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Testimonianze e storie di vittime del terrorismo in ambito scolastico - Cosa fare e cosa non fare

Testimonianze e storie di vittime del terrorismo in ambito scolastico - Cosa fare e cosa non fare

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Published by Luca Guglielminetti
Suggerimenti pratici su come migliorare l'efficacia del messaggio e il benessere delle vittime che narrano i momenti di dolore della loro vita.
A cura di RAN VVT
http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/networks/radicalisation_awareness_network/about-ran/ran-vvt/index_en.htm
Suggerimenti pratici su come migliorare l'efficacia del messaggio e il benessere delle vittime che narrano i momenti di dolore della loro vita.
A cura di RAN VVT
http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/networks/radicalisation_awareness_network/about-ran/ran-vvt/index_en.htm

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Published by: Luca Guglielminetti on Nov 19, 2013
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1
 
Testimonianze e storie di vittime del terrorismo in ambito scolastico
 
Cosa fare e cosa non fare
 
 Alcune vittime del terrorismo raccontano le loro storie nelle scuole di tutta Europa. RAN VVT ha organizzato un incontro a Madrid, il 7 e 8 giugno 2013, per discutere di come tali testimonianze possano costituire un efficace resoconto contro l'estremismo violento e la radicalizzazione. Questo documento è una raccolta di esperienze condivise
1
. Ha lo scopo di dare suggerimenti pratici su come migliorare l'efficacia del messaggio e il benessere delle vittime che narrano i momenti di dolore della loro vita. I consigli pratici possono essere validi anche in altre situazioni e contesti; tuttavia, qui ci concentriamo sulle testimonianze dal vivo nel sistema scolastico. Il prossimo incontro RAN VVT sarà incentrato sul modo in cui le storie e le testimonianze indirette (attraverso libri, film, foto, installazioni, ecc.) di vittime del terrorismo  possano divenire parte integrante dei programmi scolastici per i giovani in materia di sensibilità al radicalismo.
 Quando si ha a che fare con testimonianze dirette di vittime nel contesto scolastico, sono molti i fattori da tenere in considerazione. Non è solo la storia in sé a essere importante. È anche importante il modo in cui la storia viene raccontata, da chi, dove, attraverso quale canale, con quale obiettivo e a quale pubblico. Inoltre, sono essenziali una buona preparazione e collaborazione con tutti i soggetti coinvolti. Tali fattori dipendono dallo scopo e dal pubblico al quale ci si rivolge. Soprattutto quando si tratta di stimolare i giovani. In questo documento descriviamo le
lessons learned 
 (apprendimento organizzativo) quando si ha a che fare con testimonianze (dal vivo) di vittime in un contesto scolastico. Alcune di queste "lezioni" sono valide anche per le testimonianze registrate.
 Come stimolare i giovani? Come trasmettere loro il messaggio?
 
Generalmente i giovani hanno una certa consapevolezza in merito ad alcuni temi delicati e spesso hanno già una propria opinione personale. Inoltre, l'opinione dei giovani è influenzata dai genitori, dagli amici, dai media ecc. È pertanto importante discutere precocemente di questioni quali razzismo, uguaglianza, pregiudizi.
 
Una testimonianza ha un impatto maggiore e verrà ricordata meglio se il pubblico (giovane) è ben preparato a tal fine. È necessario che i ragazzi abbiano già un minimo di conoscenze, competenze e posizioni in merito. Ciò è possibile fornendo informazioni aggiuntive e discutendo sull'argomento in anticipo (nell'ambito di un più ampio programma scolastico). La cosa migliore da fare è formulare obiettivi didattici chiari e comunicarli alla vittima. Ad esempio:
o
 
i ragazzi possono accennare alla situazione geografica generale del paese (conoscenze);
o
 
i ragazzi possono esporre i concetti basilari del conflitto sociale da diverse prospettive (competenze);
o
 
i ragazzi devono rispettare il testimone nonostante le possibili divergenze di opinione (posizione).
 
"Preparazione" significa anche informare i genitori dell'argomento, del programma e degli obiettivi.
1
 Basate sugli incontri RAN VVT e su ulteriori contributi della signora Gemma Grootkoerkamp, coordinatrice del Centro nazionale (olandese) di supporto ai testimoni oculari della Seconda Guerra Mondiale-Presente e di Jan Durk Tuinier dei Progetti per l'educazione alla pace nei Paesi Bassi.
 
 
2
 
 
Se si desidera che i ragazzi riflettano sul radicalismo, è necessario stimolarli con storie che siano sufficientemente vicine alla loro situazione personale, affinché possano immedesimarsi nel racconto. I giovani hanno un ottimo "radar" per la sincerità: ecco perché una storia dovrebbe sempre essere veritiera.
 
Le testimonianze dovrebbero offrire spunti di discussione: come le persone si rapportano tra loro (allora e adesso); promuovere il dialogo e lo scambio.
 
 
L'obiettivo della testimonianza non è una lezione di storia ma un vero incontro con il passato. La testimonianza serve da ponte tra "allora" e "adesso".
 
Non si deve dire ai giovani cosa pensare. La discussione prima, durante e dopo la testimonianza non deve avere un tono paternalistico nei loro confronti. Diversamente, i giovani non ascolteranno e, anzi, si otterrà l'effetto contrario. È opportuno insegnare ai bambini a pensare e a imparare da soli.
 È importante che una testimonianza susciti nei ragazzi pensieri e riflessioni indipendenti su ciò che hanno ascoltato
.
 
Essere oratore ospite in una classe non significa sfogarsi come vittima: in primo piano ci devono essere i ragazzi.
 
È opportuno consentire ai ragazzi di identificarsi con il testimone e provare empatia (l'empatia e il riconoscimento sono condizioni importanti affinché un pubblico assimili le informazioni fornite).
 
L'efficacia di un messaggio aumenta se si "vive" l'esperienza di tale messaggio. L'apprendimento esperenziale consiste nell'apprendere riflettendo sulle azioni (apprendimento empirico, il
cosiddetto “learning by doing”). Pertanto, è meglio affiancare giochi ed esercizi interattivi alle
conversazioni e alle discussioni. Attraverso l'esperienza, i giovani imparano a riflettere sui propri sentimenti e comportamenti, comprendono come analizzarli e provano a cambiarli.
 Combinando apprendimento empirico e dibattiti, i giovani sono stimolati a pensare.
 
 
Per approfondire il processo di apprendimento, l'insegnante può cercare soluzioni per descrivere i risultati dell'apprendimento stesso (PowerPoint, quotidiani, bollettino scolastico, teatro, social media, serate con i genitori). Ovviamente, tali attività devono essere ben preparate.
Come preparare le vittime all'esposizione della loro testimonianza e della loro storia in classe
 
È possibile che trascorra del tempo prima che una persona sia in grado di raccontare la propria storia personale di fronte a un pubblico. Bisogna anche ricordare che alcune persone potrebbero non sentirsi mai pronte.
 
La vittima deve fare i conti con le proprie emozioni.
 
Le vittime necessitano di supporto prima, durante e dopo l'esposizione della propria storia di fronte a un pubblico. Tale supporto varia a seconda delle esigenze di ciascuna di loro. Ad esempio, le si può aiutare a esporre la storia e ad affrontare le proprie emozioni.
 
La scuola è responsabile della vittima dopo l'incontro con i giovani. Gli insegnanti dovrebbero rendersi conto che raccontare la storia di un evento terribile fa riaffiorare ogni volta delle forti emozioni. Si deve dedicare un po' di tempo a ringraziare la vittima in classe e al debriefing.
 
In quanto organizzazione per le vittime, il lavoro fondato su un rapporto di fiducia con le vittime è di estrema importanza. La fiducia, il rispetto e un'atmosfera aperta e positiva sono essenziali.
 
Durante le giornate di
team building
 (degli oratori ospiti che visitano le scuole), la condivisione di storie con altre vittime, il contatto personale e l'amicizia consentono di intrecciare rapporti e instaurare collaborazioni che durano nel tempo.
 
È auspicabile che l'organizzazione e la vittima collaborino (o addirittura stringano amicizia), perché solo conoscendo molto bene qualcuno è possibile capire quando questa persona ha raggiunto i propri limiti.
 
 
3
 
 
Prima di poter raccontare la propria storia in pubblico, le vittime devono essere preparate su diversi argomenti, ad esempio:
 
o
 
come raccontare la propria storia
o
 
come affrontare le proprie emozioni durante la narrazione
o
 
come utilizzare oggetti o fotografie
o
 
come raccontare la storia a un ragazzo
o
 
come affrontare domande difficili
o
 
come affrontare un pubblico che interrompe
o
 
come raccontare la storia all'interno di un messaggio universale più ampio
 
Le vittime dovrebbero innanzitutto visitare la scuola e conoscere l'insegnante prima di raccontare la storia.
 
 
Gli scolari e gli studenti possono raccogliere in piccoli gruppi le eventuali domande. Le domande possono essere raggruppate in: fatti, esperienze personali, opinioni, ecc. Per avere un'idea del progetto e del pubblico può essere di grande aiuto per il testimone esaminare a fondo le domande degli allievi prima del confronto.
 
Il coordinamento deve essere effettuato dall'organizzazione per le vittime e/o dalla scuola.
 
 
Le vittime che non sono in grado di parlare o testimoniare devono essere protette e coinvolte in altri tipi di progetti di testimonianza.
 
 
Le vittime dovrebbero essere pronte a incontrare i media. Possono ricevere consigli, preparazione e supporto da parte dell'organizzazione per le vittime in merito a come gestire l'attenzione dei media.
 Elementi che rendono efficace l'uso delle voci delle vittime
 
Le testimonianze devono essere utilizzate in modo molto mirato, con un determinato obiettivo per un pubblico specifico.
 
Una testimonianza isolata e svincolata dalle altre non è utile. Una testimonianza dovrebbe far parte di un programma più ampio e integrarsi all'interno del sistema scolastico.
 
Il pubblico, gli insegnanti e la vittima che narra la storia dovrebbero essere ben preparati.
 
Durante una testimonianza, evitare di discutere eccessivamente di politica. Benché inevitabile, questo argomento deve mantenere un carattere neutrale nel corso del processo di apprendimento. Il principale obiettivo dell'incontro non è giungere a un accordo o trovare un compromesso ma ascoltare la narrazione di un'esperienza reale e riflettere sul contenuto (fatti) e sulle emozioni. Naturalmente è possibile esprimere opinioni politiche, ma queste non devono essere predominanti.
 
Quando la storia personale è collegata ai principi fondamentali della democrazia, la narrazione della vittima diviene ancora più forte, con un maggior impatto educativo e più punti di vista per i giovani.
 
L'aspetto umano e una forte empatia sono essenziali nel contesto e nella storia.
 
Si deve utilizzare una testimonianza per guardare al passato e trarre insegnamenti validi anche per il futuro.
 
Assicurarsi che vi sia tempo a sufficienza per ascoltare gli altri e tempo e spazio per la conversazione.
 
Lavorare in piccoli gruppi, delle dimensioni di una classe.
 
La vittima, l'insegnante e il pubblico devono essere empatici.

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