d’esecuzione erano spesso mutuate dallo stile "stride", successivamente con la prepotente affermazione delcombo ritmico (fine anni’40, ’50), quindi con la costituzione degli small group (trio, quartetto, quintetto), faingresso prepotentemente un nuovo supporto armonico-ritmico rappresentato dal contrabbasso.
S
e i pianisti citati preferivano usare
voicings
(
accordi
) che prevedevano l’uso della nota fondamentale oradice dell’accordo, basandosi, per la
mano sinistra
, su assi armonici di
terza
, di
sesta
, di
settima
o di
decima
(non vi preoccupate ne parleremo approfonditamente nei Bud Powell voicings), i pianisti dellagenerazione successiva, preferendo delle formazioni dove era presente il bassista, incominciarono a dubitaredell’uso della nota fondamentale nella costruzione degli accordi visto che essa era sistematicamente collocatadal contrabbasso. Si chiesero, se non inserendo la radice degli accordi avrebbero potuto dare nuovi colorialla loro musica, di contro però si posero un altro quesito se il bassista avesse arbitrariamente e senzaavvisare cambiato nell’esecuzione la nota fondamentale (sostituzione armonica) dove si sarebbe andato aparare. A fugare ogni dubbio ci pensarono i pianisti
Bill Evans
e
Winton Kelly
che realizzarono per primi
voicings privi della nota fondamentale
che coprono anche le eventuali sostituzioni, senza preavviso,del bassista.
M
a cos’è un voicings, è il modo americano per dire che ci troviamo in presenza di un accordo costruito conmetodologie diverse rispetto a quelle che la musica classica ci ha imposto (accordi di I specie, II specie etc.).I voicings che prendiamo in considerazione sono:
armonizzati a quattro voci
, non impiegano la radicequindi la nota che da’ il nome all’accordo, utilizzano al suo posto la
9a
in tutte le sue possibili collocazioniintervallari (
9Maggiore, 9minore, #9, b9
)
rispetto alla virtuale nota fondamentale dell’accordo
,sono esclusivi per la mano sinistra, servono ad accompagnarci quando esponiamo un tema o realizziamo unsolo, non sono indicati per accompagnare altri solisti.Si costruiscono secondo uno schema simmetrico che alterna (accade sempre nei II-V-I maggiori, non semprein altre progressioni) i gradi 3, 5(6), 7, 9 ai 7, 9, 3, 5(6) e viceversa (niente allarmismi adesso vi spiego). Per3, 5, 7, 9 intendo dire rispettivamente la terza, la quinta, la settima e la nona di un accordo, per 7, 9, 3, 5 lasettima, la nona, la terza, la quinta. Sì, parli bene tu potreste appuntarmi, queste settime none etc. comesono: maggiori? minori o che altro? Come faccio a saperlo? Ecco un esempio che spiega.
M
ettiamo il caso che io stia affrontando una progressione
II-V-I
in
maggiore
(ne parleremoapprofonditamente in seguito) di questo genere
Dm7
,
G7
,
Cmaj7
(re minore settima, sol settima, dosettima maggiore), nell’interpretazione classica gli accordi sarebbero costruiti come nella
figura 2-1
inquella jazzistica come nella
figura 2-2
.
Figura 2-1Figura 2-2N
ella 2-2 è presente una progressione che alterna un 3, 5, 7, 9 per Dm7, a un 7, 9, 3, 5 per il G7, a un 3, 5,7, 9 per il Cmaj7; la sigla Dm7 ci avverte che se l’accordo fosse in posizione fondamentale le note che locomporrebbero in ordine sarebbero: D, F, A, C, fondamentale, 3a minore, 5a Giusta, 7a minore di Dm7.
I
l voicing 3, 5, 7, 9 (nel
2-2
)
elimina la fondamentale
e
aggiunge la nona maggiore
ed ecco ilperchè esso si presenti così: 3a minore, 5a Giusta, 7a minore, 9a Maggiore.
L
a sigla dell’accordo ci dice con esattezza come considerare, se maggiori minori etc. gli intervalli, quindi lenote che comporrano il voicing.