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A
l vertice dell’Aquila il dossier suicambiamenti climatici era tra quellipiù scottanti sul tavolo delle tratta-tive, la priorità dei leader del G8 è stataquella di raggiungere, in vista di Copena-ghen, un accordo globale post 2012 chepreveda riduzioni concrete delle emissio-ni, incentivando gli investimenti necessariper dar vita ad un’economia in grado dauna parte di fronteggiare i cambiamenticlimatici, dall’altra di creare nuovi posti dilavoro e trainare la crescita.In sostanza le misure volte a fronteggia-re la crisi economica dovranno essereadottate contemporaneamente a quelle
nalizzate a contrastare i cambiamenti
climatici.Nel capoluogo abruzzese duramenteprovato dal terremoto, sono emersi unaserie di obiettivi chiave: innanzitutto la ne-cessità di rispettare il traguardo dei 2°C;l’esigenza di raggiungere l’obiettivo di ri-durre almeno del 50% le emissioni globalientro il 2050 e l’impegno dei paesi indu-strializzati di ridurre le emissioni dell’80%nello stesso periodo.I fondi stanziati per la lotta contro i cam-biamenti climatici daranno un contributodeterminante in questo senso, l’Ue si è di-
chiarata pronta a fare la sua parte no infondo: gli Stati membri, eri degli impegni
assunti per ridurre le emissioni del 20%entro il 2020, sono pronti a fare anche dipiù, sviluppando ulteriormente il mecca-nismo di sviluppo pulito in modo da far
beneciare anche le popolazioni più po
-vere del pianeta dei nuovi investimenti edelle nuove tecnologie.Il segretario generale delle Nazioni UniteBan Ki Moon ha chiesto di essere ‘’
audaci e ambiziosi
’’ perché ‘’
il tempo delle belle
parole e delle mezze misure è nito
’’ e il
cambiamento climatico imporrà delle s
-
de ben più difcili della crisi economica.
Un invito ai potenti del mondo riunitiall’Aquila a ‘’
prendersi cura della creazio
-
ne
’’ è stato rivolto anche dal Papa, cheè leader morale globale. La protezionedell’ambiente ‘’
è una sda per tutti, perchési tratta di difendere e di valorizzare unbene collettivo
’’, ha detto Benedetto XVI.Per la prima volta i maggiori Paesi indu-strializzati e quelli emergenti hanno rico-nosciuto la necessità di contenere entroi due gradi centigradi il surriscaldamentodel pianeta. Ma Cina e India non hannovoluto indicare l’obiettivo di un taglio del50% delle emissioni di CO
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entro il 2050 ri-spetto ai livelli del 1990. Un obiettivo per ilquale si erano molto battuti Usa e Ue. I le-ader degli Otto hanno intanto sottoscrittouna dichiarazione con cui si impegnanoa raggiungere un accordo complessivo adicembre a Copenaghen.“
Intendiamo garantire la nostra prosperi
-
tà presente e futura assumendo la guidanella lotta contro i cambiamenti climati
-ci
”, si legge nel testo. “
Facciamo appello
agli altri Paesi industrializzati e alle eco
-
nomie emergenti afnché si impegninoattivamente
”, continua il documento, “
inlinea con il principio delle responsabilita’ comuni e differenziate, e sulla base dellerispettive capacità
”. Nel testo che è statoapprovato dai Paesi del Mef (gli Otto piùAustralia, Brasile, Cina, Corea del sud, In-dia, Indonesia, Messico e Sudafrica) e laDanimarca (per il ruolo di presidente dellaconferenza), si riconosce “
l’opinione scien
-
tica secondo la quale l’incremento dellatemperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccede
-
re i due gradi centigradi
”.È in assoluto la prima volta che i Paesiindustrializzati e quelli emergenti fanno
proprie le opinioni scientiche del gruppo
intergovernativo sul cambiamento clima-tico dell’Onu.Riguardo al mancato accordo sul tagliodel 50 per cento delle emissioni di CO
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en-tro il 2050, il negoziatore indiano, DineshPatnaik, ha accusato i Paesi industrializzati
di non aver voluto ssare obiettivi di me
-dio termine e di non essersi impegnati afornire aiuti e tecnologie per la transizionedelle economie emergenti verso le ener-gie pulite.E la Cina, in particolare, ‘’
non può che es
-
sere l’attore principale, assieme agli Stati Uniti, dell’intesa globale su ambiente ecambiamenti climatici cui stiamo lavo
-
rando da mesi in vista della conferenzaOnu di Copenaghen
’’, ha detto il ministrodell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.-
Per essere credibili
- ha sottolineato -
oc-corre partire subito
’’ e ssare ‘’
un’indica
-
zione a medio termine
’’ sul fronte dellariduzione delle emissioni.Il Ministro ha riferito che ‘’
il problema è
sulla mitigazione’
’ mentre ‘’
su adattamen
-
to e tecnologie c’é sostanzialmente unaccordo’
’. Sulla mitigazione, ha quindi ag-giunto: ‘’
all’Aquila non ci possiamo aspet
-
tare di entrare nel merito delle cifre maaffermare una riduzione nel medio perio
-
do, 2020-2025, è un grandissimo risultato.Non possiamo ssarci su una percentualedi riduzione uguale per tutti, ci vuole essi
-
bilità perché c’è chi parte più avvantaggia
-
to di altri. Con questa essibilità è più facileincontrare il favore di paesi come Cina eIndia che in questo momento, insieme al Brasile, stanno mostrando un irrigidimen
-to
’’. Questi paesi ‘’
fanno fatica a vincolarsi ad obiettivi internazionali ma condo nellacapacita’ del presidente Berlusconi
’’.
L’INCOGNITA CINESE
È stata dunque raggiunta l’intesa sul con-tenimento del riscaldamento globale (nonpiù di 2 gradi oltre la temperatura mediaglobale dell’era preindustriale, non quellasulla riduzione dei gas serra.Il cinese Hu Jintao, che era assente, intacito accordo con l’indiano ManmohanSingh, ha di fatto svuotato l’accordo sulclima. I due maggiori paesi emergenti re-clamano la loro quota di inquinamentoper crescere.Davvero i cinesi si assumeranno la re-sponsabilità di bloccare un accordo glo-bale? Davvero penseranno di poter tene-re in ostaggio il mondo? L’impressione èche la partita si giocherà a due, tra Cina eStati Uniti, le due superpotenze dell’inqui-namento (insieme producono il 40% delleemissioni globali annue di gas serra). Nondimentichiamo, in tema di crisi economi-
ca e nanziaria, che la Cina (che continuaa crescere dell’8%) nanzia buona partedel decit statunitense. Le rispettive di
-plomazie da mesi sono al lavoro, se Wa-shington e Pechino riusciranno a trovareun accordo assisteremo ad una rivoluzio-
ne delle tecnologie pulite e dell’efcienza
energetica, la strada più veloce per ridur-re le emissioni. E sarà il più gigantescopasso avanti nella storia della diplomazia
per il cambiamento climatico. Con la ne
del vertice avrà inizio un duro periodo didelicate trattative: riusciranno Hu e Oba-ma ad annunciare il raggiungimento di un
accordo formale? Appuntamento a ne
anno a Copenhagen.
T.R.
DAL G8 LA SFIDA GLOBALE PER SALVARE IL CLIMA
G8:Family photodei leader,nell’ultimo giornodi lavoro delvertice G8all’Aquila
Da sinistra: il Presidente del Sud Africa Jacob Zuma, il Consigliere di stato cinese Dai Bingguo,il Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il Premier indiano Manmohan Singh, il Presi-dente degli Stati Uniti Barack Obama, il Premier del Regno unito Gordon Brown, il Presidentefrancese Nicolas Sarkozy, il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il Premier canadese StephenHarper, il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi, il Premier giapponese Taro Aso, il Presidente russo Dmitry Medvedev, il Presidente del Consiglio Europeo e Primo Ministro del Regno di Svezia Fredrik Reinfeldt, il Presidente messicano Felipe Calderon e il Presidente dellaCommissione Europea Jose Manuel Barroso.
Editoriale
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