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Le scienze naturali e la botanica a Catania

Le scienze naturali e la botanica a Catania

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Il saggio studia i presupposti che portarono alla fondazione dell'orto botanico dell'università di Catania e indaga la diffusione delle scienze naturali in Sicilia, con molti richiami alle vicende politiche e ai protagonisti del processo risorgimentale.
Il saggio studia i presupposti che portarono alla fondazione dell'orto botanico dell'università di Catania e indaga la diffusione delle scienze naturali in Sicilia, con molti richiami alle vicende politiche e ai protagonisti del processo risorgimentale.

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Categories:Types, Research, History
Published by: Francesca Maria Lo Faro on Aug 16, 2009
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04/03/2013

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PREMESSA
Perché due secoli fa alcuni botanici andavano a raccogliere le piante che crescevano accanto airesti archeologici? Perché vari medici erano convinti che bisognasse nutrirsi e curarsi con le erbelocali? Perché certi naturalisti preferivano le piante indigene, difendevano le peculiarità native edil particolarismo locale? Perché taluni non amavano le piante esotiche e vantavano, invece, laloro “patria” vegetale? Perché i frequentatori di giardini e di orti botanici esprimevano ediffondevano opinioni politiche?A tali domande risponde questo volume, che - con il pretesto di conoscere i presupposti che portarono alla fondazione dell’Orto botanico dell’università di Catania - indaga la storiadell’Ottocento partendo da un particolare punto di vista, quello della botanica e delle scienzenaturali, per ricostruire qualche aspetto inedito del Risorgimento. Difatti, attraverso questaspeciale “chiave di accesso”, è stato possibile entrare in un mondo sinora quasi totalmentesconosciuto, i cui protagonisti sono Catania e il contesto politico-culturale, i laboratori chimici ele farmacie, le sperimentazioni fatte in campo agrario, lo studio universitario delle scienze.Assoluti protagonisti sono gli orti botanici privati che uniscono l’utile al bello e mostranol’amore verso la natura dei botanici, alcuni dei quali, fautori di una particolare visione antropo- botanica, presentano curiosi echi di una certa tradizione magico-superstiziosa, giacché sono persuasi che vi sia un legame – una sorta di fluido, un principio unificante - che concatena earmonizza territorio, persone e piante. Essi ritengono che sia l’Etna a rendere particolari isiciliani. Infatti, quando descrivono i particolari caratteristici della flora etnea ed isolana, essi piùvolte fanno emergere la percezione del necessario rapporto tra i fatti fisici e gli antropici,l’integrazione tra paesaggio e storia. Facile intuire che queste deduzioni possono sfumare in unacorrente di pensiero tesa all’esaltazione delle specificità locali, anche in senso politico, come in parte dimostra lo sviluppo delle vicende politiche del tempo.
 
La mia ricerca è dunque fortemente ancorata alla dimensione locale. Nelle pagine che seguonosaranno molti i richiami alle vicende politiche e ai personaggi del tempo. Sflileranno i notabili egli uomini di cultura della Catania del XIX secolo – Micio Tempio, Carlo Gemmellaro,Vincenzo Cordaro Clarenza – accompagnati da personaggi minori e oggi misconosciuti e non per questo meno importanti per ricostruire un’epoca: i chimici Giuseppe e Gaetano Mirone,l’economista Alessio Scigliani, i medici Salvatore e Placido Portal, il farmacista Gaetano DeGaetani, i patrioti ed esuli Roberto Sava e Giacomo Sacchero. A costoro si aggiungono due“forestieri” che si trovarono a vivere a Catania, dove innovarono profondamente le scienze e nonsolo nel campo della botanica: Paolo Assalini (medico e primo chirurgo di NapoleoneBonaparte) e Cesare Borgia (naturalista e fratello di un generale di Gioacchino Murat).Troneggia su ogni altro, e non poteva essere altrimenti, Francesco Tornabene, il luminare di botanica dell’ateneo catanese che contribuì più di ogni altra autorità accademica a creare l’ Ortouniversitario, di cui divenne primo direttore.Storie di uomini quelle che qui si tracciano. Chi mi conosce sa che amo le biografie. Il perché èsemplice comprenderlo se si considera l’importanza della persona concreta, individuale, storica,e della sua azione, nella costruzione di eventi generali, di fatti collettivi e impersonali. Le persone contribuiscono alla costruzione della comune cultura di un’epoca. Di questo sonoconvinta e con questa consapevolezza ho tracciato in poche righe il profilo biografico dei personaggi, segnalandone i tratti peculiari e significativi e facendo sempre emergere il raccontodella vita personale dei protagonisti. E, a proposito di uomini, non posso mancare di ricordaredoverosamente chi mi ha incoraggiata in questa ricerca di storia. L’elenco degli amici è lungo. Atutti costoro va il mio debito di gratitudine e in particolare a chi non ama essere citato. Undoveroso ringraziamento va ovviamente a chi ha creduto in questo progetto di ricerca, e a LuciaPastore, che ha sempre creduto in me. Un vivo senso di riconoscenza indirizzo anche agliimpiegati degli archivi e delle biblioteche che mi hanno agevolato sensibilmente. Un grazieanche a chi ha letto pazientemente il manoscritto e sono riconoscente anche a coloro con i quali
 
ho avuto un proficuo scambio di opinioni in merito gli studi di storia delle scienze. Non suonistrano se tra i miei benefattori annovero anche chi mi è stato freddamente indifferente oaddirittura ostile: con il loro atteggiamento, pur non sospettandolo, essi mi hanno spronata acompletare la monografia.
LA STORIA DELLA BOTANICA
La società industriale ha generato il culto della natura perduta. Innumerevoli sintomi lodimostrano: il consenso per la visione new age dell’uomo e del mondo, il trionfo della medicinaalternativa e delle terapie naturali, il successo della parola “Verde” nel commercio, nella politica,nelle strategie di mercato.I sentimenti collettivi di apprezzamento, di magnificazione, per tutto ciò che è naturale non sononuovi, ma appartengono alla tradizione del sapere europeo. Già nell’antichità l’uomo ha interesse per le piante. I giardini di Pompei, l’iconografia botanica di epoca medievale, mostrano l’amoredegli antichi verso la natura. Il mito della natura si diffonde largamente nell’età dell’Illuminismo.La botanica è una disciplina ampiamente apprezzata da Jean-Jacques Rousseau (1712 - 1778)
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che è tenacemente convinto che la natura sia sempre benevola verso l’uomo, salvaguardandolo e preservandolo dai danni prodotti della civiltà
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. Le idee illuministe accelerano lo studiosperimentale degli esseri viventi, già diffuso fin dal Cinque e Seicento. La nuova ricerca 
1 La passione di Rousseau per la botanica è testimoniata da Wolf Lepenies,
 La fine della storia naturale. La trasformazione di formedi cultura nelle scienze del XVIII e XIX secolo
, Bologna, Il Mulino, 1991.2 Il filosofo ginevrino esalta la natura come unica fonte di verità e di bene, ad essa riconducendo tutto il positivo della vita umana,individuale e sociale. Il ritorno alla natura, teorizzato nella “Nouvelle Hélöise”, risolve nell’indicazione del paesaggio naturale illuogo della rigenerazione dell’uomo. L’auspicabile ricomparsa dello “stato di natura” ristabilisce il legame verso un primitivo stato diequilibrio, perduto a causa della corruzione dei tempi. Un aperto richiamo alle idee di Rousseau oggi si ritrova nel Giardino botanicodi Ginevra, dove i visitatori sono stimolati a riflettere sulla natura, sulla salvaguardia del potenziale genetico dei vari frutti antichi, sulmito di Grande madre e sulle tematiche ecologistiche. Un cartello didattico, dedicato alla biodiversità, reca scritto: “Nel momentoattuale, di una mondializzazione dell'economia senza regole, i valori patrimoniali del sapere sono essenziali. La loro trasmissioneorale e ancestrale è battuta in breccia dalle comunicazioni immediate e multimediali. Le nuove barriere etiche devono essere pensatee attivate al fine di evitare tutte le appropriazioni partigiane che compromettono uno sviluppo duraturo ed equo”.

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