• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
Corrispondenze Informazioni Rurali C.I.R. n° 20
Nel prossimo secolo,o in quello successivo,dicono,ci saranno valli, pascoli in cui ci incontreremo, se ce la facciamo.Per scalare queste cime, un parola per te,per te e per i tuoi figli:state assieme, imparate dai fiori, siate lievi
(Gary Snyder "For the children", Turtle Island)
 
Notiziario del Centro Documentazione di Pistoia
Rivista Mensile Spediz. Abb. Post. -45%, Art.2, comma 20/b Legge 662/96- Filiale Pistoiatassa riscossaDirettore Maurizio Matteuccitaxe percueReg. Tribunale di Pistoia n.152 del 7-12-1970Pistoia C.P.O
 
I ragazzi del Casone
.La realtà della valle di Campanara in questi ultimi mesi è sostanzialmente cambiata: si èaccresciuto il numero degli occupanti e tra coloro che sono arrivati l'attività principale èquella di Artigianato artistico: scultura-lavorazione del legno che si affianca a quellepreesistenti cioè l'allevamento delle capre che permette la produzione di formaggio, lalavorazione delle terra su estensioni maggiori per il foraggio e l'autosufficienza, e poilavorazioni artigianali in cuoio, feltro e la manifattura al telaio.Come è naturale le nuove energie hanno portato miglioramenti sensibili: nuova stalla,nuovo laboratorio, nuovo forno per il pane, ristrutturazione delle case; un'attenzionecostante e sempre più premurosa verso la conservazione del cibo ci permette di averebuone scorte per l'inverno. Ci sono ancora casolari agibili ma non abitati e ruderi daristrutturare interamente o in parte: i tetti specialmente sono da rifare.La valle rimane aperta e garantisce l'ospitalità per brevi o lunghi periodi a chiunque siainteressato a condividere la nostra esperienza.Per contatti:francescaorazi@gmail.com lisleac@yahoo.it entjans@hotmail.com 
 
La fatica della bellezza
di Renato Pontiroli 
I boschi che abbracciano la casa si sono spogliati dei colori cangianti d’autunno, restanopennellate di giallo sui pioppi, qualche macchia marrone di foglie secche abbarbicate sucastagni e querce e il verde intenso di edere che avvolgono alcuni alberi. Le prime gelidefolate di maestrale mulinellano il fogliame caduto lungo i pendii ed è tempo di starsenevicini alla stufa, lavorando, leggendo, cucinando corroborati da un caffè lungo o da unatisana.La stufa però necessita continuamente di essere riempita di legna, quindi esco e imboccola salita di fianco al fosso che scende dallo Scravaion, durante i tanti giri ho memorizzatoalcuni pioppi, faggi e carpini caduti negli anni precedenti.Salgo lentamente con la sega a mano, dopo aver rassicurato il bosco che non taglierònessun albero vivo, lo faccio sempre per non sentirmi “osservato” malamente, unaghiandaia si alza improvvisamente da un ramo, facendo un putiferio incredibile: allarme,allarme…più sopra rumori di zoccoli e di rami rotti: cinghiali, stupiti…oggi non è giornata dicaccia!Uno spesso strato di foglie secche ricopre sassi e pozze d’acqua, gli scarponi faticano afare presa, ogni tanto scivolo anche perché queste camminate sono occasione di sporadici“stadi modificati di coscienza” naturalmente indotti, allora mi appoggio a un tronco, chiudogli occhi e immagino di immergere radici giù nel terreno, fino a sentire la roccia, la venad’acqua, il pulsare della Terra, annuso l’aria e resto immobile. Provo a vedere questoluogo con i sensi dei suoi abitanti non umani originari. È per questo che non uso e non homai usato la motosega nel bosco.Tagliare i tronchi secchi, impilarli in verticale contro gli alberi: se piove assorbiranno pocaacqua e basterà un vento leggero ad asciugarli; la misura…quella giusta per portarli inequilibrio sulle spalle fino a casa. Questo è il settimo inverno che passiamo a Borgo Cerri,ad occhio e croce mi sono portato un 500 quintali di legna a spalla, che noi accendiamostufe dai primi di settembre fino a fine aprile. Un amico dei Bassi mi dice sempre che sefacessi il conto delle ore mi accorgerei che conviene comperarla, e quelle ore impiegarle inlavoro produttivo. Certo, comperarla…alberi tagliati, argani, trattori, gasolio, motoseghe.Un tempo in questo borgo vivevano 70 persone, Sigfrido (il vicino più vicino) racconta:
“I boschi allora erano puliti e curati, la legna buona si vendeva, quella mediana si usava per scaldarsi (poco), le ramaglie grosse facevano carbone e le vedi a mezza costa le piazzoledelle carbonaie, scure di terra … con le ramaglie piccole fascine … le foglie di faggio si  portavano con i muli ad Albenga per le stalle al posto della paglia”.
Se il borgo tornasse ad essere abitato bisognerebbe fare tagli selettivi, trasportare i tronchicon un trattore, argani, motoseghe…Si pulirebbero le terrazze per fare orti, foraggio,cereali e poi stalle per gli animali, i pascoli sull’anfiteatro…Un tempo facevo di questi sognie speravo si avverassero.Cammino leggero con i due tronchi sulle spalle, mi fermo e riprendere fiato, guardo leterrazze dove i ginepri e i carpini e i pruni e la rosa selvatica preparano per il bosco avenire, dove passano le volpi e i tassi e le faine, forse il lupo, poi sotto, in lontananza ilnostro orto dove caccia la poiana e lenta striscia la vipera, poco sopra la strada che Manùpercorre sempre ad andatura bradipeda per non schiacciare salamandre, rospi, ramarri.Mi incammino leggero con il peso di questa bellezza impagabile e le motoseghe …mettetevele dove dico io. 
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...