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IO, ROBOT

IO, ROBOT

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Published by Alessio Mannucci
Puliranno i pavimenti, taglieranno l'erba, sorveglieranno le abitazioni, assisteranno gli anziani e i disabili, eseguiranno interventi chirurgici, ispezioneranno i luoghi pericolosi, saranno pompieri ed artificieri, e si aggiungeranno alla già folta schiera di “entertainment-robots”...
Puliranno i pavimenti, taglieranno l'erba, sorveglieranno le abitazioni, assisteranno gli anziani e i disabili, eseguiranno interventi chirurgici, ispezioneranno i luoghi pericolosi, saranno pompieri ed artificieri, e si aggiungeranno alla già folta schiera di “entertainment-robots”...

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Categories:Types, Research
Published by: Alessio Mannucci on Aug 21, 2009
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IL MITO DEL ROBOT
La parola robot appare per la prima volta nel dramma diKarel Capek “RUR” (Rossum's Universal Robots), scritto nel1920 e andato in scena nel 1921. Deriva dal ceco “schiavo”,“forzato a lavorare”, e nel racconto di Capek è per la veritàpiù un androide, un umano artificiale ma organico.Nel suo dramma Capek immaginava una rivolta dei robotlavoratori, creati su un'isola sconosciuta, che si ribellano edistruggono senza alcuna pietà la razza umana. Non avevafatto altro che tradurre in distopia l'utopia comunistadell'epoca, proprio come stava succedendo nella realtà.
PIGMALIONE E LA REAL DOLL
Nel mito di Galatea si racconta di una statua di avoriotrasformata in donna da Venere per soddisfare le preghieredi Pigmalione, lo scultore ormai completamente invaghitodella sua creatura.C'è qualcosa di maledettamente ancestrale in questaattrazione fatale, tecno-feticista, tra l'uomo e le sue creaturetecnologiche.Nel 1996 è nata in USA una ditta che produce “donne suordinazione”. Copie esatte in ogni piccolo particolare didonne vere realizzate con un nuovo tipo di silicone: sono leReal Doll, versione aggiornata delle vecchie bambolegonfiabili. Si può scegliere tra vari modelli (brune, bionde,ispaniche, orientali) che vengono inviati al cliente con tantodi completini intimi annessi. Se invece il cliente ha già inmente un suo modello di donna ideale può addiritturapersonalizzarsi la sua Venere al silicone e vivere per semprefelice e contento.Tra quelli che l'hanno provata, come si legge sul sito internet, c'è chi sostiene, comeHoward: “
Il miglior sesso che abbia mai avuto! Questa Real Doll è meglio delle donnevere
”.
ROBOTERAPIA
Un cane robot può aiutare a tenere bassa la pressione del sangue ed evitare lo stress
”. Èquanto suggerisce Alan Beck, direttore del Center for the Human-Animal Bond. Lostudioso è conosciuto per le sue ricerche sulla “pet-therapy”, ovvero sui benefici sullasalute dell'uomo derivanti dalla presenza di un animale domestico, meglio se un cane.La prossima estate Beck conduruna ricerca per stabilire se i bambini riesconorealmente a distinguere la differenza tra animali reali e robot. Per questo ha già ottenutouna convenzione con la National Science Foundation per andare a constatare nelle scuoleelementari e in quelle secondarie quanto Aibo, il cane robot della Sony, possa essereconsiderato dai ragazzi simile al vero. Alcuni scienziati giapponesi hanno già eseguito
 
degli studi in alcune case di riposo per vedere come Aibo possa svolgere una funzioneterapeutica per gli anziani soli.Dopo tutti i danni provocati dalla medicina industriale, cominciano a inculcarci l'idea che adispensarci da tutti i mali saranno in futuro le macchine. Ogni degente avrà presto il suobravo roboterapista, così non ci sarà neanche più bisogno di medici umani che in quantoesseri imperfetti possono sempre andare incontro a pericolosi “turbamenti di coscienza”.Il ricercatore americano John Jordan prevede l'ingigantirsi delle stesse sindromi didipendenza nate con computers, cellulari e videogames.Quel che emerge dai test è che l' “uomo-macchina” si dimostra assai ben disposto verso isuoi compagni-robot, tanto da attribuirgli quasi sembianze e caratteristiche umane. Comenel caso di Aibo, il cane robot giapponese, in grado di rispondere alla voce del padrone,scodinzolare a comando, interagire in base all'attenzione ricevuta, ritenuto dai degenti,
meglio di un cane vero
”.
IL ROBOGATTO
Il robo-micio Si chiama “NeCoRo”: è un “robo-micio” partorito dai laboratori dell'elettronica dellaOmron. Proprio come i gatti domestici“tradizionali”, non risponde ai comandi dei suoipadroni, si fa gli affari suoi e fa le fusa solo seviene trattato a dovere. In effetti, NeCoRo neppurecammina, ma è programmato per dare unarisposta emozionale alle carezze e alle altremanifestazioni affettive che possono derivare daqualche umano in cerca di robo-coccole.
ACTROID
Tra gli ultimi “nati” in Giappone c'è Actroid, una donna-robotprodotta dall'azienda nipponica Kokoro. Actroid ha leparvenze di una ragazza giapponese con tanto di pellevellutata (in realtà è di silicone), e può esprimere con il volto40 emozioni e in più parla e gesticola con naturalezza. Unprototipo di geisha artificiale destinato a riscuotere grandesuccesso presso il popolo maschile giapponese.
GIAPPONESI ARTIFICIALI
Robo-camerieri, robo-operai, robo-ballerini, robo-musicisti,robo-giocattoli, robo-infermieri, robo-poliziotti, robo-amanti,robo-gruppi, robo-squadre, robo-calciatori, il mondo dei robotin Giappone è già realtà, ce n'è un po' per tutti i gusti. Sonoallo studio perfino dei robo-uteri, delle mamme artificiali, cosìsi potranno anche riprodurre.
 
Ma da dove viene questo grande amore deigiapponesi per le creature artificiali?Frédéric Kaplan, ricercatore nei laboratori dicomputer science della Sony parigina, sostieneche «
gli europei sono più imbarazzati di fronte arobot umanoidi degli abitanti del Sol Levante perché i due popoli hanno una concezione diversadi umanità, dell'essenza dell'uomo, che derivaanche dal loro diverso retaggio religioso
».Secondo Kaplan la tradizione giudaico-cristiana,che porta con sé il concetto di uomo come creaturacreata dalla divinità, è il primo ostacoloall'accettazione e quindi alla produzione diandroidi. Nello shintoismo, invece, la religionestorica del Giappone (pur nelle sue diversecontaminazioni con il buddhismo), non esiste ilmito della creazione ex nihilo. Senza contare,come rileva lo studioso, che «
 per i nipponici concetti di naturale e artificiale non sono incontrasto
».Questa diversa impostazione tra Oriente e Occidente non convince tutti. Aaron Sloman,docente di intelligenza artificiale e scienze cognitive all'Università di Birmingham, si èdimostrato scettico: “
Non sono per niente convinto che i popoli del Vecchio continenteabbiano un disagio maggiore dei giapponesi verso i robot, o che siano meno interessati aquesti progetti. Anzi, credo che si tratti di una generalizzazione un po' grossolana.Personalmente sono più interessato al funzionamento di una cosa e non tanto alla suaorigine e certo non ho paura dei robot. I veri mostri, in certi casi, sono proprio gli umani 
”.L'attrazione-repulsione dell'uomo verso i simulacri, umani e non, in effetti appartieneanche ai giapponesi. Hiroaki Kitano, uno dei padri del cane-robot della Sony Aibo, rivela:«
 Avevamo realizzato anche una versione del nostro cane meccanico dotata di pelliccia,che rendeva il replicante ancora più simile a un animale vero. Troppo vero, la gente nerimaneva turbata
». Quasi a dire che i robot ci devono sì ricordare la realtà, ma «
fino a uncerto punto
».Il problema non è nella macchina in sé, ma in chi la programma e a quale scopo. Se ilcreatore è un mostro, lo sarà anche la sua creatura, a sua immagine e somiglianza.
AIBO MANIA
Intanto Aibo in Giappone è guna star. Ècomparso sulla copertina del Time, ha fattoregistrare un boom di vendite senza precedenti nelsettore dei giocattoli elettronici intelligenti.Sulla rivista Wired, che si è occupata del caso, si èprovato ad analizzare gli sviluppi dell’impattoemotivo e comportamentale di Aibo, che è risultato

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