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martedì 14 luglio 2009
© L A N N I N O / A N S A
stata data una for-ma sostanzialmentediversa al messaggiomolto chiaro che io volevo da-re. Quello che io volevo dire conmolta fermezza e chiarezza è cheuna questione di legalità nella politica è centrale». Voleva essere un chiarimento,quello del senatore Ignazio Ma-rino, circa le sue dichiarazio-ni sul caso Bianchini, il presun-to stupratore seriale di Roma. Inun certo senso lo è stato. Ma non per quello che intendeva il can-didato alla leadership del Parti-to democratico che, in relazio-ne all’impegno in un circolo ro-mano dell’uomo, aveva parlato«di questione morale». Per mol-ti, un’esternazione inconsueta,soprattutto se riferita a un medi-co che, nell’occasione, ha trascu-rato proprio l’aspetto della possi-bile malattia.«Qui si deve parlare di questione psichiatrica ». Ad a
ermarlo è lo psichiatra Mariopaolo Dario, chesi «stupisce di come non ci si siadomandati che patologia nasco-sta ci fosse dietro questa situa-zione. È drammatico - continuaDario - che nessuno si sia inter-rogato sulla malattia della per-sona. Se le accuse nei suoi con-fronti venissero confermate, sa-remmo di fronte al tipico caso dadr. Jekyll e mister Hyde. Di gior-no, professionista irreprensibile;di notte un violentatore seriale».C’è poi un’altra questione avvol-ta ancora nel mistero. Ed è quel-la relativa al passato di Bianchi-ni, ricostruito attraverso la peri-zia psichiatrica del 1996, quan-do l’uomo fu sotto processo perla tentata violenza sessuale auna vicina di casa. «Non imputa-bile perché al momento dei fat-ti era incapace di intendere e di volere». Con questa sentenza,basata sulla perizia psichiatri-ca del professore Giusto Giusti,il gup di Roma Antonio Trivelliniscagionò Bianchini. «È eviden-te - riprende Dario - che lo sche-ma messo in piedi per ricorrereall’incapacità non fosse preciso.Era chiaro che un momento dirottura molto serio c’era già sta-to. Ma è stato ignorato». Al momento dei fatti, secondo la perizia del ’96, Bianchini «pre-sentava un episodio dissociati- vo acuto e per questo motivo eglinon era in grado di intendere e volere. Non vi sono gli elementi per poter ammettere la probabi-lità che egli compia nuovi reati».Per il professor Giusti, si trattòall’epoca «di episodio psicoticodissociativo» anche se «l’analisitestologica ha posto tra l’altro inevidenza la di
coltà, che il Bian-chini ha, di trattenere gli impul-si aggressivi. Ritengo che in queiminuti del pomeriggio si sianoalternati momenti di normalitàdello stato di coscienza con mo-menti di grave riduzione di esso,in un contesto dominato dall’in-capacità di resistere all’impulso,dall’incapacità cioè dell’eserci-zio della volontà», spiegava an-cora Giusti nella sua perizia. An-che il gup di Roma Antonio Tri- vellini, che scagionò l’uomo, nel-la sentenza, condivide quantoa
ermato dal perito ovvero che«mancano elementi di fatto checonsentono ragionevolmente diritenere probabile che il Bianchi-ni commetta nuovi fatti penal-mente illeciti».Il giudice, nella sentenza giun-ge a spiegare che «al momentodei fatti il Bianchini era a
ittoda uno stato dissociativo acuto»e che questa diagnosi psichiatri-ca «concorda con quella formu-lata all’ospedale Sandro Pertini»,dove l’uomo fu sottoposto a trat-tamento sanitario obbligatorio.Per il gup, le conclusioni dello psichiatra «debbono essere con-divise perché confortate dalladiagnosi dei sanitari del Pertinie perché sono sorrette da argo-mentazioni valide». Da ciò «nonè radicalmente escludibile che ildisturbo dissociativo al momen-to dei fatti possa essere conside-rato il primo segnale di un distu-ro schizofrenico» ma «può far-si di certo rientrare nelle catego-rie delle infermità psichiche cheescludono la capacità di intende-re e volere».La questione ne apre una secon-da, sottolineata ancora dallo psi-
«È
chiatra Dario, per il quale è or-mai necessaria una ri
essioneanche sui dirigenti politici: «Co-me si fa ad accontentarsi della valutazione super
ciale da buoncittadino? Come si fa a non tene-re conto di elementi
no a pocotempo fa selettivi come la gene-rosità e la personalità? Entrare inun partito - conclude lo psichia-tra - non è uguale a entrare in unministero».Per lo psichiatra Andrea Masi-ni, questi comportamenti han-no una sola spiegazione: «Per lamedicina la razionalità lucida èsegno di sanità mentale. I suoicomportamenti, invece, ci dico-no che siamo di fronte a una per-sona malata che va curata. Manon con la castrazione chimicache è inutile ed è un metodo fuo-ri da ogni logica democratica. Edi cura».Bianchini, intanto, resta in car-cere. Il gip Roberto Amorosi haconvalidato il fermo emettendocontestualmente l’ordinanza dicustodia cautelare.L’uomo, intanto, ha chiesto di ri-fare il test del Dna in sede di inci-dente probatorio. Lo ha rivelatoGiorgio Olmi, il legale dell’uomoaccusato di tre violenze sessualiavvenute in garage condominia-li: «Condivido questa scelta e milascio guidare dalla sua difesa.Se il Dna venisse confermato sa-rebbe la prova che ci troviamo difronte a un pazzo».
Incapaci di intendere e volere
Dibattito
Ignazio Marino parla di questione morale per l’iscrizione in un circolo del Pd del presunto stupratore seriale di Roma.Una dichiarazione che scatena polemiche. In primis, da parte della psichiatria, che «si aspettava un’attenzione maggiore verso la malattia mentale»
Vincenzo Mulè
Nel 1996 il gup di Romalo scagionò: «Non vi sonogli elementi per poterammetterela probabilità che eglicompia nuovi reati»Bianchini, intanto, restain carcere e ha chiestodi rifare il test delDna. Il suo legale: «Seconfermato, sarebbe laprova della sua pazzia»
Villaggio
renderlo sul serio o non prenderlo sul serio? La vo-lontà di Beppe Grillo di ga-reggiare per le primarie del Pd hai tratti di ogni sua mossa: a me-tà tra la boutade e la via populi-sta alla politica, non si sa bene seserva ad accrescere l’alone profe-tico del comico genovese - e conquello la sua visibilità, il suo se-guito, i suoi incassi - o se indi-chi, invece, qualcosa cui davve-ro prestare attenzione. Qualco-sa da non trascurare comunquec’è: quando i “Va
a day” raccol-gono la partecipazione di cen-tinaia di migliaia di persone si può anche continuare a ignorareil personaggio, non si può igno-rare ciò che rappresenta o ciò dicui è sintomo. Ora Grillo, chissàcon quale obiettivo reale,
niscecol mettere a nudo una cosuccianon di poco conto. Che, seppu-re ha a che fare con le noiosag-gini procedurali e burocratichedei Democrats nostrani, in real-tà svela la radice plebiscitaria diquel partito. Egli, che del plebi-scitarismo è campione, impiega
Il ciclone dell’antipolitica travolgei Democrats. E il Cav ringrazia
Scenari
Beppe Grillo annuncia: «Mi candido alle primarie del Pd». Una mossa a metà tra la boutade e il populismo.E così il comico a
onda il dito nella piaga della radice plebiscitaria del partito. Sottraendo però consensi all’opposizione
una misura della medesima so-stanza insita nel Pd (quel mec-canismo per cui basta prende-re la tessera e raccogliere 1.500
rme per poter legittimamen-te concorrere alla segreteria: ro-ba da “Belen Rodriguez for pre-sident!”) per aggredire dall’inter-no i suoi veri avversari. L’antipo-litica che egli rappresenta, infat-ti, non sottrae voti e consenso aBerlusconi, semmai all’attualeopposizione.La minaccia che il più popolareblogger italiano porta col suo an-nuncio in casa democratica svelache quella casa non è protetta edè ad altissimo rischio intrusione.Giovanna Melandri spiega, invo-lontariamente ma bene, la que-stione: «A Grillo vorrei dire che ilPd non è un tram su cui si può sa-lire all’occorrenza». Fassino par-la invece di «un taxi, dove si pa-ga la corsa e si scende». Invero, è proprio a forma di tram (o taxi)che l’hanno pensato. Grillo lo sa.Nel partito, tranne che per Igna-zio Marino, è tutto un serrare le
la per cacciare l’intruso. L’ar-gomento principale è che Grillonon avrebbe i requisiti per otte-nere la tessera. Appare oltremo-do severo se si pensa al pro
lo“antidemocratico” di molti iscrit-ti e molti dirigenti. «Uno che hasputato veleno sul partito
ndalla sua nascita - insiste anco-ra la Melandri - non può candi-darsi a guidarlo»; e - ahinoi - an-che qui vien da pensare a quantomale del Pd hanno più volte det-to i suoi principali leader. Il che pone Grillo, nella peggiore del-le ipotesi, quantomeno alla pa-ri di molti illustri tesserati. Ci so-no due possibilità: che gli venganegata la competizione, il che di-mostrerebbe quanto sia farsescol’istituto delle primarie; o che gli venga concessa. In questo secon-do caso i vertici scamperebberol’ennesima brutta
gura e forsela grana - il comico concorren-te - si rivelerebbe meno dura del previsto. Oppure, terza possibili-tà, tutti di colpo a dar ragione aidalemiani: via le primarie e si ri-solve tutto. Ma così facendo Ber-sani vincerebbe facile; allora no,ecco che già non si può fare. Piùsemplice: Grillo non sarà candi-dato. Un altro piccolo favore al Va
aman.
P
Andrea Boraschi
Ora ci sono duepossibilità: che gli venganegata la competizione,il che dimostrerebbequanto sia farsescol’istituto delle primarie,o che gli venga concessa I vertici del partitorischiano l’ennesimabrutta figura. Intanto,all’interno - tranne cheper Marino - è tuttoun serrare le fila percacciare l’intruso
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