L\u20198 settembre 1921 il quotidiano anarchico \u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d pubblica un articolo dell\u2019esponente pi\u00f9 prestigioso del movimento, Errico Malatesta, dal titolo significativo: \u201cGuerra civile\u201d.
Nell\u2019articolo, Malatesta delinea lucidamente i nuovi compiti che aspettano gli anarchici italiani dopo la storica sconfitta del movimento delle occupazioni delle fabbriche, lanciando la parola d\u2019ordine della \u201cresistenza organizzata\u201d contro lo squadrismo fascista.
Questo lavoro ricostruisce le vicende della lotta degli anarchici contro il fascismo da quel 1921, anno di costituzione della prima opposizione organizzata al fascismo, quella degli \u201cArditi del popolo\u201d, al 1945, anno della \u201cLiberazione\u201d e della definitiva caduta del regime fascista.
Per questa affermazione Cesare Parenti, bracciante amico di Brozzi, sub\u00ec l\u2019ammonizione nel gennaio 1942. Questo lavoro\u00e8 dedicato a tutti quelli che come Cesare Parenti seppero, fra difficolt\u00e0 di ogni genere, mantenere vivo l\u2019ideale anarchico nei bui anni del regime fascista.
Questo opuscolo, anche nello spirito di intenti delle edizioni \u201cSempre Avanti\u201d a cui l\u2019autore pienamente aderisce, vuole coniugare necessit\u00e0 divulgative e rigore scientifico della ricerca. L\u2019obiettivo\u00e8 quello di fornire, lungi da meri intenti propagandistici, una traccia di partenza a chi \u00ad amico o avversario \u00ad voglia avvicinarsi alla comprensione di questo genere di tematiche troppo
Il presente lavoro riassume ed integra saggi dell\u2019autore, gi\u00e0 pubblicati o in via di pubblicazione, comprendenti singoli aspetti dell\u2019argomento fra i quali: gli anarchici sotto il fascismo \u201cvisti\u201d attraverso le carte di polizia; il campo di concentramento di Renicci; il contributo libertario alla Resistenza; i punti di contatto con \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d. Fonti queste che si aggiungono alle innumerevoli testate giornalistiche consultate, pubblicate in Italia, all\u2019estero e clandestine e a quelle lettererarie in parte citate nella bibliografia essenziale che conclude il lavoro.
In epoca di \u201crevisionismi\u201d\u00e8 bene sottolineare come quello degli anarchici sia da considerare un contributo, certo autonomo e originale, al grande movimento di lotta di questo secolo non ancora concluso contro i miti negativi del nazionalismo e del razzismo, contro tutti i \u201cfascismi\u201d.
\u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d (8 settembre 1921). E\u2019 una messa a punto lucida sui compiti storici degli anarchici italiani sull\u2019onda delle sconfitte appena patite dal movimento operaio, con le squadre fasciste che ormai si trovano nella piena realizzazione dell\u2019opera di cos\u00ec detta \u2018profilassi sociale\u2019 inaugurata gi\u00e0 all\u2019indomani dell\u2019occupazione delle fabbriche. La parola d\u2019ordine\u00e8: attuare la resistenza organizzata ma senza \u201cmettersi a pari con chi noi consideriamo fuori del consorzio degli uomini civili\u201d. Su questo aspetto il vecchio militante della Prima Internazionale\u00e8 irremovibile: \u201cQualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell\u2019umanit\u00e0, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, pi\u00f9 di quello che\u00e8 strettamente necessario per difendere la nostra libert\u00e0 e per assicurare la vittoria della causa nostra, che\u00e8 la causa del bene di tutti\u201d. Malatesta, nell\u2019affermare quindi il suo chiaro no ad una guerriglia riservata ai professionisti della violenza, si fa piuttosto promotore di una vera guerra sociale che contrapponga popolo a governo e lavoratori a capitalisti. \u201cEd il fascismo scomparir\u00e0 \u00ad egli scrive \u00ad quando vedr\u00e0 che prepotenze non se ne vogliono pi\u00f9 subire..\u201d.
Una organizzazione specifica nazionale, l\u2019Unione comunista anarchica italiana (Ucai, poi Uai) fondata a Firenze nel 1919, forte di circa 700 gruppi e federazioni in rappresentanza di buona parte del movimento in Italia; la direzione del Sindacato Ferrovieri e dell\u2019Usi (Unione Sindacale Italiana), mezzo milione di iscritti nel 1920, che si contrapponeva per il metodo autogestionario e di azione diretta alla Confederazione generale del lavoro,
riformista; 66 testate fra periodici e numeri unici pubblicati complessivamente nell\u2019arco di tempo 1919\u00ad\u201925, e un quotidiano, \u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d diretto dallo stesso Malatesta per oltre due anni: questo il biglietto da visita di una componente importante della corrente rivoluzionaria del movimento operaio nel nostro paese alla vigilia del fascismo. Con questo peso e nel contesto della rapida affermazione squadrista, in un clima di caccia al sovversivo, si era verificato un episodio dai risvolti molto gravi: l\u2019attentato al teatro Diana di Milano, una strage che avrebbe dovuto avere come obiettivo il questore. Esecutori materiali tre giovani anarchici (strumenti inconsapevoli di una provocazione?) che volevano protestare per la immotivata detenzione di Malatesta, ridotto in fin di vita per uno sciopero della fame. Quella stessa sera \u00ad 23 marzo 1921 \u00ad quasi in contemporanea alla strage sono devastate dalle squadre fasciste le sedi milanesi di \u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d, dell\u2019 \u201cAvanti!\u201d e dell\u2019Usi, mentre anche in altre parti d\u2019Italia (specie dove il sovversivismo rosso non dava cenni di flessione) si completa l\u2019opera di \u2018ripulisti\u2019.
La prima opposizione organizzata allo squadrismo si realizza nelle formazioni armate degli \u2018Arditi del Popolo\u2019 alle quali gli anarchici, caso unico nella sinistra, danno appoggio ufficiale direttamente partecipandovi insieme a militanti di base e quadri socialisti, comunisti, repubblicani, sindacalisti, insieme a senza\u00adpartito, a cattolici ed ex\u00adcombattenti, con alcuni ufficiali subalterni che danno un contributo organizzativo davvero notevole. L\u2019associazione viene ufficialmente costituita il 27 giugno 1921 ed i suoi postulati investono, non soltanto i temi della difesa delle strutture del movimento operaio dall\u2019aggressione fascista, ma anche le grandi questioni del pane, del lavoro e della libert\u00e0. \u201cUmanit\u00e0 Nova\u201d sostiene e si fa portavoce di questo movimento armato (che fra l\u2019altro dispone di organi di stampa saltuari: \u201cL\u2019Ardito del Popolo\u201d, \u201cL\u2019Avanguardia Sociale\u201d), influenzato s\u00ec inizialmente da ambienti combattentistici gi\u00e0 interventisti, ma che si pone in sostanza come il continuatore dell\u2019esperienza di base delle guardie rosse dei tempi dell\u2019occupazione delle fabbriche. \u201cL\u2019unico partito che non sconfess\u00f2 gli Arditi del Popolo fu il partito anarchico. Per\u00f2 malgrado le proibizioni degli esecutivi i plotoni pi\u00f9 baldi inquadrarono moltissimi giovani comunisti, repubblicani e socialisti. Nel suo inizio l\u2019organizzazione degli AdP, specie nei suoi capi, lasci\u00f2 dei dubbi. Ma la zavorra venne eliminata\u201d. E\u2019 la conferma di Giuseppe Mingrino, uno dei fondatori, socialista sconfessato il cui partito si trova gi\u00e0 impegnato nel \u2018patto di pacificazione\u2019 con i fascisti. Anzi l\u2019Uai in forma ufficiale (consiglio generale, 14\u00ad15 agosto 1921) esprimer\u00e0 la propria posizione di \u201csimpatia e riconoscenza\u201d all\u2019associazione per la sua opera di difesa delle libert\u00e0 proletarie, auspicando per essa l\u2019immunit\u00e0 da ogni infiltrazione borghese e di continuare nelle sue scelte ancora in autonomia dai