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Il dato statistico (e politico) ètalmente limpido da consenti-re una valutazione incontrover-tibile. L’ indulto del luglio 2006ha fatto bene al carcere e alla so-cietà. Appena il 28,4% di quantihanno bene
ciato di quella mi-sura ha commesso un nuovo re-ato nei tre anni successivi. È una percentuale comunque consi-stente ma va comparata a un’al-tra: la recidiva tra quanti han-no scontato interamente la pe-na, senza bene
ci o riduzioni, ètra il 60 e il 68%. In quello scar-to tra la recidiva degli indulta-ti (28,4%) e quella di chi non be-ne
cia di “sconti” (60-68%) sta laragione incontestabile della va-lutazione positiva sull’indulto. Aldi là di limiti e contraddizioni edel fatto che la mancata amnistiane ha ridotto in maniera rilevan-te gli e
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etti bene
ci. Basti pensa-re che, in assenza dell’indulto, la popolazione reclusa sarebbe cre-sciuta di circa diecimila unità ol-tre le attuali 63mila. Con prevedi-bili e drammatiche conseguenze.E con e
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etti negativi sulle condi-zioni di lavoro di chi opera in car-cere e, in ultima istanza, sulla si-curezza dei cittadini liberi. Ma,detto ciò, resta un quesito es-senziale: come è stato possibileche, su quel provvedimento co-sì necessario, sia stata realizzataun’opera di manipolazione tan-to estesa? E come è potuto acca-dere che un provvedimento, ap- provato dalla grande maggioran-za del centrodestra e del centro-sinistra, sia stato giocato comeuno dei più nefasti capi di impu-tazione contro il governo Prodi? Va detto che un gran numero diquanti hanno votato quel prov- vedimento e la quasi totalità deimass media hanno lavorato ala-cremente per rendere minaccio-sa agli occhi della pubblica opi-nione, una misura che, come ifatti dimostrano, è risultata assai positiva. Questa scandalosa truf-fa politico-mediatica è stata re-sa possibile dagli antichi vizi del-la nostra cultura nazionale, doveil garantismo ha un seguito ridot-to, ridottissimo. E dove, se vienearrestato uno “stupratore seriale”è certo che si scatenerà una garatra chi per primo (questo sembral’unico punto controverso: chi per primo) ne chiederà la castra-zione chimica: e non solo quel-la. D’altra parte, quando si par-la di populismo, si pensa imme-diatamente alle culture politichedi Silvio Berlusconi e di AntonioDi Pietro ma si dimentica che lasudditanza agli umori della follaè un tratto che sembra connota-re tutti i partiti politici (con la so-la eccezione dei Radicali). Eppu-re, è proprio il caso di dire, arrivail momento in cui è possibile cheall’indulto sia restituito l’onore.Quello dovuto a un atto di cle-menza intelligente.In migliaia scenderanno in piazza per protestare contro i provvedi-menti del governo che «mettonoin ginocchio il mondo della scuo-la». A conti fatti, i posti in meno
Via liberaalla verità
Liberando, nel 2006, migliaia di persone dalla fabbrica del crimine siè impedito a molti di tornare a delinquere. La prova da uno studio,presentato alla Camera, che fa giustizia sull’indulto
a settembre saranno oltre 42mila,e
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etto dell’accorpamento degliistituti, delle riduzioni sull’inse-gnamento della seconda linguacomunitaria e dei tagli sull’orga-nico. «A farne le spese saranno i precari», accusa la Cgil. Comitati,cittadini e forze politiche, tra lequali Sinistra e libertà, si mobili-tano. A difendere il settore ancheun fronte sindacale compatto:un’unità di intenti come non si vedeva da tempo.
Recessione
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 Allarme per il sistemaItalia. Crisi e in
azionerestringono i margini dimanovra e costringono lefamiglie a concentrarsi suibeni di prima necessità.Secondo l’Istat cresce laquota del reddito destinataalla spesa alimentare
 
 Anitori
a pagina
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La scure del governo sulla scuola
La protesta 
Mobilitazione nazionale oggi a Roma. Contro il precariato e in difesa dell’istruzione pubblica
SCHIAVI DELPOPULISMO
In fondo
Luigi Manconi
 
Boraschi
a pagina
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Rifiuti
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Legambiente presenta ilrapporto “Comuni ricicloni”.Il più virtuoso è Cessalto(Treviso), grazie al 77,8per cento di raccoltadi
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erenziata. Male le grandicittà: Milano si ferma al35,54%, Roma non arriva al20. In ripresa la Campania
Afghanistan
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 Altra vittima italianatra i militari in missionenel Paese. Un attentatocontro una pattuglia diparacadutisti sulla strada diFarah ha causato la mortedel primo caporal maggiore Alessandro Di Lisio e ilferimento di altri tre soldati
    S   p   e    d .    i   n    A    b    b .    P   o   s   t .    D .    L .    3    5    3    /    2    0    0    3    (   c   o   n   v .    i   n    L .    2    7    /    0    2    /    2    0    0    4   n .    4    6    )   a   r   t .    1   c   o   m   m   a    1    D    C    B  -    R   o   m   a
    ©     A    B    B    A    T    E    /    A    N    S    A
a tensione e la paura al-la
ne hanno fatto sentirei loro pesanti e
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etti e cosìMargherita, la testimone di giu-stizia che diciassette anni orsonofece arrestare i killer del fratelloè stata costretta, dopo giorni di protesta davanti alla prefetturadi Crotone, a fare ricorso alle cu-re dei sanitari. Adesso la giovanedonna è ricoverata in ospedale, per essere sottoposta a una tera- pia d’urgenza. Lo sciopero dellafame ha causato un stato di ma-lessere generale che ha reso ne-cessario l’avvio di cure tempesti- ve. L’ultimo capitolo di un dram-ma, cominciato nel 1992, quan-do la famiglia di Margherita subìla perdita di un congiunto. Il fra-tello della testimone di giustizia venne trucidato da un comman-do di ma
a. Il giovane forse ave- va pagato uno sgarro fatto ai rasdella malavita di Strongoli, pic-colo centro dell’hinterland cro-tonese. Una condotta che il tri-bunale speciale della ’ndranghe-ta aveva giudicato lesiva e dasanzionare con il prezzo più alto:la vita del ragazzo.
Il coraggio di Margherita
Testimoni di mafia
Segue a pagina
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ingraziati dal Governo,nella persona del premierSilvio Berlusconi, e seimesi dopo licenziati dallo Stato.È lo strano destino di un grup- po di precari dell’Ispra, l’Istitutosuperiore per la protezione e laricerca ambientale, vigilato dalministero dell’Ambiente, che a
ne 2008 ha partecipato ai lavo-ri di supporto tecnico-scienti
-co garantiti dall’ente alla Com-missione Via e Vas, nell’anali-si di costi e bene
ci ambientalidelle opere pubbliche. Lo scor-so anno il ministro Prestigiaco-mo ha deciso di smaltire le ri-chieste di valutazione rimasteinevase
no allora, quasi 160,e ha chiesto un potenziamen-to del supporto Ispra alla Com-missione, che ha portato a for-mare appositi gruppi di lavo-ro. Negli ultimi mesi del 2008questi esperti, già sotto con-tratto, si sono quindi spostati alsupporto scienti
co, con orariche spesso andavano ben oltrequelli d’u
cio, abbandonando(o riducendo) le proprie attivitàistituzionali.
Noi, precari e beffati
Ispra
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Enzo RomeoRossana De Rossi
L
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I blog in scioperocontro il ddl Alfanoche “imbavaglia”l’informazionesul Web
 Anno V - n. 160 -
mercoledì 15 luglio 2009 -
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www.terranews.it
mercoledì 15 luglio 2009
    ©     N    U    C    C    I ,    B    E    N    V    E    N    U    T    I    /    A    N    S    A    ©     L    O    N    G    O    /    G    R    A    F    F    I    T    I
roprio in questi giorni Bep- pe Grillo, neo candidato al-la guida del Pd, attacca il partito che vorrebbe guidare di-cendo che ha regalato «l’Italia aBerlusconi e l’indulto agli italia-ni». Giovanni Torrente, ricercato-re dell’università di Torino, e Lu-igi Manconi, sociologo e sottose-gretario alla Giustizia ai tempi diquella clemenza, conducono datempo un monitoraggio sui risul-tati dell’indulto del 2006 che ri-schia di stravolgere il senso del-lo strale grillino; e, con quello, dizittire la retorica di un fronte am- plissimo che tiene insieme Castel-li con Travaglio. Nulla, infatti, co-me quella misura che fu di ripri-stino della legalità nelle patrie ga-lere, allora come oggi sovra
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olla-te all’inverosimile, è mai stato piùfrainteso, misti
cato, falsi
cato.Manconi e Torrente fanno unesercizio semplice e lucido. Essistudiano uno dei parametri chemeglio quali
cano il funziona-mento del sistema penale: la co-sì detta “recidiva”. Ovvero, la mi-surazione di quanta criminali-tà il carcere riproduce; di quante persone, dopo un soggiorno in unistituto di pena, tornano a delin-quere e vi fanno reingresso.
Lo studio che hanno presentato ieri, inuna conferenza stampa alla Camera
eche hanno realizzato per A BuonDiritto, Associazione per le liber-tà, sottolinea come il tasso di reci-diva (il tasso di reingresso in car-cere) si attesti normalmente suuna media del 68%. Per 100 perso-ne che sono state detenute, in al-tre parole, 68, presto o tardi, fan-no ritorno in cella. I tassi di recidi- va fra gli indultati, a fronte di unacampagna mediatico-politica chedescrisse quel provvedimento co-me la messa in libertà di un’ordadi criminali pronti alle peggiorigesta, sono, a 3 anni di distanza,eccezionalmente bassi. Ovvero,questo sembra suggerire la lororicerca, l’aver sottratto quelle mi-gliaia di persone alla vita carce-raria le ha rese mediamente me-no inclini a condotte criminali ri-spetto a quanti, in carcere, espia-no la loro pena per intero.
L’indulto 2006 dimise 27.965 soggettiagli arresti in carcere.
Di questi so-no tornati in cella in 8.477 (ovve-ro, il 30,31%: meno della metà diquel 68% prima ricordato); altresì,rimise in libertà 7.829 soggetti be-ne
ciari di misure alternative alladetenzione: di questi sono torna-ti in carcere in 1.705, il 21,78% (lamedia ordinaria, per questa mo-dalità di espiazione della pena,è del 30%). Nel complesso, sonostate 35.794 le persone che hannobene
ciato di quello sconto di pe-na riacquisendo piena libertà: iltasso di recidiva è il 28,45% (i datisono aggiornati al 30 giugno 2009e sono elaborati su statistiche delministero della Giustizia). E non èsuscettibile, questo tasso, di verti-ginose impennate: visto che tut-ti gli studi - e quello di Torrente eManconi non fa eccezione - sug-geriscono come chi torna in car-cere, nella maggior parte dei ca-si, lo fa nei primi o nei primissimimesi dalla messa in libertà. Altridue dati: lo studio attesta comequante più volte si è stati detenu-ti - quanto più tempo si è passa-to in carcere - tanto più facilmen-te si torna a delinquere e si tornain cella (il tasso di recidiva tra chiè stato detenuto 3 o 4 volte è mol-to più alto di quello che si registratra chi era alla prima o alla secon-da detenzione); e, ancora, la ricer-ca annota come il tasso di recidi- va sia sensibilmente più alto tragli italiani di quanto lo sia tra glistranieri (31,99% contro 21,36%).Questo studio appare come lasmentita di una ridda di luoghi co-muni sulle virtù della pena ineso-rabile e dura, sul carcere che tan-to più ne fai tanto meno hai vo-glia di tornarci e righi dritto, sugliimmigrati criminali irrecuperabi-li. Esso dice, piuttosto, che le mi-
P
sure alternative funzionano ecco-me; e che gli atti di clemenza pos-sono indurre a condotte virtuose,estranee al circuito criminale. In-tanto 63.460 persone, 20mila ineccedenza rispetto alla “capien-za regolamentare” del complessodei nostri istituti di pena, abitanole patrie galere. Mai così tante daitempi dell’amnistia di Togliatti.
Su cento personescarcerate, 68 presto otardi tornano in prigione.Tra gli indultati del 2006la percentuale è di menodella metà come dimostrail grafico in basso
È in dirittura d’arrivo loscudo
scale per il rim- patrio dei capitali italianiall’estero. I particolari tec-nici non sono ancora no-ti ma pare che la versio-ne
ltrata nei giorni scor-si sia stata cambiata inmaniera considerevole. I particolari tecnici non so-no secondari visto che ne possono determinare l’in-successo. Che sarebbe, per Tremonti, aggiungereal danno la be
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a. Il dan-no è quello dell’immagi-ne ovviamente. Lo scudo,infatti, non è altro che uncondono. E i condoni so-no, per de
nizione, mo-ralmente raccapriccianti.Un governo può sostener-ne l’utilità con varie argo-mentazioni. La più soli-da delle quali, in realtà, èrappresentata dagli introi-ti e
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ettivamente generati,introiti che così non ven-gono cercati nella
scali-tà generale (la frase “l’ab-biamo fatto per non alza-re le tasse” funziona sem- pre). Ma se poi non arriva-no neanche i soldi il
opè totale. Premesso quindiche il governo ha bisognodisperato di soldi e che loscudo-condono è una por-cata per de
nizione, la do-manda ora è quale formaassumerà e, di conseguen-za, quanti introiti produr-rà. La regola di base è sem- plice e inversa a quella del-la pesca: più ampie le ma-glie della rete maggiore laricchezza del bottino. Inquesto caso, minore la pe-nale da pagare e maggio-re il numero dei reati cheil condono sanerà, mag-giori gli incassi. La primabozza
ltrata alla stampaera abbastanza scandalo-
LA SCOMMESSADI TREMONTI
Scudo fiscale
ome avviene per la sindro-me di Stoccolma, gli ita-liani sembrano a
 
etti daun di
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uso male: prima incurio-siti, poi attratti e in
ne convintidal modello berlusconiano. Gio- vanni Valentini ne spiega tutti gliaspetti nel suo ultimo libro
 Lasindrome di Arcore
.
Cosa accade in questa fase del-la malattia cui siamo giunti?
 Accade che il prigioniero, in que-sto caso il popolo italiano, si in-namora del suo carceriere, il ti-ranno mediatico. Questo feno-meno non riguarda solo i soste-nitori di Berlusconi ma anche isuoi avversari. Quello a cui noistiamo assistendo è la coda, l’ul-tima apparizione del berlusconi-smo, iniziato almeno 10 anni pri-ma della “discesa in campo”, conl’avvento della televisione com-merciale. Attraverso l’ideologia pubblicitaria egli ha forgiato un pezzo di opinione pubblica, pla-smato una mentalità collettiva.
La televisione di Berlusconi,dunque, è stata una cattivamaestra. Qual è la cura?
Italiani affetti da una stranapatologia:
La sindrome di Arcore
Letture
Giovanni Valentini, editorialista de
la Repubblica
, racconta il suo ultimo libro, edito da Longanesi. Ognicapitolo è dedicato a una specialità del Cavaliere e rivela tutti i segreti di quindici anni di ininterrotta carriera politica
Non abbiamo anticorpi, bisognacrearli. La televisione è la pre-messa ma dal 1994 l’attività poli-tica di Berlusconi si è molto in-tensi
cata. Lui si propone co-me un fattore di modernizzazio-ne, sbagliata, fasulla ma vincen-te perché dall’altra parte non c’èuna proposta alternativa valida. Anzi, essa spesso diventa conser- vazione.
Nel Partito democratico è ini-ziata la corsa alla segreteria.
Nel Pd continua il karakiri. È unsuicidio annunciato. La respon-sabilità maggiore va attribuita a Veltroni, che ha abdicato alla le-gittima vocazione maggioritaria,declinandola in autosu
cien-za, che è sinonimo di autodistru-zione. Franceschini ha condivi-so dall’inizio alla
ne la politi-ca di Veltroni, non mi risulta chesi sia mai dissociato. Identi
ca-to come il “vice disastro”, è cor-responsabile del fallimento del partito, perciò a mio parere in-capace di rilanciare il Pd e di far-lo crescere. Il Pd dev’essere l’assedi uno schieramento democrati-co progressista più ampio. Ser- ve un personaggio che sia in gra-do di perpetrare una moderniz-zazione del Paese. Io credo mol-to in Anna Finocchiaro, ad esem- pio. Tuttavia l’opposizione so
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redi un complesso d’inferiorità edè coinvolta in un processo imita-tivo nei confronti di Berlusconi.Ci vuole un progetto politico e, iodico, soprattutto un’alternativamorale al berlusconismo.
Nel suo libro è descritto il bal-letto tra
ction e politica.
La vicende delle veline comin-cia con le candidature di perso-ne impossibili. Dove sono il me-rito e le competenze? La politicaitaliana è stata trasformata in unset televisivo dove non si distin-gue il vero dal falso.
Questa confusione si è estesaalle istituzioni parlamentari?
Non si distingue più, per esem- pio, tra impunità e immunità,che invece appartiene alla de-mocrazia. È soltanto una con-sonante ma siamo agli antipodi.Il parlamentare quando vieneeletto deve presentare anche lascheda
scale della moglie: deverinunciare a parte della sua pri- vacy a
nché io possa conoscerechi mi governa.
C
Liberarsi dalle menzogne
Ricerca
L’indulto aprì il carcere a 27.965 detenuti. Di questi tornarono in cella solo in 8.477. E appena 1.705 dei 7.829che bene
ciavano di misure alternative. Nella maggior parte dei casi è di nazionalità italiana chi torna a delinquere
 Andrea BoraschiDina Galano
«Il popolo si èinnamorato del suocarceriere»«L’opposizione soffredi un complessod’inferiorità e di unprocesso imitativo neiconfronti di Berlusconi.Serve un progettopolitico antagonista eun’alternativa morale»
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30,3121,7831,9921,3628,45
In base alla detenzione
Recidiva al 30 giugno 2009
Rispetto alla nazionalità
dimessirientrati
ItalianiCarcere
27.9657.8291.70523.9387.65811.8562.5328.477
StranieriMisure alternativeTotale
Luca Inglese
Da sinistra: Luigi Manconi, Patrizio Gonnella, Rita Bernardini
Villaggio
35.79410.182
 
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www.terranews.it
mercoledì 15 luglio 2009
    ©    M    O    N    T    A    N    I    /    A    N    S    A
 Allarme rosso per il sistema Italia
Recessione
Crisi e in
azione restringono i margini di manovra e costringono le famigliea concentrarsi sui beni di prima necessità. Secondo l’Istat cresce la spesa alimentare
Italia arranca, respira a fa-tica. Le casse pubbliche sisvuotano, gli italiani nonspendono, gli ultimi rimangonotali e chi si arricchisce non pa-ga le tasse. Le famiglie rinuncia-no alle rose per avere almeno il pane, fanno sconti sulla qualità per avere almeno lo stretto ne-cessario alla sopravvivenza. Nonè «propaganda disfattista» come“qualcuno” (il governo) vorreb-be ma la cruda realtà che emer-ge dai dati provenienti dal mon-do economico e produttivo: de-bito pubblico alle stelle, consu-mi in calo, entrate contratte del3,5% nei soli primi cinque mesidell’anno.L’allarme proviene direttamen-te dal supplemento di Finanzaal
 Bollettino statistico
della Ban-ca d’Italia, secondo il quale il de-bito a maggio ha toccato un nuo- vo record assoluto raggiungen-do quota 1.752,2 miliardi di euro(+5,4% dall’inizio del 2009). A crescere è stato soprattutto ildebito delle Regioni con un au-mento da 41,6 miliardi a 42,6 mi-liardi. Indicativa è stata la con-trazione di circa 4,5 miliardi dieuro (-3,22%) delle entrate tri-butarie. Un decremento dovutoin gran parte all’evasione
sca-le che ammonta a circa 115 mi-liardi l’anno: una cifra pari al tri- plo di quella di altri Paesi comu-nitari e al doppio della media eu-ropea.Un balzello che grava per oltre83mila euro l’anno sulle famiglieitaliane, che già dallo scorso an-no, quindi prima della crisi, han-no dovuto rivedere al ribasso i propri livelli di consumo.Secondo una ricerca dell’Istat presentata ieri a Roma, infatti,la spesa media delle famiglie ita-liane nel 2008 si è attestata sui2.485 euro, con una crescita per-centuale dello 0,2%. Se, storna-ta dall’ in
azione media ferma al3,3%, nasconde, in termini reali,un sostanziale decremento.Numeri e statistiche impressi ne-ro su bianco come una fotogra-
a scolorita che ritrae un Paesespaccato in due, dove a un Nordsostanzialmente stabile si con-trappone un Sud stretto tra vin-coli di bilancio e necessità pri-
Giuliano Rosciarelli
L
marie. Dove crisi e in
azioneerodono i redditi, restringendoi margini di manovra e costrin-gendo le famiglie a concentrarsisui beni di prima necessità.Cresce, infatti, la quota di red-dito destinata alla spesa in ge-neri alimentari. In particolare,nel 2008 le famiglie hanno spe-so il 19,1% delle proprie risorsein alimenti, contro il 18,8% del2007, con di
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erenze sostanzia-li tra Nord e Sud: dal 25,2% del-la Sicilia al 14,4% del Trentino Al-to Adige. L’Istat ha inoltre rileva-to (per il 40%) un cambiamentonelle dinamiche di acquisto del-le famiglie disposte a cedere sul-la qualità dei prodotti in cambiodella quantità.Per i generi alimentari, la spesamedia è stata di 475 euro (9 eu-ro in più rispetto al 2007) calata vistosamente in termini reali, acausa dell’in
azione che ha pe-sato sui prezzi per circa il 5,4%.Signi
cativi anche qui dati terri-toriali con di
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erenze tra Nord eSud notevoli: mentre al Nord laspesa media mensile è stata pa-ri a 2.810 euro (+0,5% rispettoal 2007), nel Centro a 2.558 euro(+0,7%) al Sud è scesa a 1.950 eu-ro (-1%).La contrazione ha interessato an-che i generi non alimentari pas-sando dai 2.014 euro del 2007 ai2.009 euro del 2008 con risparmi vistosi in particolare per le spesein sanità, tempo libero e traspor-ti, a causa dell’aumento dei costi.Importante anche l’aumento del-la quota di spesa totale destinataa combustibili ed energia su cuiha fortemente pesato la crescita vertiginosa dei prezzi dei carbu-ranti nel corso del 2008. A spendere di più, ovviamente,sono le famiglie più numerosementre i livelli di spesa più bas-si sono riferiti agli anziani, chespendono però i due terzi del lo-ro reddito in cibo e casa. I piùgiovani (al di sotto dei 35 anni)spendono meno del 16% in gene-ri alimentari mentre destinanooltre il 20% in spostamenti, co-municazioni e arredamento.In crescita anche la quota perl’abitazione, trainata dall’au-mento degli a
tti che interes-sa il 17,1% delle famiglie (in ca-lo rispetto al 17,2 del 2007), chespende in media 362 euro, con-tro i 465 euro per la rata di chiha acceso un mutuo (il 16,3%del totale).
 
Il debito pubblicoè alle stelle.A maggio ha toccatoun nuovo recordraggiungendo quota1.752,2 miliardi di euro
sa: dietro l’imposizione diuna tassa patrimoniale (si parlava del 5%) si condo-navano un numero ampiodi reati societari (evasione
scale, contributiva, fal-so in bilancio e bancarot-ta). Le ultime indiscrezio-ni parlano di un condono“all’inglese”, ovvero unamisura che tassi non il pa-trimonio dichiarato ma ilreddito da questo prodot-to negli anni in questione(2004-2007). Il problema èche questo reddito sareb-be, essenzialmente, auto-certi
cato. In teoria cioèil ricco signor X potreb-be rimpatriare un milionedi euro dalla Svizzera, di-chiarando di averli investi-ti a tassi monetari bassis-simi (mettiamo il 2% me-dio l’anno per 4 anni, perun totale di 80mila euro diinteressi) e se la cavereb-be, se tassati al 50%, conun’ammenda di 40mila eu-ro. Un prezzo assai con-tenuto se pagato a frontedella copertura da accer-tamenti e potenziali con-danne per altri reati
scalie/o societari. Un condonocosì concepito potrebbeattirare davvero 100 mi-liardi di euro e quindi pro-durne ben 4 di entrate
-scali (lo 0,25% del Pil). Trai capitali all’estero c’è dav- vero di tutto: fondi ma
o-si e del narcotra
co, fon-di di imprenditori che la- vorano in nero ma ancherisparmi di famiglie agia-te ed eredità legittime. Loscudo, per avere succes-so, deve osservare quanto possibile l’antico detto
 pe-cunia non olet 
. Il governo,in questo senso, non sem-bra farsi problemi ma non può permettersi un
asco.
«No alla tagliola di Tremonti»Il mondo della scuola va in piazza
Manifestazione
Oggi Roma sarà teatro di una grande mobilitazione contro un esecutivo che colpisce duramente unsettore vitale per il Paese. I posti in meno saranno oltre 42mila. I comitati: «La Gelmini promette e non mantiene»
 precari della conoscenzasono di nuovo sul piede diguerra. Oggi si ritroveran-no in migliaia a Roma, davanti alParlamento, per dire no ai tagli previsti dal governo e alla rifor-ma dei cicli scolastici, per difen-dere la qualità dell’istruzione e illavoro dei docenti precari. La Ca- pitale sarà teatro, a partire dalle10, di una manifestazione nazio-nale. «Le misure disposte dal mi-nistro Gelmini - spiega MaristellaCurreli, presidente del Comitatoinsegnati precari - mettono in gi-nocchio la scuola pubblica e col- piscono duramente i lavorato-ri del settore scolastico». A con-ti fatti, i posti in meno a settem-bre saranno oltre 42mila, e
 
ettodell’accorpamento degli istituti,delle riduzioni sull’insegnamen-to della seconda lingua comuni-taria e dei tagli sull’organico didiritto. «A farne le spese saran-no i precari - dice Mimmo Pan-taleo, segretario della Cgil-Flc -.Ben 18mila persone, tra perso-nale tecnico e amministrativo,si vedranno negare la possibilità
Rossella Anitori
I
di lavorare. Non parliamo di gen-te giovane ma di professionistidi 40 anni con dieci-quindici an-ni di precariato alle spalle. Perso-ne fondamentali per l’e
cienzadi un servizio. L’irresponsabilitàdel governo impoverisce la scuo-la pubblica e mette a rischio l’an-no scolastico». Organizzata daicomitati precari di tutt’Italia, la protesta ha raccolto le adesionidi numerose organizzazioni, as-sociazioni, movimenti, Sinistra elibertà e Prc. Anche a livello sin-dacale si è creata un’unità di in-tenti: al sostegno iniziale di Co-bas e Flc-Cgil, si è aggiunto quel-lo di Gilda e Cisl Scuola. Una de-cisione arrivata in seguito allaconferma da parte del ministerodel taglio dei 5.000 posti di lavo-ro inizialmente messi in stand by e del silenzio sulle 20mila immis-sioni in ruolo previste per il pros-simo anno scolastico. «Chiedia-mo il ritiro dei tagli previsti dal-la legge 133 del 2008 - scrivono inuna nota i comitati - il ripristinodel “modulo” e delle compresen-ze nella scuola primaria. È ne-cessario riconoscere il pieno di-ritto all’integrazione per i ragaz-zi diversamente abili evitando diridurre le ore di sostegno, biso-gna rispettare la normativa sul-la sicurezza e invertire la marciarispetto all’aumento degli alunni per classe e alla diminuzione deltempo scuola». Gli organizzato-ri della protesta chiedono inoltrel’assunzione a tempo indetermi-nato dei precari sui posti vacan-ti e quelli disponibili in organico.Chiedono, in
ne, il ritiro del ddl Aprea, considerato «una minac-cia alla libertà d’insegnamen-to e alla qualità dell’istruzione». Agli occhi del popolo della scuo-la quelle del governo appaionoiniziative maldestre e prive di at-tendibilità pedagogica. «L’im- pressione è quella di avere a chefare con un ministro a sovranitàlimitata - dice il segretario dellaCgil-Flc -. Sul confronto e le di-scussioni arriva la tagliola di Tre-monti a decidere. Nonostante gliimpegni assunti dalla Gelminidavanti alle organizzazioni sin-dacali, non è stato preso alcun provvedimento». E in assenza dirisposte concrete, i comitati dei precari promettono che la mobi-litazione continuerà.
Migliaiadi professionistidi 40 anni,con dieci-quindicianni di precariatoalle spalle,non avranno piùla possibilitàdi lavorareLa protesta haraccolto le adesionidi associazioni,Sinistra e libertà,Prc. E anche a livellosindacale si è creatauna non usualeunità di intenti
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