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ALAIN DANIELOU Caste e Matrimonio Indu'

ALAIN DANIELOU Caste e Matrimonio Indu'

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Published by stefano
IL Matrimonio nella societa' tradizionale brahmanica
IL Matrimonio nella societa' tradizionale brahmanica

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06/11/2014

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Alain Daniélou, I quattro sensi della vitaCASTA E MATRIMONIO (pagg. 60-63)Il principale problema, nella relazione fra le razze e fra le caste, riguarda il matrimonio.Per il legislatore indù il matrimonio è innanzi tutto un'istituzione sociale che ha comescopo esclusivo la propagazione di una specie e la preservazione delle razze, delle caste,delle comunità, potremmo anche dire delle nazioni. Per gli indù c'è una differenzaassoluta fra i divertimenti erotici di ogni natura che fanno parte dello sviluppo armoniosodell'individuo e il matrimonio che ha come scopo la famiglia, la continuazione di unaspecie. Il matrimonio non è dunque una questione di amore ma è piuttosto il risultato diuna scelta ponderata che tiene conto esclusivamente dell'ereditarietà , dell'equilibrio edella felicità dei figli.Per piaceri transitori e momentanei non c'è affatto bisogno di una istituzione come ilmatrimonio. Considerare il matrimonio sotto questo profilo significa misconoscernecompletamente la dignità. Il matrimonio d'amore, di occasione o riparatorio, che puòessere rotto con il divorzio, così come è inteso oggi da molti popoli occidentali è, dal punto di vista indù, un'istituzione assurda e immorale, una sorta di prostituzionelegalizzata che non corrisponde a niente sul piano morale o sociale. Il matrimonio non èsemplicemente una ufficializzazione delle relazioni sessuali. E un'istituzione importante ilcui unico scopo è la prole, la continuazione della specie nelle migliori condizioni possibili, ambientali ed ereditarie.Avendo come base il rispetto delle specie, che sono opera del Creatore, il matrimonio èun'istituzione che interessa la casta, la razza, la professione, la nazione, e con la qualel'individuo non ha il diritto di giocare poiché essa riguarda tutti gli altri individui. IIdivorzio non è ammesso che per le caste artigianali le cui leggi sono differenti e per lequali non esiste in pratica alcun divieto sessuale, il che fa parte dei loro privilegi. La poligamia fa parte del privilegio della casta dei principi (guerrieri).Se le restrizioni riguardo al matrimonio sono severamente osservate da parte di tutti, ledifferenti caste o razze possono vivere insieme in buona amicizia, possono trarre profittole une dalle altre senza pericolo per i costumi, le tradizioni e la progenitura di ciascungruppo. Nell'India antica la donna non è mai stata rinchiusa come è accaduto dopol'invasione musulmana e fino a oggi. A quell'epoca era rispettata da tutti e il matrimoniofra caste diverse era inimmaginabile. È soltanto dopo l'arrivo dei musulmani e poi deicristiani, i quali hanno sanzionato unioni razzialmente disparate, che la donna indù ha perduto le libertà di cui godeva fuori dalla propria casa. La legislazione indù non è puritana, tiene conto in larga misura delle debolezze umane, ma il matrimonio fuori-castaè considerato come un atto antisociale che rischia di mettere in pericolo l'intera strutturasulla quale riposa l'equilibrio della società. A questo riguardo i codici moralidell'Occidente moderno e dell'India sono completamente differenti, poiché l'Occidenteconsidera morali anche le unioni più eterogenee qualora siano legalizzate, senza preoccuparsi degli eventuali problemi dei figli. L'indù, al contrario, considera ilmatrimonio d'amore o fuori casta come più immorale e come più socialmente pericolosodi qualsiasi forma di unione temporanea, di prostituzione, di omosessualità , o di fantasiasessuale ove non entrano in gioco che questioni di ordine morale o di equilibrioindividuale, rispetto alle quali ogni legislazione ha ben poche giustificazioni ed è dunquetirannica, giacché, solamente quando l'azione dell'individuo rappresenta un pericolo per terzi innocenti (in questo caso la prole) e di conseguenza per la società, lo Stato è

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