Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
1Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Democrazia Diretta 05 Chapter 2

Democrazia Diretta 05 Chapter 2

Ratings: (0)|Views: 1 |Likes:
Published by Wom Entourage

More info:

Published by: Wom Entourage on Oct 04, 2013
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

06/22/2014

pdf

text

original

 
13
La democrazia varia da paese a paese e d’epoca in epoca. Cen-to anni fa veniva discusso il suffragio universale per gli uo-mini ed era impensabile il voto per le donne. Oggi ci sembrainspiegabile come possa esserci stata un’epoca in cui non eraconsentito votare alle donne e un uomo ricco potesse averepiù voti di un uomo povero. Succederà la stessa cosa con ilreferendum. Verrà un giorno in cui nessuno si ricorderà piùche, in un tempo passato, alla gente non veniva permesso didecidere direttamente la propria sorte.La democrazia si evolve. Data la diversità delle forme demo-cratiche nei vari paesi, quali sono ora le caratteristiche essen-ziali della democrazia? Cosa permette a una democrazia didistinguersi da una non-democrazia? Un dittatore che si dice«democratico» è sempre un dittatore. Ci deve essere un crite-rio obiettivo che rende possibile tale distinzione. Chiamere-mo l’insieme di questi criteri «l’archetipo» della democrazia.
In cerca dell’archetipo
Democrazia signica ‘governo dal popolo’. Ci sono certa-mente altre forme di ‘governo’ o di potere statale. In una‘oligarchia’, ad esempio, governa una piccola élite. Nella ‘ti-mocrazia’ predomina la gente ricca. In una ‘teocrazia’ si sup-pone che sia Dio a esercitare il potere.Il termine ‘democrazia’ viene recepito molto più positiva-mente dal ventesimo secolo in poi. Praticamente tutti gli statisi riferiscono in un modo o nell’altro all’ideale democratico,anche se il loro regime è totalitario. La democrazia ha preval-so, per lo meno a livello ideale. Le cose stavano diversamentenel XVIII secolo. A quel tempo, ‘democratico’ era un termineingiurioso ricorrente.Poiché il potere viene espresso per via legislativa, ‘democra-zia’ vuol dire che il popolo fa le leggi. In una democrazia leleggi traggono la loro autorità dal fatto che il popolo, in unmodo o nell’altro, le approva. Il potere legislativo in una oli-garchia si basa sull’approvazione di una minoranza, e sullabenedizione divina in una teocrazia. In una democrazia nonvi è altra autorità superiore al popolo.Le leggi impongono obblighi, non per il popolo nel suocomplesso, ma certamente per i singoli cittadini. I singo-li membri della società sono tenuti a riconoscere l’autoritàdella legge perché in teoria hanno avuto anche l’opportunitàdi contribuire a conformare la legge. Ecco quindi come sigiunge al concetto di Jean-Jacques Rousseau di ‘contrattosociale’: la legislazione è il risultato di un contratto socialetra cittadini uguali e responsabili. Nella visione democraticaun diritto è legittimato solo quando coloro che sono tenutia rispettare la legge sono anche in grado di contribuire allacreazione di tale legge.Il concetto di ‘contratto sociale’ si denisce meglio ‘al nega-tivo’ - per così dire – con un procedimento ad eliminazione.Se l’autorità della legislazione non deriva dall’autorità di Dio,della nobiltà, dei proprietari terrieri, del denaro o della co-noscenza allora il contratto sociale è la sola possibilità cherimane. Le leggi traggono la loro autorità dal fatto che ci sonoaccordi volontari tra i membri della comunità giuridica.I politici fanno spesso riferimento al ‘contratto sociale’ comead un accordo tra il popolo ed i politici stessi. Il contratto vie-ne rinnovato ad ogni elezione. Ma il losofo Thomas Paineha già respinto questa interpretazione nei Diritti dell’Uomo(1791): «Si è pensato a un notevole avanzamento verso l’isti-tuzione di principi di libertà nel dire che il governo è un pattotra chi governa e chi è governato, ma questo non può esse-re vero, perché ciò mette l’effetto prima della causa; siccomel’uomo deve essere esistito prima che esistessero i governi, c’èstato necessariamente un momento in cui i governi non esi-stevano e di conseguenza non potevano inizialmente esisteregovernatori con cui stabilire tale patto. La verità quindi deveessere che gli individui stessi, ciascuno nel loro proprio per-sonale e sovrano diritto, hanno intavolato un patto con tuttigli altri per creare un governo: e questo è l’unico modo in cuii governi hanno il diritto di nascere, e il solo principio su cuiessi hanno diritto di esistere.» (Paine, 1791, 1894, parte 2, p.309). Un ‘contratto sociale’ è quindi un contratto fra cittadini,e un sistema politico emerge solo come un risultato di questo.Come possono i cittadini intavolare un contratto sociale contutti gli altri? Ovviamente essi devono incontrarsi, discuter-lo e concordarlo. In questo modo si crea la prima specicaistanza di riunione democratica: la pubblica assemblea.Le assemblee pubbliche sono anche una realtà storica. Inalcune piccole comunità, per esempio negli Stati Uniti e inSvizzera, l’assemblea pubblica svolge ancora oggi un ruolo [v.2-1]. È chiaro che l’assemblea pubblica in quanto tale non puòfunzionare in un moderno Stato costituzionale, con milionidi cittadini. Allo stesso tempo però, l’assemblea pubblica for-nisce ancora un primo esempio pratico di ideale democratico.Pertanto, dobbiamo dapprima esaminare le caratteristiche es-senziali delle assemblee democratiche pubbliche.
I princìpi della pubblica assemblea
Certi principi sono insiti in ogni assemblea democratica pub-blica.
Il principio di uguaglianza
Il principio di uguaglianza costituisce la base della pubblicaassemblea: tutti i membri maturi (nel senso di responsabili)della comunità possono prendere parte all’assemblea pubbli-ca e viene loro accordato ugual peso nel processo decisionale.Non è facile imperniare questo principio di uguaglianza suun principio positivo. Però è molto facile stabilire il princi-pio di uguaglianza in modo negativo. Dopo tutto, l’idealedemocratico si basa sul principio fondamentale che non c’èautorità superiore a quella del popolo. Per denizione, que-sto principio implica che tutti appaiano uguali. Se alcuni dicoloro che partecipano hanno un peso maggiore rispetto aglialtri nel processo decisionale, solo in virtù di quello che sono,ci ritroviamo nuovamente nell’oligarchia.Quindi il voto di ogni persona matura ha lo stesso peso. Lastoria della democrazia nel XX secolo è stata in gran par-te una battaglia su questo principio, una battaglia che si èsvolta principalmente su tre fronti: il sistema del suffragiouniversale (in cui ad ogni persona, indipendentemente dai
2. Cosa è la democrazia?
 
14
suoi possedimenti, età o competenza viene assegnato unvoto uguale); il diritto di voto alle donne; e il diritto di votoindipendente da caratteristiche biologiche connotanti (adesempio, diritto di voto per la gente di colore in Sudafrica).
Il diritto d’iniziativa
Il diritto di iniziativa signica che ogni membro dell’assem-blea pubblica ha un uguale diritto di presentare proposte.Pertanto l’ordine del giorno dell’assemblea pubblica non vie-ne stabilito da un’élite.Il diritto d’iniziativa non è nient’altro che una applicazioneparticolare del principio di uguaglianza. Ciò non signicache la presentazione delle proposte non possa essere sotto-posta a regole. Ad esempio, tali regole potrebbero specicareche una proposta venga presentata entro quattordici giorniprima della riunione o che ogni proposta venga sottoscrittaalmeno da cento membri della riunione. Il punto essenzialerimane che le regole siano le stesse per tutti.
La regola maggioritaria
Nella situazione ideale c’è unanimità: tutti concordano suuna proposta. Tuttavia l’unanimità di solito non viene rag-giunta. Questo è il motivo per cui viene usata la regola mag-gioritaria. É una conseguenza del principio di uguaglianza escaturisce dal desiderio di minimizzare il disordine: appli-cando la regola maggioritaria si ottiene il numero minimo dipersone insoddisfatte. Si potrebbe anche sostenere che qual-siasi altra soluzione diversa dalla regola della maggioranzasemplice nega sostanzialmente il principio di uguaglianza.Del resto se operiamo con una maggioranza qualicata (es.due terzi) ciò signica che una minoranza può negare la vo-lontà della maggioranza - per esempio se il 60 per cento vuo-le l’opzione A e il 40 per cento vuole l’opzione B.La regola della maggioranza ha una dimensione esistenzia-le. Nell’accettare questa regola riconosciamo i difetti umani.L’esistenza di una minoranza dimostra che la discussione eil processo di formazione delle opinioni sono stati incomple-ti. Allo stesso tempo il principio maggioritario ci ricorda ilfatto che la democrazia deve essere sempre percepita comeun processo storico. La minoranza di oggi potrebbe esserela maggioranza di domani. La maggior parte delle nuoveidee inizialmente incontra resistenza e riuto, ma di solitopotranno essere accettate in seguito. La regola maggioritariapuò funzionare in modo veramente corretto solo quando èstoricamente sufcientemente assimilata nella società o nel-la comunità. Quando una decisione presa da una maggio-ranza contro una minoranza viene percepita da quella stessamaggioranza come un ‘trionfo’ assoluto, al fuori di ogni sen-so storico, ne soffre la qualità della democrazia.La regola maggioritaria è in contrasto con tutte le tendenzeelitariste. I movimenti autoritari non riconoscono la regolamaggioritaria. Essi promuovono sempre l’idea o di un’avan-guardia o di una élite che abilitata a imporre la sua volontàalla maggioranza. I leninisti parleranno del ruolo di puntadel partito comunista e della dittatura del proletariato. I na-zional-socialisti punteranno a élite basate su caratteristicherazziali. I fondamentalisti religiosi riuteranno la parità didiritti per donne e dissidenti, anche se questi costituisconola maggioranza.In forma attenuata, ma anche molto concreta, questo princi-pio elitario è presente anche tra i fautori della cosiddetta de-mocrazia rappresentativa. Dewachter (1992,p. 70)) la spiegacosì: «In accordo al concetto base di ‘democrazia parlamen-tare’, le decisioni vengono prese da una selezione di ‘Prìncipiloso’. Distribuito in modo rappresentativo sull’intero terri-torio, viene eletto un campione di rappresentanti del popolo.Tuttavia, gli stessi membri eletti non sono i più rappresenta-tivi; non sono una media, ma sono i migliori. Il Parlamentoè l’assemblea dei migliori della Nazione.» L’ex ministro dellaGiustizia della Repubblica federale tedesca, Thomas Dehler,ha espresso questo concetto come segue: «A mio parere sitratta di un malinteso sulla natura della democrazia nel cre-dere che il Parlamento sia l’esecutore della volontà popolare.Penso che la natura della democrazia rappresentativa sia unacosa ben diversa: in realtà è una aristocrazia parlamentare.I membri del Parlamento hanno il dovere e l’opportunità diagire con un maggiore discernimento, una conoscenza su-periore, rispetto a quello del singolo cittadino «. (Citato daDewachter, 2003, p. 30)Per questa chiara espressione dell’idea elitarista che sta die-tro alla democrazia puramente rappresentativa, Dehler nonsolo è stato applaudito dai cristiano-democratici, ma anchedai liberali e dai socialisti. In tale contesto, la differenza coni sistemi totalitari è che, in un sistema parlamentare puro,l’élite deve ottenere dai cittadini una maggioranza formale.Comunque, ciò che il sistema parlamentare puro e il totalita-rismo hanno in comune è che essi permettono l’attuazionedi leggi contro la volontà della maggioranza del popolo.
Il principio del mandato
L’unanimità costante è irraggiungibile in una democrazia.Questo è il motivo per cui la regola maggioritaria fa partedell’archetipo democratico. Ma c’è ancora un altro problema.La partecipazione universale nel processo decisionale de-mocratico sarà comunque irrealizzabile. Ci saranno sempremembri della comunità che non vorranno partecipare per de-cidere su certe questioni: perché non hanno il tempo, perchéritengono di avere conoscenze insufcienti, o perché hannoaltri motivi per non farlo. Così, in aggiunta alla regola mag-gioritaria, è stata introdotta anche la regola del mandato: co-loro che non partecipano alla pubblica assemblea sono consi-derati come datori di un mandato a coloro che vi partecipano.La regola del mandato non può essere evitata con l’imposi-zione del voto obbligatorio o della presenza obbligatoria (perdi più tale presenza obbligatoria non è nemmeno auspica-bile; si veda il riquadro 6-2). Anche se viene decretato perlegge che tutti i membri della comunità debbano parteciparealla pubblica assemblea, deve essere sempre fatto un accordoper coloro che non rispettano tale obbligo. Le decisioni dellapubblica assemblea saranno sempre vincolanti anche per gliassenti.Così il principio del mandato non c’entra nulla con la diffe-renza fra processo decisionale rappresentativo e processo de-cisionale democratico-diretto. Il principio del mandato è unaconseguenza diretta del fatto che le leggi, per denizione, siapplicano a tutti i membri della comunità. In altre parole:nessuno può negare che una qualsiasi legge si applichi a luipersonalmente argomentando che non ha partecipato allaconformazione della legge. Con la rinuncia alla partecipazio-ne al processo decisionale sulla legge, ognuno viene automa-ticamente considerato come se avesse dato un mandato a chiha preso effettivamente la decisione. Senza questo principioogni individuo potrebbe sottrarsi all’ applicabilità delle dispo-sizioni legislative a loro propria discrezione.
 
15
Quindi in un processo decisionale democratico-diretto tra-mite pubblica assemblea, formalmente ci sono sempre duedecisioni da prendere:- primo, viene presa una decisione di mandato: ogni cittadi-no decide di partecipare personalmente al ‘parlamento adhoc’ che prenderà la decisione, oppure di dare mandato aiconcittadini (solo se non partecipa);- secondo, la pubblica assemblea decide poi sulla questionein discussione.
Dall’assemblea pubblica al referendum
Fino a qui abbiamo raggruppato i seguenti elementi chesono componenti irrinunciabili per il funzionamento dellapubblica assemblea e che possiamo considerare come com-ponenti dell’ archetipo della democrazia:- il principio di uguaglianza;- il principio di sovranità popolare (non c’è autorità superioreal popolo);- la regola maggioritaria;- il principio del mandato.La pubblica assemblea non è praticabile in un moderno Statodemocratico ad eccezione del livello locale. Ma questo nonè un problema. La pubblica assemblea, in quanto simbolodi democrazia, può tranquillamente essere abbandonata. Ciòche è essenziale è che gli elementi fondamentali dell’archeti-po della democrazia vengano conservati. La pubblica assem-blea è solo una delle possibili manifestazioni dell’archetiposottostante.Il modello della pubblica assemblea ha i suoi limiti. Oltre unacerta dimensione della popolazione la piazza diventa sempli-cemente troppo piccola. Di conseguenza, il dibattito pubbli-co deve aver luogo da qualche altra parte: attraverso i media,attraverso riunioni di quartiere, ecc. Il dibattito durerà più alungo e sarà di natura meno diretta. Questo è più un vantag-gio che uno svantaggio. C’è più tempo per la consultazione,più possibilità di intravedere false argomentazioni. Inoltre,non ci sarà più il voto per alzata di mano, ma nella privacydella cabina elettorale. Questo tipo di votazione a scrutiniosegreto è innegabilmente un grande vantaggio: ognuno puòesprimere il suo parere libero da pressioni sociali.Attraverso queste due modiche, la pubblica assemblea sitrasforma in un referendum. Un referendum è essenzial-mente una pubblica assemblea in cui i partecipanti non siincontrano sicamente. Ma, allo stesso tempo, l’iniziativareferendaria dei cittadini conserva ancora tutte le caratte-ristiche essenziali della pubblica assemblea: il principio diuguaglianza, il diritto di iniziativa, la regola maggioritaria eil principio del mandato.È interessante notare che in termini storici - in particolarein Svizzera – anche questo passaggio da pubblica assembleaa referendum si vericò per iniziativa pubblica: «In moltiCantoni, il referendum e i dispositivi di iniziativa furonovisti come un sostituto accettabile per le assemblee direttecomunali e cantonali ‘Landsgemeinden’. La crescita della po-polazione aveva reso questo tipo di pubblica assemblea im-praticabile. In alcuni Cantoni, come Schwyz e Zug nel 1848,la sostituzione fu immediata e diretta; introdotto il referen-dum, il Landsgemeinde fu messo da parte.» (Kobach, 1994,p. 100-101)
Democrazia rappresentativa
Anche il referendum ha però i suoi limiti. Non possiamo te-nere un referendum su ogni problema: i costi per la societàdel processo decisionale diretto sarebbero semplicementetroppo elevati. Non solo ogni referendum costa caro. Ancorapiù importante è il fatto che ogni referendum esige tempoe sforzo da parte dei cittadini: essi devono impiegare le loromigliori energie mentali per formarsi un’opinione in meritoalla questione in discussione, e poi dare il loro voto.Naturalmente i cittadini oberati possono astenersi dal votonel referendum e, così facendo, danno mandato a coloro chevotano. Se ci sono troppo poche persone interessate però,questa procedura è perno inutile. È assurdo organizzareun referendum nazionale su una questione per la quale allane manifestano interesse solo una manciata di elettori. Nonsolo è irrealizzabile la pubblica assemblea, ma anche l’usosistematico del referendum diventa impraticabile.Pertanto si deve trovare un’altra soluzione. La questione es-senziale in questo contesto è: quando il referendum è un me-todo inopportuno per prendere decisioni, chi prenderà alloraeffettivamente tali decisioni? Il problema del mandato con ilreferendum normalmente si risolve da sé: quelli abilitati alvoto, e chi in effetti votano, ricevono il mandato dalla società.Poiché ognuno è libero di accettare o meno tale mandato, ilprincipio di uguaglianza non viene violato. Ma a chi vienedato il mandato, se il referendum non ha luogo?La democrazia rappresentativa costituisce essenzialmenteuna tecnica per risolvere tale problema di mandato. La de-mocrazia rappresentativa deve essere messa in atto quandoi cittadini hanno troppo poco tempo o poco interesse a coo-perare per una decisione ancora da prendere. I costi per lasocietà per un referendum su ogni singolo oggetto sono, aun certo punto e secondo gli stessi cittadini, troppo alti inproporzione ai beneci democratici (accesso diretto al pro-cesso decisionale per ogni cittadino). Questo è il motivo percui i cittadini nominano un parlamento sso per diversianni, che riceve il mandato di decidere su tutte le questioniche i cittadini non vogliono decidere direttamente. L’elezionedel parlamento è quindi un tipo particolare di decisione de-mocratica diretta: i cittadini decidono chi deciderà, e a qualicondizioni, in merito alle questioni per le quali il popolo de-sidera delegare il mandato.Il mandato ricevuto dal Parlamento è pertanto una specialemanifestazione del mandato conferito dall’intera comunità aivotanti effettivi nel processo decisionale democratico diretto.Nel processo decisionale democratico-diretto (referendum),gli elettori effettivi operano come se fossero un enormeparlamento ad hoc che è incaricato di decidere sull’oggetto.L’unica differenza con il processo decisionale rappresenta-tivo (voto in parlamento) è che il parlamento ha ricevuto ilsuo mandato un po’ di tempo prima del voto, e il mandatoè conferito per un determinato periodo di tempo. E’ chiaroche questa separazione tra mandante e decisore non è fonda-mentale. Ma è però essenziale per capire che il parlamento ela comunità degli elettori in un referendum hanno la stessabase sia logica che formale.

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->