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Contributo dell'Assessore Provinciale Mirko Tutino al convegno "Beni Comuni e Servizi Pubblici Locali: apertura al privato? Il caso Geovest" - Anzola - 14 Settembre 2013

Contributo dell'Assessore Provinciale Mirko Tutino al convegno "Beni Comuni e Servizi Pubblici Locali: apertura al privato? Il caso Geovest" - Anzola - 14 Settembre 2013

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Convegno organizzato dal Gruppo Consiliare “Sinistra Unita per Anzola”

"Beni Comuni e Servizi Pubblici Locali: apertura al privato? Il caso Geovest"

Sabato 14 Settembre 2013 dalle ore 9.15 alle ore 16.00 presso il Municipio di Anzola dell'Emilia P.zza Grimandi, 1 - 40011 Anzola dell'Emilia (BO)

Il Dott. Mirko Tutino Assessore alla pianificazione della provincia di Reggio Emilia, non potendo partecipare al convegno, gentilmente ci invia il suo contributo.

L’assessore Tutino dal dicembre 2012 ha intrapreso il percorso di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato.
Convegno organizzato dal Gruppo Consiliare “Sinistra Unita per Anzola”

"Beni Comuni e Servizi Pubblici Locali: apertura al privato? Il caso Geovest"

Sabato 14 Settembre 2013 dalle ore 9.15 alle ore 16.00 presso il Municipio di Anzola dell'Emilia P.zza Grimandi, 1 - 40011 Anzola dell'Emilia (BO)

Il Dott. Mirko Tutino Assessore alla pianificazione della provincia di Reggio Emilia, non potendo partecipare al convegno, gentilmente ci invia il suo contributo.

L’assessore Tutino dal dicembre 2012 ha intrapreso il percorso di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato.

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Convegno organizzato dal Gruppo Consiliare “Sinistra Unita per Anzola”
 
"Beni Comuni e Servizi Pubblici Locali: apertura al privato? Il caso Geovest" 
 
Sabato 14 Settembre 2013 dalle ore 9.15 alle ore 16.00 presso il Municipio di Anzola dell'Emilia P.zza Grimandi,140011 Anzola dell'Emilia (BO)
Il Dott. Mirko Tutino Assessore alla pianificazione della provincia di Reggio Emilia, non potendo partecipareal convegno, gentilmente ci invia il suo contributo.L’assessore Tutino dal dicembre 2012 ha intrapreso il percorso di ripubblicizzazione della gestione delservizio idrico integrato.
A DUE ANNI DAL REFERENDUM, PROPONIAMO UN NUOVO PATTO PER L’ACQUALA SMART SOCIETY PASSA ANCHE DA QUI.
Ad oltre due anni dal referendum, che oggi viene liquidato come un “incidente di percorso”, sono in pochiad essersi domandati quale futuro possa avere la gestione dell’acqua nel nostro paese.Il giugno 2011 doveva segnare uno spartiacque nell’attenzione a questo argomento ed avviare una fase diriflessione in tutto il paese. Ad oltre due anni di distanza si conta qualche delibera “politica” orientata amantenere e rilanciare il ruolo pubblico in affidamenti già in-house (es: Torino), l’esperienza di passaggio dasocietà pubblica ad azienda speciale di Napoli (con un’interessante modello partecipativo e qualcheproblema nella modifica dello status dei lavoratori) e l’importante lavoro avviato a Reggio Emilia perarrivare allo scorporo dell’acqua da un’azienda mista multi-servizi quotata in borsa, con la conseguentecreazione di un soggetto interamente pubblico. Le analisi economiche e giuridiche che si stanno facendo aReggio Emilia stanno riscuotendo grande attenzione in tutto il paese, perché si tratta di una realtà didimensioni medio-grandi che riprende, dopo diversi anni, il cammino della gestione pubblica. La stragrandemaggioranza delle realtà italiane, vuoi anche per la durata delle concessioni che talvolta hanno scadenzeavanti di 15/20 anni, è esattamente al punto del giugno 2011 ed anzi non sono mancati nuovi tentativi diprivatizzazione del servizio.Ogni qual volta si parli di acqua ci vengono ricordati alcuni dati fondamentali: servono 65 miliardi di euro diinvestimenti per distribuire alla popolazione acqua potabile ed avere una rete funzionante ed efficiente, lereti perdono oltre il 40% dell’acqua che in esse viene immessa e una fetta consistente di popolazione nonservita dalle fognature.Sono tutti dati oggettivi e dai quali partire, ma non possiamo fermarci qui. Anche perché è qui chesolitamente vogliono fermarsi coloro che hanno sostenuto i processi di privatizzazione (compresi diversiesponenti dell’attuale Governo) e che, raccontando solo una parte della verità, rischiano di far apparirecome “ideologiche” le posizioni di tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia referendaria edun’allucinazione collettiva il fatto che in una domenica di giugno 27 milioni di persone siano andate avotare chiedendo un maggior ruolo pubblico nella gestione di questo servizio.Dicevamo, non ci si può fermare ai dati sugli investimenti ed ai deficit della rete idrica. E’ fondamentaleindividuare i principi di fondo sui quali si vuole concentrare “il patto” con i cittadini-utenti: promozione deldiritto all'acqua con tariffe che carichino i costi prevalentemente su chi consuma di più, piani per ilcontenimento della risorsa idrica (evitando, per esempio, di avere piani d’ambito con una crescita costantedei volumi d’acqua erogati), promozione della partecipazione dei lavoratori e degli utenti alla scelteaziendali ed alla sorveglianza sulla gestione.Se ragioniamo in quest’ottica emerge chiaramente che parlare di acqua pubblica non significa rievocare ivecchi carrozzoni statali amministrati (spesso malamente) dalla politica, ma concepire inedite forme diaziende/società pubbliche capaci di gestire il servizio idrico integrato in maniera partecipata e senzaaumentare i costi per il cittadino. Esistono ottime esperienze di governo pubblico dell’acqua che ciinsegnano che tutto ciò è possibile.
 
Ma dal punto di vista normativo, a che punto siamo? Dopo il tentativo del Governo Berlusconi direintrodurre le norme eliminate con il referendum e l’immediato stop della Corte Costituzionale, anche iltentativo più sottile di Monti di impedire le gestioni pubbliche attraverso il patto di stabilità non ha avutoefficacia. Rimane quindi in piedi quanto previsto dal Diritto Europeo: 1) affidamento diretto ad una aziendapubblica (ad esempio, un’azienda speciale); 2) affidamento diretto ad una SpA a capitale interamentepubblico (cosiddetta soluzione della società in-house); 3) affidamento a terzi tramite gara.I sostenitori del modello che prevede che il pubblico si debba limitare al controllo e che al privato spetti lagestione, tesi che per lungo ha tempo ha fatto innamorare anche la sinistra, hanno avuto qualcheimportante delusione ed è bene entrare nel merito se vogliamo dire qualcosa di serio, e di non ideologico,sul tema della gestione dell’acqua. In caso di affidamento mediante gara, si possono verificarecomportamenti anomali del soggetto affidatario, quali la conflittualità permanente nell'interpretare edapplicare le clausole contrattuali, la propensione a rinegoziare gli impegni in corso d'opera, il disinteressealla qualità degli investimenti e delle manutenzioni, soprattutto verso la fine del periodo di affidamento e lascarsa propensione alla relazione con il territorio (cittadini ed amministratori).L’esperienza nazionale ed internazionale (sono decine le realtà europee che, soprattutto in Francia, hannoavviato processi di ripubblicizzazione: Parigi, Grenoble ecc..) suggerisce che tali comportamenti avvenganoin modo ricorrente. Non solo, ma i responsabili di queste anomalie sono gestori di proprietá privata e mista(pubblico-privata) che abbiano ricevuto l’affidamento sia tramite gara che senza. La spiegazione sta nelfatto che sia i gestori di proprietá privata che quelli di proprietá pubblico-privata sono sottopostiall’imperativo di massimizzare il profitto al fine di remunerare gli azionisti. E tali comportamenti sono tipicidi un monopolista volto alla massimizzazione del profitto.Inoltre, con la gestione affidata a privati, si apre un grave vulnus di tipo democratico. In un settorecaratterizzato da asimmetrie informative, il controllo delle informazioni consente al gestore privato o diproprietá mista di controllare la gestione.Ció puó avvenire attraverso meccanismi quali la conoscenza delle banche dati di un servizio “regolato” perfinalità commerciali, l’utilizzo di know-how interno alla casa madre del gestore e la sopravvalutazione degliinvestimenti che il gestore subentrante sia tenuto a riscattare. E, si badi bene, che questo problema nondovrebbe toccare solo i più attenti al valore pubblico del servizio, ma anche i sostenitori del mercato. Se unsoggetto pubblico-privato è titolare di un servizio da molti anni (in ragione di un affidamento storico),difficilmente potrà mai esistere uno spazio per una reale concorrenza capace di ridurre le tariffe alcittadino. Inoltre, nel caso in cui il gestore sia fornitore di più servizi (es: acqua ed energia elettrica),cercherà di vendere i servizi “a mercato” (come l’energia o il gas) a se stesso, nella sua doppia veste dioperatore del mercato e di monopolista di un servizio pubblico regolato. Se si considera che l’uso di energiaelettrica può incidere per oltre il 10% del costo complessivo, comprendiamo quale sia la rilevanza di questoargomento. Così come l’impegno di tanti nell’impedire l’applicazione del referendum.Per concludere una riflessione sul modello pubblico-privato è bene ricordare che la possibilità – per l’entedi regolazione pubblico - di attivare strumenti di regolazione finalizzati a sventare comportamenti anomalidel gestore è piú teorica che concreta. L’esperienza nazionale ed internazionale dimostra che gestori privatie di proprietá mista adottano comportamenti anomali indipendentemente dal meccanismo di regolazionecui sono sottoposti. Questo anche nella stessa Inghilterra, a dispetto del fatto che Ofwat (Office of Water)sia il regolatore dotato di maggiori risorse al mondo.Se l’opzione pubblica, dunque, è quella da preferire, si deve lavorare alle due grandi questioni cheriguardano il presente ed il futuro: la capacità di realizzare gli investimenti ed il “patto” che si stabilisce conil cittadino-utente affinchè l’acqua sia governata in maniera democratica, trasparente e partecipata.Nel realizzare investimenti, con la normativa attuale, il ruolo fondamentale è ancora ricoperto dagli istitutidi credito. Al momento la capacità di attrarre risorse dal mercato finanziario è sempre più difficile e questovale sia per i gestori misti/privati, che per quelli pubblici. Negli ultimi anni, a causa della maggioreconcorrenza sui servizi “a mercato”, della fluttuazione degli incentivi verso le energie rinnovabili e viste ledifficoltà nel mantenere i grandi inceneritori di rifiuti e le centrali termoelettriche, anche il valore aggiuntodelle società multiservizi è stato messo a dura prova. Il punto cruciale, dunque, è la serietà con la qualevengono pianificati i piani di investimento e la possibilità di finanziarli grazie alle entrate derivate dalle

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