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La mia Arica
«Vno, solar, orca  bo-cobsbl. Dalla Vall dl Rf a dsr dl Nord, dallacosa occdnal al Sd, l connn nro pò prodrr pr sé d sporar nra plaall’sro». Parol d Prsdn. Così Obaa n vsa al Parlano d AccraPuNtiAmO tuttOSu COPeNAgheN
In ondo
Maurizio Gubbiotti*
ascia a dir poco inter-detti che in un summitin cui per giorni si è par-lato di ame nel mondo, clima, pace, sicurezza ed economiala questione “crescita demo-grafca” sia stata letteralmen-te tabù.Eppure, si può essere o menod’accordo sul global warming,ma un dato incontrovertibileè che l’umanità è passata dalmiliardo e mezzo dell’iniziodel secolo scorso ai 6,5 miliar-di individui di oggi, con pro-spettive di crescita al ritmoquanto meno degli attuali 60milioni l’anno. Questa è la ve-ra insostenibilità del pianeta,la vera minaccia alla pace e al-la sicurezza ed è assolutamen-te irresponsabile ignorarlo.
Così come, di ronte a que-sta crescita esponenziale chedi tutta evidenza pregiudicala assoluta certezza di conti-nui riornimenti da onti ossi-li a partire da quelle petrolie-re, è un dato di atto che la ve-ra sda ormai è quella tecno-logica.
Un G8 da riconvertire
Crescita demografca
Elisabetta Zamparutti
L
 
Srvzo a pana
2
    S   p   e    d .    i   n    A    b    b .    P   o   s   t .    D .    L .    3    5    3    /    2    0    0    3    (   c   o   n   v .    i   n    L .    2    7    /    0    2    /    2    0    0    4   n .    4    6    )   a   r   t .    1   c   o   m   m   a    1    D    C    B  -    R   o   m   a
 Anno V - n. 158 -
domenica 12 luglio 2009 -
E
1,00
n azzardo. Un orte, sen-satissimo, azzardo sul-la strada dell’abbandonodell’energia ossile e dell’indipen-denza politico-economica daiPaesi che dispongono delle riser- ve di petrolio, gas e carbone.Prende il via ucialmente do-mani il progetto Desertec, alquale prenderanno parte alme-no 15 soggetti, tra grandi impre-se e istituzioni, in gran parte te-desche, con l’obiettivo di rior-nire l’Europa di energia solareattraverso una rete di distribu-zione altamente eciente. E do- ve prendere tanta energia? L’ideaè semplice: lì dove è a disposizio-ne in grande quantità. Nel deser-to del Sahara. Attraverso la co-struzione di enormi collettoridi energia solare nel deserto sa-rebbe possibile, secondo gli in- vestitori, produrre energia pres-soché illimitata, a emissioni ze-ro e impermeabile alle specula-zioni, cioè con un prezzo stabile.La tecnologia necessaria per larealizzazione del progetto è pro- vata, relativamente adabile e abasso costo.
Sfida verde nel Sahara
Energia
S a pana
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Matteo Alviti
u
        9       7       7        2        0        3        6        4        4        3        0        0       7        9        0       7        1        2
Nel supplemento:
l’Argentina in bilicodi Cristina Kirchner,il luglio italiano1960, l’economiadel terremoto,appuntamenti d’arte,storie di sport,una doula si racconta
    ©     g    h    A    N    b    A    R    i    /    A    P    /    L    A    P    R    e    S    S    e
S a pana
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Ennesimo vertice pomposo e ingran parte evanescente. È co-stato tanto al nostro Governo (anoi, in verità) che lo ha voluto lì,a L’Aquila, per cavalcare l’emoti- vità di una disgrazia. E però, co-me spesso accade, alla ne lequestioni vere hanno atto irru-zione sul tavolo della discussio-ne: la crisi ambientale e climati-ca, economica, nanziaria, occu- pazionale. Crisi legate tra di loro,segnate dall’insostenibilità siadel nostro modello di sviluppoenergetico che dal consumismosrenato che ci caratterizza. Tut-to ciò ha denitivamente sanci-to che non è più possibile ar di-scutere le sorti del mondo ai soli“Otto grandi”. Non è un caso chequando altri leader sono messiin condizione di contribuire suicontenuti, i documenti nali, so- prattutto sul clima, risultano piùaccurati, più precisi. L’aver ac-colto la volontà di non superare idue gradi di aumento della tem- peratura del pianeta rispetto aquella dell’era pre-industriale èun dato particolarmente impor-tante, perché accredita deniti- vamente l’attendibilità dell’Ipcc,il braccio scientico delle Na-zioni Unite. Ma poi, purtroppo,il tutto si rimanda al 2050, senzassare obiettivi a medio terminee senza individuare azioni con-crete da mettere in campo subi-to. In più, non sono stati prevististanziamenti per aiutare quellecomunità già povere che paganoi prezzi più alti delle conseguen-ze dei mutamenti climatici. E al-lora l’ottimismo della speranzaci porta a credere che il prossi-mo appuntamento di dicembrea Copenaghen con la Coneren-za dell’Onu sui mutamenti cli-matici sia il momento che nondobbiamo lasciarci suggire. Èinteressante vedere il protagoni-smo dei Paesi deniti emergentiche incontra quello di un presi-dente degli Stati Uniti così atten-to da comunicare ducia e spe-ranza. Obama arriva ad aferma-re che gli Usa sono stati troppe volte insensibili alle ingiustizienel mondo: ma ora, assicura,non sarà più così.
Ecco però cheil G8, superato già dai atti, si ri-convoca già per almeno altri dueappuntamenti, e per ora non sidecide a lasciar spazio a quelleNazioni Unite tanto importantima indebolite, progressivamen-te, sin dalla Guerra redda. An-che il documento nale sulla si-curezza alimentare non ha potu-to are a meno di riconoscere e diassumere le parole d’ordine e lerichieste dei movimenti. Peccatoche abbia mantenuto al centro,in parallelo, i vecchi attori e mo-delli: una nuova spinta al liberocommercio e al Wto per risolve-re la crisi.E intanto, il nostro go- verno che a? Resta concentratosolo sull’immagine del presiden-te del Consiglio, rivelandosi co-me un esecutivo sempre ermo al palo per gli investimenti in cam- po ambientale, che sono inveceindispensabili per uscire efca-cemente dalla crisi. Un governoche non concepisce aiuti ai Paesi poveri senza secondi scopi, qua-li possono essere gli scambi com-merciali per arricchire chi è giàn troppo ricco.
* Segreteria nazionale Legambiente
 
2
Terra
 www.terranews.it
domenica 12 luglio 2009
l giorno dopo il G8 è inizia-to con un bel botto. Nes-sun attentato, nessun black block in azione. Il botto è stato provocato dall’esplosione dellaconduttura principale del gasa Paganica che non ha retto al-le ultime scosse di assestamen-to, in particolare quella dellanotte scorsa. Un po’ di spaven-to, altri disagi per i terremota-ti e un po’ di puzza di metanorapidamente dispersa alle pri-me ore dell’alba. Alba arrivatasu un’intera area praticamentesvuotata a poche ore dal sum-mit e dalle proteste. Tutto fni-to, tutti a casa. Ora non ci sono più scuse per la militarizzazio-ne selvaggia e si smantella que-sto impressionante set media-tico. Si torna alla normalità, sesi può parlare di normalità do- po un terremoto. «Che vi avevodetto? Appena fnito il G8 stan-no scappando tutti», spiega unoperaio aquilano che nei gior-ni scorsi è stato assunto da unaditta trentina impegnata nella
Attualità
Barack Obama ad Accra
errick de Kerckhove, di-rettore del programmaMcLuhan in cultura etecnologia, guru della cultu-ra digitale, liquida il G8 appe-na concluso come «uno show dove le scelte sono già prese inanticipo». E lancia un allarme:«Fermiamo una politica inva-siva che riduce la libertà d’in-ormare».
C’è il rischio che i media possano essere manipola-ti per raccontare che il me-eting è stato molto utile,a prescindere dai risultatiraggiunti realmente?
In queste occasioni ogni cosaè decisa in anticipo. Lo sloganè “Il G8 è stato un successo”.Le conclusioni sui temi piùimportanti sono sempre pre- parate prima. Sui temi comel’Arica, il clima, la sicurezza ci vorrà molto tempo per vedererealizzate misure concrete. 
Questi incontri mondia-li hanno ancora un senso?Nell’epoca dei social net- work, della banda larga,non sarebbe più pratico –ed economico – avorire unloro svolgimento via inter-net?
Sì, sarebbe assolutamente ne-cessario. In queste occasioninon c’è tempo per le decisio-ni, si anno solo “strette di ma-no” basate su accordi già pre-si. Questi meeting sono comeuna parata militare, ma senzala guerra. Detto questo, è dasottolineare che sono sempre più numerose le pre-decisio-ni assunte attraverso lo stru-mento della Rete. 
La stampa europea ha or-temente criticato il nostro premier per i suoi compor-tamenti “vivaci” con le don-ne. Che immagine c’è del
D
nostro presidente del Con-siglio uori dall’Ue?
 A nessuno realmente importala vita amorosa di Berlusconi.Per gli stranieri lui è solo il so-lito clown al quale sono ormaiabituati. Il vostro premier li aridere, acendo dimenticare lesue attività sovversive. Ma è proprio questo lato che si ri-ette negativamente sull’im-magine dell’Italia, non le vi-cende legate alla sua vita ses-suale.
L’inormazione è un tema planetario, ma non tra le priorità dei G8. Perchè?
C’è un orte tentativo della politica di governare i media.Il rischio è un nuovo ascismoelettronico. Occorre organiz-zare una resistenza per dien-dere la libertà di stampa. Inquesto processo, il 14 luglio inItalia rappresenta una giorna-ta importante, promossa pro- prio contro ogni tentativo dimonopolio e di controllo.
Intanto, il negazionismo (sulclima, come dell’Olocaustoo della malattia mentale)continua a arsi strada...
Il negazionismo serve all’in-dustria per ar continuare deiconcetti imposti. È un giocodi manipolazione della men-te delle persone, un tentativodi imporre un monopolio cul-turale, di “strutturare” le no-stre sensibilità. Negare il cam-biamento climatico, ad esem- pio, è una stupidaggine. È inatto una tendenza a controlla-re le emozioni globali. La prio-rità, invece, è un’inormazio-ne che sia scientica. Il ruolodella stampa e della tv è molto più emozionale rispetto a in-ternet, dove si trovano più in-ormazioni. Registro, però, untentativo di “privatizzare” in-ternet molto pericoloso. La li-bertà e la neutralità della Retesono principi ondamentali.
Il green deal di Barack  per il riscatto dell’Africa
Ghana
Ieri il presidente degli Stati Uniti ha parlato al Parlamento di Accra. Una visita storica tra democrazia, lotta a terrorismo e corruzione, sviluppo e energia pulita
elle mie vene scorreil sangue dell’Arica,la storia della mia a-miglia comprende sia le tragediesia i più grandi successi della sto-ria aricana». Barack Obama tor-na alle sue radici. E lo a in Gha-na, ad Accra, accolto da una ol-la sventolante striscioni di ben- venuto. «Il uturo dell’Arica ap- partiene agli aricani che devo-no attenersi alle loro responsa-bilità e combattere la corruzione per sbloccare il loro potenzialedi ricchezza e di sviluppo». Conqueste parole il presidente degliStati uniti ha introdotto il tan-to atteso discorso al Parlamentoghanese. «La storia è dalla partedegli aricani coraggiosi, non diquelli che usano i colpi di Stato ocambiano la Costituzione per re-stare al potere: nessun Paese po-trà creare ricchezza se i suoi lea-der srutteranno l’economia perarricchire se stessi, se la polizia può essere corrotta dai tracan-ti di droga. Lo sviluppo dipendedalla buona governance. Que-sto è l’ingrediente che è andato perso in troppi luoghi e troppoa lungo». L’applauso scroscian-te dei deputati ghanesi inter-rompe per un attimo il discorso.«L’Arica - ha poi ripreso Obama- non è la gigantesca caricaturadi un continente in guerra». Nonè mancato l’afondo contro colo-ro che «privi di scrupoli manipo-lano intere comunità scatenan-do guerre di religioni e di etnie».Il messaggio è chiaro: dall’Asia,all’Arica, all’America latina, Wa-shington non appoggerà nessungoverno che non rispetti le rego-le democratiche. E tutta la co-munità internazionale deve se-guire questa linea, perché «il ge-nocidio in Darur o i terroristi inSomalia non sono semplicemen-te problemi degli aricani: so-no sde alla sicurezza mondialeche richiedono una risposta glo-bale». Dunque, la democrazia prima di tutto. Ed è per questoche, per la sua prima visita u-ciale nell’Arica sub-sahariana,il presidente ha scelto il Ghana,scartando il Kenya, terra nataledi suo padre, e altri Stati più in-uenti, come la Nigeria e il Suda-rica. Il Paese antrione è inat-ti ritenuto un esempio di buongoverno, mediatore nei conit-ti in Liberia e in Costa d’Avorio eimpegnato nelle missioni di pa-ce dell’Onu. Il suo presidente Jo-hn Atta-Mills è considerato «unostraordinario modello di succes-so», per dirla con le parole dellostesso Barack Obama. Ma è an-che una terra ricca di risorse, alsecondo posto nella produzionecontinentale di oro e ricca di pe-
Gloria Ravidà
trolio. Nel 2007 è stato scopertoun giacimento of-shore di greg-gio da 600 milioni di barili, conuna produzione media previstadi 120 mila barili al giorno entroil 2010. L’altra accia della meda-glia sono gli interessi economi-ci nel continente: gli Usa sonoil primo partner commerciale,seguiti dall’Ue e dalla Cina, chesta aumentando molto il suo pe-so nella regione. Il presidente hacolto l’occasione per rilanciareil suo cavallo di battaglia, quellodella “green revolution”: «Dalla Valle del Rit, ai deserti del Nord Arica, dalla costa occidentale alSudarica, l’Arica può esportare per sé energia pulita all’estero». Il vento di Obama soa sull’Arica,e dicilmente sarà placato.
Il capo della Casa Bianca:«Il genocidio in Daruro i terroristi in Somaliasono sfde alla sicurezzamondiale che richiedonouna strategia globale»
G8, solo uno show mediatico. E Berlusconicontinua a far danni
Intervista
Derrick de Kerckhove: «I negazionisti vogliono il monopolio culturale. La rete ci salverà»
 Valerio Ceva Grimaldi
«N
Cala il sipario su L’Aquila
Terremoto
Finito il G8, tutto torna come prima. «Ci hanno usato», racconta un operaio.E intanto nei prossimi giorni i comitati chiederanno l’immediata revisione del decreto
I
Pietro Orsatti
costruzione delle casette di On-na, pagate in parte dalla Pro- vincia autonoma di Trento ein parte dalla protezione civi-le della medesima città. «Sonospariti tutti - prosegue -, perfnoi militari che si nascondevanosulle montagne si stanno muo- vendo. Il cantiere ha rallentato:lunedì si smette di lavorare. Cihanno usato». Come dargli tor-to. Sulla statale 17 e sull’auto-strada colonne di mezzi milita-ri, della protezione civile e delleorze dell’ordine si allontananoda L’Aquila con calma. A Coppi-to si chiude il teatrino messo sunella scuola della Guardia di Fi-nanza, compresi gli scenari car-tonati delle “oto di amiglia” ela macchina per simulare il ter-remoto che la protezione civi-le aveva installato per ar pro- vare l’ebbrezza di una scossa al-le frst lady. «Penso che quelladella macchina per il terremo-to a Coppito sia stato uno degliinsulti più gravi che quelli del-la Protezione civile ci potesseroare», sbotta la commessa di unorno. «Venissero a casa nostraa vedere cosa è un terremoto,senza giocare con queste sce-menze da luna park». Si allon-tana da L’Aquila anche il picco-lo convoglio del service audio video che è messo sul set da- vanti alla preettura con tantodi luci, carrelli e gru per le tele-camere. Non servizio pubblico,ovviamente, ma un service pri- vato chiamato dalla Presiden-za del consiglio. E gli aquilaniaspettano. Già nei bar requen-tati anche dai “volontari” dellaProtezione civile è cambiato ilclima. Niente più sorrisi, e nep- pure deerenza.Ora Bertolaso e Berlusconi so-no attesi al varco. Nessuno ha voglia di dare altre possibilitàal governo, e soprattutto nes-suno ha intenzione di accet-tare passivamente le palesi di-scrasie che il Governo ha pro- vato sulla testa dei terremotati.Nei prossimi giorni, prima dellachiusura estiva, i comitati chie-deranno l’immediata revisio-ne del decreto e un nuovo testoconcordato con il piano localee la popolazione.
 
    ©    T    H    E    W    /    A    n    s    A
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Luca Bonaccorsi
(Presidente),
Peter William Kruger
(Amm. delegato),
Matteo Fago
(Consigliere)Stampa: Rotopress - via E. Ortolani, 33 - Roma
Seregni - via G. C. Puecher, 2 - Paderno Dugnano (Mi)
Stampato su carta ecologicaChiuso in redazione alle ore 19,30
 
IMMAGINI DI ALESSANDRO FERRARO
della
 
domenica
Sport
Alexia, un dnada campionessa
pag. IV
Arte
La stoffa di Shonibare,i ragazzi di Walker
pag. V
Inchiesta 
Valli d’Abruzzosenza turisti
pag. VI
Luoghi precari 
Sapete chiè una
doula 
?
pag. VII
2003-2009: le due presidenzedi Néstor e Cristina Kirchner,dopo gli anni bui del liberismo .Ma ora Buenos Aires è di nuovo al bivioMemoria
 
Luglio 1960:una rivolta italiana
pag. VIII
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