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na Pa efficiente ed efficace, semplice e immediata peril cittadino e volàno per l’economia nazionale, è allaportata dell’Italia? È questa la domanda, ormai ricorrente dalustri, alla quale ancora una volta la Pubblica amministrazioneprova a rispondere. Certamente con una prima azione portatadall’alto, con promesse di riforme stavolta incisive, sulle quali èlecito interrogarsi; più sorprendente sarebbe invece una spintadal basso, un fattore nuovo da osservare con ottimismo.Stavolta il condizionale “non” è d’obbligo, anzi, perché la spin-ta c’è ed è anche doppia: è con lei che il tessuto sociale devemostrarsi pronto a collaborare alla rivoluzione, generando unanuova partecipazione della cittadinanza. La coesistenza delledue spinte potrebbe effettivamente generare la coppia di forzeche metterebbero in moto il cambiamento.Le due forze potrebbero essere efficienza e tecnologia, senzaperò dimenticare che uno Stato non è un’azienda e che è suodovere erogare servizi anche dove ciò è anti-economico, se c’èuna comunità che ha titolo per fruire di quei servizi.È, però, necessario un cambiamento profondissimo.Magari partendo dall’efficienza dei lavoratori. Tra giugno 2008e maggio 2009 «la riduzione dell’assenteismo per malattia nellaPa è stata mediamente del 40%», ha dichiarato di recente RenatoBrunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e l’innova-zione. Tre le cause indicate dal ministro: il cosiddetto “effettoBrunetta”, l’attenzione dei medici nel certificare malattie e lacrisi economica. «La cosa sta contagiando anche i privati: hogià fatto una valutazione su 10 grandi aziende, fra cui Ferroviedello Stato, Ibm, Microsoft e Finmeccanica, e dai primissimi dati- conferma l’interlocutore istituzionale - il vantaggio sembra del15-20%». Numeri forti, segno del recupero di competitività delsistema Paese o altro? «Non è un “effetto Brunetta” - si rispondeil ministro -, ma soprattutto la crisi, che fa aumentare le orelavorate e diminuire gli straordinari».
Sfruttare Internet e Le Sue PotenzIaLItà
Poiché da noi è dalla norma che discende la prassi, la primaparola la diamo a chi le norme le scrive. Il riferimento unico at-tuale è l’azione del già citato ministro Brunetta: la sua rivoluzioneha ormai 16-17 mesi e se fosse un bambino dovrebbe già cam-minare sulle sue gambe. Poiché è molto diversa da un bambino,la situazione è più complessa e somigliante a un puzzle le cuitessere sono generalmente da immaginare nel disegno e nellaforma. È questa un’azione dall’alto verso il basso, top-down,come direbbero gli anglofoni. La rivoluzione di Brunetta, chepromette di cambiare la Pa e di farne una forza trainante, nonpuò e non deve esser presa alla lettera. È una sferzata, spessocontro il sedimento che ingessa l’interpretazione delle normeoriginali, che può aver successo solo se ciascuno di noi s’im-pegna a fare un passo in avanti verso l’efficienza e contro lacostellazione dei piccoli privilegi che l’italiano è solito ritagliarsi.Un contributo critico è quindi assolutamente necessario, ancheperché, come vedremo, tra le abitudini c’è anche la pigrizia nelnon vedere oltre. Il mezzo scelto è la lettura delle norme congli occhi delle necessità d’oggi, sfruttando la Rete.Anticipiamo le conclusioni di questo articolo in una frasesemplice: applicare alla Pubblica amministrazione le regole diInternet non vuol dire poter pagare le bollette online, ma am-ministrare il territorio in accordo con la comunità. Che poi da ciòdebba scaturire anche la bolletta da casa è una ricaduta ovvia,ma secondaria, rispetto alla nuova funzione del cittadino.Parlando di semplificazione dell’amministrazione personale,quindi di servizi ai cittadini, i proclami si susseguono senza sosta.Per fare un esempio recente, finalmente è possibile dialogarecon il fisco direttamente e online. Sul sito di Equitalia, lo Statofornisce reportistica individuale in tempo reale. Una volta rodata,ed estesa oltre le 24 province del servizio iniziale, sarà un’ottimaattenzione al cittadino, che non dovrà recarsi fisicamente aglisportelli degli uffici relativi. Di esempi come questi ce ne sonotanti, ma non bastano per incidere su tempi e costi del dialogocon l’amministrazione: secondo un’indagine Mides sul futurodella Rete, che risale allo scorso aprile, Internet non è al centrodegli interessi di 4 italiani su 10, e degli utenti solo 2 su 10 usano
I dipendenti italiani lavorano di più nel pubblico e nelprivato, sia per il cosiddetto “eetto Brunetta”, sia per la crisieconomica in atto a livello mondiale.
Più lavoro a costo minore è una delle orze delle qualiabbiamo bisogno per riormare il nostro Paese che - oltre aldebito pubblico - paga la scarsa diusione dell’innovazione inaziende piccole e piccolissime.
Il Governo, nel piano eGov 2012, promette banda larga,una rete di scambi tra amministrazioni e nuovi servizi online.
Un altro moto di ammodernamento istituzionale vienedal basso, con gli “innovatori”che spingono dai comuni edalle regioni per comunicare con il cittadino ornendo servizidi vario tipo e chiamando alla partecipazione attiva l’interacittadinanza.
Entrambi questi movimenti, dall’alto e dal basso, stannoproondamente cambiando il nostro modo di vedere laPubblica amministrazione, ma la vera ondata della Rete verràdalla disponibilità dei dati grezzi, che verranno aggregatidai cittadini e proposti come orientamento e servizio diconoscenza. Se le aziende sono state cambiate dalla Businessintelligence, quella in arrivo è la Citizen intelligence.
Guida alla lettura 
almeno un servizio pubblico. Ma solo un italiano su 50 paga lebollette stando seduto davanti al computer.Chi non usa Internet non ritiene di saperlo fare (46%) e ingenerale non saprebbe che farci (53%). Sempre ricordando che il10% degli italiani non ha Internet e che quasi tutte le connessio-ni sono quasi sempre di bassissima qualità reale. Il digital divideesiste e in Italia, con molto anziani, un’infinità di micro-aziendee una forte componente geografica, è difficile da azzerare.
InnovazIone daL baSSo
Caccia agli sprechi, inclusione, sanità, semplificazione, tec-nologie di frontiera: ecco le cinque macro-aree nelle quali laPa ha assegnato riconoscimenti ad altrettanti campioni del rin-novamento nelle procedure della Pubblica amministrazione.Il risultato è stato il primo Barcamp degli innovatori in ambi-to Pubblico (dove, con il termine Barcamp s’intende una reteinternazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sonoproposti dai partecipanti stessi), organizzato da Gianluigi Cogocon l’aiuto della rete degli innovatori nel contesto del ForumPa, svoltosi recentemente a Roma. Lo stesso durante il quale èemersa un’evidenza: quella che le proposte degli innovatori,quale ne sia la provenienza, sfruttano le possibilità delle nuovetecnologie, quelle che sommariamente vengono indicate come2.0, a indicare un forte rinnovamento rispetto alla situazioneprecedente, sommariamente definita “1.0”, come se fosse unsoftware. Più in generale si tratta di operare un cambiamentointerno dei processi di gestione delle informazioni, che sta por-tando all’adozione di soluzioni sostanzialmente identiche in piùamministrazioni locali.«L’innovatore è un disubbidiente e un isolato - estremizzaGianni Dominici, vicedirettore del Forum Pa e sociologo del-l’innovazione -. Non importa che alcune nostre pagine onlinesuperino le 50.000 visite e raccolgano centinaia di commenti»,un risultato straordinario nel panorama italiano, «chi è dei nostriviene censurato da colleghi e superiori e spesso rischia la car-riera». Ciò nonostante il gruppo è coeso e fa proselitismo nellastrutturazione di triangoli organizzativi ai cui vertici si trovanouno sponsor politico, il finanziatore e l’innovatore.«Noi pensiamo che un cambiamento nella comunicazioneverso il cittadino sia possibile», afferma Gianluigi Cogo, chenella Regione Veneto porta avanti questi progetti da anni. Larivoluzione copernicana della Pa deve passare attraverso la col-laborazione: prima un nuovo spazio sull’intranet, poi un’azionesul pubblico dei cittadini. Un esempio viene proprio da Venezia,dove la città ha un innovativo servizio di segnalazione guasti:attraverso brevi messaggi di testo da telefono cellulare, totem,sito Web e call center, qualsiasi cittadino può indicare un mal-funzionamento o disservizio. La segnalazione viene pubbli-
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Quale che sia la provenienza, le propostedegli innovatori sfruttano le possibilitàdelle tecnologie informatiche di nuova generazione. È quanto è emerso nel corsodel primo Barcamp degli innovatori inambito Pubblico organizzato di recentea Roma da Gianluigi Cogo nel contestodel Forum PaFoto di Stefano CorsoDa sinistra: Gianni Dominici, sociologo dell’innovazionee Gianluigi Cogo della Regione Veneto
cata online, così come l’iter della soluzione, ciascuno con lasua ora e data, in modo che l’intera popolazione possa valutarela qualità del servizio pubblico. «Per usare i termini odierni sifa il crowdsourcing della segnalazione», che viene affidata achiunque sia disponibile.
Le dISPerSIonI dI e-Gov 2012
Mirando più in alto della diffusione di Internet in Italia, l’at-tività della presente compagine di Governo deve ovviamenteoperare su ciò che il cittadino non vede, ma che permette dierogare servizi interni ed esterni. Attualmente il quadro di rife-rimento principale è il piano e-Gov 2012, che però fa parte diun complesso di attività normative che vedremo anche nelleleggi finanziarie, in particolare quella per il 2010, e nelle azioniper l’Expo meneghina del 2015.Il piano e-Gov 2012 si articola su 27 obiettivi, 4 progetti spe-ciali e oltre 80 progetti e l’ottimismo palesato dal ministro Bru-netta è necessario, ma non sufficiente.«L’obiettivo generale sembra troppo ampio» è il commentodi chi porta avanti da tempo un personale sforzo di dialogo trainnovazione e Pubblica amministrazione.Sembrerebbe più ragionevole confrontarsi con tre sole priori-tà quali Scuola, Sanità e Giustizia: tre aree che hanno già ampieautonomie funzionali, ma che cercano un’infrastruttura abilitan-te e una regia che non c’è stata. L’obiettivo finale è l’erogazionedi servizi al cittadino.Esiste, comunque, una fascia di servizi non rivolti al cittadino,ma di grande importanza per la Pubblica amministrazione: sitratta delle attività simili, per lo più - ma non solo - sul back office, che l’esperienza inglese ha concentrato negli “sharedservices”, ossia i servizi condivisi. L’obiettivo di quest’ultimi è diavere economie di scala e uniformità nei servizi suddividendo,sostanzialmente, le attività in aree funzionali e condividendonela gestione tra diverse amministrazioni.
La Governance deL cnIPa
Per buona parte i servizi condivisi si rivolgono all’attivitàsvolta in Italia dal Cnipa (prima Aipa), il Centro nazionale perl’informatica nella Pa. Il Cnipa ha sviluppato l’Spc, Sistemapubblico di connettività, un framework d’interoperabilità chegestisce regole, asset e government dell’informatica nella Pub-blica amministrazione. Le regole dell’Spc dovrebbero generareun sistema eccellente nel nostro Paese anche nel confrontointernazionale. È tornato alla ribalta in quanto la congiunturanormativa nazionale e internazionale sta vedendo gli ultimi,decisivi passi d’un percorso iniziato svariati anni fa.«Una delle visioni spesso distorta è presentare Spc come unaserie di gare», sostiene Francesco Tortorelli, responsabile Ufficioservizi d’interoperabilità e cooperazione applicativa. Le garesono elementi di velocizzazione, ma non rappresentano certoil centro del progetto Spc, che giace certamente su un solidoquadro normativo, fra interoperabilità e governance.«Spc segue un perimetro tra i più ampi presenti a livello inter-nazionale» spiega Tortorelli. Molto spesso le altre Nazioni hannosviluppato dei quadri meno organici del nostro e si affidano aframework federali, non a livello di Stato, o con specifici accordibilaterali, con una robustezza decisamente ridotta. In questesituazioni, le amministrazioni locali possono eventualmenteaderire con convenzioni, aggiungendo un ulteriore livello dicomplessità. L’obiettivo ultimo è la mobilità dei dati e non dellepersone: «Occorre puntare allo scambio dei medesimi tra ap-plicazioni e in automatico per evitare giri inutili, consentire dimodellare processi in maniera flessibile ed efficiente, migliorarequalità e tempestività dei dati, aumentare l’impiego e il valorestesso delle informazioni, usare le reti telematiche e non gliuomini».Questo è tutto lavoro sul back office, con tanto di 2.0 comeda piano e-Gov 2012. E se le più recenti istanze parlano di ap-proccio più condiviso con gli utenti, ipotizzando di innovare ilfront office con un modello anche partecipativo, tale approcciorenderà più evidente e necessaria l’integrabilità dei processi.«Le Reti amiche si attiverebbero al massimo della loro effica-cia, garantendo una proficua interazione pubblico-privato, nellaquale si potrà avere la gestione con operatore solo sull’ultimomiglio, che è lo sportello più comodo e vicino» conclude Tor-torelli. A questa posizione estremamente positiva fa riscontroquella di segno opposto di Legautonomie. I piani di e-Gov degliultimi anni erano basati su progetti anche eccellenti e talvoltacoordinati, che però «non avevano una visione unitaria e il Cnipanon ha svolto adeguatamente il ruolo di Centro nazionale»,recita l’indagine conoscitiva presentata lo scorso giugno allaCommissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.«Anziché scegliere la strada di un intervento pianificato versopochi macro-settori - recita il documento - è stata fatta la sceltadi un’eccessiva molteplicità di progetti». In qualche modo è lostesso appunto che si fa al piano e-Gov, il che sembrerebbeindicare una coerenza nella visione, indipendentemente dalcolore del Governo. Tra le macro-aree importanti, Legautono-mie sembra individuarne una: il «decentramento del catasto […]potrebbe rappresentare una straordinaria banca dati a dispo-sizione dei sistemi locali per un efficace ed efficiente governodella fiscalità e del territorio». Punto importante, perché oltrealla tecno-riforma della Pubblica amministrazione è in corsoun’altra rimappatura dell’Italia, anch’essa apparentemente senzarisorse: il federalismo fiscale.
cento IndIcatorI Per La Pa
Quale che sia l’indirizzo finale, l’accento resta sui dati: farlicircolare tra amministrazioni, dicono tutte le voci in capitolo.Infatti, il Governo sta sviluppando una chiara azione di diffusio-ne di dati pubblici, com’è stato per le consulenze o gli stipendidei manager pubblici. Ma la gestione del contratto attualmentein vigore riduce di molto l’importanza del confronto tra que-ste informazioni. Viene però attivata una chiave essenziale: ladisponibilità di informazioni e il loro confronto. A esso non sisottrae lo stesso ministro per l’innovazione, che ha lanciato ilprogetto MisuraPa, basato sui Cento Indicatori.MisuraPa si ripropone di rendere pubblici e fruibili parecchiindici di prestazione della Pubblica amministrazione. Le rileva-
riflessioni sulla banda larGa in italia 
Sulla qualità di Internet nel nostro Paese è necessaria unariessione a parte. Innanzitutto sembra doveroso are unadistinzione tra banda residenziale e banda lavorativa.L’Italia pubblica si muoverà sulle direttive del Rapporto Caio,che ritiene possibile eliminare il divario digitale di casa nostracon circa 2 milioni di euro, dei quali 1,47 sono già stati ipotizzatidal Governo attuale.La memoria storica ci ricorda che abbiamo subito svariate pro-messe tecnologiche per l’eliminazione dei digital divide: Wi-,connessioni cellulari e quindi Wimax dovevano risolvere tuttoe non hanno risolto quasi niente. Dove la Rete mancava ancoranon c’è, dove c’era ci sono più alternative, ma sempre di bassaqualità. Oggi si parla nuovamente di bra ottica da sotterrare.Ma al cittadino generico non basterebbe la garanzia di 300Kb(disponibili quasi sempre per il amoso 99,9% del tempo),piuttosto che aspettare ancora per sperare in 2Mb per la tele-visione? Da più parti si aerma che un servizio residenziale da2Mb non è realistico e che sarebbe stato meglio puntare su unabanda più bassa, sulla quale comunque investire, da garantiresubito a tutti. Magari puntando di più sull’attuale serviziosatellitare, che è bidirezionale a velocità sufcienti (circa 300-400Kb) ma il servizio che ore non prevede squilli di trombané installazione di torri o centrali, che spesso sono i monumentidella nuova politica.
zioni sono già disponibili, ma sono difficilmente raggiungibiliquando addirittura non divulgate.Messe insieme e pubblicate periodicamente sono un’ottimabase per valutare il rendimento dei servizi nel singolo o nelcomplesso. Si tratta d’un progetto commissionato dal Diparti-mento per l’Innovazione e le Tecnologie, le cui prime descrizionie risultanze sono state pubblicate inizialmente da Il Sole 24 Ore.Se portato avanti, il progetto dei Cento Indicatori metterà adisposizione anche un andamento storico. La Pa è classificatada anni in diversi rapporti dei media, ma durano lo spazio d’ungiorno, mentre il nuovo progetto - voluto dal Dipartimentodell’Innovazione - pubblicherà dati, confronti e discussione.A una prima occhiata, MisuraPa offre un terreno di compa-razione delle performance del Pubblico proprio alle regioni:sapere se un cittadino calabrese ha più o meno sanità diun cittadino veneto, o se i bambini del Trentino possanocontare su un sistema di istruzione più o meno efficiente deibambini siciliani o umbri può avere un suo valore specificonel momento in cui si completa il federalismo italiano.
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