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Porn for the Masses

Porn for the Masses

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Published by Alessio Mannucci
In origine, la pornografia fu salutata come figlia della rivoluzione sessuale, quella che negli anni ’60 predicava la liberazione del corpo dalle inibizioni borghesi classiste e sessiste.

Certamente, la confidenza con la pornografia, con il corpo mostrato oscenamente nella sua interezza, ha abbassato i limiti della tolleranza. Progressivamente, il fenomeno è degenerato nella mercificazione, nel consumismo e nel porno di massa.

Oggi, uno spot osé, dopo la massiccia esposizione a materiali pornografici di ogni tipo, difficilmente produce scandalo. È per questo che oggi i pubblicitari possono osare, forzando tali limiti, senza preoccuparsi più di tanto delle reazioni, comunque limitate...
In origine, la pornografia fu salutata come figlia della rivoluzione sessuale, quella che negli anni ’60 predicava la liberazione del corpo dalle inibizioni borghesi classiste e sessiste.

Certamente, la confidenza con la pornografia, con il corpo mostrato oscenamente nella sua interezza, ha abbassato i limiti della tolleranza. Progressivamente, il fenomeno è degenerato nella mercificazione, nel consumismo e nel porno di massa.

Oggi, uno spot osé, dopo la massiccia esposizione a materiali pornografici di ogni tipo, difficilmente produce scandalo. È per questo che oggi i pubblicitari possono osare, forzando tali limiti, senza preoccuparsi più di tanto delle reazioni, comunque limitate...

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Published by: Alessio Mannucci on Jul 28, 2009
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In poco più di un trentennio, la pornografia, daprodotto clandestino, è diventata un prodotto dimassa. Il fatturato dell’industria a luci rosse haraggiunto dimensioni vastissime. Un rapportodell’Unione Europea ha calcolato un giro d’affaripersino superiore a quello dell’industria militare.Che cosa ha decretato un successo di taliproporzioni?In Il Porno di Massa Percorsi dellHardContemporaneo" (Raffaello Cortina Editore, 2004),Pietro Adamo racconta l’epopea che ha fattodiventare il porno un “bene di massa”. Adamo,docente di Storia Moderna, è stato una firmaautorevole di Videoimpulse, unica rivista italiana dicritica del cinema porno, recentemente scomparsadalle edicole (e addirittura dal Web, nella suaversione online). Nei suoi dodici anni di vita,Videoimpulse ha trattato il mondo dellapornografia, dei set, dei registi, dei performers edelle produzioni, come parte dell’universo cinema,come un genere, in grado di contaminare l’area delmainstream.Otto anni dopo “La Pornografia e i Suoi Nemici” (Il Saggiatore), Adamo riprende il filo diuna personale ricerca all’interno di ciò che si delinea, come recita il sottotitolo, una analisidei percorsi dell’hard contemporaneo. Secondo Adamo, seppur il porno sia diventato coltempo un fenomeno culturale di massa, e quindi "pop", nel senso di popolare, soffretuttavia di una generale assenza di una critica “
capace di scavare nei suoi meandri, di decodificarne i tic nervosi, i procedimenti occulti, la strutturazione delle sottocategorie, di rivelarne le genealogie e le fenomenologie interne
”.Del resto, lo dice lui stesso, […]
fare i conti con l’hardcore non è impresa da poco. Da noi,voci isolate hanno avuto cognizione di un prodotto culturale che ha rotto i vincoli dellarappresentazione, penetrando a fondo, violentemente, nell’immaginario collettivo.
 
 Al  porno, Carmelo Bene riconosceva l’altrove della macchina da presa e di qualsivoglia pretesa autoriale: “Siamo nel porno”, amava ripetere, sicuro che in pochi avrebbero capito.
[…].Adamo, che è un sostenitore del porno (e forse anche un pornodipendente, ndr) conducedunque il lettore all’interno di una storia culturale del genere, interpretandone i riflessisociali e politici, quindi riassumendo le tappe che hanno determinato tanto la nascita negliStates di uno star system autoctono, quanto il successo commerciale di prodottiamatoriali, e, ancora, l’imporsi di una nuova generazione di registi provenienti dallapubblicità o dai videoclip musicali, nel passaggio dalle produzioni in pellicola a quelle invideo. Un viaggio, dunque, che parte dalla pornografia anni ’70, legata alla liberalizzazionesessuale, fino alle recenti affermazioni più estreme e violente del genere.
PORNO LIBERAZIONE
 
In origine, la pornografia fu salutata come figlia della rivoluzione sessuale, quella che neglianni ’60 predicava la liberazione del corpo dalle inibizioni borghesi classiste e sessiste.Certamente, la confidenza con la pornografia, con il corpo mostrato oscenamente nellasua interezza, ha abbassato i limiti della tolleranza. Progressivamente, il fenomeno èdegenerato nella mercificazione, nel consumismo e nel porno di massa.Oggi, uno spot osé, dopo la massiccia esposizione a materiali pornografici di ogni tipo,difficilmente produce scandalo. È per questo che oggi i pubblicitari possono osare,forzando tali limiti, senza preoccuparsi più di tanto delle reazioni, comunque limitate.Il porno di massa è diventato un fenomeno commerciale di enorme rilevanza, e inOccidente si è sempre più restii a perseguitarlo. Anche governi che tendenzialmentesceglierebbero la repressione, se ne astengono proprio a causa delle dimensionieconomiche del fenomeno e, ovviamente, degli interessi che vi girano intorno. Si trattaperò di un giro d’affari con parecchie zone d’ombra: prostituzione, sfruttamento dei minori,violenza.Il porno delle origini, soprattutto quello americano, finì ben presto, in gran parte, nelle manidella mafia. Ancora oggi, la pornografia viene utilizzata come mezzo di riciclaggio didenaro sporco. Ma è bene chiarire un punto: oggi è più facile distinguere una pornografialegale, cioè riconosciuta come tale dalle leggi di maggior parte dei paesi occidentali, e unapornografia illegale, fondata sulla violenza estrema e soprattutto sullo sfruttamento deiminori. La pornografia di massa, quella che si può comperare nelle edicole o nei sexyshop, che viene realizzata e distribuita alla luce del sole, da aziende formate secondo icriteri di legge, che pagano tasse e contributi, non ha nulla di illegale. Anche se continuanocerto ad esistere sacche di illegali, come accade in tutte le attività economiched’impresa.Adamo cita la testimonianza di Linda Lovelace, la protagonista del porno cult “GolaProfonda”, che descrive una realtà caratterizzata da violenze e soprusi. Non a caso, ilracconto della Lovelace è stato molto sfruttato dalle femministe anti-porno. Ancor primache fosse coinvolta nel porno, la Lovelace aveva subito durissime violenze da parte delmarito, che l'ha costretta a girare “Gola Profonda”, anche se il regista, i suoi colleghi e iproduttori del film probabilmente non lo sapevano, o almeno non sospettavano sino a chepunto era giunto il marito. E comunque, come sottolinea Adamo, non è generalmente veroche le interpreti dei film porno siano obbligate a girare i film con la violenza.Oggi, gli aspiranti attori e attrici porno sono una moltitudine. Con le attrici c’è menoabbondanza, ma, tra dilettanti allo sbaraglio e “professionistevarie (prostitute, sexworkers, spogliarelliste ecc.), c’è veramente ampia scelta. Inoltre, oggi sono in molti apensare che girare film porno sia un buon metodo per diventare famosi. Il problema dellaviolenza nella pornografia legale è un altro. C’è, eccome, nel porno, il problema dellaviolenza, che è quello della sua rappresentazione. Negli ultimi anni, ad esempio, sonoaumentati a dismisura i film che mettono in scena lo stupro, esasperando l'elemento dellasubordinazione femminile, della sua riduzione a “oggetto” a tutti i livelli, come dicono lefemministe, che è sempre stato caratteristico del porno di massa.Secondo Adamo, dunque, il porno di massa si riduce a una liberalizzazione sessuale dellefantasie sadiche maschili. Anche se ci sono state molte variazioni sul tema e, soprattuttonegli anni ’70, il tema della liberazione sessuale ha indotto molti, anche tra i pornografi, a
 
contemplare la liberazione della donna. D’altro canto, è indubbio che il porno, nel suoaspetto di massa, esprima la struttura del desiderio sessuale maschile, dato che lastragrande maggioranza dei consumatori di prodotti pornografici è maschile, che il porno èdi fatto pensato e realizzato per la masturbazione maschile.Ma esiste una pornografia al femminile? Ci sono stati tentativi di crearla. Esiste almenouna nota casa di produzione, gestita da una donna (l’ex pornostar Candida Royalle), cheha creato film porno al femminile. Si tratta di una pornografia che concede poco alleriprese di penetrazioni, spesso concentrandosi sui preliminari. Il sesso è dolce, privo diperversioni. Ma il suo successo, in un mercato fatto essenzialmente da uomini, è statomolto limitato. Va anche ricordato che, per quanto riguarda i meccanismi di consumo el’immaginario sessuale, molti studi sociologici tendono ad individuare il corrispondentefemminile alla pornografia nel “romance” di massa, anche molto spinto. E, difatti, esistononumerose collane di narrativa popolare, anche molto audace, che sono concepiteunicamente per un pubblico femminile.Con l’avvento di Internet come è cambiato il mercato del porno? È vero che l’anonimatodel web ha alimentato la proliferazione del genere estremo? Purtroppo sì. In effetti,Internet ha contribuito a dare sfogo a forme di violenza represse favorendo la diffusionedei generi più estremi. Anche se, va detto, nel porno l’estremo ha sempre proliferato. Ed èproprio nelle varianti estreme, qualsiasi sia la loro forma narrativa o “patologia”, chedomina la tendenza a umiliare sempre più la donna. Ma forse la questione è un'altra: conl'avvento di Internet si assiste ad una proliferazione della pornografia illegale, speciequella pedopornografica, che ha per oggetto gli abusi sui minori (che sfociano spesso inabominevoli rituali di morte). I film porno, inoltre, oltre che più estremi, sono diventatianche più brutti. Nel senso che più che film sono un insieme di atti sessuali violentivariamente legati da una debolissima trama.Negli anni ’70, il porno era in larga parte cinema. Veniva girato come cinema e venivaproiettato nelle sale. Da questo punto di vista era certamente un “genere” cinematografico,seppur osceno. Con l’avvento del videoregistratore è cambiato tutto: non c’è più bisogno ditrame e di costruzioni cinematografiche, basta l’atto sessuale. Anche se ci sono stati moltitentativi, come quello della linea Andrew Blake - Michael Ninn, di fare qualcosa di piùcreativo, di più stimolante dal punto di vista estetico, i film porno sono stati ridotti a purabestialità.Il porno è comunque diventato di massa, nonostante i suoi innumerevoli nemici, in tutti glischieramenti: le critiche piovono dal mondo cattolico, dalla sinistra, dalle femministe, dalmondo civile. Poco tempo fa venne proposta addirittura una porno-tassa. Per quantoriguarda il mondo cattolico e benpensante in generale, l’attacco, più che contro lapornografia, è rivolto contro la società libera in genere, contro la “socieapertad’Occidente, contro il principio di libertà individuale. Il discorso è diverso per quantoriguarda le critiche anti-porno della sinistra, che attaccano la pornografia in quantomercificazione, bieca estrinsecazione delle leggi di mercato. La società civile invececontesta al porno l’indebita e malsana influenza sulla psiche, capace di influenzare lenostre scelte.Secondo Adamo, l’unica critica culturale seria alla pornografia è venuta dal femminismo.Lui che, paradossalmente, si definisce un “pornologo femminista”, poiché ritiene chel’approccio femminista, che accusa la pornografia di essere uno strumento didiscriminazione sessuale verso la donna, sia sostanzialmente giusto. Come discorso

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