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Verso un nuovo centro di gravità mondiale

Verso un nuovo centro di gravità mondiale

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Published by Mazziero Research
Abstract
L’articolo prende spunto dal meeting di Brasile, Russia, India e Cina svoltosi lunedì 16 giugno a Ekaterinburg per esaminare il possibile spostamento degli equilibri geopolitici da Usa ed Europa all’Asia. Vengono, inoltre, prese in esame le soluzioni ipotizzate per contrastare la perdita da parte del dollaro della funzione di riserva mondiale, esplicitando nel contempo le loro criticità.

Lunghezza articolo: 5.387 caratteri spazi inclusi, 15 paragrafi, 69 righe.
Abstract
L’articolo prende spunto dal meeting di Brasile, Russia, India e Cina svoltosi lunedì 16 giugno a Ekaterinburg per esaminare il possibile spostamento degli equilibri geopolitici da Usa ed Europa all’Asia. Vengono, inoltre, prese in esame le soluzioni ipotizzate per contrastare la perdita da parte del dollaro della funzione di riserva mondiale, esplicitando nel contempo le loro criticità.

Lunghezza articolo: 5.387 caratteri spazi inclusi, 15 paragrafi, 69 righe.

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Categories:Business/Law, Finance
Published by: Mazziero Research on Aug 30, 2009
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Verso un nuovo centro di gravità mondiale
di Maurizio Mazziero - Analista finanziario 
Abstract 
L’articolo prende spunto dal meeting di Brasile, Russia, India e Cina svoltosi lunedì 16giugno a Ekaterinburg per esaminare il possibile spostamento degli equilibri geopolitici daUsa ed Europa all’Asia. Vengono, inoltre, prese in esame le soluzioni ipotizzate percontrastare la perdita da parte del dollaro della funzione di riserva mondiale, esplicitandonel contempo le loro criticità.
Lunghezza articolo:
5.387 caratteri spazi inclusi, 15 paragrafi, 69 righe.Lunedì 16 giugno si è svolto a Ekaterinburg, in Russia, il secondo meeting BRIC (Brasile,Russia, India e Cina) un incontro di portata mondiale, per le implicazioni, che la stampaitaliana ha quasi ignorato.Per il Financial Times il centro di gravità mondiale si sta spostando da Usa ed Europaall’Asia; i BRIC rappresentano il 15% dell’economia mondiale e il 40% della popolazione.India e Cina sono economicamente sia in competizione che alleati, la Russia è un grandeproduttore di materie prime, mentre la Cina è un insaziabile importatore di materie di base;il Brasile rappresenta il competitor meno feroce ma è in grado di condizionare le politichedegli altri sia a livello alimentare che energetico, grazie anche alla produzione dibioetanolo.Il breve articolo de Il sole 24 Ore riporta: “I capi di stato di Brasile, Russia, India e Cina,riuniti oggi a Ekaterinburg (Russia) per il loro primo summit, hanno chiesto un sistemamonetario internazionale «più diversificato», e quindi meno ancorato al dollaro.” Seguonoaltre brevi righe di commento.Il fatto è di non poco conto e secondo il GlobalEurope Anticipation Bulletin di giugno delLabratoire européen d'Anticipation Politique (LEAP) costituisce l’ultimo tentativo diriconciliazione prima del divorzio.Analizziamo meglio le implicazioni generali sebbene lo scenario risulti molto piùcomplesso. Dall’abbandono nel 1971 del Gold Standard, cioè la piena convertibilità deldollaro in oro stabilita con gli accordi di Bretton Woods nel 1944, il dollaro è diventata, difatto, la moneta di riserva mondiale. Non solo la maggior parte degli scambi commerciali sibasano su questa moneta, ma essa costituisce anche la moneta di riserva per le banchecentrali.Oggi, con la crisi economica partita dagli Stati Uniti, il dollaro non costituisce più unagaranzia di solidità; alcuni stati come la California si trovano sull’orlo del collassofinanziario, mentre l’emissione di titoli di stato Usa viaggia a un ritmo di oltre 100 miliardi didollari al mese, con un tendenziale per il 2009 di 2.600 miliardi di dollari, che poi vengonoin parte riacquistati dalla Fed (stampando materialmente moneta non coperta da riserve)per sostenerne i prezzi.I Paesi produttori di materie prime e di beni di consumo, come Cina e Russia, si sonoritrovati nelle loro riserve miliardi di dollari impiegati in titoli di stato Usa. È comprensibilecome questo aspetto rappresenti per loro un rischio sempre più rilevante, in particolarmodo se si dovesse assistere a una plausibile svalutazione del dollaro.La Cina ha già avviato un programma di vendita dei titoli di media e lunga durata con quellia tre-sei mesi, un passo intermedio prima di dire addio a questo tipo di investimenti. Nelcontempo ha ampliato le sue riserve in oro e ha avviato massicci acquisti di materie prime,pagate generalmente in dollari, che contribuiscono ad ampliare le scorte nazionali.

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