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 E’ una rivolta che vi seppellirà
Scrive Il Sole 24 ore di venerdì 10 luglio:“Questo intero vertice è stato organizzato innome e per conto dei terremotati. per portaresolidarietà... e, se è possibile, qualcheiniziativa pecuniaria per la ricostruzione. E’finita però che nessuno dei leader è andatoin visita in un campo profughi, profughi chesono rimasti nelle loro tende, e dunque diloro si è parlato poco in questo agitatissimocircolo della politica mondiale”.Scrive il giornale dell’Abruzzo, Il Centro: “Sesò scordati di noi. Il G8 è stato a L’Aquilama qua non si è visto nessuno”.Scrive Il Tempo: “Il ‘Media village’ dellacaserma di Coppito potrebbe essereparagonato benissimo ad uno di quei villaggituristici all inclusive scelti spesso come metadelle vacanze”.“Il cibo è stato buonissimo” e “Berlusconi èstato bravissimo”. Il G8 si potrebbe
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nuova serie
LUGLIO 2009 - euro 1.00
racchiudere in queste semplici frasi e la cosapotrebbe anche finire a ridere. Ma purtropponon è stato solo questo.E’ stato l’ipocrisia ma anche la straccionerianeocoloniale dei regali e aiuti allaricostruzione venuti dai rappresentanti deigoverni più ricchi del mondo - terremotatitrattati come popoli di paesi del Terzo mondo.E’ stato l’enorme spreco di denaro sottrattoad un uso per i terremotati. E’ stato iterremotati rinchiusi, sequestrati in tendopolidivenute ancor più in questi giorni degliautentici campi di concentramento: “neancheun giro dentro il campo potete fare... questoG8 peserà molto alla popolazione aquilana...ci saranno gravi limiti per almeno 48 ore allamobilità degli sfollati... ma mi auguro nessunoosi protestare”, “non si effettuano esami delsangue e altri accertamenti causa il G8” E’stato la campagna di arresti preventivi, dicariche e aggressioni immotivate nei giorniprecedenti e nei giorni del G8. E’ stato loscenario cupo e intimidatorio di uno stato diassedio tipo Genova 2001. E’ stato lamilitarizzazione dell’informazione, con tutti icanali televisivi o quasi occupati militarmenteda mezzi busti a cui mancava solo la divisaper ricordare trasmissioni da regimi dittatorialisudamericani.Il G8, il G14, il G ecc., ecc., intanto nelconcreto si è sviluppato secondo i canonidegli ultimi G8, in cui si ostenta il governodel mondo mentre divampano la crisi, leguerre, la devastazione ambientale, la famee la povertà. I Grandi danno grande sfoggiodi parole alate, eternamente sorridenti,eternamente impegnati in uno showmediatico in cui le first lady assumono unruolo da grandi veline nel disperato tentativodi trasmettere messaggi di speranza, disoluzioni dei problemi, che fanno a pugni conla realtà delle decisioni prese e la situazionedei proletari e delle masse povere del mondo.
Sulle decisioni
. Gli stanziamenti perl’Africa passati da 25 miliardi poi ridotti a15 e poi risaliti a 20 miliardi di dollari, comescrive Marconne su Il Manifesto, non sonoaltro che merce riciclata e anche un po’avariata, circolante nei vertici sin dal 2000;non si sa questi soldi chi e come li raccoglieràe come verranno spesi. Rispetto a questo ilgoverno Berlusconi era già largamenteinadempiente, “avremmo già dovuto versareun miliardo di dollari, mentre abbiamo finoraconferito 30 milioni, pari al 3% di quantodovuto. Ora Berlusconi ha promesso unversamento di 130 milioni....” - dall’editorialede La Repubblica del 12 luglio.L’accordo sul clima fissa a 41 anni l’obiettivodella riduzione dei gas serra. La lotta aiparadisi fiscali e agli inusitati profitti deipetrolieri sembra una dichiarazione da‘scherzi a parte’; solo per rimanere all’Italia,mentre i letti di Obama e Berlusconi eranoancora caldi Tremonti ha preparato uncondono fiscale per tentare di far rientrarequei capitali appun to depositati nei paradisifiscali. Circa poi le nuove regole delcommercio, si rinvia al prossimo verticementre dilaga la guerra commerciale e ilprotezionismo.Sulle armi nucleare la cosa concreta è ilricatto nucleare ai danni dell’Iran mentreviene rilanciato alla grande il nucleare stesso,anche in paesi come l’Italia in cui avevaavuto una battuta d’arresto.Non si può neanche parlare di fallimento delG8, ne parlano - questo sì, riformisti comeMarconne che continuano a credere chequesti Vertici possano servire a qualcosa chenon sia quello di consolidare interessi eazione dei padroni del mondo.I G8 sono una dimostrazione del potere delgrande capitale e dei padroni del mondo,l’ostentazione di esso; la militarizzazioneentro cui avvengono sono parte integrante el’altra faccia dei sorrisi di Obama e soci.Per questo è lo scontro e l’attacco al loropotere l’unica vera risposta necessaria.Controvertici sono fiere di chiacchierespeculari, parti dello show e nessunasoluzione alternativa ad essi.I proletari, i popoli, le forze e le energie chenel mondo combattono le politiche imperiali,la distruzione dell’ambiente, la fame,ottengono risultati e rappresentano l’altrafaccia del “pianeta delle scimmie” quandoattaccano questi Vertici come è stato daSeattle in poi molte volte, come è stato nellagrande battaglia di Genova, come è stato .piùrecentemente a Starsburgo nel vertice Nato,e in piccolo anche in Italia nel G8 di Torino.E’ allora sì che prende anima e corpo lospettro del rifiuto, dell’opposizione, la rivoltadelle masse diseredate; allora sì che i padronidel mondo trasformano i loro sorrisi in ghignie mostrano che non hanno altro da dare aipopoli se non le truci divise dei poliziottiantisommosse; mostrando nello stesso tempo,mentre vogliono esercitare forza, l’estremadebolezza di un sistema che non ha più nullada offrire non solo al miglioramento della vitaquotidiana dei proletari e dei popoli, ma aidestini stessi dell’umanità e del pianeta.In questo senso, se si parte da questoassunto, si può capire che l’unico fallimentoche c’è stato in occasione di questo Verticenon è quello del G8, ma quellodell’opposizione ad esso.Le masse degli sfollati che pure sono pienedi sofferenza e rabbia, non hanno rotto lagabbia in cui sono state rinchiuse, non soloper la militarizzazione ma per il ruolo nefastosvolto dalle volenterose associazioni di benpensanti impropriamente definitesi comitatidei terremotati. Dalla genia di personaggi Noglobal che sono stati per 3 giorni a parlarsiaddosso, al ruolo dei sindacati confederali,dei partiti politici, degli Enti locali trasformatiin questi giorni in truppe di complementodella Protezione civile militarizzata, “poliziottibuoni”. Al movimento di opposizione che hascelto con diverse motivazioni di non sfidareapertamente la violenza di Statoprogrammata di non dare alcuna prospettivaalternativa di ribellione reale alle masserinchiuse. La manifestazione del 10, purnecessaria, pur sola contraddizione reale diquesto G8, non salva l’anima delle forzeorganizzatrici, perennemente impegnateprima e durante a “non disturbare ilmanovratore”.Ma le cose non sono così come appaiono. Illavoro di presenza e semina svolto in questomese da alcune delle energie presenti tra iterremotati e la posizione solida e netta diProletari comunisti che ad essa ha datorappresentanza e voce nazionale, è unaposizione fortemente legata alla dinamichereali in atto nelle masse terremotate.CI ESPROPRIANO, CI SFRATTANO, CIDANNO POLIZIA, E’ QUESTA LALORO DEMOCRAZIA!OLTRE LA CASA, IL LAVORO, LALIBERTA’, LA VITA DEI NOSTRI CARI,NON ABBIAMO PIU’ NULLA DAPERDERE!SENZA CASA, SENZA PAURARIPRENDIAMOCI LA CITTA’.
Lo show è finito, qui nelle tende asettembre sarà l’inferno.
G8 a L’Aquila: dietro lo splendore la miseria
Sabato 11 luglio, mentre leggiamo i giornali,si avvicina Nella, una signora che vive in unatenda davanti casa sua. E’ in compagnia diuna ragazza che ci guarda con occhiluminosi. Non è difficile leggere nel suosguardo la tenerezza della gratitudine di chisi è sentito avvolto dal caloroso abbracciosolidale di tante persone venute a manifestarea L’Aquila contro il G8. Nella ci riconoscedalle immagini viste in televisione. Vuoleesprimerci la sua commozione nel vedere“tanti giovani, venuti addirittura dallaSicilia, per manifestare al fianco degli sfollatiaquilani” e si scusa, anche per conto di altriaquilani che non hanno partecipato allamanifestazione nazionale del 10 luglio, per l’ostilità mostrata dai rappresentanti deicomitati cittadini che non hanno aderito.Ci spiega: “avevamo paura, c’erano tuttequelle scritte che dicevano che dovevamostarvi lontani”. “Dov’erano quelle scritte, suigiornali?” le chiediamo. “Anche, ma la polizia soprattutto le ha fatte girare”. L’Aquila 10 luglio, circa 10.00 personehanno partecipato alla manifestazione contro“il G8 dei potenti sopra 300 vittimeinnocenti”. Dietro lo striscione di apertura “Voi G8 sieteil terremoto, noi tutti aquilani”, c’era unadelegazione di vigili del fuoco, accolta algrido di “rispettiamo solo i pompieri” ec’erano gli aquilani contro il G8, dalla retedi soccorso popolare ai sindacati di base.“fuori gli sfruttatori”, “crisi, terremoto,repressione non ci fermeranno”, “Una solagrande opera: ricostruire L’Aquila dalbasso”, “assassinati alla casa dello studente. Diritto allo studio inesistente”, “meno f35 piùcase” recitavano i loro striscioni. Moltedonne e giovani combattivi hanno animato illungo corteo dalla stazione di Paganica allavilla comunale al grido di “L’Aquila libera”,“siamo tutti aquilani” e poi ancora: “liberitutti”, “ci espropriano, ci sfrattano, ci danno polizia, è questa la loro democrazia”, “al G8soldi tanti, agli aquilani calci ai denti, manon siamo mendicanti!”. Molti slogans per ricordare l’assassinio di Carlo Giuliani,contro i licenziamenti della crisi prodotta dai potenti e soprattutto una promessa: “unarivolta vi seppellirà”. Davanti ai cantieri di Bazzano del progettoC.A.S.E., abbiamo urlato “case sì, ghetti no”.Gli operai di quei cantieri lavorano giorno enotte e non vedono le proprie famiglie damesi. Già si contano numerosi incidenti suquei cantieri, dove gli operai, soprattuttoimmigrati, lavorano anche fino a 12 ore algiorno, senza alcun controllo: la protezionecivile è il dittatore dell’emergenza equalcuno, andato a fare reclamiall’ispettorato del lavoro, si è sentitorispondere: “lasciate perdere, doveteringraziare le ditte legate alla moglie di Bertolaso se ora qui vi lasciano lavorare”. Sidice che al DICOMAC l’80% dei lavoratoriimpiegati durante il G8 dentro la scuoladella guardia di finanza, lavorasse a nero. Davanti a quei cantieri abbiamo urlato“fuori, fuori gli sfruttatori” e gli operai sisono fermati e ci hanno salutato da lontano,anche a pugno chiuso. Nessuno di loro potevaraggiungerci da quei cantieri – prigioni acielo aperto dietro le reti e i cordoni della polizia, ma hanno potuto bloccare i lavori per un po’ mentre il lungo corteo scorrevasotto i loro occhi. A S’Elia, davanti a una tendopoli, abbiamoinvitato gli sfollati a unirsi al corteo, al gridodi “L’aquilano non si arrende, tutti fuoridalle tende”. Gli sfollati autonomi da dietrole reti hanno applaudito e dato ristoro come potevano ai partecipanti al corteo...... IL G8 E’ FINITO LA LOTTA DEGLI SFOLLATI E’ APPENA COMINCIATAGrazie a tutti i compagni che hanno lottatoinsieme a noi. A tutti loro e a quelli che nonsono riusciti a raggiungerci, ostacolati orepressi da questo Stato di polizia, va tutta lanostra solidarietà
 da Rete di soccorso popolare L’Aquila 11.7.09
... grazie per essere venuti...
 
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L’approvazione al Senato con il ‘voto difiducia’ del pacchetto sicurezza rappresentail culmine di un’offensiva politica, sociale,culturale e ideologica antimmigrati e un saltodi qualità nella marcia verso uno Statomoderno fascista e poliziesco. Il governoBerlusconi-Bossi prende la testa e guidaquesta offensiva e punta a far leva su di essaper la costruzione del blocco politico e socialedi massa di sostegno alla costruzione di unregime.Il pacchetto sicurezza costituisce quindi unospartiacque di una fase politica.Analizzare questa nuova fase e sviluppareun salto di qualità della lotta a questo governoè il compito che si pone davanti a noi, alleavanguardie operaie, al movimentocomunista e rivoluzionario, all’opposizionepolitica e sociale, a esponenti e movimentidemocratici e progressisti.I vari punti del pacchetto sicurezza sono giàillustrati ampiamente dalla stampagovernativa e di opposizione; in questa notatracciamo l’essenziale, ma chiaramentefacciamo appello alle forze militanti eintellettuali perchè il provvedimento di leggesia analizzato punto per punto, spiegato,denunciato nella sua sostanza, e individuatele forme di contrasto anche sul piano dellaCostituzione e delle Leggi. Servono volantinimolto dettagliati, opuscoli, anche manuali diautodifesa nelle mani degli immigrati, deicomitati, delle loro strutture di sostegno.La definizione del reato di ‘clandestinità’trasforma gran parte degli immigrati già sulnostro territorio, in gran parte lavoratori, siapure spesso in nero, precari - non certo perloro responsabilità; la gran parte delle donneimpegnate come badanti, in criminali, daarrestare, rinchiudere, perseguitare,cacciare, e, in questo percorso, ricattare,violare nei diritti e nel corpo, umiliare,calpestare nella loro dignità. “Immigrato”non significa più chi è costretto ad andarevia dal suo paese per miseria, fame,repressione politica, guerra, ma è uguale adelinquente, a persona che, per il fatto stessoche viene o vive già in Italia, fa un “atto lesivodi beni meritevoli di tutela penale” (comehanno denunciato alcuni giuristi).In questo, è evidente il contenuto razzista exenofobo che stabilisce un nessoincancellabile col nazismo e il fascismo. Madire “leggi razziali” è giusto ma non basta,perchè tanti immigrati non sono consideratidagli stessi autori della Legge come diversiper colore della pelle o etnia di appartenenzao religione (come era ai tempi del fascismo),ma diversi socialmente per appartenenza adaltri paesi e quindi ad altre culture, ad altreabitudini. E’ una politica e una concezionedi stampo regressivo e barbarico.Considerare la clandestinità come reato ènegare un processo storico legato al mododi produzione capitalista, che produceinevitabilmente l’immigrazione; ma èsoprattutto nascondere che è l’esistenzadell’imperialismo, di paesi ricchi che creanoe sempre più rapinano, sfruttano i paesipoveri, che fanno le guerre in questi paesi e/ o sostengono regimi affamatori e oppressori,a generare la ricerca di vita e di lavoro neipaesi imperialisti come il nostro.Il pacchetto sicurezza nel nascondere tuttoquesto, afferma dentro questo processostorico un carattere di classe, ostentato esancito per legge, quasi simile al sistema delle‘caste’. Possono stare in Italia al massimogli immigrati che già hanno un lavoro sicuroe una casa, che possono pagarseli a pesod’oro, che possono pagarsi il permesso disoggiorno, ecc.L’intero apparato statale - prefetture, forzedell’ordine, Istituzioni locali - viene modellatoda questa concezione che guida ilprovvedimento apertamente di classe,apertamente fatto per cacciare proprio chista più male, chi ha più bisogno di trovarelavoro, chi ha bisogno di scappare dallamiseria, dalla repressione e dalla morte, chista nel lavoro nero e dovrà ora stare ancorapiù a “nero”, facendo fare superguadagni aipadroni (così è il governo a generare piùlavoro nero).E per fare questo l’intero apparato stataledeve violare apertamente principi sancitidalla stessa democrazia borghese e dallaCostituzione.Il provvedimento di autorizzazione delleronde è una legalizzazione di corpiparamilitari, raccolti all’interno della fecciasociale di ex militari, forze dell’ordine, gruppidi vigilantes e di squadrismo fascista giàesistenti ed operanti e di gruppi di cittadini“dell’ordine” della piccola e media borghesiae anche del sottoproletariato che giàfacevano dell’odio razzista, cieco, xenofobo,la loro condotta abituale. Le ronde sonol’altra faccia del considerare l’immigrazioneclandestinità e sono del tutto conseguenti allaregimentazione, “privatizzazione” delle forzedell’ordine e degli apparati statali.C’è anche un esplicito appello alla delazionediffusa dei cittadini, fatto sia con lecampagne ideologiche e di sottocultura,disinformazione, sia con il controllo, il ricatto,le minacce di repressione.E’ una delle forme del moderno fascismocostruito non con un movimento squadristadal basso ma con una forma di squadrismocostruito dall’alto, in funzione di una guerracivile non dichiarata di bassa intensità.Il provvedimento del pacchetto sicurezza nontocca solo gli immigrati ma tutti. Il governoe il blocco sociale che lo sostiene rispondealla crisi con una militarizzazione delconsenso, usando gli immigrati comeobiettivo aperto e i proletari e le massepopolari e l’intera società come obiettivofinale.Crisi economiche, impegno militare nellaguerra - vedi Afghanistan - nuovi assettiinternazionali alimentano questa spirale chesi esprime oggi nel pacchetto sicurezza, mache si era già presentata con le leggi adpersonam, l’attacco alla giustizia,all’informazione, alla magistraturaanticorruzione, alle prerogative delparlamento, al sistema elettorale. Ilpacchetto sicurezza torna al nodo sostanzialedella trasformazione reazionaria dellastruttura dello Stato, terreno aperto dall’usodell’esercito in funzione civile, dallalegislazione già esistente d’emergenza“antiterrorismo”, da tutte le politichesecuritarie - che non nascono con Berlusconima sono state una caratteristica lineare ecostante di tutti i governi della borghesiaimperialista italiana negli ultimi trent’anni.Esiste opposizione a tutto questo? Senz’altro,ma non in questo Parlamento e nei partitiche in esso vi sono. Anche se esiste il votocontrario all’interno del gioco parlamentare,anche se si sentono voci più radicali e piùesplicite contro il governo da parte di alcunecomponenti, quali di Di Pietro, questoParlamento vive dentro il percorso delmoderno fascismo e, di conseguenza, è laforma parlamentare che ne accompagna lamarcia.Si uniscono, quindi, due aspetti: il carattereostentato e di parte delle leggi dello Stato eil venir meno del simulacro della democraziaborghese rappresentato dal parlamento. Perquesto il segno generale dell’opposizione alpacchetto sicurezza non può che essereantistatale e antiparlamentare. Solo se sicoglie questo come segno distintivo e suquesto si traccia la via dell’opposizione edella lotta, è possibile dare il giusto peso allacontraddizione che esiste tra la Costituzionee molte leggi dello Stato e il pacchettosicurezza.Tocca alle forze che hanno chiarezza suquesto raggrupparsi e prendere la testa delmovimento di lotta politica e sociale controil pacchetto sicurezza.Queste forze devono trattare per bene ilproblema della base sociale e della forma diquesta lotta. Questa lotta si può vincere sela base sociale sono i proletari e si sviluppal’autorganizzazione di massa degli immigrati.Due compiti difficili, perchè nelle fila delproletariato, e in particolare nella classeoperaia di alcune zone del paese, èampiamente penetrato il veleno razzista exenofobo, inoculato dall’aristocrazia operaiae dalla piccola borghesia proprietaria,bottegaia e benestante, attraverso i suoipartiti, in primis la Lega, e i suoi apparatipolitici e sindacali di consenso e ditrasmissione; come è penetrato pure nellefila popolari del sud del paese dove questoveleno è stato veicolato dalle sacche delsottoproletariato e della disgregazionesociale e malavitosa, vedi Napoli. Nelle filedegli immigrati, poi, il terrore e la povertà, iretaggi etnico/culturali sono un ostacolorilevante al processo di autorganizzazione.Per questo, chiamando alla lotta, c’è dacondurre una lotta ideologica, politica,culturale e pratica, all’interno de movimentoproletario e delle sue forme organizzate.Le forme di lotta. E’ evidente che la primaforma di lotta è la disobbedienza civile e dimassa, su cui bisogna chiamareeffettivamente tutti coloro che contrastanoe non appoggino queste leggi. Ladisobbedienza civile e di massa è il ‘brodo dicoltura’ necessario della lotta militante percontrastare gli apparati di Stato ufficiali equelli ora delle ronde che vanno contrastatianche sul loro stesso terreno.Proletari comunisti da tempo non crede cheil fronte unito delle forze politiche esistentiche si dicono comuniste sia l’elementoprincipale e determinante.Noi consideriamo le forze ex parlamentariesistenti che si dichiarano comuniste, la“scimmia addosso” del movimento diopposizione, la carta conciliante e perdentein questa lotta. Noi siamo per il primato deifatti sulle parole, e su questa concezione eanalisi delle forze in campo puntiamo a dareil nostro contributo d’avanguardia a questaimportante battaglia.Il governo razzista e moderno fascista deveessere rovesciato.Nessuna parte della classe operaia, deiprecari, dei disoccupati, delle donne, deigiovani può trarre alcun vantaggio e alcunmiglioramento, alcuna sicurezza, alcunalibertà, dalla politica barbara e criminale diquesto governo.Nessuna persona che siconsideri democratica, civile, non razzistapuò accettare di vivere sotto leggi e governiincivili.
 Pacchetto sicurezza: il salto di qualità del moderno fascismo
 Mentre le vicende di Berlusconi - da Noemi ai festini-harem di Villa Certosa e PalazzoGrazioli, donne in regalo ad una sotto umanitàricca e marcia, uso del potere e soldi pubblici edegli aerei di Stato per la corte del tragicamenteridicolo imperatore, ecc. - stanno mostrandosempre più una realtà emblematicamenteespressione dell’humus nero, sporco,arrogante, di un sistema di potere che rivendicatutto questo come “normale”: normalerappresentazione delle donne, normale ruolodi un capo di governo (“Veline? No, sono donnein sintonia con il paese... ragazze normali,madri, signore che fanno la spesa... Il fatto di frequentare Noemi e gente normale gli consente(a Berlusconi) di percepire le grida che provengono dal paese...” - da Il Tempo 25.5.09). Mentre la concezione di Berlusconi e della suacorte (anche femminile) sulle donne, laconsiderazione del loro ruolo nella società,sono di fatto una cartina di tornasole, la puntadi iceberg, dell’ideologia e del grado diinciviltà di una casta che, non potendo piùnascondere e mentire, ormai rivendica pubblicamente come “legittima” espressione diun sentire di massa quel modo di vivere e diconcezione (“chi è innocente scagli la prima pietra”, come dire: si sa che l’uomo è cacciatore- sono queste più o meno le giustificazioni di‘Libero’ di domenica 21 giugno), dichiarandoapertamente che la concezione del loro sistemaè quella che noi chiamiamo sinteticamente“moderno medioevo”; quella per cui “Dio,Patria e Famiglia” vale per gli altri, deve essereimposta anche con la legge alla gente, ma nonvale per sè. Dalla “sinistra” ex parlamentare ed extraparlamentare emerge una scarsacomprensione di tutto questo. Una ottusità politica (“gossip sconcio... di cui non se ne può più”) che non coglie che tutto lo schifo-imbarbarimento che sta emergendo sullevicende “veline” non è altra cosadall’affossamento della giustizia, dalladittatura personale antiparlamento, dalrazzismo, non è altra cosa dallo sciacallaggioverso le popolazioni terremotate, dalleinsostenibili performance all’estero, ecc., daldisprezzo verso la gente...; è parte del moderno fascismo. L’arroganza di Berlusconi e dei suoi diventaanche incompatibile con le regole della stessaCostituzione, e quindi foriera, brodo di colturadi “rotture” istituzionali di queste regole. Chiindica lucidamente “il ridicolo tragicoimperatore”, il “ciarpame senza pudore”, lesembianze sempre più volgari, imbarazzanti,“la sfrontatezza e la mancanza di ritegno” delsistema berlusconiano, viene considerato “nonnormale”, viene emarginato, infangato,represso e ora anche cancellato (com’è il casodi Vernica Lario - già considerata dalla più fedele stampa berlusconiana una sorta diingrata demente o “puttana”). Anche pacificielogiatori del sistema berlusconiano, diventanoquasi degli ossessi (vedi il ‘celestiale’ Bondi) adifesa/esaltazione del capo. Ma... esponenti delle forze di “sinistra”respingono con sdegno di essere “imbrigliati”nel terreno del “marciume della politica”, edicono di voler parlare e interessarsi solo dei problemi “reali della gente”, degli effetti dellacrisi, dei problemi di lavoro e sociali.Poi ci sono le donne della “sinistra” parlamentare, il cui imbarazzante silenzio - a parte qualche lodevole eccezioni di alcunegiornaliste - rivela l’incapacità e la non volontàdi lottare su un terreno che vada fuori dalla“normale” dialettica politico-parlamentare(“...io l’ho vissuta con un tale senso di estraneitàda far fatica a trovare le parole...” - Livia Turco;Tutta la vicenda è squallida ma “non mi permetto di intervenire, sono cose molto private” - Anna Finocchiaro; non serve unarivolta collettiva “basta una per tutte, ioconcordo con Rosi Bindi” - DeboraSerracchiani - dall’art. di Daniela Preziosi su Il Manifesto 28/5). Eppure siamo di fronte ad una prostituzioneorganizzata, ad un presidente del Consiglio chesi fa primo magnaccia o “utilizzatore finale”,circondandosi di decine e decine di ragazze,ragazzine comprate con ricchi regali, soldi eillusioni, che esprime e pratica la peggioreconcezione delle donne come solo corpi, oggettisessuali per il piacere di potenti bavosi; cheorganizza una sorta di “casini dorati” (e senzaneanche rischiare alcuna repressione, visto cheuna velina già Ministro ha fatto un decretosulla prostituzione a misura del suo protettore Berlusconi: che da un lato reprime i clienti per la strada, organizza, alimentando anchel’humus ‘securitario’, la persecuzione delle prostitute immigrate e dall’altra legittima etutela la prostituzione nelle ‘Ville Certosa’,dove la prostituzione si chiama, per camuffarla,con termini inglesi, escort) Ma queste donne della “sinistra” non siindignano più di tanto, non scrivono un rigo didenuncia; con la scusa, alcune, addirittura diun imbarazzo e pudore a parlare su altre donnea interferire nella loro “libertà”.Siamo di fronte al fatto che il curriculum delledonne candidate e poi anche parlamentari eministre del maggior partito in Italia debbaessere il passaggio dalle ville di Berlusconi odalle sue TV; al fatto che leggi checondizioneranno, tartasseranno la vita dimilioni di persone, di donne, vengano alla finedecise con veline e clown; e si dice “basta a parlare di queste cose... parliamo dei fattiimportanti”!? La demenza del sistema ècontagiosa. Eppure tutto questo non è influentenel far perdere terreno elettorale a Berlusconi,nel mostrare un “vincente” imperatoretragicamente puttaniere e ridicolo. Su questoterreno ha fatto più la denuncia di Veronica, ilmarciume e la corruzione elevata a sistema, lasua stessa arroganza, che la denuncia fattadalla “sinistra” dei tanti provvedimentieconomici antipopolari del governo. Ma la “sinistra” parlamentare ed ex parlamentare non trova neanche la forza el’orgoglio costituzionale di pretendere larimozione di Berlusconi!
 Berlusconi, escort e ottusità della “sinistra” 
 
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Agli inizi di maggio, mentre è in corso la trattativacon la Opel, a Melfi si grida vittoria. Tortorelli(Uilm) dichiara: “L’intesa coi tedeschivantaggiosa ad alcune condizioni” - 30.4.09. Dallepagine del Quotidiano della Basilicata si scrive:“La Sata una sfida esaltante per Melfi. La Sataentra nello scacchiere mondiale”. E si attacca ilvetero sindacalismo - 4.5.09. “Il sindacato -dichiara Vaccaro della Uil - deve fare un salto diqualità e farla finita con l’ideologia fuori dallastoria” - 6.5.09.La Fiom che pure non è così entusiasta si lamentasolo ed esclusivamente de “l’assenza del ruoloe di regia generale di Stato e Regione” - 7.5.09.Intanto, però, la crisi si abbatte nell’indotto.La Fiat assiste compiaciuta a questo sostegnosindacale, ma ripaga solo con l’affermazione che“la vettura più prodotta è la Grande Punto cheviene fatta a Melfi e questo è la spiegazione diquanto questo impianto sia importante per noi”- 8.5.09. La linea “gli operai di Melfi sono alsicuro” viene rafforzata dalla richiesta di tresabati consecutivi di straordinari comandati che,come scrive La Gazzetta del Mezzogiorno,trovano “buona accoglienza da parte deisindacati lucani, che si lasciano coinvolgere daun ritrovato clima di fiducia” - 9.5.09.Ma intanto la crisi all’indotto si estende. DallaTiGroup, 22 dipendenti che producono tubifreno per la Grande Punto, si passa alla Lear doveparte uno sciopero spontaneo con lapartecipazione dell’80% dei lavoratori in segnodi protesta contro la mancata concessione diun’assemblea. Gli operai lamentano oltre che unapaga salario oraria leggermente inferiore rispettoalla Sata, una netta differenza dell’indennitàpercepita nel periodo di cassintegrazione, 886,31euro rispetto a 1065,00 euro, con una perditasecca superiore a 100 euro.“Nell’area di Melfi lavorano attualmente 9 milaoperai, 5 mila impiegati alla Sata e altri 4 milanell’indotto che fanno parte del consorzio ACM;la più grande delle aziende dell’indotto è appuntola Lear. A fronte del buon andamento del mercatodelle vetture a gas - delle 1600 auto prodotteogni giorno, 660 sono alimentate a Gpl, mentre200 sono a metano - sono stati richieste 5 giornatedi comandata a straordinario e 340 operai incassintegrazione a Pomigliano D’Arco” - 9.5.09.La richiesta di altri tre turni di comandata astraordinario per tre sabato consecutivi, il 9 e 16maggio su due turni e il 23 maggio sul primo,così come l’annuncio dell’arrivo degli operai diPomigliano, fa crescere la protesta tra i lavoratori.La Fiom chiede l’assunzione di 500 operai atempo determinato lucani. L’azienda ribadisceche preferisce garantire lavoro ai cassintegratidi Pomigliano e che non può permettersiassunzioni nemmeno a Tempo Determinato. Adare man forte alla Fiat su questa posizionescendono in campo i sindacati di Pomigliano ein particolare Fim e Uilm a cui non fa specie chegli operai siano costretti a farsi 300 Km. al giorno,andata e ritorno, pur di ritoccare in avanti la bustapaga falcidiata dalla cig - 15.5.09.La situazione che poteva prendere la deriva diuno scontro tra operai di Pomigliano e operaidella Sata, alimentata dai sindacati lucani ecampani, cambia natura il 19 di maggio con lanotizia che ai dipendenti interinali della Sata nonviene rinnovato il contratto e che lo stessocomincia ad avvenire nelle aziende dell’indotto.In particolare, è l’annuncio dell’arrivo di altri 80operai di Pomigliano d’Arco che alimenta sempredi più la situazione che non viene certo spentadal fatto che almeno alla TiGroup i taglioccupazionali per ora rientrano - 20.5.09.La Fiat annuncia l’arrivo a Melfi anche di alcunidipendenti di Imola. La Fiom chiede che almenoil 50% degli organici necessari a fronteggiare laproduzione venga preso dai lavoratori lucaniespulsi dall’indotto Melfi e dagli interinali - intotale sono 1000 - ai quali non è stato rinnovatoil contratto.La Uilm dice sì al piano Fiat ma chiede che siguadagni di più e in particolare si garantisca aluglio 1100 euro dell’accordo integrativo, mentrein relazione agli esuberi degli interinalidell’indotto se ne accetta sostanzialmente lafuoriuscita chiedendone un recupero inprospettiva - Tortorelli, 25.5.09.La Fiat chiede che il lavoro al sabato dei primidue turni vada fino al 18 luglio.Ma all’annuncio del mancato rinnovo delcontratto per una trentina di interinali alla exErgom e alla Plastic Components, gli operaibloccano prima la fabbrica e poi la Sata. Losciopero comincia lunedì sera 25 maggio. Entrain sciopero anche la Magneti Marelli dove il nonrinnovo riguarda 32 interinali.La Sata viene bloccata. La Direzione proclamauna situazione di ‘senza lavoro’ rimandando acasa gli operai, tanti dei quali restano però apresidiare lo stabilimento insieme agli operaidell’indotto. Il Presidente della Confindustria diBasilicata, Martorano, si fa portavoce della Fiatnel dichiarare lo sciopero “inconcepibile!... Nonè questo il momento. Rischiamo di vanificare ilfuturo dell’intero settore auto in Basilicata”.Il presidio di massa della Sata trascina tutti isindacati nel sostegno dello sciopero.Dopo l’oltranzismo iniziale, Sata e indottorispondono accedendo alla richiesta di realizzaredegli incontri nella giornata del 28. Le OO.SS.esprimono subito soddisfazione e ritengonopositivo, e sostanzialmente sospendono losciopero e accedono alla richiesta di togliere ipresidi. Lo stesso Cillis, segr. della FiomBasilicata, dichiara che sono disposti ainterrompere lo sciopero purchè l’incontro sisvolga in Basilicata. Ma la compattezza deglioperai ex Ergom e il blocco della Sata non si ferma.Cillis insiste che le garanzie ci sono “la Fiat haaccolto le nostre richieste”. Ma agli operai exErgom si sono aggiunti ormai quelli della MagnetiMarelli. “Abbiamo deciso di scioperare adoltranza come i colleghi della ex Ergom persolidarietà nei confronti degli interinali. L’aziendane vuole mandare via 35 per farne rientrare dallacig 45 provenienti da Cassino e da Pomiglianod’Arco. Ma i precari attuali sono qui da 4 anni”.Anche gli interinali della Plastic Componentssono determinati “vogliono indurci a una guerratra poveri. Non riteniamo giusto essere sostituitida lavoratori che vengono da Cassino e daPomigliano. Siamo qui da tre o quattro anni,lavoriamo a rotazione un paio di settimane almese, percepiamo un salario di 500 euro almassimo e adesso ci vogliono mandare via”.E’ il 28 maggio. Alle 13 parte un corteo di circa400 lavoratori che raggiunge il cancello B dellaSata. Riappare chiaro e nitido lo spettro dei ’21giorni’, si torna a respirare quel clima.
La strage di Viareggio, il treno-bomba cheha seminato 26 morti, dispersi, decine edecine di feriti, centinaia di sfollati, una cittàin lutto e nel dolore, che ha gettato neldisagio nello sgomento, nella devastazionesimbolica e pratica un settore vitale delpaese come quello delle ferrovie, non puòessere derubricata a “incidente”.Sin dal primo momento dai ferrovieri stessie dall’esame della dinamica delderagliamento è apparso fin troppo chiaroche nulla di quanto è avvenuto a Viareggioè casuale, è senza responsabilità, è senzalogica.Ogni singolo particolare è espressione dellostato e delle trasformazione in peggio chesi sono avute dei trasporti ferroviari.Poche grandi stazioni ridotte a centricommerciali e a supermarket, mentrestazioni, come quella di Viareggio nel cuoredella città non tutelate neancheelementarmente da trasporti pericolosi;fondi sterminati nel pozzo senza fondodell’alta velocità, mentre viaggiano vagonicon giunture arrugginite, vecchi di oltre 35anni e pagati forse pure a peso d’oro; unsistema di appalti che porta il capo delleferrovie, l’ignobile figura dell’ex capo dellaCgil delle ferrovie, Moretti, a dire che i“vagoni non appartengono alle ferrovie” eche quindi non vi è nessuna responsabilitàdiretta da parte loro, mentre i ferrovierioperano in condizione costantemente arischio sicurezza - basti pensare che è statala coscienza e la prontezza di coloro cheerano addetti alla stazione di Viareggio didecidere autonomamente di fermare gli altritreni che ha evitato che questa strageentrasse nel Guinness di primati di morti edistruzioni.I ferrovieri hanno denunciato in tutte lemaniere la gravità e i pericoli che corronopermanentemente i viaggiatori, dal piùelementare: i treni sporchi, i carri-bestiamedei pendolari, i ritardi, a quelli gravissimi,di cui la strage di Viareggio viene ad essereuna sorta di punta di iceberg.Governo, e manager delle Ferrovie sonocapaci solo di licenziare il delegato deiferrovieri De Angelis, come monito generalea tutti i delegati - molto spesso anch’essiassorbiti nel sistema del sindacalismoconfederale colluso, e di essere campionidell’affarismo nero che c’è dietro la granparte degli appalti delle ferrovie.
Anche Viareggio è lì a dire a tutti noiche bisogna gridare BASTA!Questo sistema, questo governo, chil’amministra e chi ne sta al gioco nelparlamento, nelle istituzioni nazionali elocali, nei sindacati, devono essererealmente contrastati con la lotta,fermati e rovesciati.Deve essere fermata l’”Alta velocità”,devono essere fermati il sistema degliappalti al massimo ribasso, i tagli suicontrolli, sulla sicurezza sul lavoro,anello di prima linea nella sicurezzagenerale dei trasporti.
La strage di Viareggio
 fermarei treni della morte
Alla Fiat Sata lo spettro dei 21 giorni
 La lotta nel gruppo Fiat si estende da stabilimento a stabilimento. Ormai appare chiaro a tutti gli operai che il piano Marchionne vuol dire o licenziamenti o più sfruttamento e nel  frattempo niente aumenti salariali (premio di risultato) né assunzione dei precari. A Termini Imerese dove Marchionne è stato brutale, la risposta dei lavoratori non si è fatta attendere: scioperi e blocchi Alla Fiat Sata , la lotta non si è fermata un solo momento passando da un tema all’altro. A Mirafiori ora è partita decisamente. A Pomigliano siamo a fabbrica vuota per tutta l’estate, ma fino a giugno gli operai più combattivi si sono fatti sentire. Insieme alla lotta, si sviluppa la divisione dei vertici sindacali con FIM e UILM che mal  sopportano scioperi e manifestazioni e la Fiom che spinge, raccogliendo l’appoggio della parte più combattiva dei lavoratori - ma tutte le lotte nel gruppo Fiat finora hanno dimostrato che alla lotta, la Fiom fa corrispondere una trattativa perdente. Se non avanzail percorso dell’autorganizzazione di classe e di massa da Termini Imerese a Mirafiori, da Melfi a Pomigliano anche questa volta sarà lo stesso,. Proletari Comunisti lavora per un coordinamento operaio nazionale che faccia leva sulleenergie degli operai con coscienza di classe esistenti nei vari stabilimenti, in grado di prendere la testa e unire la lotta, contro le divisioni tra stabilimenti e tra operai, contro le divisioni dei vertici sindacali scaricate sui lavoratori.
 
Fiat unire le energie degli operai per unire la lotta 
I sindacati in difficoltà fanno appello alla Regione,alla Confindustria. La Fismic dichiara:”auspichiamo che tutti gli attori in campo trovinoquel senso di responsabilità necessario a calmaregli animi e a non alimentare un clima di tensionesociale che non gioverebbe a nessuno”.Il terzo turno alla Fiat viene annullato. Gli incontrifiniscono con un nulla di fatto. Alle 21 la Satacomunica il “senza lavoro” che si estende ancheal 1° turno del 29.I presidi operai proclamano uno sciopero adoltranza. Si uniscono anche altre fabbrichedell’indotto. E una parte consistente degli operaiSata rispondono con un corteo interno. Isindacati se la prendono con i funzionari dellaMagneti Marelli e continuano a tirare per la giaccail presidente della Regione. Nessuno però è ingrado di fermare i lavoratori.La Magneti Marelli comincia a cedere e comunicala proroga del contratto per 32 interinali fino al31 luglio. Lo stesso fa la ex Ergom per i suoi 25.Ma ne rimangono fuori altri 13. Siamo a 9 turnilavorativi bloccati alla Fiat Sata. Ma la lottacontinua. Anche i 13 devono rientrare.L’incontro con l’azienda previsto per il 29comunque non si tiene. La Fiat a questo puntoentra in campo direttamente: “le agitazionisindacali stanno bloccando per mancanza diforniture di componenti l’attività dellostabilimento Fiat, provocando la perdita di 7 milaauto, 1500 al giorno. Tutto questo ha un impattoparticolarmente pesante e costituisce ungravissimo danno”. La Fiat proseguedenunciando all’opinione pubblica, alleistituzioni e ai sindacati questa situazione.Intanto proseguono i “senza lavoro” conl’evidente intenzione della Fiat di mettere glioperai Sata contro gli operai dell’indotto in lotta.La Confindustria lucana si attiva moltissimo percercare di contenere l’”incendio” in corso.I lavoratori Sata chiedono al termine diun’assemblea che i “senza lavoro” siano copertidalla cassintegrazione ordinaria e che comunquevada riaperto lo scontro con la Fiatsull’integrativo aziendale. Cresce la rabbia tra glioperai dato che dopo aver ricevuto un sms daparte dei responsabili per andare a lavorare, tantidopo un’ora vengono mandati a casa, con grandedisagio tra coloro che erano arrivati in autobusda centri lontano - bisogna tener conto che cisono operai che si muovono addirittura alle 2,30di notte per arrivare alle 6 del mattino e poi sitrovano a dover aspettare diverse ore per potertornare in caso di “senza lavoro”.Arriva Sacconi per un’iniziativa elettorale aPotenza. Una delegazione di operai Fiat, PlasticComponents e Sistemi di sospensione lo aspettadavanti al teatro, con grande preoccupazionedella Digos. Sacconi li incontra e in manierademagogica attacca la Fiat. Confindustria pregaper una mediazione prima che la situazionedegeneri.Il 2 giugno la protesta dilaga. I lavoratori arrivanoma non sanno se si lavora o meno. All’ennesimacomunicazione del “senza lavoro”, la rabbiaoperaia si trasforma in corteo interno. Il clima dei’21 giorni’ continua a farsi sentire. Ormai laposizione è chiara: fin quando la ex Ergom e laMagneti Marelli saranno ferme, sarà ferma anchela Sata, le richieste operaie devono essereaccolte, il contratto deve essere rinnovato a tuttie 70 i lavoratori.
(continua a pag. 4)

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