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INTRODUZIONE ALL’ ABHIDHARMAFILOSOFIA, PSICOLOGIA E COSMOLOGIA BUDDHISTE
Peter D. Santina
Traduzione di Silvana Ziviani 
Peter Della Santina è nato negli Stati Uniti. Ha passato molti anni astudiare e ad insegnare nel sud-est asiatico. Ha ricevuto il B.A. inreligioni dalla Wesleyan University di Middletown, Connecticut, USA, nel1972 e un MA in filosofia dall’Università di Delhi, India, due anni dopo.Sempre all’Università di Delhi fece il suo Ph.D. sugli studi buddhisti, nel1979.Ha lavorato come ricercatore tre anni per l’Istituto di Studi Superiorinelle Religioni Mondiali di Fort Lee, New Jersey, studiando e traducendotesti buddhisti tibetani filosofici dell’VII secolo. Ha insegnato in varieuniversità e centri buddhisti in Europa e in Asia, inclusa l’università diPisa in Italia, l’università nazionale di Singapore e alla Tibet House aDelhi in India. E’ stato il coordinatore del progetto di studi buddhisti alCurriculum Development Institute di Singapore, dipartimento delMinistero dell’Educazione, dal 1983 al 1985.Più recentemente è stato membro anziano dell’Istituto Indiano di StudiSuperiori a Simla in India e ha insegnato filosofia al Fo Kuang ShanAcademy of Chinese Buddhism a Haoh-shiung, Taiwan.Per 25 anni Peter Della Santina è stato discepolo di Sua Santità SakyaTrizin, capo dell’ordine tibetano dei Sakya e di eminenti figure dellatradizione Sakya. Ha praticato la meditazione buddhista e fatto moltiritiri.Ha pubblicato vari libri e articoli su riviste accademiche, incluso “Lelettere di Nagarjuna al Re Gautamiputra” nel 1978 e 1982 e “Madhyamaka Schools in India”, Delhi 1986 e “Madhiamaka and ModernPhilosophy”, Haway 1986.(Questa traduzione, a cura di Silvana Ziviani, è stata ricavata dal suolibro “The Tree of Enlightment” stampato da Chico Dharma StudyFoundation 1997 e donato per distribuzione gratuita).
 
INTRODUZIONE ALL’ABHIDHARMA
I.Introduzione all’AbhidharmaII. Filosofia e psicologia nell’AbhidharmaIII. MetodologiaIV. Analisi della coscienzaV.La sfera della forma e della non formaVI. Coscienza sovramondanaVII. Analisi degli stati mentaliVIII. Analisi dei processi del pensieroIX. Analisi della materiaX. Analisi della condizionalitàXI. I 37 fattori d’illuminazioneXII. L’Abhidharma nella vita quotidiana CAPITOLO I.INTRODUZIONE ALL'ABHIDARMANei prossimi due capitoli discuteremo gli aspetti filosofici e psicologici delbuddhismo, come sono esposti nei sette libri dell’Abhidharma Pitaka delcanone pali. Non mi soffermerò dettagliatamente sulla lista dei fattori, odharma, che troverete in molti competenti libri sull’Abhidharma. I mieiobiettivi invece sono tre: 1) delineare e descrivere i metodi e lecaratteristiche principali dell’Abhidharma; 2) mettere in rapportol’Abhidharma con ciò che generalmente sappiamo degli insegnamenti delBuddha 3) collegare la filosofia dell’Abhidharma con la nostra situazionedi buddhisti laici.Durante tutta la storia del buddhismo, l’Abhidharma è stato tenuto ingran conto. Per esempio nel canone pali si parla dell’Abhidharma conparole di lode e di rispetto particolari, e si considera che solo i monacianziani ne siano degni; ai novizi viene addirittura proibito di interromperegli anziani quando stanno discutendo dell’Abhidharma. E’ stato scrittoanche che l’Abhidharma è raccomandato solo a quelli che si sforzanosinceramente di realizzare lo scopo della pratica buddhista e la suaconoscenza è essenziale per i maestri del Dharma. Questo rispetto perl’Abhidharma si trova non solo nella tradizione Theravada ma anche nellealtre grandi tradizioni buddhiste. Per esempio Kumarajiva, il grandetraduttore centro-asiatico famoso per la traduzione degli scrittiMadhyamaka in cinese, affermava che se voleva insegnare la filosofiabuddhista ai cinesi, avrebbe dovuto cominciare con l’Abhidharma. Anchenella tradizione tibetana l’Abhidharma è una parte importante dellapratica monastica.Come mai l’Abhidharma è tenuto in così alta considerazione? La ragioneprincipale è che la conoscenza dell’Abhidharma, nel senso generale dicomprendere l’insegnamento ultimo, è assolutamente necessaria perrealizzare la saggezza, che a sua volta è necessaria per ottenere laliberazione. Per quanto uno mediti e conduca una vita virtuosa, non puòraggiungere la liberazione senza l’intuizione profonda della vera natura
 
delle cose.La conoscenza dell’Abhidharma è necessaria per applicare ad ogniesperienza della vita quotidiana l’intuizione sull’impermanenza,impersonalità e insostanzialità, acquisita dalla lettura del Sutra Pitaka.Tutti possono avere un’idea dell’impermanenza, impersonalità einsostanzialità leggendo il Sutra Pitaka, ma quante volte applichiamo allanostra vita quotidiana questa momentanea verità intellettuale? Il sistemadi insegnamento dell’Abhidharma ci fornisce il meccanismo per farlo.Quindi lo studio dell’Abhidharma è estremamente utile anche per lapratica.Consideriamo ora l’origine e l’autenticità dell’Abhidharma. La scuolaTheravada sostiene che la fonte della filosofia dell’Abhidharma è ilBuddha e fu lui il primo maestro di Abhidharma perché la notte della suailluminazione penetrò l’essenza dell’Abhidharma. Secondo la tradizione, ilBuddha passò le quattro settimane dopo la sua illuminazione a meditaresull’Abhidharma. E’ la settimana chiamata la “Casa delle Gemme”. Piùtardi si dice che il Buddha sia andato nel paradiso dei Trentatré, dovestava sua madre e insegnò l’Abhidharma a lei e agli dei. Si dice ancorache quando tornò in terra trasmise a Sariputta le basi dell’insegnamento,e questo non per caso, dato che Sariputta era il suo discepolo principale,famoso per la sua saggezza.Perciò in generale si sostiene che si deve far risalire al Buddhal’ispirazione per l’insegnamento dell’Abhidharma. Questa ispirazionepassò ai suoi discepoli che avevano propensione per la filosofia, comeSariputta, e fu attraverso gli sforzi di questi discepoli intelligenti chefurono definite le linee generali e il contenuto della filosofiadell’Abhidharma.Esaminiamo ora il significato del termine Abhidharma. Analizzandoattentamente il Sutra Pitaka troviamo che questo termine ricorre spesso,di solito nel senso generale di “meditazione sul Dharma”, “Istruzioni sulDharma” o “Discussione sul Dharma”. In senso più specifico, Abhidharmasignifica “Dharma speciale”, “Dharma superiore” o “Dharma avanzato”.Naturalmente usiamo qui la parola Dharma nel senso di dottrina oinsegnamento e non nel senso di fenomeno o fattore di esperienza (nelqual caso la D sarebbe minuscola).C’è anche un senso più tecnico in cui Abhidharma è usato nel SutraPitaka e in questo contesto dharma non ha più il significato di dottrina ingenerale, ma di fenomeno. Questo uso tecnico è legato alla funzione didistinguere. L’uso tecnico del termine Abhidharma ha cinque aspetti osignificati: a) definire i dharma; b) stabilire i rapporti tra i dharma; c)analizzare i dharma; d) classificare i dharma e e) sistemare i dharma inordine numerico.Il canone buddhista è diviso in tre raccolte (letteralmente “cesti”): ilSutra Pitaka, Vinaya Pitaka e Abhidharma Pitaka. Ci si riferiscegeneralmente al Sutra Pitaka come al Cesto dei Discorsi, mentre il VinayaPitaka contiene le regole della comunità monastica e l’Abhidharma Pitakaè ritenuto la raccolta della filosofia e psicologia buddhiste.Vorrei ora esaminare il rapporto tra l’Abhidharma Pitaka e il Sutra Pitaka.
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