3condiziona, ed è nel contempo condizionata dalla protologia –, più una funzione dellacritica della cultura di volta in volta vigente, che non un (più o meno attestabile ecredibile) retaggio dei primordi dell'uomo. E’ indubbio, infatti, che nell’orbita delcristianesimo ogni ipotesi scientifico-filosofica appena verosimile sull’eccezionalecondizione originaria adamica (nel contesto giudaico-cristiano: prelapsaria) finisce pergenerare problemi teologici tutt’altro che irrilevanti, apparendo in qualche modo ancheprovocatoria rispetto al sistema assiologico volta a volta vigente. Non potendo evitare ladomanda trascendentale sulla colpa adamica, essa finisce infatti per proiettare unsospetto d’imperfezione tanto sulla creazione
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, quanto sulla divinità di Cristo, venutoappunto come «nuovo Adamo» a ripristinare quanto il primo aveva perduto (
Rm.
5, 9-21;
2Cor.
5, 15-21;
1Cor.
15, 45;
Ef.
1, 4-12 e 4, 22-24;
Col.
1, 12-22 e 3, 9-10) – unprincipio icasticamente confermato dalla tradizione orientale, attestabile per la primavolta in Origene
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, secondo cui Adamo, in quanto «figura» di Cristo per contrarietà
5
,
sarebbe sepolto proprio là (Calvario) dove Cristo verserà il suo sangue per redimerlo.Ma si pensi, per fare un esempio di tutt’altro genere, allo scandalo suscitato dalla tesibiologica di Hartsoeker e Vallisneri secondo cui i «vermicelli», ossia i parassitiintestinali, non entrano nel corpo dall’esterno, ma Dio li avrebbe creati direttamente neicorpi di Adamo ed Eva, i quali poi li trasmisero ai loro discendenti. Ma quale perfezioneavrebbero allora posseduto dei progenitori afflitti fin dal principio da questi vermicelli?E in che modo essi si sono prodotti in Eva, formata successivamente da una costola diAdamo?
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O bisogna forse pensare che questi vermicelli, dapprima pacificamenteimpegnati a eliminare il cibo indesiderato, si siano resi ribelli e parassitari solo con lacaduta? E, di nuovo, la perfezione originaria non dovrebbe escludere anche questa unacollaborazione digestiva? (Farley 1972).Questa profonda influenza esercitata dalle diverse concezioni di Adamo sulla storiadelle idee occidentali
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è del resto altrettanto, se non più facilmente, attestabile nel suoversante positivo, per il quale cioè il primo uomo avrebbe incarnato l’archetipo, più omeno ripristinabile, tanto del sapere quanto del sentire umano. E’ di questo secondoaspetto, di Adamo cioè come implicita (quanto pelagiana, non importa) utopia esteticaretrospettiva, che intendiamo fornire qui una parzialissima analisi, esaminando cioèquale sia, per così dire, il corrispettivo estetico di tradizionali attributi agostiniani qualiil
posse non peccari
e il
posse non mori
. Si tratta di mostrare, in altri termini, come,nell’immaginare un «altro» tipo di corporeità, ogni dottrina del perfetto stato originarioimplichi necessariamente, attraverso l’immagine «mitologica» di un’età dell’oro,un’«altra» (più o meno definita) esteticaA parte poche eccezioni (Teofilo di Antiochia, Ireneo, Clemente Alessandrino), latradizione ha sempre attribuito ad Adamo, innanzitutto, una natura adulta dal punto di
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Adamo sarebbe cioè una «prova» tanto dell’essenza divina quanto della natura del genere umano (
Summatheologica
, I, 94, 3).
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«Venit ad me traditio quaedam talis, quod corpus Adae primi hominis ibi sepultum est ubi crucifixus est Christus»(
Series veteris interpretationis commentariorum in Matthaeum
, 126). Per le narrazioni apocrife della vita deiprogenitori cacciati dal paradiso, cfr. Dillmann 1853.
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Cfr. Agostino (
De nuptiis et concupiscentia
,
II, 27): «Adae qui est forma futuri: Cujus futuri, nisi Christi? Et qualisforma, nisi a contrario?», con palese riferimento a
1Cor.
15, 45.
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Alle due obiezioni, mosse a Vallisneri da padre Borromeo, il naturalista patavino risponde anzitutto riconducendo ivermi stessi ai piani divini (Vallisneri 1733 I: 313): «si pose dipoi l’Altissimo a impastare di fango l’uomo, e come inquel fango si erano già impantanati i vermi poco avanti creati, entrarono nella fabbrica quegli stessi ch’egli volevaservissero all’uomo, e di perfezione, e d’utile nello stato d’innocenza, e di sozzura e di gastigo alla superbia sua nellostato di colpa»). Quanto alla seconda obiezione, è ben possibile che i vermi si siano casualmente comunicati anchealla costola: «non sarebbe forse gran peccato nell’ordine naturale il pensare, che staccando Iddio una di quelle coste[…] s’imbattesse allora in quel sito (vagante ancora, ed incerto forse nel suo vero covile) un verme per sorta di que’che annidano in noi, che venisse poi impastato nella mirabil costa con quel di più che v’aggiunse Iddio nellacreazione della Donna». Cfr. Omodeo 1984: 26-27.
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Ormai classici i seguenti lavori: Zöckler 1879; Wendt 1882; Kors 1922; Slomkowski 1928; Jervell 1960;Brandenburger 1962.
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