[a.2002.04]
Il nuovo Piano regolatore di Roma(2001): un pianosenza strategia
Franco Archibugi
1.L’urbanistica a Roma dal PRG del 1962 ad oggi
Nei capitoli precedenti di questo saggio, si è fatto un breve excursus criticodell’urbanistica romana, intesa
non
come evoluzione della forma urbana dellacittà nella sua storia,
né
come storia degli interventi che nella sua storia sono statioperati, per una ragione o per l’altra, per accrescerne o riadattarne la funzionalità,ma come
pianificazione consapevole
della città.Si è fatto cenno infatti solo ai “piani regolatori” della città
; il primo dei quali(1870) (degno di tal nome e neppure tanto
) fu quello che fu formulatoimmediatamente dopo l’assunzione di Roma a capitale del Regno di Italia, nel1870. Insieme ai piani regolatori del 1883 e del 1909, essi compongono quella cheabbiamo chiamato l’urbanistica “umbertina”. Segue l’urbanistica “fascista”, chetrovò la sua principale espressione nel Piano del 1931.Nel dopoguerra fino ad oggi, la periodizzazione che ritengo dover suggerire, sidivide in due netti periodi: il periodo che abbiamo chiamato dell’urbanistica“moderna”, la quale sfocia nel piano regolatore del 1962 e il periodo successivo,che abbiamo chiamato il periodo “populista” e dell’”effimero”, perché si fa faticaad identificarne una strategia particolare, se non appunto
l'assenza di stratega
-peraltro arrogantemente sostenuta, per un verso o l’altro - da tutte le fasi politichee culturali che si sono succedute dopo l’adozione del piano regolatore del 1962.
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Cap. 7 ed ultimo del libro dell’A.:
Roma: per una nuova strategia urbanstca,
edito in inglese daRoutledge, London (in corso)] e in versione provvisoria da CP, Roma 2002.
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Che sono un prodotto dell’
ubanistca
, da quando la urbanistica vera e propria è nata, cioè nellaseconda metà dell’800, in tutti i paesi europei, negli Stati Uniti, e in altri paesi legati strettamentealla cultura europea, anche se formati in altri continenti. Per la differenza fra i due concetti di“urbanistica” – per molti versi entrambi legittimi – (che nel caso italiano e francese, conl’introduzione delle parole “urbanistica” e “urbanisme”, viene complicato anche da questionilinguistiche), si veda quanto sviluppato nel mio libro:
Introduzione all’urbanistca
, Cap.2(Archibugi, 1995).
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Infatti fu un abbozzo preparato dal Viviani, abbozzo che rimase per un decennio in continuadiscussione e variazione senza essere approvato e che solo nel 1983 trovò una sua sanzioneufficiale e giuridica.
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