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Rossetti. Parmenide

Rossetti. Parmenide

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07/01/2014

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text

original

 
 
P
er
c
h
é
 
Pa
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non
 
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l
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 L
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v
i
o
 
 R
o
 ss
e
tt 
i
 
S
os
 p
etto che la linea inter 
 p
retativa svolta da
 N
éstor Cordero nel corso delle magistrali lezioni da lui tenute a Velia nel 2006 risenta di una
 p
olariz-zazione eccessiva sui 127 (o 128) esametri che formano i frammenti 1-9 D.-K. L
idea che is
 p
ira queste mie considerazioni è, di
 p
er sé, molto sem
 p
lice, quasi
 b
anale: siamo sicuri che tutto il resto (non solo i 34 o 35 esametri do-cumentati dagli altri nove o dieci frammenti, ma anche tutta la sezione 28 A del Diels-Kranz) non sia in grado di dirci qualcosa di utile
 p
er l
inter-
 p
retazione del
 p
ensiero di Parmenide e, in
 p
articolare,
 p
er l
ela
 b
orazione di una congrua ris
 p
osta alla domanda se egli sia stato anche scienziato, ossia anche
 p
h
 y
 s
i
o
o
 g 
o
 s
? Il Prof. Cordero ha manifestato la convinzione che la ris
 p
osta a questa domanda venga non dagli indizi – indu
 bb
iamente molto frammentari – di una trattazione sulla formazione e configurazione del cosmo, nonché su a-s
 p
etti del mondo della vita, ma dalla ela
 b
orazione teorica svolta nel corso del
 p
rimo
o
 g 
o
 s
 del
 p
oema, dato che questo
 p
rimo
o
 g 
o
 s
 
 p
ro
 p
one non solo una ontologia ma anche un metadiscorso su verità e o
 p
inione e, con non mi-nore enfasi, la tesi della radicale asimmetria tra sfera dell
essere e sfera del-la
o
 xa
, nonché una nutrita serie di argomenti a sostegno di tale tesi che
 p
rendono forma a
 p
artire dal sa
 p
ere sull
essere. A favore di tale orientamen-to inter 
 p
retativo è, in effetti,
 p
ertinente osservare che i documenti ricondu-ci
 b
ili al
secondo
o
 g 
o
 s
 non includono un solo em
 b
rione di metadiscorso
66
 né altri indicatori sufficientemente s
 p
ecifici intorno al senso da attri
 b
uire al
 p
oema nel suo com
 p
lesso; viceversa la generosa selezione di testi che com- 
66
 Un
 p
ossi
 b
ile candidato sare
 bb
e il fr. 16, del quale Cordero scrive: «questo testo offre il fondamento materiale del
 p
ensare erroneo» (su
 p
ra,
 p
. 66), ma in quei versi Parmenide si limita a descrivere/analizzare un mero stato delle cose, il che non va nella direzione della metadiscorsività.
 
134
 E 
 LE 
 A
TI 
CA
 
200
6:
 Il di
 b
attito
 p
ongono il
 p
roemio e il
 p
rimo
o
 g 
o
 s
 
 p
arlano molto a
 p
ertamente dello statuto e
 p
istemologico di am
 b
edue i
o
 g 
o
i
 e della relazione che l
autore ritiene di
 p
oter e dover istituire tra i due. Data la circostanza,
 p
arre
 bb
e dunque logico cercare lumi non là dove di indicatori c
è estrema
 p
enuria, ma là dove l
autore a
 pp
are im
 p
egnato ad of-frirci una intera serie di indicatori, e di indicatori molto s
 p
ecifici, in modo del tutto intenzionale.
S
i
 p
otre
 bb
e anche aggiungere che, forte di questa convinzione, Cordero sem
 b
ra incline a ravvisare nel resto – in tutto il resto  – una sorta di mero rumore di fondo che
 p
uò solo distur 
 b
are l
ascolto di ciò che lo stesso Parmenide manifestamente ha voluto dirci
67
. In altre
 p
arole: se Parmenide ha chiaramente s
 p
iegato il suo
 p
unto di vista in
 b
en congegnate unità testuali che anche ai nostri giorni è
 p
ossi
 b
ile leggere quasi
 p
er intero, non ci resta che attenerci a ciò che egli asserisce es
 p
licitamente in quei testi, mentre sare
 bb
e fuor di luogo as
 p
ettarsi un contri
 b
uto chiarificatore da altri testi e testimonianze molto
 p
iù disorganiche e non sem
 p
licemente
 p
overe di indicatori metateorici, ma del tutto
 p
rive. La conclusione è
 p
erentoria: se-condo Cordero non è al secondo
o
 g 
o
 s
 che avre
 bb
e senso chiedere lumi, nemmeno
 p
er quanto riguarda la relazione tra i due
o
 g 
o
i
.
S
i tratta, con ogni evidenza, di una
 p
osizione radicale, forse tro
 pp
o ra-dicale, ma certamente non
 p
riva di frecce al suo arco.
 N
ondimeno, si sa, l
inter 
 p
retazione è o
 p
erazione sem
 p
re delicata, delicatissima, e
 p
er
 b
en in-ter 
 p
retare
 p
uò essere im
 p
rudente disinteressarsi di ciò che non viene es
 p
lici-tamente dichiarato. Infatti sa
 pp
iamo
 b
ene che, a volte, ciò che non si dice è
 p
erfino
 p
iù significativo di quel che si dice. Il testo
 p
uò lasciar intravedere un sottotesto e una intera serie di assunzioni non dichiarate. In secondo luo-go, non è raro che accada di ela
 b
orare una certa idea e
 p
rendere coscienza, sul momento, solo di alcune sue
 p
otenzialità e im
 p
licazioni, mentre altre forse affioreranno alla soglia della consa
 p
evolezza solo in un secondo mo-mento, magari tro
 pp
o tardi. A chi non è accaduto di rileggere un
 p
ro
 p
rio scritto, anche meditato, e di accorgersi con rammarico che non ha
 p
ensato a introdurvi una o
 p
 p
recisazioni aggiuntive, a essere
 p
iù es
 p
licito,
 p
iù chia-ro o, al contrario,
 p
iù cauto, quindi
 p
iù reticente? Queste considerazioni sono, di
 p
er sé, generiche, ed è generica anche la domanda che ora mi accingo a formulare: Parmenide fu
an
c
he
 figlio del suo
67
 
 N
on è forse ino
 pp
ortuno far
 p
resente che, nel redigere queste note, ho ritenuto
 p
rudente non
 p
rendere in considerazione il
 P 
o
 s
 s
c
rip
u
m
 di Cordero al suo testo. Infatti in quella sede egli si limita ad antici
 p
are alcuni elementi di un considerevole ri
 p
ensamento delle sue
 p
osizioni che deve ancora essere reso
 p
u
 bb
lico.
 
 L
i
v
i
o
 
 R
o
 ss
e
tt 
i
:
 Perché Parmenide non rinunciò… 135 tem
 p
o? Possiamo seriamente considerare l
eventualità che egli si sia rin-chiuso in una torre d
avorio, utilizzando esclusivamente le sue categorie, senza
 p
iù mediazioni? Il Cordero mi è sem
 b
rato molto deciso a inter 
 p
retare Parmenide
 j
u
 x
a
 
 pr 
o
 pri
a
 
 pri
n
c
ipi
a
, mentre io trovo non solo
 p
ossi
 b
ile, ma o
 b
iettivamente desidera
 b
ile tentare una strada diversa e
 p
artire dall
esame di ciò che il secondo
o
 g 
o
 s
 è o si
 p
uò ragionevolmente
 p
resumere che sia stato, e da ciò che ha
 p
otuto significare tanto
 p
er l
autore quanto
 p
er quel sostanzioso em
 b
rione di comunità scientifica che a Parmenide mostrò
 b
en
 p
resto di richiamarsi, trattandolo come un autentico faro, o almeno come un
 p
unto di riferimento ineludi
 b
ile, e in questo senso mi trovo a registrare una cos
 p
icua sintonia con le
 p
osizioni assunte da Giovanni Cerri. In via
 p
reliminare osserverei che,
 p
er
 p
oter
 p
ensare che Parmenide non si sia chiuso in una sorta di
u
rri
 s
 
e
b
u
nea
 in cui cam
 p
eggiava soltanto l
essere, non a
 bb
iamo
 b
isogno di rifarci ad inter 
 p
retazioni avventate, come
 p
uò essere accaduto con alcune idee a suo tem
 p
o
 p
ros
 p
ettate dal Ca
 p
izzi. Anche molti altri indicatori, a mio avviso, ci fanno ca
 p
ire che Parmenide non ha affatto reciso ogni legame con il mondo in cui è vissuto: egli ha lar-gamente usato il linguaggio dell
e
 p
ica, nel
 p
roemio ha raccontato una storia fantastica im
 p
regnata di com
 p
onenti intertestuali e schemi narrativi che, in molti casi, siamo
 p
erfettamente in grado di identificare, ha certamente
 p
re-stato una s
 p
eciale attenzione ai
 s
o
 p
h
o
i
 della Ionia e ai loro scritti, ha in qualche misura imitato
S
enofane
68
, ha
 p
ro
 b
a
 b
ilmente condiviso con lui l
idea della
 p
recarietà di molte o
 p
inioni umane; ha certamente costruito una sua filosofia nuova di zecca, ma ha anche delineato una sua immagine del mondo fisico che chiaramente com
 p
ete ad armi
 p
ari con quella delineata da altri intellettuali in o
 p
ere forse anch
esse intitolate
 P 
e
ri
 
 p
h
 y
 s
e
o
 s
; ha men-zionato una dea, Di
e, Anan
e, la demone e altre figure deiformi avendo cura di
n
o
n
 chiamare in causa i nomi to
 p
ici della religione olim
 p
ica;
 b
en difficilmente
 p
uò essere stato il
 p
rimo a sos
 p
ettare che la luna fosse illumi-nata dal sole
69
, e molto altro
70
.
68
 Tra i due
 P 
e
ri
 
 p
h
 y
 s
e
o
 s
 in esametri si riscontrano convergenze anche nel trattare gli stessi temi, e non solo nella scelta di mantenersi nell
alveo dell
e
 p
ica e di lavorare a una comunicazione che
v
u
o
le
 raggiungere e catturare il
 p
u
 bb
lico.
69
 In
 P 
a
m
en
i
de
 
i
 
 Elea,
 
 P 
o
e
m
a
 
 s
u
lla
 
na
u
a
 (Milano 1999), 55 s. il Cerri o
 pp
ortunamen-te
 p
arla di “risco
 p
erta” di una intuizione che fu di Talete, ma che Anassimandro e Anas-simene avevano
 p
reci
 p
itosamente lasciato cadere.
70
 Mi riferisco alle informazioni su Parmenide medico o fisiologo e su Parmenide legisla-tore. Alcune delle evidenze
 p
ertinenti vengono richiamate dalla Gam
 b
etti nel suo contri-
 b
uto a questo stesso volume.

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