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Giovanni Cena
Gli Ammonitori
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QUESTO E-BOOK:TITOLO: Gli AmmonitoriAUTORE: Cena, GiovanniTRADUZIONE E NOTE:NOTE:DIRITTI D'AUTORE: noLICENZA: questo testo è distribuito con la licenzaspecificata al seguente indirizzo Internet:http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/TRATTO DA: Giovanni Cena, Gli AmmonitoriEdizioni "L'Impronta" - Torino 1928CODICE ISBN: informazione non disponibile1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 22 febbraio 1999INDICE DI AFFIDABILITA': 10: affidabilità bassa1: affidabilità media2: affidabilità buona3: affidabilità ottimaALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:Gigi Zazzera, gizza@tin.itREVISIONE:Edda Valsecchi, valedda@tin.itInformazioni sul "progetto Manuzio"Il "progetto Manuzio" è una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber.Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e ladiffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulterioriinformazioni sono disponibili sul sito Internet: http://www.liberliber.it/Aiuta anche tu il "progetto Manuzio"Se questo "libro elettronico" è stato di tuo gradimento, o se condividi lefinalità del "progetto Manuzio", invia una donazione a Liber Liber. Il tuosostegno ci aiuterà a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca. Qui leistruzioni: http://www.liberliber.it/sostieni/
 
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 AL LETTORE Questo libro non è che l'autobiografia d'un povero tipografo. Il manoscritto mi fu affidato da una signora,che lo trovò in una soffitta dei sobborghi di Torino: ella aveva conosciuto il giovane, che viveva isolato, e di cuinon avrebbe mai potuto sospettare lo strano e disperato progetto. Da sue indagini risulta la probabilità ch'eglisia perito nell'ultima inondazione del Po, dove più d'un coraggioso rimase vittima del proprio eroismo. Lo scritto, che ho tutt'intero copiato e talvolta interpretato, era sul rovescio d'un fascio di bozze. Evidentemente s'era molto indugiato su di esso, per abitudine professionale e per un istinto d'artista ch'egli possedeva senza dubbio. Fece egli le due copie di cui parla nella prima pagina? Forse sì, e può darsi che quellavoro lo distraesse alfine dal suo folle proposito: o fors'anco egli portava indosso il suo memoriale, quando,mentre vagava disoccupato poco lungi dal villaggio natìo, gli si offerse un'opportunità d'azione più immediata, più imperiosa e più umana. Egli era uno dei tipi caratteristici del nostro periodo, uno di quegli organismi di pura sensibilità eintelligenza, che il caso della nascita espone ad essere inesorabilmente schiacciati dal meccanismo ancorarudimentale della nostra società. La loro esistenza è un sintomo.Perciò ho pubblicato questo scritto, in cui non intervenni che per mutar qualche nome e aggiungere un titoloche mi pareva chiaramente indicato dal contesto.
 
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È venuto il tempo di compiere il mio grande atto. Fra alcuni giorni tuttosarà finito. Questo memoriale, di cui preparo due copie, l'una che porteròindosso d'or innanzi, l'altra per inviare ad un giornale, ha il solo scopo didichiarare – in caso che si volessero travisare le mie intenzioni o spiegarel'avvenuto come un accidente fortuito – il processo in cui io venni nelladeterminazione di morire in modo tanto eccezionale.
II.. 
Nacqui a Gàssino, nella valle del Po. Non ho conosciuto mia madre. Miopadre era fornaciaio: colle gambe nude nella fossa, tagliava la creta gialla,l'impastava, la metteva nella forma da mattoni: e s'allineavano innumerevoli imattoni sull'aia levigata, parevano grandi pani, inzuccherati di sabbia fina.Pane invece non ne guadagnava molto: ma i suoi ottanta centesimi giornalieriprocuravano a lui e a me polenta il mezzogiorno e minestra la sera. L'invernonon si lavorava; quando i primi geli ci avevano coperte le mani di crepacci,cessavamo: ci riparavamo allora nella stalla d'un vicino che aveva bestiame, e
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