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  Antonio MontanariRimini 1859-2004, dall’Italiaall’Europa.
  Versione integrale del capitolo apparso con riduzioni nel volume«Storia di Rimini», di Aa. Vv., Bruno Ghigi editore, Rimini2004, pp. 249-320
 
Antonio Montanari, Rimini 1859-2004, integrale - Pag. 2
Ci sono immagini diventate simboli della storia cittadina.Segnalano continuità tra passato e presente come il Tempiomalatestiano, oppure testimoniano un’assenza: ad esempio ilKursaal. Nel 1993 celebrando i 150 anni dalla nascita del primostabilimento balneare, la civica amministrazione lo feceraffigurare nel parco Fellini con una gigantografia di legno. Fuun ricordo misto d’illusione e nostalgia. L’imponente edificioaperto il primo luglio 1873 era scampato pressoché indenne alle bombe ma fu distrutto dalla volontà di scrivere una nuova pagina politica durante la ricostruzione, quando rappresentava «la scomoda memoria storica di una attrezzatura d’élite» (Gobbi2002, p. 264). Lo demolirono gruppi di disoccupati guidati da sindacalisti, così come fecero in centro con la partesopravvissuta del teatro Vittorio Emanuele II. Per il sindaco del1948 ing. Cesare Bianchini (Pci), il Kursaal costituiva «una  bruttura» da eliminare. Nell’estate 1993 quando a palazzoGarampi siede Giuseppe Chicchi (Pds), la gente più che pensaread una sua ventilata ricostruzione, tiene d’occhio la tangentopoli locale dopo l’arresto di un alto funzionario delComune, che sarà condannato a ventidue mesi di reclusione peruna mazzetta nel settore edilizio (Montanari 1997a, pp. 191-194).Nel 1873 mentre s’inaugura il Kursaal con annesse la Piattaforma e la Capanna svizzera, Ruggero Ugolini pubblica una 
Guida ai bagni di Rimini 
in cui si legge: «Fra quante città sono in Romagna, Rimini, meglio che ogni altra, ha saputotrarre vantaggio dal nazionale riscatto, e mostrarsi degna diquella libertà all’acquisto della quale fu sempre fra le prime neisacrifici». Sembra un giudizio storico distaccato, è invece una conclusione politica per sostenere che qui «non si dorme, ma si vive di una vita attiva ed esemplare»: grazie ad essa «in Rimininon succedono quelle brutte scene, che pur troppo si hanno a lamentare in alcuna delle città finitime» (p. 14). Nessuna agitazione avviene nelle piazze come è successo a Ravenna nel1871 con l’assedio alla caserma dei carabinieri. Però da noi s’èaddirittura progettato di cambiare il mondo, quando nell’agosto1872 la conferenza delle sezioni italiane dell’Internazionale ha dato vita al movimento anarchico. Nel 1895 a Rimini sarà ucciso Luigi Ferrari, deputato radicale passato fra le filegovernative.
 
Antonio Montanari, Rimini 1859-2004, integrale - Pag. 3
La città post-unitaria ha uno spirito politico più accesorispetto al resto della Romagna. Alle elezioni parlamentaridell’ottobre 1865 la Sinistra al debutto prevale sulla Destra costituzionale con l’ex deputato della Repubblica romana EnricoSerpieri, 307 voti contro 200. Sono sempre vivi e pronti a riesplodere gli antichi fremiti risorgimentali. Nel 1843 se «tutta Romagna ribolliva», Rimini era già «una delle città riscaldate»come ricorda Luigi Tonini (1807-1874) nella 
Cronaca riminese 
 (p. 1). Nel 1845 dalla nostra città Pietro Renzi ha cercato dicoinvolgere Faenza e Bagnacavallo con il moto reso celebre da 
Gli ultimi casi di Romagna 
(1846), in cui Massimo D’Azegliocritica le società segrete e denunzia la corruzione del governopontificio. Alla visita di Pio IX il primo giugno 1857 Rimini ha risposto con rispetto ma senza calore, adeguandosi alla regola che il repubblicano Achille Serpieri (1849-1909) sintetizza inchiusura delle proprie memorie: «Vuoi vivere e star bene? /Passa il tuo tempo nelle Sacrestie, / E grida sempre viva Papa,Re, e le Spie» (
Alcuni cenni sulla mia vita 
, c. 35). Più entusiasmoha dimostrato il 17 settembre 1859 per la venuta di Garibaldiche (annota L. Tonini,
Cronaca 
, p. 93) ha arringato la folla «contro i preti» da palazzo Gioia, all’angolo fra via Gambalunga ed il corso d’Augusto. Il papa Pio IX il 20 giugno aveva scomunicato gli insorti mossisi in Romagna sulla scia della dimostrazione popolare di Bologna dalla quale era statocostretto alla partenza il cardinal legato Giuseppe MilesiFerretti. Nel 1867 sono 199 i giovani riminesi che seguonoGaribaldi nella sua ultima impresa verso Roma. Tra loro c’èpure Achille Serpieri. Quelli di Forlì risultano 149, mentre 70provengono da Cesena. Il nostro circondario invia 280 volontarisui 694 dell’intera provincia. Altri diciotto riminesi nel 1870seguono Garibaldi che corre in Francia alla difesa della Repubblica nata dalle ceneri del secondo impero. Sette muoionoa Digione: sono Nino Carradori, Germano Ceccarelli, SanteMedici, Fidenzio Parigi, Leonida Rastelli, Bruto Serpieri e MarcoZavoli. A loro quali «esempio ed olocausto di fratellanza internazionale» il 12 novembre 1871 «gl’internazionalisti diRimini» dedicano un’epigrafe apposta al cimitero alla Celle. Perla Comune ha combattuto pure Amilcare Cipriani,l’internazionalista romagnolo più famoso nel mondo, nato a Porto d’Anzio da una famiglia originaria di Rimini rimpatriata quando lui era in fasce. Due volontari tornano dalla Francia congravi mutilazioni. Uno è Caio Zavoli, il fratello di Marco morto a 

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