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mercoledì 15 luglio 2009
© N U C C I , B E N V E N U T I / A N S A © L O N G O / G R A F F I T I
roprio in questi giorni Bep- pe Grillo, neo candidato al-la guida del Pd, attacca il partito che vorrebbe guidare di-cendo che ha regalato «l’Italia aBerlusconi e l’indulto agli italia-ni». Giovanni Torrente, ricercato-re dell’università di Torino, e Lu-igi Manconi, sociologo e sottose-gretario alla Giustizia ai tempi diquella clemenza, conducono datempo un monitoraggio sui risul-tati dell’indulto del 2006 che ri-schia di stravolgere il senso del-lo strale grillino; e, con quello, dizittire la retorica di un fronte am- plissimo che tiene insieme Castel-li con Travaglio. Nulla, infatti, co-me quella misura che fu di ripri-stino della legalità nelle patrie ga-lere, allora come oggi sovra
olla-te all’inverosimile, è mai stato piùfrainteso, misti
cato, falsi
cato.Manconi e Torrente fanno unesercizio semplice e lucido. Essistudiano uno dei parametri chemeglio quali
cano il funziona-mento del sistema penale: la co-sì detta “recidiva”. Ovvero, la mi-surazione di quanta criminali-tà il carcere riproduce; di quante persone, dopo un soggiorno in unistituto di pena, tornano a delin-quere e vi fanno reingresso.
Lo studio che hanno presentato ieri, inuna conferenza stampa alla Camera
eche hanno realizzato per A BuonDiritto, Associazione per le liber-tà, sottolinea come il tasso di reci-diva (il tasso di reingresso in car-cere) si attesti normalmente suuna media del 68%. Per 100 perso-ne che sono state detenute, in al-tre parole, 68, presto o tardi, fan-no ritorno in cella. I tassi di recidi- va fra gli indultati, a fronte di unacampagna mediatico-politica chedescrisse quel provvedimento co-me la messa in libertà di un’ordadi criminali pronti alle peggiorigesta, sono, a 3 anni di distanza,eccezionalmente bassi. Ovvero,questo sembra suggerire la lororicerca, l’aver sottratto quelle mi-gliaia di persone alla vita carce-raria le ha rese mediamente me-no inclini a condotte criminali ri-spetto a quanti, in carcere, espia-no la loro pena per intero.
L’indulto 2006 dimise 27.965 soggettiagli arresti in carcere.
Di questi so-no tornati in cella in 8.477 (ovve-ro, il 30,31%: meno della metà diquel 68% prima ricordato); altresì,rimise in libertà 7.829 soggetti be-ne
ciari di misure alternative alladetenzione: di questi sono torna-ti in carcere in 1.705, il 21,78% (lamedia ordinaria, per questa mo-dalità di espiazione della pena,è del 30%). Nel complesso, sonostate 35.794 le persone che hannobene
ciato di quello sconto di pe-na riacquisendo piena libertà: iltasso di recidiva è il 28,45% (i datisono aggiornati al 30 giugno 2009e sono elaborati su statistiche delministero della Giustizia). E non èsuscettibile, questo tasso, di verti-ginose impennate: visto che tut-ti gli studi - e quello di Torrente eManconi non fa eccezione - sug-geriscono come chi torna in car-cere, nella maggior parte dei ca-si, lo fa nei primi o nei primissimimesi dalla messa in libertà. Altridue dati: lo studio attesta comequante più volte si è stati detenu-ti - quanto più tempo si è passa-to in carcere - tanto più facilmen-te si torna a delinquere e si tornain cella (il tasso di recidiva tra chiè stato detenuto 3 o 4 volte è mol-to più alto di quello che si registratra chi era alla prima o alla secon-da detenzione); e, ancora, la ricer-ca annota come il tasso di recidi- va sia sensibilmente più alto tragli italiani di quanto lo sia tra glistranieri (31,99% contro 21,36%).Questo studio appare come lasmentita di una ridda di luoghi co-muni sulle virtù della pena ineso-rabile e dura, sul carcere che tan-to più ne fai tanto meno hai vo-glia di tornarci e righi dritto, sugliimmigrati criminali irrecuperabi-li. Esso dice, piuttosto, che le mi-
P
sure alternative funzionano ecco-me; e che gli atti di clemenza pos-sono indurre a condotte virtuose,estranee al circuito criminale. In-tanto 63.460 persone, 20mila ineccedenza rispetto alla “capien-za regolamentare” del complessodei nostri istituti di pena, abitanole patrie galere. Mai così tante daitempi dell’amnistia di Togliatti.
Su cento personescarcerate, 68 presto otardi tornano in prigione.Tra gli indultati del 2006la percentuale è di menodella metà come dimostrail grafico in basso
È in dirittura d’arrivo loscudo
scale per il rim- patrio dei capitali italianiall’estero. I particolari tec-nici non sono ancora no-ti ma pare che la versio-ne
ltrata nei giorni scor-si sia stata cambiata inmaniera considerevole. I particolari tecnici non so-no secondari visto che ne possono determinare l’in-successo. Che sarebbe, per Tremonti, aggiungereal danno la be
a. Il dan-no è quello dell’immagi-ne ovviamente. Lo scudo,infatti, non è altro che uncondono. E i condoni so-no, per de
nizione, mo-ralmente raccapriccianti.Un governo può sostener-ne l’utilità con varie argo-mentazioni. La più soli-da delle quali, in realtà, èrappresentata dagli introi-ti e
ettivamente generati,introiti che così non ven-gono cercati nella
scali-tà generale (la frase “l’ab-biamo fatto per non alza-re le tasse” funziona sem- pre). Ma se poi non arriva-no neanche i soldi il
opè totale. Premesso quindiche il governo ha bisognodisperato di soldi e che loscudo-condono è una por-cata per de
nizione, la do-manda ora è quale formaassumerà e, di conseguen-za, quanti introiti produr-rà. La regola di base è sem- plice e inversa a quella del-la pesca: più ampie le ma-glie della rete maggiore laricchezza del bottino. Inquesto caso, minore la pe-nale da pagare e maggio-re il numero dei reati cheil condono sanerà, mag-giori gli incassi. La primabozza
ltrata alla stampaera abbastanza scandalo-
LA SCOMMESSADI TREMONTI
Scudo fiscale
ome avviene per la sindro-me di Stoccolma, gli ita-liani sembrano a
etti daun di
uso male: prima incurio-siti, poi attratti e in
ne convintidal modello berlusconiano. Gio- vanni Valentini ne spiega tutti gliaspetti nel suo ultimo libro
Lasindrome di Arcore
.
Cosa accade in questa fase del-la malattia cui siamo giunti?
Accade che il prigioniero, in que-sto caso il popolo italiano, si in-namora del suo carceriere, il ti-ranno mediatico. Questo feno-meno non riguarda solo i soste-nitori di Berlusconi ma anche isuoi avversari. Quello a cui noistiamo assistendo è la coda, l’ul-tima apparizione del berlusconi-smo, iniziato almeno 10 anni pri-ma della “discesa in campo”, conl’avvento della televisione com-merciale. Attraverso l’ideologia pubblicitaria egli ha forgiato un pezzo di opinione pubblica, pla-smato una mentalità collettiva.
La televisione di Berlusconi,dunque, è stata una cattivamaestra. Qual è la cura?
Italiani affetti da una stranapatologia:
La sindrome di Arcore
Letture
Giovanni Valentini, editorialista de
la Repubblica
, racconta il suo ultimo libro, edito da Longanesi. Ognicapitolo è dedicato a una specialità del Cavaliere e rivela tutti i segreti di quindici anni di ininterrotta carriera politica
Non abbiamo anticorpi, bisognacrearli. La televisione è la pre-messa ma dal 1994 l’attività poli-tica di Berlusconi si è molto in-tensi
cata. Lui si propone co-me un fattore di modernizzazio-ne, sbagliata, fasulla ma vincen-te perché dall’altra parte non c’èuna proposta alternativa valida. Anzi, essa spesso diventa conser- vazione.
Nel Partito democratico è ini-ziata la corsa alla segreteria.
Nel Pd continua il karakiri. È unsuicidio annunciato. La respon-sabilità maggiore va attribuita a Veltroni, che ha abdicato alla le-gittima vocazione maggioritaria,declinandola in autosu
cien-za, che è sinonimo di autodistru-zione. Franceschini ha condivi-so dall’inizio alla
ne la politi-ca di Veltroni, non mi risulta chesi sia mai dissociato. Identi
ca-to come il “vice disastro”, è cor-responsabile del fallimento del partito, perciò a mio parere in-capace di rilanciare il Pd e di far-lo crescere. Il Pd dev’essere l’assedi uno schieramento democrati-co progressista più ampio. Ser- ve un personaggio che sia in gra-do di perpetrare una moderniz-zazione del Paese. Io credo mol-to in Anna Finocchiaro, ad esem- pio. Tuttavia l’opposizione so
redi un complesso d’inferiorità edè coinvolta in un processo imita-tivo nei confronti di Berlusconi.Ci vuole un progetto politico e, iodico, soprattutto un’alternativamorale al berlusconismo.
Nel suo libro è descritto il bal-letto tra
ction e politica.
La vicende delle veline comin-cia con le candidature di perso-ne impossibili. Dove sono il me-rito e le competenze? La politicaitaliana è stata trasformata in unset televisivo dove non si distin-gue il vero dal falso.
Questa confusione si è estesaalle istituzioni parlamentari?
Non si distingue più, per esem- pio, tra impunità e immunità,che invece appartiene alla de-mocrazia. È soltanto una con-sonante ma siamo agli antipodi.Il parlamentare quando vieneeletto deve presentare anche lascheda
scale della moglie: deverinunciare a parte della sua pri- vacy a
nché io possa conoscerechi mi governa.
C
Liberarsi dalle menzogne
Ricerca
L’indulto aprì il carcere a 27.965 detenuti. Di questi tornarono in cella solo in 8.477. E appena 1.705 dei 7.829che bene
ciavano di misure alternative. Nella maggior parte dei casi è di nazionalità italiana chi torna a delinquere
Andrea BoraschiDina Galano
«Il popolo si èinnamorato del suocarceriere»«L’opposizione soffredi un complessod’inferiorità e di unprocesso imitativo neiconfronti di Berlusconi.Serve un progettopolitico antagonista eun’alternativa morale»
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