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Il nome divino

Il nome divino

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Published by Domenico Bevilacqua
La questione che riguarda il nome che Dio ha rivelato a Mosè sul Sinai e la sua presenza, nella sua forma originale o traslitterata, è l’argomento di questo studio.
Che vi sia bisogno di un’indagine in questo senso è un dato oggettivo, dimostrato dal pullulare di tentativi di ripristino del nome divino nelle traduzioni sia delle Scritture dell’Antico Testamento che in quelle del Nuovo.
E’ noto il tentativo della Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova che inserisce Geova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento (disponibile adesso anche online: http://www.jw.org/en, in inglese e su http://www.jw.org/itin italiano). Altri tentativi recenti in lingua inglese sono The Book of Yahwehe della King James Bible(che, nella sua revisione del 1769, è una traduzione tutt’ora in voga fra gli evangelici americani conservatori) della quale è stata approntata recentemente una versione che inserisce Jehovah, chiamata The Divine Name (versione in inglese soltanto, ovviamente, disponibile su http://www.dnkjb.net/faq_dnkjb_online.htm).
Ma al di là della semplificazione dei problemi di traduzione, traslitterazione o inserimento del nome divino di Esodo 3:14-16 anche nelle versioni della Bibbia non in lingua originale o nel Nuovo Testamento, quali sono le vere problematiche connesse a questi tentativi?
In questo mio lavoro mi ripropongo di partire da zero, di resettare questa problematica e provare ad affrontarla dall’inizio, passo passo, per poi poter serenamente valutare la possibilità di inserimento del Nome divino nelle versioni non ebraiche della Sacra Scrittura.
Non mi propongo di evitare i punti più spinosi e tecnici della questione. Considero troppo spiccia la semplificazione, per motivi di mera propaganda alle proprie convinzioni religiose, fatta ormai da diversi movimenti religiosi o pseudo religiosi su questa tematica che mira in realtà solo a coinvolgere per trascinare più persone possibile a sostenere questa o quella convinzione.
Allo stesso tempo farò di tutto per rendere il più accessibile possibile la mia discussione, non evitando le citazioni in lingua originale, ebraico soprattutto, ma anche in greco; ma proponendo sempre ampie spiegazioni e traslitterazioni nel nostro alfabeto che permetteranno a chi ama una lettura complessa ma non impossibile di seguire il filo del discorso.
Chi cerca qui polemica, rimarrà deluso. Chi ama invece la ricerca e la Parola di Dio sia il benvenuto in questo viaggio difficile che io stesso mi accingo, non senza un certo timore riverenziale, ad intraprendere.
La questione che riguarda il nome che Dio ha rivelato a Mosè sul Sinai e la sua presenza, nella sua forma originale o traslitterata, è l’argomento di questo studio.
Che vi sia bisogno di un’indagine in questo senso è un dato oggettivo, dimostrato dal pullulare di tentativi di ripristino del nome divino nelle traduzioni sia delle Scritture dell’Antico Testamento che in quelle del Nuovo.
E’ noto il tentativo della Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova che inserisce Geova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento (disponibile adesso anche online: http://www.jw.org/en, in inglese e su http://www.jw.org/itin italiano). Altri tentativi recenti in lingua inglese sono The Book of Yahwehe della King James Bible(che, nella sua revisione del 1769, è una traduzione tutt’ora in voga fra gli evangelici americani conservatori) della quale è stata approntata recentemente una versione che inserisce Jehovah, chiamata The Divine Name (versione in inglese soltanto, ovviamente, disponibile su http://www.dnkjb.net/faq_dnkjb_online.htm).
Ma al di là della semplificazione dei problemi di traduzione, traslitterazione o inserimento del nome divino di Esodo 3:14-16 anche nelle versioni della Bibbia non in lingua originale o nel Nuovo Testamento, quali sono le vere problematiche connesse a questi tentativi?
In questo mio lavoro mi ripropongo di partire da zero, di resettare questa problematica e provare ad affrontarla dall’inizio, passo passo, per poi poter serenamente valutare la possibilità di inserimento del Nome divino nelle versioni non ebraiche della Sacra Scrittura.
Non mi propongo di evitare i punti più spinosi e tecnici della questione. Considero troppo spiccia la semplificazione, per motivi di mera propaganda alle proprie convinzioni religiose, fatta ormai da diversi movimenti religiosi o pseudo religiosi su questa tematica che mira in realtà solo a coinvolgere per trascinare più persone possibile a sostenere questa o quella convinzione.
Allo stesso tempo farò di tutto per rendere il più accessibile possibile la mia discussione, non evitando le citazioni in lingua originale, ebraico soprattutto, ma anche in greco; ma proponendo sempre ampie spiegazioni e traslitterazioni nel nostro alfabeto che permetteranno a chi ama una lettura complessa ma non impossibile di seguire il filo del discorso.
Chi cerca qui polemica, rimarrà deluso. Chi ama invece la ricerca e la Parola di Dio sia il benvenuto in questo viaggio difficile che io stesso mi accingo, non senza un certo timore riverenziale, ad intraprendere.

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Published by: Domenico Bevilacqua on Nov 03, 2013
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04/01/2014

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Giuseppe Guarino
IL NOME DIVINO NELLA TRADUZIONE DELLE SACRE SCRITTURE ________
UNA RICERCA
 
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INDICE
Prefazione Introduzione Capitolo 1 – Il nome personale di Dio rivelato a Mosè Capitolo 2 – L’alfabeto ebraico Capitolo 3 – La vocalizzazione del Tetragramma Capitolo 4 – Le possibili letture del Tetragramma Capitolo 5 – Dio ha un un Nome o si presenta con un nome? Capitolo 6 – La parola “nome” nell’Antico Testamento Capitolo 7 – L’ellenizzazione del mondo antico e la diffusione della lingua greca Capitolo 8 – La lingua originale del Nuovo Testamento I: i Sinottici e gli Atti degli Apostoli Capitolo 9 – La lingua originale del N. T. II: quarto Vangelo, epistole e Apocalisse Capitolo 10 – La parola “nome” nel Nuovo Testamento Capitolo 11 – Il Tetragramma nella versione dei Settanta Capitolo 12 – Il Tetragramma nel Nuovo Testamento? Capitolo 13 – Il testo ebraico di Matteo e le conclusioni di George Howard Capitolo 14 – Evidenze interne nel Nuovo Testamento contro la presenza del Tetragramma Conclusione Appendice I – Mosè: incontro o scontro di due culture? Appendice II – Radici ebraiche della fede cristiana Appendice III – Gesù o
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Prefazione
La questione che riguarda il nome che Dio ha rivelato a Mosè sul Sinai e la sua presenza, nella sua forma originale o traslitterata, è l’argomento di questo studio. Che vi sia bisogno di un’indagine in questo senso è un dato oggettivo, dimostrato dal pullulare di tentativi di ripristino del nome divino nelle traduzioni sia delle Scritture dell’Antico Testamento che in quelle del Nuovo. E’ noto il tentativo della Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova che inserisce Geova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento (disponibile adesso anche online: http://www.jw.org/en, in inglese e su http://www.jw.org/it in italiano). Altri tentativi recenti in lingua inglese sono
The Book of Yahweh
 e della
King James Bible
 (che, nella sua revisione del 1769, è una traduzione tutt’ora in voga fra gli evangelici americani conservatori) della quale è stata approntata recentemente una versione che inserisce
 Jehovah,
chiamata
 The Divine Name
 (versione in inglese soltanto, ovviamente, disponibile su http://www.dnkjb.net/faq_dnkjb_online.htm). Ma al di là della semplificazione dei problemi di traduzione, traslitterazione o inserimento del nome divino di Esodo 3:14-16 anche nelle versioni della Bibbia non in lingua originale o nel Nuovo Testamento, quali sono le vere problematiche connesse a questi tentativi? In questo mio lavoro mi ripropongo di partire da zero, di
resettare
 questa problematica e provare ad affrontarla dall’inizio, passo passo, per poi poter serenamente valutare la possibilità di inserimento del Nome divino nelle versioni non ebraiche della Sacra Scrittura. Non mi propongo di evitare i punti più spinosi e tecnici della questione. Considero troppo spiccia la semplificazione, per motivi di mera propaganda alle proprie convinzioni religiose, fatta ormai da diversi movimenti religiosi o pseudo religiosi su questa tematica che mira in realtà solo a coinvolgere per trascinare più persone possibile a sostenere questa o quella convinzione. Allo stesso tempo farò di tutto per rendere il più accessibile possibile la mia discussione, non evitando le citazioni in lingua originale, ebraico soprattutto, ma anche in greco; ma proponendo sempre ampie spiegazioni e traslitterazioni nel nostro alfabeto che permetteranno a chi ama una lettura complessa ma non impossibile di seguire il filo del discorso. Chi cerca qui polemica, rimarrà deluso. Chi ama invece la ricerca e la Parola di Dio sia il benvenuto in questo viaggio difficile che io stesso mi accingo, non senza un certo timore riverenziale, ad intraprendere. C’è un ultima nota. Quando avevo già completato la prima stesura del mio libro, ho trovato
online
 un interessantissimo testo anonimo e senza
copyright 
 intitolato
The Tetragrammaton and the Christian Greek Scriptures
. In alcuni punti siamo così in accordo con questo autore ed utilizziamo schemi talmente simili che potrebbe persino sembrare che io mi sia più che ispirato a questo lavoro. Non ci sarebbe nulla di male, ma non è stato così. In parole povere, non ho copiato da lui, nonostante le incredibili coincidenze su quello che

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