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STUPRI DI GUERRA

STUPRI DI GUERRA

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Published by Alessio Mannucci
“Le violenze sessuali sono sempre meno una conseguenza della guerra e sempre più un'arma utilizzata a fini di terrore politico, di sradicamento di un gruppo, di un disegno di genocidio e di una volontà di epurazione etnica”
“Le violenze sessuali sono sempre meno una conseguenza della guerra e sempre più un'arma utilizzata a fini di terrore politico, di sradicamento di un gruppo, di un disegno di genocidio e di una volontà di epurazione etnica”

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Categories:Types, Research, History
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08/18/2013

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La rivista medica britannica The Lancet ha pubblicato un rapporto sconvolgente in cui sidice che durante il colpo di stato ad Haiti, guidato dagli USA dopo la destituzione nel 2004del presidente democraticamente eletto Jean Bertrand Aristide, 8.000 persone sono stateuccise e 35.000 donne e ragazze violentate. Tra i responsabili di queste azioni compaionola polizia haitiana, bande, e “peacekeeper” ONU.Mentre la BBC ha mandato in onda dei reportage didenuncia su nuovi episodi di violenza sessuale e abusi inLiberia e ad Haiti da parte di forze ONU. Le accusechiamano in causa alcuni militari della MINUSTAH (UnitedNations Stabilization Mission in Haiti), impiegati in missionedi “peace-keeping” nel piccolo stato caraibico. L'inchiestadella BBC è partita all'interno di un programma che sioccupa di giovani sotto i 18 anni, “Generation Next”, in cui ilconduttore, Mike Williams, ha intervistato alcune ragazzinead Haiti: una ragazza di sedici anni ha riferito di esserestata rapita e violentata, all'interno di una base navale delleNazioni Unite, da un militare brasiliano, quando avevaquattordici anni. I genitori della giovane hanno denunciato ilfatto alle autorità dell'ONU presenti sul territorio, ma,nonostante le evidenti prove mediche, il soldato inquestione è stato rimpatriato senza alcun provvedimento.Un'altra bambina ha affermato di essere stata stuprata daun peacekeeper a soli undici anni, e altri militari sono stati accusati di usufruire dellaprostituzione locale (anche minorile).Nel Burundi, dove l'ONU è presente con 5.188 caschi blu, diversi soldati sono staticoinvolti in crimini legati alla prostituzione. Secondo Charles Mukasi, da sempre contrarioall'arrivo del convoglio ONU in Burundi, «
il fatto più grave non è tanto che questi soldati siano implicati in scandali sessuali, ma che siano venuti qui per proteggere la popolazionedal genocidio e da altri crimini contro l'umanità
». Dal 2004 ad oggi, l'ONU ha messo sottoinchiesta ben 319 “operatori di pace” delle Nazioni Unite, accusati di abusi sessuali versole popolazioni che avrebbero dovuto proteggere: nel complesso, sono stati presiprovvedimenti disciplinari (tra cui licenziamenti e rimpatri forzati) contro 179 soldati,poliziotti e civili.Un rapporto ONU dedicato alla violenza contro le donne, stima che durante il genocidiodel Ruanda del 1994 siano state violentate tra le 250.000 e le500.000 donne, mentre in Bosnia tra le 20.000 e le 50.000. Per lemilizie è un modo di umiliare il nemico, impedire che si riproduca -nel caso le donne vengano anche ammazzate - o (in Africa)diffondere il virus dell'AIDS. “
Le violenze sessuali sono sempremeno una conseguenza della guerra e sempre più un'armautilizzata a fini di terrore politico, di sradicamento di un gruppo, di un disegno di genocidio e di una volontà di epurazione etnica
(dall'introduzione a “Stupri di Guerra” di Karima Guenivet).Karima Guenivet, una giornalista algerina esperta di dirittoumanitario, ha ricostruito in maniera approfondita la storia di quelche è accaduto in tre regioni devastate dalla brutalità della violenza:l'Algeria, il Rwanda, la Bosnia. In particolare, Karima documenta la
 
violenza contro le donne da parte dei militari, definendo lo stupro di guerra come un vero eproprio crimine contro l'umanità.
«
Come altri soldati di altri eserciti, anche gli americani si sono resi responsabili di stupri durante la Seconda Guerra Mondiale. Le donne inglesi e francesi erano alleate, quelletedesche nemiche, ma tutte sono rimaste vittime, a migliaia, di quella esasperata violenzasessuale che è lo stupro
».Anche J. Robert Lilly, professore di sociologia e di criminologia alla Northern KentuckyUniversity negli Stati Uniti e professore associato di sociologia e politica socialeall'Università di Durham in Gran Bretagna, si è occupato della questione pubblicando ilsaggio “Stupri di Guerra. Le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna,Francia e Germania” (Mursia Editore).Il volto oscuro e sconosciuto dei «liberatori» è stato rivelato dadocumenti e testimonianze drammatiche conservati negli archivi deitribunali militari americani. Tra il 1942 e il 1945, circa 17.000 donnedi tutte le età, inglesi, francesi e tedesche, furono stuprate dasoldati americani. Cause, modalie conseguenze di questoagghiacciante fenomeno sono analizzate con rigore storico edescritte con un linguaggio contenuto e privo di sensazionalismi. Larilettura attenta degli atti dei processi e la voce dei testimonipermettono di ricostruire la verità storica dello «stupro di guerra»,vietato dalla Convenzione di Ginevra nel 1949 e riconosciuto comecrimine di guerra solo nel 1996.Il libro di Lily colma un vuoto storico, affiancando agli stupri dimassa commessi dall’Armata Rossa ai danni delle popolazioni civili della GermaniaOrientale (circa 2.000.000 di donne tra i 12 ed i 60 anni) le brutalità commesse dagliamericani di Eisenhower. In Germania gli stupri furono 11.000, in Francia 3.620 ed in GranBretagna 2.420, senza contare quelli non denunciati. La furia bestiale che si abbattè sullecampagne e sui villaggi italiani, specie al Sud, dopo lo sbarco alleato ad Anzio e l'avanzatasu Roma nella primavera del 1944, è ancora in parte sconosciuta, salvo che alle 60.000donne, adolescenti e bambine, che ne furono le vittime. Il generale Juin, al termine dellabattaglia di Cassino, diede ai suoi “goumiers” (da “goum”, reparto militare marocchinoarruolato nel medesimo villaggio e clan) carta bianca per due giorni, come premio dellavittoria che implicava il diritto di vita e di morte sulle popolazioni civili, il furto dei loro beni ela violenza sulle donne.D'altronde, era stato proprio questo l'incentivo che aveva convinto i marocchini acombattere per i francesi, andando all'assalto delle posizioni nemiche alla testa dei repartialleati. Così, per due giorni e due notti, razziarono, violentarono, uccisero. Stupraronodonne e bambine, dagli otto agli ottant’anni, obbligando padri e mariti ad assistervi. Leviolenze sessuali dei marocchini erano una specie di “promozione” che li elevava al rangodi “dominatori”, di padroni assoluti della vita degli sconfitti, privati della loro dignità più
 
intima, una testimonianza elementare di “possesso” che li ripagava dalla condizione diparia colonizzati dai bianchi. I francesi lasciavano fare dicendo che era impossibilegovernare i marocchini. Si finì per chiamare “marocchini” tutti i soldati africani chestupravano le donne e quel marchio d'infamia restò loro appiccato per sempre.È per questo che nell'immaginario popolare “marocchino” divenne sinonimo - e lo èrimasto ancora oggi - di ferocia bestiale e di violentatore recidivo e abituale. Dopo la“liberazione” di Roma, le truppe coloniali francesi, marocchini, algerini e senegalesi, sisarebbero macchiate di atrocità e violenze sessuali anche in Toscana, nel Senese eall'isola d'Elba. Dopo la caduta di Montecassino, su precisa autorizzazione del comandofrancese, ebbero a disposizione le donne d'ogni età dei villaggi italiani conquistati. Unaindagine ministeriale posteriore accertò che le donne violentate raggiungevanocomplessivamente la cifra di 60.000. La magistratura militare francese avviò 160procedimenti giudiziari che riguardavano 360 individui. Il tribunale francese emise alcunecondanne a morte e ai lavori forzati. Una quindicina di marocchini erano stati colti sul fattoe fucilati sul posto. In complesso, lo stato francese fu reticente e non riconobbe la vastitàdei casi denunciati dagli italiani.Nelle piazze dei paesi ciociari, ad Ausonia e Esperia, sorgono le lapidi che ricordano levittime della violenza selvaggia dei “marocchi”, come li chiamano da quelle parti. Manessuno ama parlarne. I testimoni, e insieme le vittime di quella tragedia, sono morti datempo. Da quelle violenze non nacquero figli. I marocchini erano affetti da gravi malattieveneree che trasmisero alle donne e alle bambine violentate. Malattie che provocaronointerruzioni e aborti spontanei nella maggioranza dei casi. Solo pochi bambini meticcisopravvissero e le madri li allevarono amorevolmente rinunciando a sposarsi. Maparecchie donne, specie le più giovani, non ressero alla vergogna e abbandonarono ilpaese per trasferirsi in città dove sarebbe stato più facile dimenticare e farsi dimenticare.
L'occupazione della città cinese di Nanchino, il 13 dicembre 1937, uno dei momenticulminanti dell'invasione del territorio cinese da parte del Giappone, fu il momento piùtragico e violento del comportamento criminale giapponese. Le vittime furono da 260.000a 350.000 (secondo altri calcoli, i morti furono circa 350.000 e le donne violentate tra20.000 e 80.000). Tutte uccise brutalmente, con una crudeltà ed una ferocia inaudite:decapitate dalle spade degli ufficiali giapponesi, sepolte vive, bruciate, bastonate, date inpasto ai cani, con un sadismo degno dei peggiori assassini. Vifurono, per esempio, gare tra ufficiali giapponesi a chi riusciva adecapitare con la propria spada più persone nel minor tempo (e diqueste gare venivano anche pubblicate notizie e foto sui giornaligiapponesi dell'epoca); molti soldati spedirono alle proprie fidanzatei teschi delle vittime, altri fotografavano le stragi o gli stupri per averne un ricordo.Le violenze furono decise in parte dai comandanti supremi (è unapratica comune durante le guerre, per far sfogare alle propriemilizie tutta la rabbia, l'oppressione, l'isteria, l'adrenalina,accumulata durante le battaglie, ndr): leggittimati dai proprisuperiori, i soldati si abbandonarono così alle peggiori efferatezze

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