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L'ITALIA NEI BALCANI: DAL MITO REVISIONISTA AL MITO DELLA STABILITÀ. INDUSTRIALIZZAZIONE, PROCESSI IDENTITARI E COSTRUZIONE NAZIONALE
Tesi in Storia dell'Europa - Università degli Studi di Teramo - Facoltà di Scienze Politiche - Anno Accademico 2005-2006
L’intervento pacificatore italiano, a partire dall’ultimo conflitto balcanico, indica sia la ridefinizione di un piccolo ruolo internazionale che l’opportunità di una riflessione che dal rango arrivi alle radici stesse dell’identità nazionale; di una rielaborazione del passato coloniale e imperialista.
Dal travagliato processo di costruzione nazionale, infatti, è derivata la persistenza di uno schema politico e socio-economico trasformistico-corporativ o, a cui possono essere ricondotte tutte le culture politiche italiane, nate da questo lungo processo: attraverso il Risorgimento, il Fascismo e, poi, la Repubblica. Adattandosi reattivamente, nella continuità, al contesto internazionale, secondo schemi fondamentali di politica estera basati sulla dialettica ruolo-rango (internazionale) e (politica estera) continentalista-mediterra nea.
Al centro di queste linee di continuità c’è la strutturalità del rapporto tra Italia e Balcani. Strutturalità ideologica, nell’Unità, che deriva dalla tradizione dell’interventismo democratico e dalla sua istituzionalizzazione in chiave nazionalista.
L’Unità italiana si compie, nella realtà, secondo il modello del diritto di conquista, ossia di un modello approssimabile a quello coloniale; segnalato dalla rivoluzione dall’alto e dalla despecificazione in cui si esprime il mito risorgimentale.
La conquista e la composizione dello Stato unitario sarebbero la premessa di un lungo ciclo colonial-imperialista con le sue fasi successive nel colonialismo e nel revisionismo balcanico. Con Osimo e con l’integrazione – economica, quando non ancora politica – dei Balcani e dell’Europa Orientale in uno spazio europeo riunificato, il ciclo revisionista si chiude anche simbolicamente.
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