Stellette addio, pag. 2
Premessa «Non conosco un solo libro di guerra scritto da unsoldato semplice, da un contadino soldato». Sonoparole di Nuto Revelli, riproposte dai giornali il 6febbraio 2004, all’indomani della sua scomparsa.Le pagine che seguono non sono «un libro», ma frammenti di ricordi, di «un contadino soldato» lungoun anno di guerra: vissuto lontano dalla guerra perchélui aveva dato un calcio alle stellette; ma pure dentrola guerra, perché, come disertore, doveva sfuggire alla caccia dei repubblichini. Se lo avessero catturato,l’avrebbero passato per le armi.«Migliaia di ventenni scelsero come me di rifiutareSalò. Pur non essendo ancora informati dei campi disterminio e di altri orrori e barbarie sentivamol’impossibilità di aderire alla parte fascista, alleata osottoposta ai “camerati nazisti”. Un’alleanza cheprometteva altri lutti e dolori, che sbarrava ilcammino verso la fine della tragedia e la conquista della libertà, mai vissuta nella nostra giovinezza.» Cosìha scritto Mario Fazio (La cosa giusta, «La Stampa», 14settembre 2003). Alfredo Azzalli, mio suocero, è fra quelle migliaia di ventenni che «scelsero di rifiutare Salò».1. A FiumeOtto settembre 1943. Il giorno del suo ventesimocompleanno per Alfredo Azzalli trascorre come tuttigli altri. In guerra. Tra le guardie di frontiera. A Villa del Nevoso, sulla strada che da Fiume porta a SanPietro del Carso, Postumia e molto più avanti a Lubiana. Alle 19,42 la Radio italiana annuncia l’armistizio.Il re e la regina hanno appena lasciato Villa Savoia. AlQuirinale si è temuto un colpo di mano. L’Eiar è stata preceduta da Radio Londra. Badoglio legge unproclama: «Ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane, in
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