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AL LETTORE Questo libro non è che l'autobiografia d'un povero tipografo. Il manoscritto mi fu affidato da una signora,che lo trovò in una soffitta dei sobborghi di Torino: ella aveva conosciuto il giovane, che viveva isolato, e di cuinon avrebbe mai potuto sospettare lo strano e disperato progetto. Da sue indagini risulta la probabilità ch'eglisia perito nell'ultima inondazione del Po, dove più d'un coraggioso rimase vittima del proprio eroismo. Lo scritto, che ho tutt'intero copiato e talvolta interpretato, era sul rovescio d'un fascio di bozze. Evidentemente s'era molto indugiato su di esso, per abitudine professionale e per un istinto d'artista ch'egli possedeva senza dubbio. Fece egli le due copie di cui parla nella prima pagina? Forse sì, e può darsi che quellavoro lo distraesse alfine dal suo folle proposito: o fors'anco egli portava indosso il suo memoriale, quando,mentre vagava disoccupato poco lungi dal villaggio natìo, gli si offerse un'opportunità d'azione più immediata, più imperiosa e più umana. Egli era uno dei tipi caratteristici del nostro periodo, uno di quegli organismi di pura sensibilità eintelligenza, che il caso della nascita espone ad essere inesorabilmente schiacciati dal meccanismo ancorarudimentale della nostra società. La loro esistenza è un sintomo.Perciò ho pubblicato questo scritto, in cui non intervenni che per mutar qualche nome e aggiungere un titoloche mi pareva chiaramente indicato dal contesto.
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È venuto il tempo di compiere il mio grande atto. Fra alcuni giorni tuttosarà finito. Questo memoriale, di cui preparo due copie, l'una che porteròindosso d'or innanzi, l'altra per inviare ad un giornale, ha il solo scopo didichiarare – in caso che si volessero travisare le mie intenzioni o spiegarel'avvenuto come un accidente fortuito – il processo in cui io venni nelladeterminazione di morire in modo tanto eccezionale.
II..
Nacqui a Gàssino, nella valle del Po. Non ho conosciuto mia madre. Miopadre era fornaciaio: colle gambe nude nella fossa, tagliava la creta gialla,l'impastava, la metteva nella forma da mattoni: e s'allineavano innumerevoli imattoni sull'aia levigata, parevano grandi pani, inzuccherati di sabbia fina.Pane invece non ne guadagnava molto: ma i suoi ottanta centesimi giornalieriprocuravano a lui e a me polenta il mezzogiorno e minestra la sera. L'invernonon si lavorava; quando i primi geli ci avevano coperte le mani di crepacci,cessavamo: ci riparavamo allora nella stalla d'un vicino che aveva bestiame, e
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