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RISPONDERE ALLA DEREGULATION DI SACCONI PROGETTANDOIL NUOVO DIRITTO DEL LAVORO 
SULLE POLITICHE DEL LAVORO NON DOBBIAMO COMMETTERE DI NUOVO GLI ERRORI DELLA14a LEGISLATURA
Intervista a cura di Roberto Bagnoli, pubblicata sul
Corriere della Sera
del 9 giugno 2008
ROMA - «Se il sindacato e il centrosinistra non avranno il coraggio di far cadere il tabùdell’articolo 18, qualsiasi opposizione al programma del ministro Sacconi di
deregulation
 e di liberalizzazione dei contratti a termine sarà perdente. Se si vuol combatteredavvero il precariato permanente e offrire ai giovani una vera eguaglianza diopportunità nel mercato del lavoro, occorre disegnare un modello di rapporto di lavoro atempo indeterminato per tutti, ma più flessibile». Pietro Ichino, neo senatore del Pd egiuslavorista riformista, va dritto al cuore del problema.
Però, nemmeno il ministro del Welfare Sacconi, che pure sabato a S. MargheritaLigure ha picchiato duro sulla necessità di liberalizzare, ha posto la questionedell’articolo 18.
 «Certo: perché anche il centrodestra ha interiorizzato il tabù per cui “chi tocca loStatuto dei lavoratori muore”. Così il governo torna a puntare a un allargamento deglispazi di flessibilità nella zona non protetta, quella del precariato. Il Pd deve stareattento a non ripetere l’esperienza disastrosa della quattordicesima legislatura:un’opposizione di retroguardia, priva di una strategia efficace contro il dualismo el’apartheid fra lavoratori di serie A e di serie B».
E lei quale strategia di opposizione propone?
 «Per opporsi al consolidamento del dualismo fra protetti e non protetti, l’unica strategiaefficace è puntare, per tutte le nuove assunzioni, su di un nuovo modello di rapporto dilavoro a tempo indeterminato, capace di dare alle imprese la flessibilità di cui hannobisogno, ma recidendo alla radice il fenomeno del precariato permanente».
Questa è l’idea del “contratto unico di lavoro” di Boeri e Garibaldi; che però non èstata recepita nel programma elettorale del Pd.
 «Nel programma elettorale era indicato il modello della “migliore flexicurity europea”;nel manifesto sulle politiche del lavoro si parla di “coniugare il massimo possibile diflessibilità per le strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza per ilavoratori”. Ora l’uscita del ministro Sacconi costringe il Pd ad accelerare i tempi del
 
suo dibattito interno su come concretare questa scelta programmatica; la proposta diBoeri e Garibaldi indica una soluzione, ma ci sono anche altre varianti sul tappeto».
Ma tutto poi finisce alla riforma dell’articolo 18…
 «Chiariamo bene: l’articolo 18 dovrebbe continuare ad applicarsi per i licenziamentidisciplinari e contro quelli discriminatori, o per rappresaglia. È sui licenziamenti permotivi economici od organizzativi che occorre introdurre una tecnica protettiva diversa,di tipo nord-europeo».
I critici sostengono che attuare un modello di quel tipo occorrono molti soldi. Chenon ci sono.
 «Il costo di un sistema integrato di sostegno robusto del reddito e di riqualificazione deilavoratori, affidato a enti bilaterali, potrebbe benissimo essere accollato interamentealle imprese, come contropartita della maggiore flessibilità che si offre loro».
Quanto costerebbe?
 «Per i primi mesi il costo è zero, perché la nuova disciplina si applica solo alle nuoveassunzioni. A regime il costo medio si colloca intorno allo 0,5 per cento del monte salari.Ma si può applicare un meccanismo
bonus/malus
che faccia lievitare il contributo acarico delle imprese che ricorrono di più al licenziamento per motivo economico e lofaccia ridurre per le altre».
Secondo lei è davvero possibile che il Pd faccia propria una scelta di questo genere?
 «Il Pd è nato proprio per voltar pagina rispetto ai tabù della vecchia inistra. Se vuoleevitare il rischio mortale di riproporre battaglie di retroguardia il Pd deve guardareavanti».
Resta il fatto che tutti i sindacati si oppongono a toccare l’articolo 18.
 «Dovrebbero chiarire a che titolo si oppongono. Il nuovo regime si applicherebbesoltanto per le assunzioni operate d’ora in avanti; riguarderebbe dunque soggetti cheoggi nessun sindacato rappresenta. Per questi, le nuove leve, sarebbe un evidentemiglioramento: non più la giungla dei contratti precari, ma per tutti una pariopportunità di stabilizzazione progressiva. Per chi già lavora regolarmente noncambierebbe nulla».
Cosa ne pensa della proposta di Federica Guidi sul “contratto su misura” e sullanecessità di un “diritto del lavoro maggiorenne”?
 «Nella fascia alta della forza-lavoro quel contratto c’è già. E al “diritto del lavoromaggiorenne”, di cui ha parlato la presidente dei giovani industriali venerdì a S.Margherita Ligure, ho dedicato un libro dodici anni fa, sostenendo che proprio a questo
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