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Ddl Ferraresi Cannabis

Ddl Ferraresi Cannabis

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Testo di legge provvisorio M5S sulla legalizzazione della Cannabis
Testo di legge provvisorio M5S sulla legalizzazione della Cannabis

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Categories:Types, Business/Law
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02/16/2014

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CAMERA DEI DEPUTATI  ___________
PROPOSTA DI LEGGE
 ONOREVOLI DEPUTATI! - Come noto, con il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, di seguito «testo unico» in materia distupefacenti, veniva introdotto il principio generale del divieto dell’uso personale di sostanze stupefacenti,espressamente sancito all’art. 72, comma 1.Attraverso il referendum del 18-19 aprile 1993 la volontà popolare si è espressa a favore dell’abrogazione deldivieto dell’uso personale di sostanze stupefacenti, implicante una vera e propria abolitio criminis (Cassazionepenale, sez. un., 18 giugno 1993, Gambacorta), e comportando un sostanziale cambiamento nella disciplinarepressiva degli stupefacenti.Oggi, infatti, il sistema normativo si basa sui seguenti principi ispiratori:il divieto penalmente sanzionato di qualsiasi attività che comporti la destinazione di sostanze stupefacenti a terzi,principio cardine della legge del 1990 e sul quale non ha inciso il referendum; la non punibilità dell’uso personale di sostanze stupefacenti; il divieto, amministrativamente sanzionato, delle condotte di importazione, acquisto e comunque detenzione disostanze stupefacenti destinate all’esclusivo uso personale.Venendo meno uno dei principi fondatori su cui era stata costruita l’intera normativa, il divieto dell’uso personale,nella strategia di lotta alla diffusione della droga, è stata isolata la posizione del tossicodipendente e del tossicofilorispetto ai vari protagonisti del mercato degli stupefacenti; ed infatti, le ragioni della depenalizzazione referendariaattengono proprio alle condotte prossime al consumo in quanto "si è voluto evitare ogni rischio di indirettacriminalizzazione al consumo" (Cassazione penale, sez. un., 24 giugno 1998).Se, dunque, secondo l’orientamento delle SS.UU. della Cassazione - intervenuto dopo la sentenza della CorteCostituzionale 360/95 - lo "scopo della vigente normativa penale è quello di combattere il mercato della droga", èdel tutto coerente con il sistema non ritenere penalmente perseguibile le attività che siano volte all’esclusivo usopersonale di stupefacenti.Sulla scia della sentenza 23 dicembre 1994, n. 443, inoltre, la Corte Costituzionale ha confermato e ribadito,altresì, che spetta all’interprete "la identificazione, in termini più o meno restrittivi, della nozione di "coltivazione"che incide anch’essa sulla linea di confine del penalmente lecito" (Corte Costituzionale 360/95).Non vi è dubbio, pertanto, che la Corte Costituzionale conferma la sussistenza di un’irrilevanza penale di condotteche, pur avendo ad oggetto la coltura di piante stupefacenti, per le loro qualità e quantità, non rientrano nelconcetto di coltivazione in senso stretto penalmente rilevante.Attualmente, in assenza di un definito dettato normativo, spetta al giudice sussumere la condotta concretanell’alveo della "coltivazione" di cui all’art. 73 D.P.R. 309/90 – punibile penalmente - ovvero in quello del"comunque detiene" di cui all’art. 75 D.P.R. cit. – punibile solo in via amministrativa.A tal proposito, è utile la nota distinzione dottrinaria e giurisprudenziale – già formatasi prima della sentenza dellaCorte Costituzionale 360/95 ma ribadita anche successivamente - tra coltivazione in senso c.d. "tecnico-agricola"da quella c.d. "domestica". Ipotesi assai differente rispetto alla coltivazione c.d. "tecnico-agraria" è la condottamodesta e rudimentale della coltivazione domestica in cui il soggetto si limita a far crescere in casa, in vasi sulterrazzo o nel giardino della propria abitazione, un esiguo numero di piante da cui è possibile ricavare unquantitativo di droga modesto e bastevole per l’esclusivo uso personale.Quanto detto innanzi determina l’emergere di una carenza normativa che ha evidenziato la necessità di interventoda parte, da un lato, della giurisprudenza per la determinazione di condotte che non debbano più rientrare traquelle penalmente rilevanti e, dall’altro, della magistratura chiamata a determinare caso per caso la rilevanzapenale dei fatti che non debbano essere assoggettate alle sanzioni comminate dalla normativa vigente attraversoun esame ex post che può e deve essere evitato.La legge 21 febbraio 2006, n. 49, ha apportato profonde modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplinadegli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza,di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, senza, tuttavia, risolverne le criticità chelo caratterizzavano. Le modifiche apportate agli art. 73 e 75 hanno sostanzialmente operato un livellamento del trattamentosanzionatorio prescindendo dalla tipologia di sostanza oggetto della condotta sanzionala; tale impostazione apparenon coerente con i risultati dell’osservazione dei dati oggi disponibili che evidenziano, invece, la necessità didefinire un principio sia di individuazione che di graduazione del diverso livello di pericolosità dei comportamentiilleciti. I dati relativi alle persone denunciate per reati in violazione della legge sugli stupefacenti previsti dal testo unico,in particolare, hanno messo in evidenza una prima tendenza alla diminuzione registrata dal 2002 al 2005 e uncomplessivo aumento nel periodo successivo (da 31.636 a 36.796); la tendenza è però contraria nel caso dicocaina, eroina e hashish e ciò sottolinea la rilevanza del dato relativo all’ incremento progressivo dal 2005 deidenunciati per marijuana e all’ incremento costante e progressivo dal 2006 dei denunciati per coltivazione dipiante di cannabis. Nella quasi totalità dei casi, le denunce hanno riguardato i reati previsti dal testo unicoall’articolo 73 (produzione, traffico e vendita di stupefacenti) e all’articolo 74 (associazione finalizzata allaproduzione, traffico e vendita di stupefacenti). E’ significativo altresì il progressivo aumento dei denunciati tratti inarresto che raggiungono la percentuale massima nel biennio 2008-2009.Dal 2002 al 2006 il numero di detenuti nelle strutture penitenziarie è aumentato e, salvo decrescere nel 2007 acausa del provvedimento di indulto, ha sempre segnato un andamento crescente.
 
La distribuzione percentuale dei detenuti per i reati previsti dal testo unico rispetto al totale dei detenuti hatoccato, al 30 giugno 2011, il 41,5%, ovvero 27.947 su 67.394. Successivamente al provvedimento di indulto, nel2007, il numero di affidati agli uffici di esecuzione penale esterna ha iniziato a crescere fortemente, pur rimanendoancora molto al di sotto degli anni precedenti.Sotto diverso aspetto è altresì il caso di evidenziare quanto riportato dalla relazione annuale al Parlamento sui datirelativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia, relativa all’anno 2011 e al primo semestre del 2012, redatta dalDipartimento per le politiche antidroga, con riferimento ai costi imputabili alle attività di contrasto. La relazioneevidenzia che, nel solo 2011, tali costi sono ammontati a circa 2 miliardi di euro, di cui il 48,2 per cento per ladetenzione, il 18,7 per cento per le attività delle forze dell’ordine e il 32,6 per cento per attività erogate daitribunali e dalle prefetture. Dalla medesima relazione si evince, tuttavia, che questa mastodontica attività di contrasto non ha portatosignificativi risultati sotto il profilo della riduzione dei consumi di sostanze stupefacenti, soggetti, al più, afluttuazioni di carattere macrogeografico, generazionale o culturale. Allo stesso modo sono percepibili variazionisignificative nei flussi di denaro a vantaggio di sodalizi criminali che resta variamente stimato ma quasi maiinferiore ai 60 miliardi di euro.I dati illustrati indicano la necessità di un radicale cambio di strategia e del mutamento del quadro normativo diriferimento.La presente proposta di legge mira a concentrare l’azione di contrasto sulle sostanze e sulle condotte di maggiorepericolosità, stabilendo al contempo regole certe circa la produzione ed il consumo delle sostanze meno pericolosecolmando in tal modo una carenza normativa che ha demandato alla giurisprudenza e demanda alla magistraturala determinazione, caso per caso, delle condotte non penalmente rilevante. Come anticipato innanzi, pertanto, è evidente il dispendio di energia e i costi legati all’attività delle forze di poliziae della magistratura per un’attività repressiva, da un lato, superata dalla giurisprudenza consolidata di cui dettoinnanzi e, dall’altro, resa a tutt’oggi necessaria dalla sopravvivenza di una normativa che il legislatore devecorreggere intervenendo attraverso il sostanziale recepimento di quella consuetudine giurisprudenziale che hamesso in evidenza, quanto all’uso personale di cannabis indica, una realtà attuale ben diversa da quellaesclusivamente repressiva che aveva ispirato il legislatore precedente.Il percorso della novella si articola in una serie di passaggi segnati dai singoli articoli.Con l’art 1 la cannabis indica ed i suoi derivati e prodotti di consumo vengono ridefiniti ai fini della qualificazionetra le sostanze di cui all' art. 14 del DPR 309/90.Per scongiurare ogni censura in ordine alla mancata regolamentazione della materia di produzione e consumo diuna sostanza ad oggi ancora inserita nella prima tabella dell'art. 14 (e quindi considerata al pari di eroina, cocainaetc.) si è ritenuto più opportuno preliminarmente "spostare" la cannabis indica ed i suoi derivati nella tabella II delmedesimo art. 14.Ne consegue, con l’art. 2, una modulata ipotesi sanzionatoria che continuerà ad essere valida (art. 73 comma 4)in riferimento ad ipotesi "commerciali" con pene però meno estreme per fattispecie aventi ad oggetto la cannabisindica e dei suoi derivati, in virtù del citato spostamento dalla tabella I alla tabella II (terzo comma dell’art. 3, chesostituisce il comma 4 dell’art 73).In tale ottica appare quindi giustificato l'intervento di cui all'art. 2 numero 2 che prevede la non punibilità solo edesclusivamente per coltivazioni "private" e detenzione ad esclusivo uso personale ovvero per la cessione (a titolounicamente gratuito) di modesti quantitativi di cannabis indica, escludendo naturalmente da questa "clausola disalvaguardia" i soggetti minorenni. La non punibilità è comunque legata all'autorizzazione amministrativa soggettaesclusivamente al pagamento di tassa di concessione governativa (art. 8).Il risultato sarà quello di punire in linea generale la coltivazione, produzione, fabbricazione, estrazione,raffinazione, vendita, offerta o messa in vendita, cessione, distribuzione, commercio, trasporto, procurare ad altri,invio, passaggio o spedizione in transito o consegna per qualunque scopo di cannabis indica e suoi derivati (conuna sanzione però più mite - comma 4 - rispetto alla attuale), escludendo però, con l’inserimento nell’art. 73 delcomma 3 bis, la punibilità di quelle condotte, tassativamente indicate, che siano riferite alla sola cannabis indica ea condizione che riguardino i soli soggetti maggiorenni e per quantità non superiore a quella tassativamenteindicata.Con l’art 3 viene introdotto nel testo unico l’art 73-bis destinato alla modulazione della pena in relazione a “fatti dilieve entità”. Vengono previste le pene della reclusione da uno a sei a anni e della multa da euro 3.000 a euro26.000 per quelli relativi alla tabella I e della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 1.500 a euro13.000, per fatti relativi alla tabella II. Conseguentemente si prevede l’abrogazione del comma 5 dell’ art 73riferito proprio a fatti di lieve entità e quindi non più necessario. Risulta coerente con quanto precede e con la complessiva ratio della proposta, la previsione nell’art. 4 disostituzione della lettera h) del comma 2 dell’art 380 c.p.c., in materia di arresto in flagranza, in modo dasostituire il riferimento all’abrogato comma 5, di cui al punto che precede, con una puntuale limitazione a fattirelativi alla sola tabella I; analogamente si provvede con l’intervento nell’art. 381 c.p.c., inerente alla facoltà diarresto dei soggetti colti in flagranza nel caso di condotte riconducibili alla tabella II.Gli interventi sull’art. 75 del testo unico, con l’art. 5 della presente proposta di legge, mirano a estendere allacondotta di “coltivazione” e, dall'altro, a limitare la sanzionabilità ai soli fatti inerenti le sostanze inserite nellatabella I dell'art. 14 con esclusione, pertanto, di quelli che riguardano le sostanze relative alla tabella II. L'articolo 7 interviene sulla previsione normativa in materia di affidamento in prova in modo da eliminare lapreclusione dell'applicazione, tramite un automatismo, dell'istituto stesso per più di due volte. Si tende infatti aprediligere soluzioni che, oltre a tendere al predetto recupero del soggetto interessato, possano consentire unalleggerimento dell’affollamento carcerario per tipi di reato che possono trovare migliore trattamento attraverso
 
strumenti alternativi alla detenzione.PROPOSTA DI LEGGE---- (Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente dellaRepubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni)Art. 1(Tabelle)1. All'articolo 14 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente dellaRepubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 1 lettera a) il numero 6) e' sostituito dal seguente: “6) I tetraidrocannabinoli e le sostanze ottenuteper sintesi o semi-sintesi che siano ad essi riconducibili per strutturachimica o per effetto farmaco-tossicologico”;b) al comma 1 lettera b) dopo il numero il numero 4) è inserito il seguente "5) la cannabis indica ed i prodotti daessa ottenuti.". Art. 2(Della repressione e delle attività illecite)1. All''art.73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successivemodificazioni sono apportate le seguenti modifiche: a) il comma 2 è sostituito dal seguente: "Chiunque, essendo munito dell'autorizzazione di cui all'articolo 17,illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nellatabella I di cui all'articolo 14, è punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 aeuro 300.000, nei casi in cui le medesime condotte riguardino le sostanze o le preparazioni indicate nella tabella IIdi cui all'articolo 14 è punito con la reclusione da tre a undici anni e con la multa da euro 13.000 a euro 150.000. b) dopo il comma 3 è inserito il seguente : "3- bis. Non sono punibili la coltivazione e la detenzione per usopersonale di cannabis indica nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione, né ladetenzione fuori dal suddetto luogo e la cessione a titolo gratuito a terzi di una quantità non superiore ai 5 g lordidestinati al consumo personale, salvo che il coltivatore ovvero il destinatario siano minori di anni 18. Lacoltivazione di cannabis indica è consentita al maggiorenne nel limite di 4 piante. L'autorizzazione per lacoltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa. c) il comma 4 è sostituito dal seguente: “4) Chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva,produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta,procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti,psicotrope o medicinali di cui alla tabella II prevista dall'articolo 14, è punito con la reclusione da tre a dieci anni econ la multa da euro 13.000 a euro 130.000.”. Art. 3(Fatti di lieve entità)1. Dopo l'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e

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