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La testimonianza molteplice del nuovo testamento

La testimonianza molteplice del nuovo testamento

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Dopo aver preso in esame le testimonianze storiche ed archeologiche e la testimonianza del Primo Testamento letta alla luce della letteratura intertestamentaria, ci concentriamo ora su quella che è e rimane la principale testimonianza su Gesù anche da un punto di vista storico: gli scritti neotestamentari. Inizieremo dalla testimonianza di Paolo, per poi passare a quella di Marco, in seguito a quella di Matteo e Luca insieme (… e la fonte Q) e per concludere a quella del Quarto Vangelo. Ovviamente saranno selezionati soltanto alcuni testi, sperando al termine dell’indagine di riuscire a raccogliere i dati per mostrare e dimostrare almeno un paio di cose fondamentali.
Dopo aver preso in esame le testimonianze storiche ed archeologiche e la testimonianza del Primo Testamento letta alla luce della letteratura intertestamentaria, ci concentriamo ora su quella che è e rimane la principale testimonianza su Gesù anche da un punto di vista storico: gli scritti neotestamentari. Inizieremo dalla testimonianza di Paolo, per poi passare a quella di Marco, in seguito a quella di Matteo e Luca insieme (… e la fonte Q) e per concludere a quella del Quarto Vangelo. Ovviamente saranno selezionati soltanto alcuni testi, sperando al termine dell’indagine di riuscire a raccogliere i dati per mostrare e dimostrare almeno un paio di cose fondamentali.

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48
C. LA TESTIMONIANZA MOLTEPLICE DEL NUOVO TESTAMENTO:PAOLO, MARCO, MATTEO E LUCA, GIOVANNI
Dopo aver preso in esame le testimonianze storiche ed archeologiche e la testimonianza delPrimo Testamento letta alla luce della letteratura intertestamentaria, ci concentriamo ora suquella che è e rimane la principale testimonianza su Gesù anche da un punto di vista storico:gli scritti neotestamentari. Inizieremo dalla testimonianza di Paolo, per poi passare a quelladi Marco, in seguito a quella di Matteo e L
uca insieme (… e la fonte Q)
e per concludere aquella del Quarto Vangelo. Ovviamente saranno selezionati soltanto alcuni testi, sperando al
termine dell’
indagine di riuscire a raccogliere i dati per mostrare e dimostrare almeno unpaio di cose fondamentali.
La testimonianza di Paolo
Cominciamo dunque con le lettere di Paolo, poiché sono i testi più antichi per redazione delNT, precedenti anche alla redazione dei Vangeli, nonostante il diverso ordine nella SacraScrittura. Del
corpus
paolino che abbiamo nel NT, cioè tutte le lettere della tradizionepaolina, gli studiosi attrib
uiscono con certezza alla dettatura dell’
Apostolo solo alcune
lettere, l’a
ttribuzione di altre è discussa, mentre la redazione di alcune probabilmente èavvenuta attraverso alcuni suoi discepoli o una sua comunità che ha sviluppato oapprofondito alcuni suoi insegnamenti. La lettera agli Ebrei già dai Padri della Chiesa non era
attribuita a Paolo, anche se per un periodo alcuni l’hanno assegnata all’Apostolo per alcune
sue tematiche.
Lettere
scritte
da PaoloLettere
scritte
 forse da PaoloLettere paoline
Romani Filippesi Efesini Colossesi1 Corinzi 1 Tessalonicesi 2 Tessalonicesi 1 Timoteo2 Corinzi Filemone 2 TimoteoGalati TitoI passi presi in esame della lettera ai Romani e della prima lettera ai Corinzi con ogniprobabilità sono recepiti da Paolo, cioè non sono scritti creati da lui, ma sono formuleliturgiche o di fede che egli aveva ascoltato, ricevuto. Esse risalgono verosimilmente attornoal 40 d.C. circa, quindi tra i 10 e 15 anni dopo la morte di Gesù. Questo significa che già laprimissima comunità cristiana professava la risurrezione di Gesù dai morti come eventocruciale, perché la troviamo come elemento fondamentale delle formule.
 
49
1) Lettera ai Romani
La lettera ai romani risale all’incirca al 57 d.C. Precedente però è la formula di fede che Paolo
recepisce in Rm 1,3b-4a:«generatodal seme di Davidesecondo la carne,stabilito Figlio di Dio in potenzasecondo lo Spirito di santitàdalla risurrezione dei morti.»Il brano Rm 1,1-
7 è l’introduzione alla lettera, il prescritto
o saluto. Incastonato in esso, comela gemma di una corona, troviamo questa antica formula di fede che mostra chiaramente
echi giudaici, come per esempio l’immagine del Messia
davidico.
«generato…carne»:
generato secondo l’angolatura della carne, intesa come tutto ciò
che è umano e tutto ciò che riguarda il ciclo naturale delle cose. Secondo la carne (la
materialità, l’umanità), dal seme di Davide, è nato Gesù e lo riconosco co
me Messia.
«stabilito…
 
morti.»:
dalla resurrezione dei morti, secondo lo Spirito di santità,
dall’angolatura dello Spirito Santo, quindi delle cose divine, Gesù è stabilito in potenza Figlio
di Dio. Egli lo era già prima della resurrezione, ma grazie a questo evento lo riconoscochiaramente Figlio di Dio (come dalla discendenza di Davide lo riconosco chiaramente come
Messia). La parola “stabilito” veniva tradott
a da alcuni Padri della Chiesa, tra cui s. Giovanni
Crisostomo, con “manifestato”, perché “stabilito”
 
provocava discussioni a proposito dell’idea
che Gesù è diventato Figlio di Dio soltanto dopo la risurrezione. Però alla lettera latraduzione di questi Padri è per sé non corretta, perché il significato proprio
è “costituito”,“stabilito”.
Il senso di
“segno di riconoscimento”, quasi di “passaporto”, è dato a “stabilito”
dalla specificazione
«in potenza»,
cioè non più in modo nascosto, ma in modo potente,glorioso, efficace, manifesto.Abbiamo quindi due identificazioni di Gesù come Messia:- secondo la carne, secondo la vita terrena prima della Pasqua, dalla suadiscendenza davidica;- secondo lo Spirito di santità, secondo la vita divina dopo la Pasqua, dalla suarisurrezione.Leggendo questi versetti non si sa molto su Gesù, è una formula molto essenziale,concentrata; infatt
i non parla dei miracoli, dell’u
ltima Cena, della predicazione del Regno enemmeno della morte di croce di Gesù. Questo perché è una formula di fede e come tale èbreve, condensata e dice solo alcune cose fondamentali. Se noi fossimo persone che nonhanno mai letto un Vangelo, cosa verremmo a sapere da questa formula? Che Gesù è nato
umanamente secondo la discendenza di Davide, che è “nato” una seconda volta dalla
resurrezione dei morti e che è il Figlio di Dio.
 
50
2) Prima lettera ai Corinzi
La prima lettera ai Corinzi risale circa al 53 dC. Precedente però è la professione di fede chePaolo presenta in 1Cor 15,3b-5, introducendola così « A voi infatti ho trasmesso, anzitutto,
quello che anch’io ho ricevuto, cioè che»:
 «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritturee che fu sepoltoe che è risorto il terzo giorno secondo le Scritturee che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.»Nei versetti 1-9 del capitolo 15, Paolo ricorda qual è il fondamento del suo annuncio,cioè la risurrezione, e lo fa anche a difesa di sé stesso, autodefinendosi come apostolo (unodei temi delle due lettere scritte agli abitanti di Corinto).
In questo brano scritto per la comunità di Corinto c’è una professione di fede
precedente a Paolo stesso, e qui Paolo lo mostra in modo più chiaro perché la introduce
formalmente. Questa confessione di fede è su alcuni fatti di Gesù, e in questo caso c’è anchela morte; c’è un po’ tutta la Pasqua (morte, sepoltura, resurrezione, apparizioni primadell’ascensione).
 Due volte troviamo «secondo le scritture» e quando si parla di scritture si intende laTaNaK (Torah, Profeti, Scritti). Queste parole si riferiscono non tanto al mero fatto che Gesùmorì ed è risorto, quanto piuttosto
a “per i nostri peccati” e “il terzo giorno”. Il fatto che
Gesù sia morto era un fatto conosciuto, era una notizia di cronaca, lo sapevano tutti, anchechi non credeva in lui come il Messia. Ma il senso di quella morte, cioè per i nostri peccatisecondo le scritture è già una basilare lettura di fede, un minimo di teologia, il senso salvifico
di quella morte. Questa morte secondo le scritture, è preannunziata nell’AT, probabilmente
con riferimento al servo sofferente di Isaia (Is 52-53).«
Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture»:
dà una lettura salvifica dellamorte di Gesù che troviamo anche nelle parole sul pane e sul calic
e nell’u
ltima Cena neisinottici (Mt 26,26ss, Mc 14,22ss, Lc 22,19ss) e in Paolo (1Cor 11); secondo le scritture
ebraiche c’è questo aspetto salvifico.
 
«fu sepolto»:
giorni della morte, della sepoltura di Gesù.
«è risorto il terzo giorno»:
vi è forse un riferimento ad alcuni profeti che parlano diquesto (cfr. Os 6,2; anche Sal 16,10), nel senso che Adonai non abbandona il giusto più di tregiorni.
«apparve a Cefa e quindi ai Dodici.»:
è l’apparizione tra la risurrezione e l’assunzionedi Gesù al cielo. I “Dodici” (Dodeka) è un “termine tecnico” e simbolico che indica il gruppo dipersone che Gesù aveva scelto (ricordano le dodici tribù d’Israele) per dar vita al
nuovo
popolo di Dio. E’ singolare il fatto che Cefa
sia nominato a parte.

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