesso a una coppia iltrasferimento dell’embrione solose questo non è malato, visto chela donna è portatrice sana di distrofiamuscolare. L’ordinanza si presta amolteplici rilievi critici: vediamone qualcuno.a diagnosi pre-impianto: nella legge 40 tale tecnica èpermessa per il bene del nascituro. Qui invece, per bocca diun magistrato, si usa la diagnosi pre-impianto sia per dichiarati scopi eugenetici (puoi rifiutare il figlio malato) – vietati dalla legge 40 e dalle linee guida – sia per tutelare la salutedella donna, finalità non rinvenibile nella legge né nelle lineeguida, quindi non accettabile. Passiamo al rifiuto dell’impiantonel caso di patologia accertata dell’embrione. La legge 40permette di interrompere l’iter della procreazione medicalmenteassistita (Pma) non oltre il momento della fecondazione in vitro. Infatti da quell’attimo viene a esistenza un nuovo soggettodi diritto, l’embrione, così come ricorda l’articolo 1 della stessalegge. Ergo: non può essere abbandonato in un freezer perchénon lo si vuole più.ualora comunque la coppia rifiutasse l’impianto, la donnanon potrebbe subire coercizione alcuna. Questo non significache la legge ritiene legittima la decisione della donna, matollera un comportamento che preferisce non punire.Nell’ordinanza invece lo scenario si ribalta. Qui il rifiuto, nel casodi embrioni malati, è addirittura previo all’inizio dell’intero iter diPma e viene qualificato come legittimo. In questo caso occorredomandarsi se sussistono i presupposti perché la coppia possaaccedere alla Pma. Parrebbe di no. Infatti non ci troviamo difronte a un fatto compiuto che la legge considera illegittimo: unembrione malato rifiutato da una coppia che non può essereobbligata ad accettarlo. Qui il fatto deve ancora compiersi, equindi appare doveroso impedire ai coniugi l’accesso alle tecnichedi fecondazione artificiale per evitare il concretarsi di unasituazione illegittima sotto l’aspetto giuridico.a l’aspetto più preoccupante, già insito nella recentepronuncia della Corte Costituzionale, è dato dal fatto chenero su bianco si dichiara che tra la vita del nascituro e lasalute della donna deve prevalere quest’ultima. In questo caso lalesione della salute psichica della donna è data dall’ansia diaspettare un figlio affetto da distrofia. Tale disturbo della sferaemotiva legittima, secondo il giudice, l’abbandono dell’embrionenell’azoto liquido. Si usa cioè la
ratio
della legge 194 anche per laprovetta. Ma nel primo caso siamo di fronte a un gravidanzaindesiderata, qui invece si desidera una gravidanza ma a certecondizioni. In realtà, non bisogna stupirsi che queste due realtàapparentemente così diverse si stiano assomigliando. Il minimocomun denominatore è infatti il principio di autodeterminazioneinteso in senso erroneo: decido io quando avere un figlio, ma searriva nel momento sbagliato abortirò. E quando avrò deciso diaverlo, pretendo che sia sano grazie alla fecondazione artificiale.
 Tommaso Scandroglio
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E il giudice creò il figlio «meno figlio»
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di
Graz
È comprensibile l’ansia dei genitoriche sognano un bimbo privo delle loromalattie genetiche. Ma il criterio chenon ci sono vite scartabili deve regolareanche il desiderio della generazione
Human Genetics
, 2002). Un altro datotrascurato, ma non trascurabile: «Laprobabilità di avere un figlio con handicapè circa +11%, rispetto al +5% dopo ilconcepimento naturale» (
European Journalof Pediatrics
, 2003). I rischi non finisconoqui: «Cinque bambini olandesi, concepiticon Fiv, hanno sviluppato unretinoblastoma, un cancro infantile dellaretina che colpisce un nato su 17 mila»(
 Nature
, 2003).a c’è di più. I bambini nati condiagnosi genetica pre-impianto (Pdg)– quella autorizzata per la prima volta in Italia dal Tribunale di Bologna –«nei primi due anni pesano meno deibimbi concepiti naturalmente, epresentano un indice di massa corporeadecisamente inferiore alla media» (
HumanReproduction
, 2008). Proprio dei problemidi salute, di origine genetica, di cuisoffrono i figli concepiti in provetta, si èrecentemente occupata una ricerca dellabritannica
Human Fertilisation andEmbryology Authority 
(Hfea, marzo 2009): «Ibambini nati con Fiv/Icsi hanno +30% dichance di soffrire di difetti alla valvolacardiaca, anomalie all’apparato digerente,nonché ritardo mentale». Lo studio precisache «all’origine dei danni genetici cisarebbero i farmaci utilizzati per stimolarel’ovulazione della mamma in provetta».
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 Avvenire
Giovedì, 9 luglio 2009
Legge 40 ancora in tribunale: stavolta tocca alla ricerca
n tempi di battaglie e forzaturegiudiziarie sui temi bioetici, e inparticolare di attacchi concentrici allalegge 40, non poteva mancare unaltro tassello che tanto sta a cuore achi vede il nostro Paese come ilfanalino di coda nella corsainternazionale della cosiddetta libertàdella scienza: la ricerca sulle staminaliembrionali. E così, la settimana scorsa,ecco arrivare al Tar del Lazio (giàprotagonista nel gennaio 2008 nella vicenda del rinvio alla CorteCostituzionale della legge 40) un ricorsodalle ricercatrici Elena Cattaneo, SilviaGaragna ed Elisabetta Cerbai,rispettivamente direttore del Centrointerdipartimentale di ricerca sulle cellulestaminali dell’Università statale diMilano, biologa all’Università di Pavia efarmacologa a quella di Firenze. Sultavolo del tribunale il bando delministero del Welfare che destina 8milioni di euro a progetti di ricerca sullestaminali e che esclude gli studi su quelleembrionali.a questione è annosa, visto che lalegge 40 vieta esplicitamente laproduzione (e la manipolazione) diembrioni per la ricerca, ma non proibisceche linee cellulari embrionali venganoacquistate dall’estero a tal fine: un"escamotage" grazie al quale il team dellaCattaneo, per esempio, conduce studisulle embrionali già da anni. E che, a ben vedere, ha consentito – a Milano comealtrove – piena libertà di ricerca a chiintendesse seguire questa via: laprofessoressa Cattaneo non a caso è statapiù volte annoverata tra i pionieri nelcampo delle staminali embrionali, e isuoi interventi sono stati spesso ospitatisu riviste scientifiche internazionali diprestigio (tra cui
 Nature
, che ha datoampia rilevanza al ricorso presentato al Tar nel suo ultimo numero e più di una volta si è espressa criticamente sulle«eccessive restrizioni» italiane nel campodella ricerca). Eppure le ricercatrici che sisono rivolte al tribunale si sentonolimitate: al Tar del Lazio viene chiesto chequesti studi possano entrare a far parte diquelli considerati meritori di unfinanziamento pubblico, pena «la pesanteinterferenza alla libertà di ricerca». «Equesto – spiega Augusto Pessina,professore proprio alla Statale di Milano epresidente dell’Associazione italianacolture cellulari – come se non si stesseparlando di un bando ma di una legge.Cose molto differenti, visto che dasempre il ministero decide liberamentecome destinare i propri fondi, escludendonecessariamente alcune categorie dai suoibandi: una pratica ben nota a chi operanel campo della ricerca scientifica, e atutti i livelli».altra parte, come spiegato dallostesso viceministro della SaluteFazio e poi sottolineato dagliesponenti di alcuni governi regionali (chehanno approvato il bando di ricerca nellaConferenza Stato-Regioni), la decisione diescludere gli studi con le embrionalisarebbe avvenuta non sulla base di
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convinzioni morali o ideologiche ma per il semplice motivo che le ricerche con lestaminali adulte offrono a oggi possibilitàben più concrete: ricerche all’interno dellequali figurano anche quelle sulle Ips (lecellule riprogrammate fino a uno stadiosimile a quello embrionale, scoperte dalgiapponese Yamanaka), sulla cui portataepocale la stessa Cattaneo si è espressapiù volte negli ultimi mesi. Ma questaricerca sembra non bastare, proprio comenon basta la possibilità di studiare celluleembrionali importate da altri Paesi.L’obiettivo sembra piuttosto quello creareun nuovo caso legale, e possibilmenteuna nuova sentenza, capace di metteregradualmente in dubbio le scelte fattefinora in materia di ricerca e di praticascientifica: «Perché se ottengo lapossibilità di usufruire di finanziamentipubblici per il mio lavoro sugli embrioni– spiega ancora Pessina – allora presto otardi potrò anche reclamare la possibilitàdi acquistare embrioni dall’estero consoldi pubblici e – perché no? – allora diutilizzare gli embrioni che vengonoprodotti qui in Italia, magari sulla scortadella possibilità oggi prevista dalla legge40 di produrne in numero superiore a 3 edi congelarli».on a caso le sorti del ricorso sonostate affidate a un nome noto nelcampo delle battaglie legali sui temidella bioetica: Vittorio Angiolini, giàlegale della famiglia Englaro durante lacontroversa vicenda di Eluana. Altroindizio significativo: il fatto che adifendere a spada tratta il ricorso dellericercatrici si sono affrettatiimmediatamente anche i radicali, che conMarco Cappato e l’associazione LucaCoscioni hanno già dichiarato di voler coprire le spese legali per la causa. Anchequesto un copione già visto, che pocosembra avere a che fare con lemotivazioni che le ricercatrici reclamano.
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Tre note ricercatrici,rappresentate dal legaledel caso Englaro e sostenute dai radicali, si appellano al Tar delLazio chiedendo fondipubblici per la ricerca sulle staminaliembrionali. Si aggirail divieto della legge 40di manipolare la vitaumana rilanciando la strategia delle «cause-pilota»: ottenere per  sentenza ciò che in Italiaè impedito da leggivarate in Parlamento
il pioniere
l metodo si affina, a colpi ditentativi riusciti e di altri falliti. El’obiettivo di arrivare a produrrefarmaci che possano curare malattiefinora inguaribili e compiere passida gigante nel campo dellamedicina rigenerativa con le cellule Ips,le staminali pluripotenti ottenute senzadistruggere embrioni, si avvicina. Èl’opinione di Shinya Yamanaka, chesettimana scorsa ha rotto un lungosilenzio pubblicando sulla rivistascientifica Nature un intervento di trepagine sui passi in avanti compiuti negliultimi mesi. In particolare il ricercatoregiapponese, reso celebre dalla scopertasulle cellule "ringiovanite" nel 2007, sisofferma sui diversi modelli di ricerca edi creazione delle Ips impiegati daiteam di ricerca internazionali: quellibasati su una teoria "elitaria", per cuisolo un piccolo numero di cellulepotrebbero essere riprogrammate, equelli che si fondano invece su unpresupposto "stocastico", o casuale,secondo cui la maggior parte oaddirirttura tutti i tipi di cellule possonoessere trasformate in Ips.ell’articolo – molto specialistico eche ha tutto l’aspetto di un maualeguidato per i ricercatori che oggi simisurano con la nuova frontiera dellestaminali – Yamanaka analizza i risultatiottenuti in entrambe le direzioni dellaricerca, prendendo in esame tutti glistudi pubblicati sulle riprogrammate,compresi quelli che hanno sostituitocon successo i retrovirus utilizzati dalgiapponese (e cancerogeni) con altresostanze, sulla cui efficienza ilgiapponese è ancora molto perplesso. Yamanaka conclude poi optando per ilmodello "stocastico", illustrandone lemaggiori probabilità di successo: ilmetodo, infatti permette di generare dalmaggior numero possibile di cellule delcorpo, e nel maggior numero di modipossibili, cellule staminali caratterizzatedalla pluripotenza (cioè dalla capacitàdi specializzarsi in infinite altre cellule otessuti): una porta spalancata allasoluzione di infiniti problemi clinici. A questo proposito, però, Yamanakalancia anche un monito alla comunitàscientifica internazionale: «Latecnologia delle Ips – spiega Yamanaka– sta ancora muovendo i suoi primipassi, ma le sue potenzialità sonoenormi nello studio e nella cura dellemalattie. Ma per realizzare al più prestoapllicazioni cliniche in questo campodobbiamo raggiungere un metodocompleto e unforme diriprogrammazione cellulare». Come adire: lavorare insieme, seguendo lostesso protocollo, renderà più vicina lameta.
(V.Dal.)
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 Yamanaka difende le sue «cellule etiche»
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scenari
di
 Antonella Mariani
i sarà ancorabisognodell’uomo per generare unfiglio? Unadomandaparadossale, ma chenon si può fare ameno di formulare nel descrivere inuovi studi degli scienziati diNewcastle, gli stessi della pecora Dolly e degli embrioni chimera, metà umanie metà animali. Il quotidianobritannico
The Independent 
ieri hasparato un titolo a caratteri cubitali inprima pagina: «Gli scienziati creano losperma in provetta», mettendo inevidenza già nel sommario gli aspettipositivi della scoperta, «la speranza ditrovare cure per l’infertilità maschile», equelli più inquietanti, legati appunto al«ruolo futuro dell’uomo» nellariproduzione.Di cosa si tratta è presto detto: ilbiologo Karim Nayernia è riuscito aottenere sperma «maturo e funzionale»– dice – agendo su cellule staminaliembrionali con cromosomi XY (maschili), da cui sono state separate lecellule germinali (quelle cellule chedurante le prime settimane di sviluppodell’embrione si differenziano fino aformare spermatozoi oppure ovociti),che sono poi pienamente maturatedando vita a quello che è statoribattezzato "sperma derivato in vitro"(Ivs). Se questo risultato, che è statopubblicato ieri sulla rivista scientifica
Stem Cells and Development 
, venisseconfermato, ci si potrebbe aspettare cheda un singolo embrione con corredogenetico maschile si possa ricavare unalinea cellulare potenzialmente in gradodi fornire una quantità indefinita dispermatozoi.e prime perplessità sono tecniche:nonostante il team britannico abbiaanche prodotto un video chedimostrerebbe la mobilità deglispermatozoi, alcuni scienziati comeRobin Lovell-Badge del NationalInstitute for Medical Research diLondra hanno espresso pesanti dubbisul fatto che essi siano davvero sani e vitali. Il collega Allan Pacey dell’Università di Sheffield dubita che«queste cellule simil-sperma prodottesu un vetrino possano essere chiamatespermatozoi». Le altre perplessitàriguardano le implicazioni sullariproduzione umana di una similericerca. Nayernia ha precisato che lostudio ha come unico obiettivo di«comprendere nel dettaglio come siformano gli spermatozoi, e diconseguenza di capire meglio imeccanismi dell’infertilità maschile per poterla curare».o sperma prodotto in vitro, rassicurail biologo di Newcastle, non può enon deve invece essere utilizzato per trattamenti di fecondazione: «Nonabbiamo alcuna intenzione di farlo»,ha aggiunto. Ma le rassicurazioni nonbastano a cancellare le perplessità dichi vede nella creazione di sperma in vitro una nuova frontiera difficilmentegovernabile sul piano etico. «È unesempio di pazzia immorale – hacommentato Josephine Quintavalle,dell’associazione Comment onReproductive Ethics (Corethics) –.Embrioni vitali sono stati distrutti per creare spermatozoi sui quali ci sonoforti dubbi circa la loro vitalità. Èl’equivalente di stroncare una vita per crearne forse un’altra. Sono favorevolealle cure contro l’infertilità ma noncredo che si possa agire come si vuole».
on un esperimento svolto inparallelo a quello reso noto ieri, ibiologi di Newcastle hannoottenuto spermatozoi dalle cellulestaminali della pelle, quindi con lostesso patrimonio genetico del«donatore». Karim Nayernia hapromesso che i risultati di questaseconda sperimentazione, che potrebbeaiutare gli uomini infertili a concepirefigli biologici a partire solo dallapropria pelle, saranno pubblicati entroalcuni mesi. Nulla di fatto invece sulfronte della creazione di spermatozoi dacellule embrionali con corredo genetico
 XX, cioè femminile; le speranze dellecoppie lesbiche di poter avere un figliosenza ricorrere a donatori sono almomento frustrate. Tre anni fa lo stessoNayernia aveva annunciato la creazionein vitro di spermatozoi di topi: con lafecondazione in provetta nacquerosette topolini, che però morirono pocodopo.
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Spermatozoi in vitro. E l’uomo diventa inutile
America
ono molte le questioni bioe-tiche sul tavolo dell’ammini-strazione Obama, ma unosolo sembra il filo condutto-re: la forte discontinuità conGeorge W. Bush. Dopo l’az-zeramento da parte di Obama delComitato di bioetica voluto proprioda Bush e che per otto anni avevacoadiuvato la biopolitica della CasaBianca, il segnale più forte arriva dalfronte della ricerca sulle cellule sta-minali embrionali. All’executive or-der 13505 del marzo scorso con cuiObama aveva rimosso i limiti ai fi-nanziamenti per la ricerca su quel ti-po di cellule, hanno fatto seguito lelinee guida, pubblicate martedì.e linee guida emesse dal NationalInstitutes of Health per stabilirese un progetto di ricerca sulle sta-minali embrionali sia «eticamenteresponsabile» e «scientificamentemeritevole» non hanno mancato disuscitare critiche. Già per la pubbli-cazione della prima versione – resanota per consentire osservazioni dachi fosse interessato – alle linee gui-da non furono risparmiati giudizi i-nequivocabili. Il cardinal Justin Ri-gali, presidente del Comitato per la vita dell’episcopato Usa, espresse tut-to il suo disappunto: «Le linee guida– disse Rigali – segnano un nuovo ca-pitolo nella separazione della ricer-ca biomedica dalle sue fondamentaetiche». Altrettanto chiaro il com-mento al testo definitivo fatto da Ri-chard Doerflinger, direttore associa-to del Segretariato per le attività pro-life dei vescovi: «Queste nuove rego-le incoraggiano gli studiosi a lavora-re alla distruzione di embrioni a spe-se dei cittadini».roprio sul tema dei finanziamentipubblici verte un’altra polemicache ha investito Obama per lesue politiche riguardanti l’aborto.Dapprima una lettera di 19 deputa-ti democratici preoccupati per lariforma sanitaria che apre a stanzia-menti di fondi federali per finanzia-re l’aborto aveva agitato le acque nelpartito. Poi, con la proposta di abo-lizione del "Dornan Amendment", u-na legge che impediva l’accesso a fon-di pubblici da destinare all’abortonel District of Columbia (quello del-la capitale Washington), era statol’House Appropriations Committe,l’ente che si occupa degli stanzia-menti dell’amministrazione, a susci-tare molte critiche degli ambientipro-life. La proposta ha resistito altentativo di revisione avanzato dadue dei membri dell’ente, il repub-blicano Todd Tiahrt e il democrati-co Lincoln Davis. Il cosiddetto"Tiahrt-Davis Amendment", che a- vrebbe garantito il mantenimentodel Dornan Amendment, è stato in-fatti bocciato durante la seduta delComitato del 7 luglio. Per il 2010 re-sta dunque in agenda, tra le «que-stioni politiche importanti», l’elimi-nazione delle «proibizioni sull’usodi fondi locali per l’aborto» nel Di-strict of Columbia.a l’aborto non è solo un pro-blema interno. Secondo ilCatholic Family and Human Ri-ghts Institute, l’amministrazione U-sa si sta impegnando per incremen-tare l’accesso all’aborto a livello in-ternazionale esercitando pressionidurante la stesura dei documenti chesaranno esaminati all’Onu di Gine- vra questa settimana. Nel testo che irappresentanti Usa hanno promos-so si parla infatti di accesso univer-sale ai «servizi di salute sessuale e ri-produttiva», inclusa la «pianificazio-ne familiare». Non è una novità, sesi pensa che risale a gennaio la deci-sione di Obama di invertire la rottasegnata dalla cosiddetta "Mexico City Policy", voluta da Ronald Reagan eadottata anche da George W. Bush.Una decisione che ha riaperto l’ac-cesso ai fondi federali per le orga-nizzazioni internazionali che pro-muovono l’aborto.
Lorenzo Schoepflin
MPL
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Fondi pubblici:la Casa Biancacambia regole
il caso
egli Stati Uniti è boom di quelleche – con eloquente ossimoromediatico – sono definite «do-nazioni, a pagamento» di sperma e o- vuli da immettere sul mercato dellafecondazione assistita e della ricerca.Dopo l’inchiesta di
 Avvenire
(vedi
èvita
del 2 luglio), è il quotidiano
UsaToday 
a occuparsi di un fenomeno cheè effetto della crisi che obbliga gli a-mericani a tentare ogni strada per ar-rotondare. Il settore ha visto «dupli-care le offerte negli ultimi dieci me-si», spiega al giornale David Battaglia,tecnico di laboratorio di un’agenziaper la fertilità di Portland, in Oregon.«Da febbraio le donazioni sono au-mentate del 40%», conferma KimSpringfield, vice presidente dellaHealth News di Irvine, in California.Per lo sperma la media dei compen-si è di 100 o 200 dollari per «dona-zione», con un massimo di due a set-timana. Le donne guadagnano in me-dia 5 mila dollari, ma si registranoanche punte di 10 mila per caratteri-stiche particolarmente ricercate. I po-tenziali acquirenti scelgono infatti gliovuli selezionando la «donatrice» suun catalogo. Età preferita per le don-ne 21-23 anni, per gli uomini l’etàmassima sono i 39 anni.
N
L’annuncio dei biologidi Newcastle: «La ricercaci aiuterà a capire le causedell’infertilità, non sarà utilizzataper la fecondazione artificiale». Ma restano pesanti dubbi etici: sono stati eliminati embrioni vitaliper creare cellule forse inservibili
Aids: un bando da 9,8 milioni
Sono pari a 9,8 milioni di euro i fon-di stanziati dal Ministero del Lavoro,della Salute e delle Politiche Sociali per la ricerca sull’Aids per il biennio 2009-2010. Quattro le macroaree in cui èsuddiviso il programma: epidemiolo-gia; etiologia, patogenesi e sviluppo di vaccini; clinica e terapia; infezioni op-portunistiche, tumori HIV-correlati eco-infezioni. I fondi saranno gestiti e-sclusivamente dall’Istituto Superioredi Sanità, la selezione dal ministero.
Usa, è boomdi «donatori»
Karim Nayernia
 
a Gran Bretagna ancorauna volta ha deciso dinon fare un passo avanti verso il suicidio assistito.Messo di fronte allapossibilità di cambiareuna legge e permettere aifamiliari di aiutare un malatoterminale a morire, Westminster ha dettochiaramente di no. La legge,hanno votato 194 Lord contro141, rimarrà tale e quale acom’è ora e chi assisterà unapersona al suicidio rischieràcome sempre fino a 14 anni diprigione. Il dibattito sulsuicidio assistito si è infuocatoin Gran Bretagna negli ultimidue anni in seguito ad alcunicasi di persone malateterminali che hanno chiestoall’Alta Corte e a quella di Appello di sollevare daincriminazioni gli amici e ifamiliari che li avrebberoportati a morire all’estero, nellamaggior parte dei casi allaclinica svizzera Dignitas. Laquestione ha raggiunto prioritàalla Camera dei Lord quandoLord Falconer ha deciso dichiedere un voto e mentre sicontavano i casi di persone chesi sono recate alla clinicaDignitas e di quelle in listad’attesa. Fino a oggi sonoinfatti 115 i britannici mortinella clinica privata elvetica epiù di ottocento sono quelliche aspettano di farlo. Ha fattoinoltre discutere qualchegiorno fa la lista pubblicata dal
Guardian
delle personesuicidatesi in Svizzera, con lerelative malattie: su 115, 36erano affette da diverse formedi cancro; 27 da Sclerosilaterale amiotrofica e 17 dasclerosi multipla. Gli altridenunciavano malattie graviche richiedono la dialisi o iltrapianto di organi.eri il vescovo anglicano diExeter, Michael Langrish, cheha una figlia con sindrome didown, ha detto ai Lord che unemendamento all’attuale leggerappresenterebbe «un passogigantesco verso l’introduzionedel suicidio assistito in GranBretagna». Qualche anno fa unaltro membro della Camera deiLord, Lord Joffe, aveva tentatodi aprire la porta al suicidioassistito, ma senza successo.Per la prima volta, nel 2002,Joffe propose di cambiare lalegge e permettere a «un adultocompetente che soffre in modoinsostenibile di ricevereassistenza medica per morire,se lo richiede». Più tardi lostesso Joffe cercò di nuovo dipresentare la sua proposta daltitolo «Assisted Dying for the Terminally Ill Bill» ai Lord, maanche quella volta fu bloccata.La necessità di cambiare lalegge, spiegò allora il Lord, èconfermata dai casi di malati
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www.avvenireonline.it\vita
 Avvenire
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Giovedì, 9 luglio 2009
Suicidio assistito, Londra si ferma. Per ora
di
Elisabetta Del Soldato
erminali che decidono di farsiaccompagnare a morire inPaesi come la Svizzera e sirivolgono ai giudici per sollevare da incriminazioni iloro cari disposti ad aiutarli. Laprima persona a presentarsiall’Alta Corte fu Debbie Purdy,una signora di 45 anni malatadi sclerosi multipla chechiedeva che il marito nonfosse incriminato qualoral’avesse portata inSvizzera. La volontàdella donna è statarespinta anche inappello, ma la Purdy continua la suabattaglia e pochesettimane fa il suocaso è stato discussoanche dalla Cameradei Lord. Nel riferireil verdetto alla Purdy il giudice della corted’appello avevamenzionato il caso diDan James, un ragazzo di 23anni, giocatore di rugby rimasto paralizzato dopo unincidente in un allenamento,morto l’anno scorso pressoDignitas. I genitori del ragazzo,Mark e Julie, hannoaccompagnato il figlio inSvizzera e quando sono tornatiin Gran Bretagna sono statifermati dalla polizia einterrogati ma non sono statiincriminati. In questo caso ilgiudice aveva sottolineatol’importanza dellacompassione.nche il premier GordonBrown ha ribadito in più diun’occasione la suacontrarietà a cambiare unalegge che funziona per proteggere i soggetti più debolidalle pressioni dei familiari edella società. «L’ultima cosache desidero – ha dichiaratoBrown qualche mese fa – èquella di far credere allepersone malate e vulnerabiliche sono un peso. Sono inveceuna ricchezza». È moltoprobabile, ci spiegava ieri Peter Saunders di Care Not Killing,un’associazione che promuovele cure palliative e si batte
A
contro l’eutanasia e il suicidioassistito, che la lobby pro-eutanasia non si fermerà qui.Prima Lord Joffe e ora LordFalconer. Gli interessi coinvoltisono enormi, come il poter sollevare ospedali e famiglie dacure lunghe, impegnative esoprattutto molto onerose.Non credo che arriveremopresto a questo punto, ma laproposta di Lord Falconer èpericolosa perché mette arischio una vita che potrebbeessere vissuta diversamente secustodita da cure e affetto.Sono convinto che molte dellepersone che ha scelto di morireall’estero non l’avrebbero fattose non si fossero sentite unpeso per la società e lafamiglia».
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Di fronte alla possibilitàdi cambiare l’attuale legge,permettendo ai familiaridi aiutare un proprio caroa suicidarsi, i Lordshanno risposto piccheChi proverà a farlorischierà ancora finoa 14 anni di prigioneSinora sono 115i britannici che si sonorecati a morire in Svizzera,nel centro Dignitas di Zurigo, ma più di 800 sarebbero quelli cheaspettano di farlo
 Alla conquista della «Porta Pia bioetica»
iù che di per sé [...], ilcaso Eluana è impor-tante per il suo signifi-cato simbolico». È que-sto il distillato di annidi battaglia giudiziariache Maurizio Mori presenta nel suolibro
Il caso Eluana Englaro. La PortaPia del vitalismo ippocratico, ovvero per-ché è moralmente giusto sospendere ogni intervento
, edito daPendragon, finito di stampare tre mesi prima della morte diEluana. Un significato simbolico di una portata tale da po-ter dare il via, secondo Mori, a una vera rivoluzione cultu-rale e filosofica. Se infatti l’introduzione del libro è dedica-ta ai fatti che hanno visto protagonisti Beppino Englaro, Car-lo Alberto Defanti, Amedeo Santosuosso e lo stesso Mori apartire dal 1995, le pagine successive conducono a teoriz-zare un vero e proprio sovvertimento morale.difficile non essere sfiorati dall’idea che la vicenda En-glaro sia stato ciò che serviva alla Consulta di bioetica,oggi presieduta da Mori e fin dal 1990 impegnata per la legalizzazione dell’eutanasia, per passare dalle parole aifatti e far sì che sui media italiani cominciassero a circolarele idee che animano l’attività della stessa Consulta. Opera-zione in atto da molto tempo, se si considera che già nel 1993,il 27 febbraio, il
Corriere della Sera
dava risalto alla tesidell’«organismo di estrazione laica» secondo il quale «è un’a-zione moralmente lecita quella del medico che procura unamorte senza dolore a una persona che ne fa richiesta, ripe-tutamente e senza incertezze, per porre fine a un’infermitàinguaribile e a una situazione degradante per la propria di-gnità». Detto meno elegantemente, eutanasia.
a è con il susseguirsi delle sentenze sul caso Englaro chegli organi di informazione hanno dato sempre più am-pio spazio a questo tipo di considerazioni: il
 Manifesto
del 17 ottobre 2007 pubblicò un’intervista a Stefano Rodotà,dove l’ex garante della privacy commentava la sentenza delgiorno precedente con la quale la Cassazione sosteneva lapossibilità per il giudice di autorizzare il distacco del sondi-no, rinviano la decisione ultima alla Corte d’Appello. Secon-do Rodotà la sentenza sanciva il «riconoscimento pieno deltestamento biologico», recependo «correttamente l’indica-zione costituzionale dell’articolo 32». E’ interessante notarecome, a supporto di queste tesi, Rodotà citasse il parere dellaCommissione Oleari, l’organo voluto nel 2001 dall’allora mi-nistro della Sanità Umberto Veronesi per occuparsi di «nutri-zione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdi-ta della coscienza». Lo stesso Mori, nel suo recente libro, men-ziona la Commissione, respingendo le accuse di chi sostieneche siano stati proprio i testi elaborati da quel gruppo a pre-parare il terreno per le successive evoluzioni del caso Engla-ro. Tesi sostenuta anche da Defanti che, sul
Corriere della Sera
del 3 agosto 2008, prendeva le parti della Commissione.
ndubbiamente tra le conclusioni dei lavori di quest’ultimaalcune sembrano cucite su misura per il caso Englaro, co-me ad esempio quella che stabilisce che «l’idratazione e lanutrizione artificiali degli individui in Stato Vegetativo Per-manente possono essere interrotte dopo che la Commissio-ne medica abbia accertato la condizione di irreversibilità». Enon si può fare a meno di notare che della Commissione O-leari faceva parte Santosuosso, mentre tra gli esperti consul-tati figurava Maria Cristina Morelli, primo avvocato di Bep-pino Englaro. Proprio la Morelli (
Repubblica
, 14 giugno 2000)spiegava che l’idea portante dell’iter giudiziario consistevanell’affermazione che «una persona minorata non gode deldiritto di esprimere il consenso informato alle cure che spet-ta a tutti i cittadini, e che tale sperequazione va colmata conla nomina, appunto, di un tutore», individuato in Beppino.n quello stesso articolo si affermava che per Eluana «nonc’è speranza che torni tra noi» e che a Beppino la legge im-pediva di sublimare nel lutto la perdita «già avvenuta» del-la figlia. Concetti giunti fino a oggi, se è vero che Amato DeMonte, l’anestesista che si è occupato di Eluana negli ultimigiorni a Udine, ha dichiarato che la donna era morta 17 an-ni prima. Forse De Monte si riferiva alla presunta fine della«vita biografica», la cui distinzione da quella «biologica» èconcetto cardine delle tesi di Mori. La prima «è buona se esolo se il soggetto interessato ha esperienze positive», men-tre la seconda «non ha alcun valore intrinseco». Del resto,sostiene Mori, la vita non è più un mistero. L’impressione èche la spiegazione della vita sia un’esclusiva della Consulta.
IIME
P«
er opporsi alla legge sulleDichiarazioni anticipate ditrattamento, il cui esamedoveva riprendere ieri allaCamera, l’associazioneLuca Coscioni ha indettoper questo fine settimana unamobilitazione per aprire in tutti i Comuni i registridei testamenti biologici prima dell’approvazionedella legge nazionale. «Contemporaneamentecontinuiamo – ha dichiarato Marco Cappato,segretario della Cosconi –, assiemeall’associazione "A buon diritto", araccogliere i testamenti biologici deicittadini italiani».ià 8 Comuni hanno deliberatol’istituzione di un registro deltestamento biologico», fasapere un comunicatodell’associazione Coscioni; «in altri 5 sono statepresentate proposte nel Consiglio comunale, e in 8Comuni, tra i quali Torino, oltre alla stessa Roma,sono state raccolte le firme per proposte di deliberedi iniziativa popolare comunale. A Salerno, Avellinoe Caserta ci si sta già muovendo per la convocazionedi referendum comunali. Il valore di questeiniziative è straordinario: si responsabilizzal’amministrazione pubblica nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti al livello più vicino al cittadino; si manda un messaggio moltochiaro ai parlamentari che lavorano per l’abrogazione di questo diritto». Una ripresa ingrande stile dell’iniziativa radicale su uno dei lorocavalli di battaglia, ovvero il «dirittoall’autodeterminazione».a è davvero «straordinario» il valore di questeiniziative? «Niente affatto – commenta Filippo Vari, docente di Diritto costituzionaleall’Università Europea di Roma –, che i Comuni simettano a istituire registri del genere mi pare al difuori del principio di legalità. Sono iniziative nonconsentite dall’ordinamento, in quanto per avereregistri per il testamento biologico è necessaria unalegge». Qualcosa del tutto simile, vien da pensare, aifamosi registri per le coppie di fatto, quelli creati neltempo da una manciata di Comuni in Italia e che,anche per la loro inutilità, si sonorivelati un flop nonostante la grandepubblicità che hanno ricevuto. Eppurec’è chi sostiene, come Cappato, checosì facendo, «se il Parlamentoinsisterà ad approvare normeanticostituzionali i cittadini che sisaranno nel frattempo rivolti ai registricomunali, ai notai o alle associazioni,potranno almeno sperare nella magistratura per  veder affermati i propri diritti».nche qui – chiosa Vari – c’è un problemacruciale di certezza giuridica. Se questa èessenziale per quanto riguarda la gestione, la vendita o il lascito ereditario di beni immobiliari,non si capisce a cosa mai possano servire delledisposizioni addirittura sulla propria vita rilasciate inregistri che non hanno alcun valore legale. Del resto,se non fosse così, e se di questo non fosseroconsapevoli anche i fautori di tali iniziative, non sicapirebbe la pressione fortissima che c’è stata per arrivare a una legge e poi lo scontro, tuttora in atto,per vederla approvata secondo il proprioorientamento».
A«MG«
P
Biotestamento fuori registro
INSINTESI
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«L’ultima cosa chedesidero – hadichiarato GordonBrown qualche mese fa– è quella di farcredere alle personemalate e vulnerabili chesono un peso. Sonoinvece una ricchezza»
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È molto probabile,spiega Peter Saundersdi Care Not Killing, chela lobby pro-eutanasianon si fermerà qui. Gliinteressi coinvolti sonoenormi, come il potersollevare ospedali e famiglie da curelunghe, impegnative esoprattutto moltoonerose
La mobilitazioneper istituire nelle città gli appositi albiVari: «Ci si muove fuori dalla legge»Libri, articoli, convegni: così la Consulta guidata da Maurizio Mori, e prima di lui daCarlo Alberto Defanti, si batte per legalizzarel’eutanasia puntando a ottenere successi simbolici e usando i media come megafono
Arezzo
Fine vita, volontàin Comune
na scelta destinataa spaccare un con-siglio comunale eforse un’interacittà. È la propostacontenuta nell’at-to d’indirizzo, presentatadal consigliere di maggio-ranza del Comune di A-rezzo, Marco Tulli (Sini-stra). Di cosa si tratta? I-stituire un registro comu-nale nel quale conservarele dichiarazioni volontarieriguardo al trattamento sa-nitario di fine vita. A far discutere, in modo parti-colare, un passaggio dellaproposta nel quale si leg-ge che il documento ser- virà come prova «contro e- ventuali contestazioni,della volontà di chi sì è re-gistrato di non essere sot-toposto a ventilazione o a-limentazione forzata nelcaso di una malattia o diun incidente che compor-ti lo stato vegetativo».ome può sapere u-na persona – sichiede Scienza & Vi-ta di Arezzo – come potràreagire alla malattia traqualche anno? Da giovanipensiamo all’infermità co-me qualcosa di doloroso einsuperabile, e dopo diecio quindici anni magari ab-biamo maturato una po-sizione psicologica diver-sa. Per questo ritengo que-sta proposta inutile, ancheperché se ne sta discuten-do proprio in questi gior-ni in Parlamento». L’attodi indirizzo è all’ordine delgiorno per il consiglio co-munale di mercoledì 15luglio, «anche se – spiegaMarco Donati, del Partitodemocratico aretino, la vo-tazione è con ogni proba-bilità destinata a slittareperché nella seduta del 15non ci sarà materialmenteil tempo di prendere in e-same la proposta».on abbiamo anco-ra elaborato unaposizione ufficialein merito – spiega Donati–. In ogni caso la mossa di Tulli non è piaciuta a mol-ti sia per il merito che per il metodo con cui è statapresentata. Nella propostasi entra nell’ambito di que-stioni specifiche, come per esempio l’alimentazione,che vanno approfonditeaccuratamente e che nonè giusto affrontare a livel-lo comunale». Netta la po-sizione di Francesco Fran-cini del gruppo di opposi-zione del Pdl. «Si tratta diuna provocazione, unaforzatura, in un momentoin cui, dopo il tragico ca-so Englaro, il Parlamentosta discutendo proprio diquesti temi. In ogni casosono certo che, anche se venisse approvato, l’attod’indirizzo non avrebbecomunque alcun peso, an-che perché non è vinco-lante».
Lorenzo Canali
N«C«
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on convince le famiglie ita-liane la campagna per la vac-cinazione delle dodicennicontro il papilloma virus, re-sponsabile del cancro al collodell’utero, che ogni anno causamille vittime nel nostro Paese.Dopo un intenso sforzo comu-nicativo con l’invio di lettere acasa per informare i genitori del-la possibilità di vaccinare la figliaadolescente prima dell’ipotizza-to inizio della sua vita sessuale (la via attraverso la quale si attiva il virus è proprio quella sessuale),i promotori dell’iniziativa de-nunciano che si è arrivati solo al57% di ragazze "coperte" dal vac-cino. In realtà, sono numerose lequestioni ancora aperte: è dimo-strato che il vaccino non contra-sta tutti i ceppi del virus, la suadurata è di pochi anni, esistonoesami come il Pap Test che – con-dotti con regolarità – assicuranouna prevenzione sicura. La do-manda che però molte famigliesi pongono è di carattere etico ededucativo: la vaccinazione cosìcome viene proposta appare in-fatti a molti come un sostanzia-le via libera all’attività sessualeprecoce, una resa educativa che e- videntemente non persuade.
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Papilloma virus: la campagna non convinceVaccinato solo il 57% delle dodicenni italiane
   c   o   n    t   r   o   m   a   n   o
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   s   o    t    t   o    l   a    l   e   n    t   e
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