di Gabriele D'AnnunzioA Francesco Paolo MichettiQuesto libro, composto nella tua casa dall'ospite beneaccetto, viene a te come un rendimento di grazie, comeun ex-voto.Nella stanchezza della lunga e grave fatica, la tuapresenza m'era fortificante e consolante come il mare. Neidisgusti che seguivano il doloroso e capzioso artifizio dellostile, la limpida semplicità del tuo ragionamento m'eraesempio ed emendazione. Ne' dubbii che seguivano losforzo dell'analisi, non di rado una tua sentenza profondam'era di lume.A te che studii tutte le forme e tutte le mutazioni dellospirito come studii tutte le forme e tutte le mutazioni dellecose, a te che intendi le leggi per cui si svolge l'interiorvita dell'uomo come intendi le leggi del disegno e delcolore, a te che sei tanto acuto conoscitor di anime quantogrande artefice di pittura io debbo l'esercizio e lo sviluppodella più nobile tra le facoltà dell'intelletto: debbol'abitudine dell'osservazione e debbo, in ispecie, il metodo.Io sono ora, come te, convinto che c'è per noi un solooggetto di studii: la Vita.Siamo, in verità, assai lontani dal tempo in cui, mentre tunella Galleria Sciarra eri intento a penetrare i segreti delVinci e del Tiziano, io ti rivolgeva un saluto di rimesospirantiall'Ideale che non ha tramonti,alla Bellezza che non sa dolori!Ben, però, un vóto di quel tempo s'è compiuto. Siamtornati insieme alla dolce patria, alla tua " vasta casa ".Non gli arazzi medìcei pendono alle pareti, né convengonodame ai nostri decameroni, né i coppieri e i levrieri diPaolo Veronese girano intorno alle mense, né i fruttisoprannaturali empiono i vasellami che Galeazzo MariaSforza ordinò a Maffeo di Clivate. Il nostro desiderio è mensuperbo: e il nostro vivere è più primitivo, forse anche più
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